Diffamato

1) di animale privato della coda. 2) di armi rovesciate, con la punta verso il basso; in segno di fellonia, o private di qualche pezza per azione disonorante del possessore.

Dignità (Armi di)

una persona che ricopre un determinato (e prestigioso) ufficio inseriva nella propria arma famigliare la figura connessa a quella determinata funzione. Si dividono in Dignità Religiose e Laiche, queste ultime si distinguono si distinguono in civili e militari.

Dimandanti (e D’Inchiesta, meno corretto Inquirente)

armi che presentano irregolarità di composizione (es. metallo su metallo, colore su colore) e che pertanto richiedono un’indagine per accertarne la causa. Secondo De Magny ci deve essere una ragione per aver derogato alla regola, per cui le definisce à s’enquerir da indagare.

Diminuito (e In Divisa)

pezza avente larghezza o spessore minore dell’ordinario. Una sbarra in divisa si dice Traversa.

Dipendenza (Armi di)

armi unite alla propria in segno di omaggio o di gratitudine, alle quali spetterà il posto d’onore. Tipico delle armi civiche nei confronti di regnanti, feudatari, cittadini illustri. Cfr. Di Padronanza

Diploma

documento rilasciato da un’autorità pubblica, deriva dalle tavolette in bronzo romane emanate per speciali salvacondotti o meriti militari, raccolte in dittici, a sua volta dal greco diploun (“raddoppiare”) col significato di “piegato in due”. Vedi Dittico.

Diplomatica

scienza che studia gli antichi documenti per accertarne l’autenticità e per ricostruirne il processo di formazione e redazione. Deriva dalla locuzione latina De Re Diplomatica, titolo di un’opera pubblicata dal benedettino maurino francese J. Mabillon nel 1681, dove si spiegano i fondamenti di questa scienza.

Diramato

albero con i rami troncati.

Dismembrato

termine ricercato per indicare un animale, prevalentemente il leone, suddiviso in varie porzioni separate tra loro. Smembrato.

Dittico

1) specie di taccuino usato dagli antichi, composto da due tavolette incerate unite per mezzo di una cerniera, così da potersi aprire e chiudere come un libro, con le facce incerate verso l’interno (così da permetterne una breve conservazione), in casi particolari e ufficiali (soprattutto per usi e riconoscimenti militari) le due tavolette erano in bronzo inciso. 2) Immagine sacra dipinta su due tavole collegate. Cfr. Diploma e Diplomatica.

Divisa

1) motto. Frase allegorica caricata spesso su una fascia. 2) abito caratteristico di determinate categorie di persone meglio Livrea.

Divisa (in)

pezza ridotta di un terzo o di circa la metà dell’ordinario.

Doge

Capo dello Stato e suprema magistratura elettiva delle Repubbliche Marinare di Venezia e (successivamente) di Genova. Deriva da “Duca” il doge veneziano era effettivamente Duca (pro tempre fino a che restava in carica) di Dalmazia e Croazia. Vedi anche Corno Dogale.

Dolce

è un termine utilizzato per indicare un animale araldico diffuso nelle arme venete e dalmate, è una specie di volpe (detta anche golpe) rampante e, talvolta, ignivoma.

Dollaro

il popolare simbolo della moneta degli Stati Uniti d’America (“dollar” è da “thaler” moneta tedesca, da cui anche “tallero”) deriva dall’impresa personale che il medico milanese Luigi Marliano aveva suggerito all’Imperatore Carlo V d’Asburgo le due Colonne d’Ercole (prese dalla vicenda di Giasone e simboliche dello Stretto di Gibilterra) allacciate da un nastro su cui era riportato il motto “PLUS ULTRA” col significato che il suo impero gli storici confini del mondo (inizialmente verso l’Africa musulmana, poi verso le “Indie” d’America). Questo simbolo è tutt’ora presente nelle armi del Regno di Spagna.

Donnola

abitualmente viene rappresentata con un ramoscello di Ruta tra i denti.

Doppio-merlato

pezze merlate su entrambi i lati, coi merli contrapposti.

Doria (arma)

“spaccato d’oro e d’argento, all’aquila di nero, membrata imbeccata linguata e coronata di rosso, attraversante sul tutto”.

