Visso


Città di Visso – (MC)

Informazioni

  • Codice Catastale: M078
  • Codice Istat:
  • CAP: 0
  • Numero abitanti: 1229
  • Altitudine: 0
  • Superficie: 0
  • Prefisso telefonico: 0
  • Distanza capoluogo: 0.0

Storia dello stemma e del comune

Intorno al 1500 a.C. una popolazione sconosciuta, forse di origine pelasgica, fondò un villaggio di nome NAHARCI, che fu conquistato da Roma nel 290 a.C. e noto ai Latini col nome di VICUS ELACENSIS; fu patria del console Vipso Curio Sabino, capostipite della famiglia Vipsania (alla quale appartenne il genero di Augusto, l’ammiraglio Marco Vipsanio Agrippa) e dalla quale sarebbe derivato, secondo la tradizione, il nome della località: VIPSVM.

Il centro si trovava nel piano, ma nel 408 venne distrutto dalle armate di Alarico, venne quindi ricostruito sul rilievo detto “Colle della Concezione” lasciando nel fondovalle l’antica pieve e divenne, dal 576, un importante centro del ducato longobardo di Spoleto, a controllo della valle del Nera, per essere nell’ VIII secolo parte principale del Gastaldato di Ponte (sono di questo periodo le prime menzioni documentate).

Fin dall’inizio della sua costituzione, intorno a XII secolo, e fino al XIX con l’arrivo delle truppe napoleoniche, l’esteso territorio del Comune di Visso fu diviso in “guaite”:

  • Pieve o Guaita Plebis (il centro)
  • Guaita Uxitae (Ussita),
  • Guaita Montana (Castelsantangelo sul Nera),
  • Guaita Villae (Villa Sant’Antonio),
  • Guaita Pagese (Cupi1, Macereto, Aschio).

Il governo del Comune era rappresentato da consiglio dei Priori, rappresentanti ognuno di una guaita. La parola Guaita, tuttora presente nel dialetto locale significa “fare la guardia” e deriva probabilmente dal germanico “Weite” (‘spazio’ o ‘largo’).

Nel corso del XIII secolo venne distrutta da un terribile terremoto per cui tutta la popolazione si trasferì nuovamente nel fondovalle alla confluenza del torrente Ussita nel fiume Nera.
Come Libero Comune autonomo (dal XIII secolo) difese le proprie libertà contro i vicini rivali: Camerino, Montefortino e la confinante Norcia, contro quest’ultima la controversia venne definitivamente stroncata con la “battaglia del Pian Perduto” del 22 luglio 1522, durante la quale 600 vissani sconfissero i 6000 armati dei potenti vicini che volevano impossessarsi della località vissana di Gualdo e del suo Piano.

Passata allo Stato Pontificio divenne sede del Governatore (dipendente dalla Legazione dell’Umbria) per volontà di Gregorio XIII nel 1583.

Nel 1799 l’amministrazione Napoleonica annette Visso prima al Dipartimento del Clitunno e poi a quello del Trasimeno, unendovi però frazioni di Saccovescio, Castelvecchio, Sant’Eutizio, Campi, Ancarano, Croce, Orvano, Fematre, Riofreddo, Chiusita, Mevale e Rasenna.

Dopo la Restaurazione, nel 1822, Visso ritorna allo Stato Pontificio, papa Leone XII concede il titolo di “città” nel 1828.

Con l’Unità d’Italia nel 1860 venne decretato da Vittorio Emanuele II il passaggio di Visso dall’Umbria, provincia di Perugia, alle Marche, provincia di Macerata.

Nel 1913 le frazioni di Ussita e Castelsantangelo sul Nera verranno rese Comuni autonomi.

Per un breve periodo, dal 1927 al 1929, il territorio viene riunito all’Umbria, Provincia di Perugia (ecclesiasticamente solo nel 1985 il territorio passerà dall’arcidiocesi di Spoleto a quella di Camerino).

Lo stemma comunale presenta un ponte su di un fiume, elemento molto diffuso nell’Araldica della zona, e simboleggia la posizione del territorio nonché riferimento all’antico Gastaldato di Ponte; in particolare a Visso, presso Porta Pontelato (cioè ‘ponte grande’), un ponte lavatoio regolava l’attraversamento del Nera e sulle antiche porte urbane si trovano numerosi esempi dello stemma.

Secondo la tradizione locale per la fedeltà dimostrata dai vissani al papato, nel 1433 allo stemma antico è stato concesso di aggiungere le chiavi pontificie da papa Eugenio IV, unitamente al motto ANTICUUM ET FIDELE VISSUM.

Con Regio Decreto del 7 ottobre 1900 venne stabilita una versione controversa dello stemma: “D’azzurro, al ponte in pietra, d’argento a tre archi, fondato sopra un fiume del campo, fluttuoso d’argento; il ponte sostenente a destra una torre, a sinistra una pecora, il tutto d’argento”.

La pecora sostituì le chiavi pontificie nel passaggio dallo Stato Pontificio al Regno d’Italia “…nella considerazione che dalla pastorizia emerge il principale ramo dell’industria del luogo”. Lo stemma così mutato venne rappresentato nella decorazione della sala del Consiglio Provinciale di Macerata nel 1883. Nel 1962 si deliberò di tornare alla figurazione storica2 riparando “…l’errore commesso per passione politica” e in questa forma è attualmente in uso da parte del Comune.

 

(1): la Frazione di Cupi, rappresenta un’exclave territoriale, determinata dall’erezione di Ussita a Comune autonomo oggi è separata dal resto del Vissano e compresa tra i territori di Pieve Torina, Fiordimonte, Acquacanina e Ussita.

(2): lo stemma in uso, formalmente non sancito da nuova concessione governativa, mostra il ponte-torre in oro e non in argento. Si può blasonare: “D’azzurro, al ponte in pietra, d’oro di tre archi, fondato sopra un fiume del campo, fluttuoso d’argento; il ponte sostenente a destra una torre, sormontato a sinistra dalle chiavi pontificie decussate, l’una d’argento in sbarra, l’altra d’oro in banda” (DCC 1962).

 

Nota di Massimo Ghirardi e Giovanni Giovinazzo

Stemma Ridisegnato


Stemma Ufficiale


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Profilo araldico


“D’azzurro, al ponte in pietra, d’argento a tre archi, fondato sopra un fiume del campo, fluttuoso d’argento; il ponte sostenente a destra una torre, a sinistra una pecora, il tutto d’argento”.

R.D. 7 ottobre 1900, RR. LL. PP. 3 ottobre 1900. Fonte: Bollettino ufficiale della Consulta Araldica, vol. V, n. 22, maggio 1901, per i tipi di Giuseppe Civelli, Roma, p. 291.

Colori dello scudo:
azzurro

Gonfalone ridisegnato


Gonfalone Ufficiale


Profilo Araldico


“Drappo di azzurro…”

Legenda: Stemma, Gonfalone, Bandiera, Città, Sigillo, Altro,

    • Regio Decreto (RD) di concessione – 07/10/1900