Nassau

dinastia unita a quella degli Orange come regnante dei Paesi Bassi. Arma “d’azzurro seminato di plinti d’oro al leone coronato dello stesso, armato e lampassato di rosso”.

Nastro

tessuto di seta o di velluto, liscio o operato, lungo e stretto impiegato solitamente per sostenere un motto o un acronimo. Può essere svolazzante, bifido, ripiegato, arrotolato. Un nastro tricolore lega in un fiocco i rami del serto che circonda lo scudo civico (in Valle d’Aosta è costituito da due nastri, uno interzato con i colori della Repubblica verde-bianco-rosso e uno partito con i colori della Regione rosso-nero).

Nato Morto

leone privo dei denti, della lingua, delle unghie, della coda. Simbolo di fellonia.

Naturale

1) Al Naturale del colore col quale compaiono in natura le figure diverso dagli altri smalti araldici e perciò sovrapponibili sia ai metalli che ai colori. Vedi Carnagione, Colori. 2) posizione che convenzionalmente si ritiene propria di una figura (anche ordinaria o normale) per cui non si blasona es. rampante per il leone, ardito per il gallo, passante per il leopardo… 3) quando la figura è rappresentata come in natura e non stilizzata o elaborata secondo la tecnica araldica.

Nave

se è completa di vele, cordami etc. si dice fornita, flottante (o fluttuante) se rappresentata in mezzo all’acqua.

Nebuloso

(anche Nuvolato), attributo delle fasce, delle bande, e altre pezze ondate in sembianza di nuvole. Può essere Minuto e Allargato a seconda della grossezza delle anse.

Nereide

nome aulico della Sirena. Secondo il mito le Nereidi erano le figlie di Nereo, divinità marina e personificavano le onde.

Nero (anche Sable o De Sable)

uno dei colori dell’Araldica. Si rappresenta graficamente con linee verticali e orizzontali sovrapposte molto fittamente o ricoprendo completamente di nero la pezza.

Nervato

delle foglie quando hanno le nervature smaltate differentemente.

Niello

dal latino “nigellus” (‘negretto’), lavoro artistico in cui i tratti incisi vengono riempiti di smalto nero.

Nobiltà (titolo e stato di)

secondo P.G. Camajani“è contrassegno di color che hanno molto servito la loro Patria. Si acquista con Decreto del Principe per meriti insigni personali” Può essere ereditario (trasmissibile agli eredi) o personale.

Noce

1) albero di noce. 2) frutto del noce. Simbolo matrimoniale perché veniva distribuito ai convitati dei pranzi nuziali come segno di prosperità e di fecondità. Secondo la tradizione, riportata da P. G. Camajani, si dava al termine del banchetto nuziale affinché il loro schiacciamento coprisse le grida di dolore della sposa che in quello stesso momento veniva deflorata dal marito (!).

Noderoso (e Nodoso)

indica il tronco o il ramo, quando i rami o i ramoscelli sono tagliati dalle due parti e restano i “nodi”. Può essere anche una linea di contorno delle pezze che hanno il bordo in forma di merli obliqui (impropriamente “a denti di sega”), se i merli sono alternati di duce contronoderoso. Vedi anche Nodoso.

Nodo d’Amore

vedi anche Nodo Savoia e Laccio d’Amore.

Nodo Savoia

Laccio d’amore. Nodo emblematico della Casa Reale di Savoia, consistente in un cordone intrecciato in modo da formare due anse attraverso le quali passano le estremità. Si trova nel cerchio gemmato della Corona Reale di Savoia e nel Collare dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata. Vedi anche Laccio d’Amore.

Nodoso (e Noderoso)

munito di nodi come il legno dell’albero. Attributo dell’albero e delle pezze, rappresentati con i monconi stilizzati contrapposti in forma di merli obliqui. Vedi anche Noderoso. Cfr. Croce Nodosa.

Nodrito

“nutrito”; vegetali che nascono o escono da una figura o da una partizione o da un lembo, come se vi fossero piantati. Piantato. Cfr. Fondato, Nascente, Uscente.

Normale

posizione delle figure. vedi Naturale.

Normandia (e Normandie)

Ducato del nord della Francia, già del Regno d’Inghilterra (al quale rimangono le cosiddette “Isole del Canale” Guernsey, Jersey e Sark) oggi diviso tra Alta e Bassa Normandia (capoluoghi Rouen e Caen). Arma antica propria dei Plantageneti fino al 1350 “di rosso ai due leopardi d’oro, lampassato del campo, posti uno sull’altro”. Cfr. con Inghilterra. Vedi anche Leopardo.

Normanno (scudo)

vedi Gotico Antico (scudo).