Drago

animale mitologico, con corpo di rettile, ali di pipistrello, artigli di leone o aquila, due o quattro gambe, coda inanellata (con le spire) e desinente in dardo, le fauci aperte, lingua bifida o vomitante fiamme.

Drago di Genova

figura caratteristica di drago d’argento sedente con la coda inanellata, in campo azzurro.

Dragonato

animale che, contro la sua natura, possiede con coda di drago.

Duca

dal latino “Dux” “che conduce [l’esercito]” e dal greco-bizantino “Douka” (governatore). Ognuno dei governatori del Regno Longobardo. Colui che detiene un titolo sovrano e regnante di un Ducato. Titolo che, in Italia, segue quello di Principe e precede quello di Marchese.

Duca (corona di)

cerchio d’oro, gemmato, sostenente nove fioroni (5 visibili). La variante “tollerata” prevede i fioroni “bottonati” da una perla in cuore.

Due e Uno

3 figure disposte, cominciando dall’alto una sopra e due sotto. Per tre figure identiche questa è la posizione considerata “normale” (cioè “bene ordinate”) e non dovrebbe essere necessario blasonarla.

Echidna

vedi Melusina.

Egretta

nome aulico dell’Airone, dal dialettale francese Aigron. secondo alcuni indica il “ciuffo” di piume sulla testa della fenice.

Elce (ed Elice)

nome aulico del leccio.

Elefante

rappresentato di profilo, può essere fermo, passante, cinghiato, sostenete (es. una torre), minaccioso (se ha la proboscide alzata), gualdrappato.

Elemento Decorativo

elemento di completamento dello stemma degli Enti Territoriali, composta da un serto formato con un ramo di quercia e uno di alloro al naturale fruttiferi d’oro passati in decusse sotto la punta dello scudo e legati da un nastro in fiocco con i colori nazionali. Nota per la Regione Autonoma della Valle d’Aosta il fiocco è composta da due nastri (uno con i colori della bandiera nazionale e uno partito con i colori di Aosta rosso e nero); per gli stemmi della Provincia Autonoma di Bolzano l’elemento decorativo non è previsto. In alcuni casi particolari sono rappresentate essenze vegetali diverse (olivo, palma, pino, melo, vite). Secondo alcuni autori non dovrebbe essere aggiunto alle armi delle attuali Province, giacché queste ultime ne portano uno assai simile uscente dalla corona di rango (fino al 1943 la corona era formata da un cerchio turrito, vedi Provincia).

Elettore

vedi Principe Elettore.

Ellittico (scudo)

scudo ovale detto anche impropriamente “italiano” perché assai in uso nel nostro paese tra il XVIII e il XIX secolo sia come emblema di Stato che di persona.

Elmo

copricapo dell’armatura che varia di foggia e di materiale, legato alla dignità del possessore. Può essere adottato dalle famiglie non nobili ma che hanno acquisito il diritto allo stemma. La composizione dello scudo sovrastato dall’elmo deriva dall’usanza dei tornei di appendere lo scudo all’elmo per mezzo una cinghia di cuoio e poterlo affiggere alle pareti o ad un palo. Per lo stesso motivo, quasi una ricerca di “realismo”, alcuni scudi araldici sono rappresentati inclinati.A Becco di Passero- appuntito sulla parte anteriore e munito di feritoie per gli occhi

Elmo Gerarchico (o di Dignità)

in Italia l’uso di un particolare tipo di elmo è disciplinato dal Regolamento Tecnico-Araldico. Se posto un uno scudo inclinato, sta sul lato superiore sinistro e voltato verso la parte abbassata dello scudo. Se sullo scudo sono posti due elmi essi si guardano.Baroni elmo d’argento, liscio, bordato d’oro, graticolato di 13 pezzi, gorgieretta d’oro.

Emblema

vocabolo di derivazione greca (letteralmente “messo dentro”), figura o insieme di figure che hanno un significato speciale (a volte recondito) che può essere interpretato da chi abbia le cognizioni necessarie. Sinonimo di Armi. Vedi Simbolo.

