Vicopisano


Città di Vicopisano – (PI)

Informazioni

  • Codice Catastale: L850
  • Codice Istat:
  • CAP: 0
  • Numero abitanti: 8466
  • Altitudine: 0
  • Superficie: 0
  • Prefisso telefonico: 0
  • Distanza capoluogo: 0.0

Storia dello stemma e del comune

Vicopisano si è denominato Vico Auserissola (da Vico Auseris Sala nell’alto medioevo, dal quale anche Oserrinsula) dal nome del torrente Serezza (anche Auser o Oser) che in questa zona confluiva con il vecchio corso dell’Arno (deviato nel 1560) e che lo metteva in comunicazione con il lago di Bientina (prosciugato a partire dal 1859) e la piana di Lucca.

 

Sul colle che sovrasta questa importante zona sorse il villaggio in epoca etrusca poi romanizzato: un Vicus, cioè un insediamento aperto, non difeso da mura, che diventerà un Castellum nel X secolo: una delle roccaforti militari più rilevanti nella zona di Pisa.

 

L’aggettivo “PISANO” ricorda come questo borgo sia stato un possedimento dei vescovi di Pisa nel X secolo che fecero costruire il primitivo casello, al quale nel 1161 si sostituì il Comune di Pisa. In seguito alla organizzazione del Libero Comune di Vicopisano nel 1348, divenne un fedele alleato della Repubblica Marinara. Per questo fu oggetto degli attacchi fiorentini.

 

Per la posizione strategica il castello venne ampliato e modificato, e mantenne a lungo la sua funzione militare di fortezza almeno fino al 1554, al tempo della Guerra di Siena.

 

Vico Pisano divenne sede nel 1230 di una “Capitania” del Comune di Pisa assumendo un ruolo strategico nell’organizzazione territoriale del contado della Repubblica Pisana.

Dopo quasi un secolo, durante il quale guerre e carestie avevano sconvolto, spopolato ed impoverito il contado e la stessa città di Pisa, Vicopisano cadde alla metà di luglio  del 1406 in mano a Firenze, che ebbero in questo modo un più facile accesso diretto alla città di Pisa (caduta nell’ottobre dello stesso anno) ed al suo porto, che cominciava però ad interrarsi.

 

Vicopisano rimase possesso di Firenze, salvo brevi interruzioni, per lungo tempo, e mantenne il ruolo amministrativo che aveva sotto Pisa, sede del “Vicariato del Valdarno Inferiore” (poi detto “Vicariato di Vicopisano” nel XVI secolo) una suddivisione giudiziaria ed amministrativa del territorio pisano, che comprendeva una zona molto vasta e popolosa, che nel XV secolo andava da Ripafratta sino a Pontedera, inglobando buona parte della piana pisana (con l’esclusione di Pisa città) e del versante meridionale del Monte Pisano.

 

Amministrativamente il territorio antico di Vicopisano era più vasto dell’attuale: comprendeva i territori dei Comuni di Buti e di Montemagno. Buti verrà distaccato nel 1863 mentre Montemagno verrà assegnato come frazione a Calci nel 1887.

 

Il 22 dicembre 2021 Vicopisano ha ottenuto il titolo di “città”.

 

Lo stemma in uso richiamato dallo Statuto Comunale, che recita all’art. 1 “Il suo stemma di origine medioevale rappresentato sul Gonfalone è quello depositato presso la residenza comunale…”), è una complessa allegoria di simboli, risalente al XIX secolo, concesso con DCG del 15 aprile 1929 e si blasona: “Troncato: nel PRIMO, d’azzurro alla torre d’argento, accostata da due fasci di grano incrociati con rami di olivo, il tutto al naturale; nel SECONDO, d’argento a due cannoni posti in croce di Sant’Andrea, sormontati da un elmo al naturale, piumato d’azzurro e sottostante due lance sostenenti un drappo di rosso”.