Norme Araldiche Italiane

in Italia gli stemmi patrizi e privati non sono soggetti ad alcuna norma legislativa (fatti salvi quelli registrati come “marchi” commerciali, soggetti al Diritto Commerciale). Diverso il caso dell’ Emblema di Stato e delle Armi Araldiche degli Enti Morali (categoria alla quale appartengono gli Enti Locali Comuni, Province, Unioni di Comuni, Comunità Montane, Comunità Isolane, Regioni, Banche, Fondazioni, Università…) e dei Corpi Militari dello Stato; i cui simboli araldici sono soggetti alla Concessione da Parte dello Stato secondo il R.D. 21 gennaio 1929 n. 61; R.D. 7 giugno 1943 n. 652; e DLgs 28 gennaio 2011 n. 26. Per quanto riguarda gli Enti Locali il Decreto Legislativo n. 267/2000 ( “Testo Unico delle leggi sull’ordinamento degli Enti Locali” (TUEL), all’art. 6 comma 1 e 2 stabilisce che “…Lo Statuto [Comunale e Provinciale] stabilisce, altresì, i criteri generali in materia di organizzazione dell’Ente, le forme di collaborazione tra Comuni e province, della partecipazione popolare, del decentramento, dell’accesso dei cittadini alle informazioni e ai procedimenti amministrativi, lo stemma e il gonfalone e quanto ulteriormente previsto dal presente testo unico”. Se ne evince che per l’adozione dello stemma da parte del Consiglio (Comunale, Provinciale, Regionale) è prescritto un semplice atto proprio, con l’obbligo di darne menzione nello Statuto dell’Ente. Per essere legalmente tutelato però l’ente può comunque richiedere la formale Concessione, attraverso istanza presentata all’Ufficio Onorificenze e Araldica presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Per maggiore completezza vedi Concessione.

Norvegia (arma)

“Di rosso al leone coronato d’oro, tenente la scure di Sant’Olav d’argento impugnata d’oro” conosciuta fin dal XIII secolo, sant’Olav è il patrono dei Norvegesi.

Nullius (o Esenti)

abbreviazione della locuzione giuridica NULLIUS DIOECESIS

Nuotante (e Natante)

1) il pesce posto in fascia nell’atto di nuotare. 2) animali raffigurati nell’acqua. Cfr.Fluttuante o Flottante. indica i religiosi superiori e le abbazie che non dipendono dal vescovo locale (Ordinario) ma sono autonomi e soggetti direttamente alla Santa Sede. Usano il cappello prelatizio verde anziché nero. Contrario NON ESENTI.

Padiglione (o impropriamente Manto)

simbolo di sovranità che compete ai sovrani, ai principi e duchi e alle famiglie che esercitano o esercitarono piena giurisdizione civile e penale nei loro territori. Si sostiene che la forma derivi dalla tenda militare o dal palco entro il quale le autorità prendevano posto per assistere ai tornei. È formato dal colmo (cappello) e dalle cortine (mantello). Il Re d’Italia portava nel suo grande stemma il padiglione regio che aveva come cortinaggio il gran Manto Reale col colmo di tela d’argento ricamata a lingue di fuoco moventi dal lembo superiore e a fiamme alternate d’oro e di rosso nella parte inferiore con un drappellone intagliato a forma di vaio di velluto azzurro gallonato con fiocchi d’oro. Vedi Mantello, Drappello.

Padronanza (Di)

armi di feudi che si inseriscono nelle proprie per vantare diritti su quelle terra, torri, domini. Il posto d’onore spetterà alle armi proprie o originarie della famiglia alle quali seguirà quella sulla quale si vuole indicare diritti. Cfr. con Dipendenza, Concessione.

Paladino

corruzione del termine Palatino, cioè cavaliere di fiducia che risiedeva nel palazzo del Sovrano. Carlo Magno elesse 12 cavalieri a cui diede il nome di Cavalieri Palatini o Paladini. Dal latino “Palatinum Comitem” (‘compagno del re’). Cfr. con Conte Palatino.

Palatino (Conte P.)

vedi Conte Palatino.

Palato

lo scudo (o la figura) quando è coperto di 6 pali di smalti alternati, si blasona solo se il numero di pali è 4, se è 8 (o più) meglio dire verghettato. Si blasona per primo lo smalto del primo palo a destra.

Palco

1) piano di una torre, o altro edificio merlato o meno, che può averne anche più di uno (in questo caso di blasona il numero dei palchi). 2) le corna del cervo. Vedi Cervo.

Paleologo (arma)

vedi Costantinopoli.

Palio

pezza di panno pregiato messo come posta nelle competizioni. Da non confondere con Pallio anche se ha con questo la stessa etimologia.

Palizzata

fascia doppio-merlata di tre pezzi scorciata.

Palla

figura tonda ombreggiata in modo da farne percepire il rilievo. Nome popolare delle figure dello stemma dei Medici (vedi). Se non è ombreggiata è una torta o tortello. Tre palle d’oro sono il simbolo tradizionale di San Nicola di Myra (detto anche di Bari, città nella quale furono traslate le reliquie nel 1087), riferimento alla leggenda secondo la quale, nottetempo, il vescovo le gettò in casa di tre fanciulle poverissime per risparmiarle dalla prostituzione alla quale il padre le aveva destinate. Cfr. Bisante, Torta, Tortello.

