Perrero


Comune di Perrero – (TO)

no comune

Informazioni

  • Codice Catastale: G465
  • Codice Istat:
  • CAP: 0
  • Numero abitanti: 737
  • