San Pietro in Lama


Comune di San Pietro in Lama – (LE)

Informazioni

  • Codice Catastale: M264
  • Codice Istat:
  • CAP: 0
  • Numero abitanti: 3628
  • Altitudine: 0
  • Superficie: 0
  • Prefisso telefonico: 0
  • Distanza capoluogo: 0.0

Storia dello stemma e del comune

Il Comune di SAN PIETRO ha adottato il determinante IN LAMA, in riferimento alla posizione geografica: posto com’è in un depressione naturale della Valle della Cupa. Popolarmente è noto come “San Pietru te l’Imbrici” (San Pietro degli Embrici” cioè delle “tegole”).

Lo stemma del Comune presenta alcuni elementi simbolici dell’autorità pontifica: la tiara (o triregno papale), le chiavi pontificie e il camauro. Tutti elementi riferibili al primo papa, l’apostolo San Pietro, omonimo del paese.

La tiara è il copricapo extraliturgico proprio del Romano Pontefice che ne rappresenta l’autorità, e che per questo non si usa nella liturgia (durante i riti abitualmente il papa indossa la mitra) costituita essenzialmente da un copricapo di forma conica, caricato di tre corone e cimato da un piccolo globo crociato, con due nastri posteriori detti infule che, in origine erano nere. Secondo la tradizione la prima tiara fu donata da Costantino a papa Silvestro I (314-337) come simbolo dell’autorità della Chiesa (come “ricordato” nell’affresco della basilica dei Santi Quattro Coronati a Roma), nel IX secolo era provvista di una sola corona o cerchio gemmato che, in epoca carolingia, si mutò in una vera e propria corona principesca. Bonifacio VIII ne aggiunse una seconda, mentre la terza fu posta durante la cosiddetta Cattività Avignonese probabilmente da Benedetto XI (1303-1304) o dal suo successore Clemente V (1305-1314). Il primo papa però a porla sulle proprie armi fu però Giovanni XXII (1316-1334). Durante la “Sede Vacante” viene sostituita dal parasole basilicale (detto anche padiglione o “ombrellino”), che indica il ruolo di vigilanza del Cardinale Camerlengo. Dato il carattere temporale del copricapo Paolo VI l’ha abolita, mentre Benedetto XVI l’ha sostituita, nelle proprie armi, con una mitra caricata con una croce doppia. All’atto del cosiddetto “insediamento” del papa come vescovo di Roma, Metropolita della Provincia (Ecclesiastica) Romana, Supremo Pastore della Chiesa Cattolica e Capo dello Stato della Città del Vaticano, si usa il pallio. Dal XVIII al XIX secolo i Patriarchi di Lisbona, per particolare concessione pontificia, ponevano anch’essi una tiara papale sulle proprie armi, accollandole però a due rami di palma (anziché alle chiavi pontificie), come indice della precedenza del cardinale portoghese sugli altri porporati (privilegio araldico e cerimoniale oggi decaduto).

Le chiavi incrociate (“decussate”) sono il tradizionale simbolo di San Pietro Apostolo e contrassegno della dignità pontificia, rappresentate normalmente una d’argento e una d’oro. Hanno sempre gli ingegni rivolti verso l’alto ad indicare il cielo, solitamente sono legate tra loro da una corda a nappe rossa: simboleggiano la potestà data da Cristo a Pietro e ai suoi successori di “legare e slegare” le cose in terra e in cielo. Hanno congegni traforati in forma di croce, a significare che non sono legate ad un uso pratico ma simbolo del potere religioso; la chiave d’oro allude al potere del pontefice nel Regno dei cieli, mentre quella d’argento al potere spirituale sulla Terra. Il primo ad usarle nelle proprie armi fu Bonifacio VIII (Benedetto Caetani 1294-1303) il quale accollò a queste il proprio stemma, questo papa fu ideatore anche della seconda corona sulla tiara papale (la terza verrà aggiunta durante la cosiddetta Cattività Avignonese nel 1314).
Il Camauro è una presenza piuttosto insolita in uno stemma civico: si tratta di uno dei copricapo extraliturgici dei papi realizzato abitualmente in velluto rosso e bordato di ermellino (o di piume di cigno, solo durante la “Settimana in Albis” è di colore bianco). Il nome camauro è il termine italiano per il latino camelaucum, a sua volta evoluzione dal greco kamelaùchion che significa propriamente “berretto in pelo di cammello”, in riferimento al materiale con cui era prodotto in antico.

Nota di Massimo Ghirardi

Bibliografia:

AA.VV. DIZIONARIO DI TOPONOMASTICA Storia e significato dei nomi geografici italiani. UTET, Torino 1997. 850 pagg.

Stemma Ridisegnato


Fonte: Giancarlo Scarpitta

Reperito da: fverdolino@virgilio.it

Disegnato da: Massimo Ghirardi

Stemma Ufficiale


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Profilo araldico


Su sfondo azzurro due chiavi decussate (una d’oro e una d’argento) accompagnate in capo da una tiara ed un punta da un camauro di porpora. Ornamenti esterni da Comune.

 

Dallo statuto comunale

Colori dello scudo:
azzurro
Oggetti dello stemma:
camauro, chiave, tiara
Attributi araldici:
accompagnato in capo, accompagnato in punta, decussato

Gonfalone ridisegnato


Fonte: Giancarlo Scarpitta

Disegnato da: Bruno Fracasso

Reperito da: Luigi Ferrara

Gonfalone Ufficiale


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Profilo Araldico


“Troncato di bianco e di giallo…”

Colori del gonfalone: bianco, giallo
Partizioni del gonfalone: troncato

Legenda: Stemma, Gonfalone, Bandiera, Città, Sigillo, Altro,

    • Decreto del Presidente della Repubblica (DPR) di concessione – 16/04/1976