Pallavicino (o Pallavicini, arma)

“Cinque punti di rosso equipollenti a quattro d’argento, col capo dell’Impero”. Secondo la tradizione popolare il cognome deriverebbe dal conte Alberto di Busseto, detto “Pela Vicino” per la sua politica di aggressione verso i confinanti. Nel corso del XI o XII secolo si è modificato con l’intento di modificare l’originario significato ingiurioso. La famiglia deriva dagli “Obertenghi” ossia dalla discendenza di Oberto conte palatino del X secolo, della quale discendono anche gli Estensi, i Malaspina e i marchesi di Massa-Corsica.

Pallio. dal latino “pallium”

tela rettangolare generalmente bianca che si portava avvolta introno al corpo sopra alla tunica. Da sempre indica la dignità pontificia ed episcopale ed è usato nella cerimonia dell’ “insediamento” del papa come vescovo di Roma, Metropolita della Provincia (Ecclesiastica) Romana, Supremo Pastore della Chiesa Cattolica e Capo dello Stato della Città del Vaticano. Secondo alcuni in antico era una vera e propria pelle d’agnello poggiata sulla spalla, secondo altri deriva dalla toga senatoria; in seguito venne sostituita da una lunga striscia di lana bianca tessuta con il vello di agnelli allevati tutt’oggi per questo scopo e benedetti dal papa in occasione della memoria di Sant’Agnese. La striscia è caricata con sei croci (nere o rosse) , sulla croce posta sul petto e su quella della spalla sinistra sono altresì inserite spille preziose d’oro (che richiamerebbero le piaghe di Cristo) affinché rimanga ben disteso si aggiunge ad ciascuno estremità una piastrina di piombo, ricoperta di lana nera. È anche segno di dignità degli arcivescovi metropoliti indica quindi la collegialità del ministero e della giurisdizione del papa con gli arcivescovi e, per mezzo di loro, con i vescovi suffraganei. Prima di essere indossati i pallii devono restare per un certo periodo nella Basilica di San Pietro, presso la tomba dell’apostolo. Gli arcivescovi entrano in carica formalmente dal momento in cui lo ricevono dalle mani del papa durante un’apposita cerimonia nella Basilica Vaticana nella solennità dei Santi Pietro e Paolo; in passato i metropoliti delle Diocesi più lontane intraprendevano lunghi viaggi per averlo. Solo il papa può indossarlo ovunque, mentre un arcivescovo lo può portare solo all’interno dei confini della sua Provincia Ecclesiastica. La forma del pallio è mutata nel corso del tempo fino a ridursi ad una specie di collare con due appendici (anteriore e posteriore), papa Benedetto XVI ne ha adottato uno che riprende quello ritrovato nel sepolcro di San Martino vescovo di Tours, di lana grezza lungo 260 centimetri, larga 8, decorato con piccole croci patenti rosse, risalente all’XI secolo è considerato l’esemplare più antico giunto fino a noi. Da non confondere con Palio.

Palma (rami di)

1) frasche dell’albero del dattero simbolici di martirio e regalità. Due rami di palma decussati sotto la punta dello scudo indicano che il possessore (che può essere anche un città) hanno dimostrato particolare valore in una battaglia o durante un assedio. 2) attributo degli stemmi femminili delle vedove in Italia, in sostituzione del Laccio d’Amore. 3) attributo del Patriarca di Lisbona che, in antico, aveva il privilegio di timbrare le proprie armi con la tiara pontificia, ma non dell’uso delle chiavi di S. Pietro, per cui usava due rami di palma accollati o sottoposti allo scudo. 4) segno di devozione nei confronti di un qualche Santo martire.

Palo

pezza onorevole di primo ordine che occupa, centralmente e verticalmente, la terza parte dello scudo (2 moduli). Se ridotto della metà è una verghetta. Se non arriva a toccare il margine superiore si chiana palo ritirato, se non arriva al margine inferiore si chiama palo scorciato; se ha una estremità appuntita sarà appuntato (in capo o in punta a seconda dei casi). Se il palo si allarga al centro è discodato, mentre si chiama palo patente il palo che si allarga verso le estremità. Può essere bordato ai lati con un altro colore. Due filetti in palo ravvicinati ad occupare lo spazio normale di un palo si dice palo gemello, se sono tre si dice terza in palo.

Palù (Da) anche Dalla Palude

noti anche come Arduini o Arduinici, perché discendenti di Arduino della Palude feudatario dei Canossa e signore del castello “della Palude” presso Fabbrico (RE). Arma antica “d’argento a due aghi da rete di rosso, posti in decusse (capo d’oro all’aquila di nero coronata del campo)”.