San Martino Siccomario


Città di San Martino Siccomario – (PV)

Informazioni

  • Codice Catastale: I014
  • Codice Istat:
  • CAP: 0
  • Numero abitanti: 5766
  • Altitudine: 0
  • Superficie: 0
  • Prefisso telefonico: 0
  • Distanza capoluogo: 0.0

Storia dello stemma e del comune

Secondo una leggenda locale già nota nel Medioevo, nella zona dove sorge il paese sarebbe vissuto da bambino san Martino di Tours, dal quale sarebbe derivato il toponimo di San Martino.

 

In epoca carolingia è documentato un ospizio per pellegrini, che Carlo Magno pose sotto la giurisdizione del monastero benedettino di San Martino di Tours.

 

Fino al 909 la località è denominata Terra Arsa e, in seguito San Martino in Terra Arsa, solo agli inizi del XIX secolo venne adottato il determinante Siccomario.

 

Il Siccomario è il coronimo che identifica il territorio posto sulla sponda destra del Ticino, a valle di Pavia, fino alla confluenza di questo con il Po, con limite nel canale Gravellone, derivato dal Ticino, che divide San Martino Siccomario dall’area urbana di Pavia. A ovest inizia il territorio della Lomellina. Entrambi i territori sono conosciuti fin dall’antichità come particolarmente fertili, e dediti ancora oggi principalmente all’agricoltura. Il Siccomario comprende i territori dei comuni di Travacò Siccomario, San Martino Siccomario e una parte del comune di Cava Manara (limitatamente alle frazioni Gerre Chiozzo, Tre Re e Mezzana Corti).

 

Il nome Siccomario compare per la prima volta in un documento del 1099 riguardante una vendita di beni da parte della abbazia di San Maiolo di Pavia, sotto la forma Sigemarius, forse dal nome di persona di origine germanica Sichemari, proprietario terriero della zona. Come afferma Carletto Genovese: “Tuttavia già in epoca rinascimentale era noto che la voce terra arsa altro non era che la volgarizzazione di siccomario, dal latino siccum. Entrambi i nomi si riferiscono all’aridità della zona o forse, più correttamente, alla sua origine da una palude prosciugata. Poiché l’attestazione di terra arsa è anteriore a quella di sigemarium, la questione dell’etimologia appare ancora del tutto aperta”.

 

Nel Medioevo, nell’ambito del dominio pavese, faceva parte della Squadra del Siccomario, aggregato amministrativamente all’Oltrepò Pavese. Come la maggior parte di questi territori fu feudo dei Beccaria, ma venne poi frazionato tra gli Arborio di Gattinara, i Menocchio di Pavia, fino a giungere a Filiberto Buglione di Chieri, nominato conte di San Martino nel 1760, il quale lo cedette allo Stato nel 1772.

 

Nel 1743 San Martino in Terra Arsa passa, con il Siccomario, al Regno di Sardegna dei Savoia, cui già dal 1713 (e di fatto dal 1707) apparteneva il territorio adiacente della Lomellina; mentre la città di Pavia restava al Regno Lombardo-Veneto austriaco, cosicché il canale Gravellone, divenne confine di Stato, e lo rimase fino al 1859. Amministrativamente il Siccomario continuò a far parte dell’Oltrepò (salvo nel periodo napoleonico) fino al 1818, quando fu unito alla Lomellina. Nel 1848, proprio sul Gravellone, il re Carlo Alberto consegnò al suo esercito il Tricolore italiano, da allora bandiera nazionale.

 

Le spighe d’oro dello stemma simboleggiano la fertilità del territorio posto tra le due fasce ondate che rappresentano i due fiumi, Po e Ticino, che lo delimitano; rosso e argento sono i colori blasonici di Pavia: nel progetto originario dello Studio Araldico di Genova erano d’azzurro, ma l’Ufficio Araldico di Roma obiettò che detto smalto contrastava con le regole di composizione araldica (che vietano di mettere un “colore” su un altro “colore”) e si propose di mutarle in argento.

 

È stato concesso con DPCM del 16 agosto 1952, col blasone: “Di rosso a tre spighe di grano d’oro, ordinate in fascia, accostate in capo ed in punta da due fasce ondate d’argento. Ornamenti esteriori di Comune”.

 

Il gonfalone è un “drappo partito di rosso e di bianco”.

Dal 19 settembre 2012 San Martino Siccomario si fregia del titolo di città per decreto del presidente della Repubblica.

 

Nota di Massimo Ghirardi

 

 

Bibliografia:

 

Genovese C. LA PROVINCIA DI PAVIA. Gli stemmi civici del Pavese, della Lomellina e dell’Oltrepò. 2012, pp. 250-251.

Stemma Ridisegnato


Reperito da: Anna Bertola

Fonte: Carletto Genovese

Disegnato da: Massimo Ghirardi

Stemma Ufficiale


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Profilo araldico


“Di rosso a tre spighe di grano d’oro, ordinate in fascia, accostate in capo ed in punta da due fasce ondate d’argento. Ornamenti esteriori di Comune”.

Colori dello scudo:
rosso
Oggetti dello stemma:
spiga di grano
Pezze onorevoli dello scudo:
fascia ondata
Attributi araldici:
accostato in capo, accostato in punta, ordinato in fascia

Gonfalone ridisegnato


Disegnato da: Bruno Fracasso

Fonte: Carletto Genovese

Gonfalone Ufficiale


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Profilo Araldico


“Drappo partito di rosso e di bianco…”

Colori del gonfalone: bianco, rosso
Partizioni del gonfalone: partito

Legenda: Stemma, Gonfalone, Bandiera, Città, Sigillo, Altro,

    • Decreto del Presidente della Repubblica (DPR) di concessione – 19/09/2012
    • Decreto del Presidente della Repubblica (DPR) di concessione – 16/08/1952