 

Come spiega Vieri Favini: “La vicenda araldica di Vicopisano è alquanto confusa e incerta: le fonti antiche non concordano in alcun modo nella definizione dello stemma di questo centro. Si tratta di opere tutte di seconda mano, tarde e imprecise: il lavoro più antico databile alla fine del Cinquecento inizio del secolo successivo riporta semplicemente una piramide di monti d’oro in campo di rosso. Questa tipologia, con le dovute varianti, ricorre negli stemmi di un paio di famiglie pisane originarie di quella località (i Ferrandi e i Da Vico) e va inoltre notato che la porta calcesana di Pisa riporta sull’esterno due stemmi trecenteschi: quello di Calci e, sul lato opposto dell’apertura, uno scudo con raffigurato un monte al naturale, di attribuzione più incerta, ma che potrebbe essere riferibile anche a Vicopisano, altra destinazione raggiungibile dalla strada che, come Calci, partiva proprio da quella porta attraversando il territorio dell’antica capitania di Vicopisano che è conosciuto anche con la denominazione di Lungomonte. E’, invece, da uno stemmario grossolano e non troppo affidabile risalente al 1639 che si ricava la figura che ricorrerà, con varianti trascurabili, in analoghi lavori di periodi successivi, la Vergine col figlio. Potrebbe trattarsi di una figura ricavata dal sigillo della località analogo a quello della dominante Pisa, c’è da dire che purtroppo non abbiamo finora reperito esemplari sfragistici originali riferibili a Vicopisano, fatto insolito considerato che si tratta di un centro di notevole importanza strategico-militare, posto su un importante asse viario e capofila di un importante distretto territoriale prima dello stato pisano e poi fiorentino.

Lo stemma attualmente usato dalla comunità fa la sua comparsa nella raccolta del Passerini, ma a sua volta, dal 1923 gli viene preferita un’altra versione, pure menzionata da questo autore, che riporta un leone nell’atto di sostenere il vessillo del Popolo pisano. Questa tipologia, potrebbe essere un’evoluzione dello stemma che veniva “concesso” dalla città del giglio ai centri che le si sottomettevano – ma si trattava più di un’imposizione atta a eliminare memoria della dominazione politica precedente all’occupazione di Firenze – ed effettivamente la variante che presenta un leone nell’atto di reggere il vessillo fiorentino, la si ritrova su un manoscritto compilato da Filippo Buonarroti all’inizio del settecento. Questa vasta pluralità di versioni può essere anche ricondotta alla varietà delle istituzioni che avevano sede in Vicopisano: comune, podesteria e vicariato, ognuno dei quali poteva disporre di un’insegna propria. Purtroppo la mancanza di attestazioni locali non ci consente di andare a fondo e stabilire in effetti quale fosse lo stemma utilizzato in antico da ciascuna di queste entità.”

 

La torre dello stemma in uso richiama quella effettivamente esistente, risalente all’XI secolo ed in seguito rimaneggiata da Filippo Brunelleschi a partire dal 1435. Le spighe e rami d’olivo simboleggiano la principale attività della zona, le cui terre sono state ricavate dalle bonifiche medicee.

 

Nella parte bassa la “panoplia” d’armi ricorda la battaglia che i cittadini di Vico intrapresero conto le armate fiorentine guidate da Guidubaldo di Montefeltro per difendere la loro terra nel 1495. Anche se poco dopo il territorio venne comunque acquisito da Firenze.

Nell’insieme è un’allegoria di difesa e prosperità o di “pace armata” che permette ai cittadini di prosperare in sicurezza.