Emblema della Repubblica Italiana

l’attuale simbolo della fu adottato con Decreto Legislativo n. 535 del 5 maggio 1948 firmato dal Presidente della Repubblica Enrico De Nicola. Il Decreto istituisce l’emblema nazionale caratterizzato da una ruota dentata d’acciaio, simbolo dell’attività lavorativa e richiamante il 1° articolo della Costituzione (“L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”); caricata della Stella d’Italia d’argento filettata di rosso (da sempre associata alle personificazioni dell’Italia e già presente nello stemma del Regno Unito d’Italia, detto “stellone” epiteto che passerà poi anche all’emblema repubblicano). Il ramo d’olivo simboleggia la volontà di pace della Nazione, quello di quercia vuole significare la forza e la dignità del popolo italiano (entrambe le essenze sono tipiche del nostro territorio) “decussati” (incrociati) sotto la ruota e legati da un nastro rosso simbolo di valore e recante la scritta in caratteri lapidari latini maiuscoli REPUBBLICA ITALIANA. Da notare che il serto vegetale è formato da un ramo d’olivo e uno di quercia, anziché d’alloro e quercia come negli emblemi delle Città e dei Comuni.

Emblema Nazionale Italiano

vedi Emblema della Repubblica Italiana.

Emblemi Araldici

termine burocratico collettivo che si riferisce allo stemma, al gonfalone, ed eventualmente alla bandiera e al sigillo di un Ente Morale.

Emblemi Civici (o Territoriali)

termIne che identifica le Armi degli Enti Territoriali- stemma, gonfalone, sigillo e bandiera. Buona parte degli emblemi civici del nostro Paese risalgono all’epoca di nascita dei Comuni nel XII secolo allorché l’Imperatore o il vescovo della città concedevano l’insegna ai cittadini riuniti in assemblea (“Arengo”, dal gotico “Hrings”- circolo, unione) come segno di autonomia e libertà (non a caso molte città adottarono la scritta LIBERTAS). Nascono come vessilli di guerra e solo successivamente vengono riportati sugli scudi (le antiche fonti fanno quasi sempre riferimento a “vessilli”); spesso monocromi o bicromi che dalla metà del secolo XII cominciano ad essere caricati di figure. Si ispirano al Vexillum rosso, l’antica insegna militare dell’esercito imperiale Romano. I primi stemmi comunali sarebbero comparsi dopo il trattato di pace di Costanza del 1183 dove venne riconosciuta l’autonomia dei Comuni e probabilmente li motivò a creare un proprio sistema di simboli e di cerimoniali. Il termine collettivo si riferisce alle armi degli Enti Territoriali (Province, Comuni, Città) che, legalmente, rientrano tra gli “Enti Morali”, sono regolate ancor’oggi dal Decreto del Re d’Italia Vittorio Emanuele III del 7 giugno 1943 n. 651 dal titolo “Ordinamento della stato nobiliare italiano” e n. 652 “Regolamento per la Consulta Araldica del Regno”, che dispongono anche per l’araldica degli altri Enti Morali (Banche, Fondazioni, Monti e simili). Si fa riferimento altresì anche al vecchio “Regolamento Tecnico Araldico della Consulta Araldica del Regno d’Italia”, approvato con Decreto del 13 aprile 1905 n. 234, e stilato dal barone e senatore Antonio Manno, commissario del re presso la Consulta, da cui il nome improprio che alcuni gli attribuiscono di “Codice Manno”. Esso stabilisce che “Province, Comuni ed Enti Morali non possono servirsi dello stemma dello Stato, ma di quell’ arme o simbolo del quale avranno ottenuto la concessione o il riconoscimento”. Il termine “simbolo” ha consentito, in tempi recenti, l’adozione di disegni e composizioni grafiche diverse dalle figurazioni araldiche. Tra gli enti territoriali rientrano anche le Regioni, anche se istituite solo nel 1948, con la Costituzione Repubblicana. Vedi anche Corona, Serto di alloro e quercia.

Enciclopedia Storico-Nobiliare Italiana

monumentale opera araldico-genealogica, il cui titolo completo è Enciclopedia Storico-Nobiliare Italiana. Famiglie nobili e titolate viventi riconosciute da Regio Governo d’Italia compresi città, comunità, mense vescovili, abazie, parrocchie ed enti nobili e titolati riconosciuti, in dieci volumi e curata ed edita dallo storico e genealogista italiano marchese Vittorio Spreti tra il 1928 e il 1932.