Piadena Drizzona


Comune di Piadena Drizzona – (CR)

Informazioni

  • CAP: 0
  • Numero abitanti: 4017
  • Altitudine: 0
  • Prefisso telefonico: 0
  • Distanza capoluogo: 0.0

Storia dello stemma e del comune

Il comune di Piadena-Drizzona è stato istituito il 1º gennaio 2019 con la fusione dei territori dei Comuni di Drizzona e Piadena.

Drizzona è un piccolo centro poco distante da Piadena, deriva il nome da Terzona, poi corrotto in Dertona, che significherebbe “casa nuova”; a ricordo della sua ricostruzione in epoca feudale. Le prime notizie di Drizzona risalgono ai secoli XI e XII, quando alcune di queste terre appartenenti al vescovo di Cremona vennero infeudate ai nobili De Ho (che in seguito prenderanno l’agnome Drizzona dal nome della località sede del loro feudo).

Dopo di loro si susseguirono numerosi feudatari, finché nel 1689 fu infeudata agli Araldi, che già avevano signoria su Piadena e Voltido, che li mantennero fino al 1706 quando avvenne l’abolizione dei feudi

Il territorio di Drizzona comprendeva già dal 1868 i territori di:

  • Castelfranco d’Oglio, centro che ricorda nel nome la presenza di una antica fortificazione scomparsa e la sua condizione di centro che godeva di particolari agevolazioni fiscali e daziarie.
  • Pontiroloinvece ha origine medievale.

Piadena, che è il capoluogo, è un importante centro agricolo e artigianale della pianura cremonese della sponda destra dell’Oglio, di antica origine (come testimoniano i numerosi reperti preistorici) nacque come villaggio sui bassi rilevi della gran piana paludosa.

Latinizzata in latino Platina, la tradizione vorrebbe che il toponimo derivasse da Giovanni Platina, esarca di Ravenna che fondò la città nel 686 come Castrum Platinae su un precedente insediamento etrusco, presso un guado (vadum) del fiume Oglio. Altri mettono in relazione il nome con platanus (platano) o, più probabilmente, con la antica voce dialettale “piàdena”, che identifica il vaso piatto di coccio, detto anche “testo”, e simbolico di un avvallamento del terreno.

È documentata dal 990 come “Curtis Platena” in un atto con il quale il vescovo di Cremona dona il castello di Piadena al Monastero di S. Lorenzo di Cremona.

Nel 1019 venne ceduta dal marchese Bonifacio di Toscana ai vescovi cremonesi.

Coinvolta nelle lotte tra guelfi e ghibellini tra il XIII e XIV sec., fu incendiata nel 1306 dai guelfi bresciani alleati mantovani contro Cremona. Occupata da Ludovico Gonzaga, nel 1348 fu ceduta ai Visconti  che ne rafforzarono il sistema difensivo e che fecero erigere i torrioni di guardia (le “torrazze”) che caratterizzavano il vecchio stemma civico.

Nel XV sec. fu conquistata temporaneamente dai veneziani, ma ritornò ben presto al duca di Milano che ne infeudò diverse famiglie, tra cui gli Oscasali di Cremona e gli Araldi.

Nel corso del XVIII e XIX Piadena condivise le sorti del resto del territorio lombardo dalla prima dominazione asburgica, all’avvento di Napoleone, alla costituzione del regno Lombardo-Veneto.

Dal nome latino della città prese il soprannome Bartolomeo Sacchi, celebre umanista e gastronomo, nato a Piadena nel 1421 e morto a Roma nel 1481) e ritratto da Melozzo da Forlì nel celebre dipinto della Biblioteca Vaticana (“Sisto IV nomina il Platina prefetto della Biblioteca Vaticana”).

Lo stemma comunale era composto da alcuni elementi significativi della storia locale; le due torri in muratura congiunte da un ponte sul fiume alludono alle strutture denominate Torrazze, poste a controllo del territorio; quella di Salvaterra, che si trova sul canale Delmona lungo la strada per Parma, e quella scomparsa che doveva ergersi in prossimità del fiume Oglio. Sopra la struttura turrita compare il celebre “biscione” visconteo del serpente che inghiotte un fanciullo. Era stato formalmente concesso con DPR del 26 giugno 2008, anche se era in uso da molto prima, e si blasonava:

Di argento, alle due torri coperte, di rosso, mattonate e finestrate di nero, unite dal ponte di rosso, mattonato di nero, con l’impalcatura convessa, fondate sulla pianura di azzurro, fluttuosa di argento, esse torri accompagnate nel punto d’onore dal biscione ondeggiante in palo, di azzurro, coronato all’antica d’oro, ingollante il putto di carnagione, capelluto di nero, con le braccia aperte. Sotto lo scudo, su lista bifida e svolazzante di argento, il motto, in lettere maiuscole di nero, PROSPERA ET PROBATA PLATINA. Ornamenti esteriori da Comune”.

Il territorio del Comune di Piadena comprendeva già quelli dei Comuni soppressi di:

  • Lorenzo Guazzone, nel 1867 soppresso e aggregato a Vho e, con quest’ultimo unito a Piadena nel 1928.
  • Paolo Ripa d’Oglio, come il precedente soppresso nel 1867 e unito a Vho, con stessa sorte.
  • Vho (da “vadum”: il guado presso il fiume Oglio). Antico villaggio e poi comunità autonoma, con la dominazione francese dal 1810 al 1816 venne soppresso una prima volta e unito a Piadena. Recuperò l’autonomia con l’istituzione del Regno Lombardo-Veneto. Nel 1928, pur con oltre mille abitanti, venne definitivamente soppresso e il territorio unito a Piadena.

Note di Massimo Ghirardi

Si ringrazia Stefano Sampaolo per la gentile collaborazione

Bibliografia:

AA.VV. DIZIONARIO DI TOPONOMASTICA. Storia e significato dei nomi geografici italiani. UTET, Torino 1997, p. 575.

Stemma Ridisegnato


Reperito da: Giancarlo Scarpitta

Stemma Ufficiale


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Profilo araldico


La proposta di stemma è stata inoltrata all’Ufficio Araldico presso la Presidenza del Consiglio dal Comune di Piadena Drizzona.

Legenda: Stemma, Gonfalone, Bandiera, Città, Sigillo, Altro,