 

Vieri Favini precisa che:

 

“La vicenda araldica di Vicopisano è alquanto confusa e incerta: le fonti antiche non concordano in alcun modo nella definizione dello stemma di questo centro. Si tratta di opere tutte di seconda mano, tarde e imprecise: il lavoro più antico databile alla fine del Cinquecento inizio del secolo successivo riporta semplicemente una piramide di monti d’oro in campo di rosso. Questa tipologia, con le dovute varianti, ricorre negli stemmi di un paio di famiglie pisane originarie di quella località (i Ferrandi e i Da Vico) e va inoltre notato che la porta calcesana di Pisa riporta sull’esterno due stemmi trecenteschi: quello di Calci e, sul lato opposto dell’apertura, uno scudo con raffigurato un monte al naturale, di attribuzione più incerta, ma che potrebbe essere riferibile anche a Vicopisano, altra destinazione raggiungibile dalla strada che, come Calci, partiva proprio da quella porta attraversando il territorio dell’antica capitania di Vicopisano che è conosciuto anche con la denominazione di Lungomonte. E’, invece, da uno stemmario grossolano e non troppo affidabile risalente al 1639 che si ricava la figura che ricorrerà, con varianti trascurabili, in analoghi lavori di periodi successivi, la Vergine col figlio. Potrebbe trattarsi di una figura ricavata dal sigillo della località analogo a quello della dominante Pisa, c’è da dire che purtroppo non abbiamo finora reperito esemplari sfragistici originali riferibili a Vicopisano, fatto insolito considerato che si tratta di un centro di notevole importanza strategico-militare, posto su un importante asse viario e capofila di un importante distretto territoriale prima dello stato pisano e poi fiorentino.

Lo stemma attualmente usato dalla comunità fa la sua comparsa nella raccolta del Passerini, ma a sua volta, dal 1923 gli viene preferita un’altra versione, pure menzionata da questo autore, che riporta un leone nell’atto di sostenere il vessillo del Popolo pisano. Questa tipologia, potrebbe essere un’evoluzione dello stemma che veniva “concesso” dalla città del giglio ai centri che le si sottomettevano – ma si trattava più di un’imposizione atta a eliminare memoria della dominazione politica precedente all’occupazione di Firenze – ed effettivamente la variante che presenta un leone nell’atto di reggere il vessillo fiorentino, la si ritrova su un manoscritto compilato da Filippo Buonarroti all’inizio del settecento. Questa vasta pluralità di versioni può essere anche ricondotta alla varietà delle istituzioni che avevano sede in Vicopisano: comune, podesteria e vicariato, ognuno dei quali poteva disporre di un’insegna propria. Purtroppo la mancanza di attestazioni locali non ci consente di andare a fondo e stabilire in effetti quale fosse lo stemma utilizzato in antico da ciascuna di queste entità.”

 

 

Nota di Massimo Ghirardi, Alessandro Neri, Michele Turchi.

Si ringraziano Alessandro Neri, Alessandro Savorelli e Giancarlo Scarpitta per la gentile collaborazione e Vieri Favini per le preziose informazioni.

 

Bibliografia:

 

AA.VV. DIZIONARIO DI TOPONOMASTICA. Storia e significato dei nomi geografici italiani. UTET, Torino 1997, p. 824.

 

Comune di Vicopisano, STATUTO COMUNALE. Approvato con delibera C.C. n. 41 del 6/6/2001 In vigore dal 13/8/2001 Modifiche e integrazioni con delibera C.C. n. 79 del 29/11/2010 In vigore dal 11/01/2011 Modifiche e integrazioni con delibera C.C. n. 29 del 24/06/2013 In vigore dal 09/08/2013. p. 4, art. 1.

 

Mori, F. I segni del potere. Stemmi e araldica dal palazzo Pretorio di Vicopisano. Bandecchi & Vivaldi, Pontedera 2010.

 

Pagnini, G.P. (A cura di). GLI STEMMI DEI COMUNI TOSCANI AL 1860. Dipinti da Luigi Paoletti e descritti da Luigi Passerini. Edizioni Polistampa, Firenze 1991, pp. 62-63.

 

Bibliografia di Vieri Favini:

 

Amati A., Dizionario corografico d’Italia, Milano 1870-1879, tav. XXV

 

Archivio di Stato di Firenze, Manoscritti, 239 (“Narratione delle famiglie fiorentine antiche moderne, cioè alcune al tempo del consolato in parte, e dall’ anno 1282 sino all’ anno 1532 che durò il governo della repubblica, cioè il gonfaloniere con i priori, e dal suddetto sino all’ anno 1630 sotto il governo de serenissimi granduchi e senatori fiorentini eletti per le prefate altezze”), c. 159

 

Archivio di Stato di Firenze, Manoscritti,475 (“Armeria gentilizia di Firenze, ovvero registro delle figure dell’ armi delle famiglie fiorentine et armi delle città, terre, ufizi et altro dello stato fiorentino“), c. 479;

 

Archivio di Stato di Firenze, Strozziane, serie III, 5, c. 4v      

 

Biblioteca Marucelliana di Firenze, Manoscritti, C L II (Chellini T., “Questo libro è delle Potesterie e Vfizi Vicariati e Commissariati tanto in grazie che si polizza dove e quanto si paga di tassa di Retenzione e quanto di salario e quanto sale tocca fatto da me Tommaso Maria Chellini fiorentino abitante in villa di Scandicci l’ anno 1729”), c,53;

 

Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, Cappugi, 72 (“Prospetto delle comunità della Toscana nei suoi compartimenti”), c. 238

 

Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, Cappugi, 623 (Ridolfi F., Canevai S. “Blasone o sia armolario contenente l’ armi gentilizie delle famiglie toscane e delle città, terre e castelli, comunità, conventi, chiese, confraternite, spedali, conservatori, et altro della città di Firenze ricavato da altro simile esistente nell’ Archivio Segreto di S.A.R.”) c. 644;

Biblioteca Nazionale di Firenze, Magliabechiana, classe XXVI, 150 (“Del Migliore F., “Piccolo Priorista”), c.XXXv;

 

Biblioteca Orsini de Marzo, Stemmario Pisano, cc. 34 e 36

 

Casa Buonarroti, Archivio, 141, vol. III, (Buonarroti M., “Ufizi di Firenze”), p. 81

 

Gli stemmi dei comuni toscani dopo il 1860, in Gli stemmi dei comuni toscani al 1860, Firenze 1991 a cura di G.P. Pagnini, p. 78

 

Pagnini G.P., Stemmi e gonfaloni della Toscana, in Regione Toscana, La Toscana e i suoi comuni. Storia, territorio, gonfaloni e popolazione delle libere Comunità toscane, Firenze 1985 , p. 418;

 

Passerini L., Le armi dei Municipj toscani, Firenze 1859, n. CCXLI;

 

Passerini L., Le armi dei Municipj toscani, Firenze 1859 con postille dell’ autore (Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, Postillati, 109), p. 300;

 

 

 

 

Sitografia:

I Segni del Potere – Stemmi e Araldica dal Palazzo Pretorio di Vicopisano (PI): http://www.stemmi.altervista.org/

Stemma Ridisegnato


Reperito da: Giovanni Giovinazzo

Disegnato da: Massimo Ghirardi

Stemma Ufficiale


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Profilo araldico


“Troncato: nel PRIMO, d’azzurro alla torre d’argento, accostata da due fasci di grano incrociati con rami di olivo, il tutto al naturale; nel SECONDO, d’argento a due cannoni posti in croce di Sant’Andrea, sormontati da un elmo al naturale, piumato d’azzurro e sottostante due lance sostenenti un drappo di rosso”

Colori dello scudo:
argento, azzurro
Partizioni:
troncato

Gonfalone ridisegnato


Fonte: www.radicedidue.com/Toscana

Disegnato da: Bruno Fracasso

Gonfalone Ufficiale


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Profilo Araldico


“Drappo di bianco…”

Colori del gonfalone: bianco

Legenda: Stemma, Gonfalone, Bandiera, Città, Sigillo, Altro,

    • Decreto del Capo del Governo (DCG) di riconoscimento – 15/04/1929
    • Decreto del Presidente della Repubblica (DPR) di concessione – 22/12/2021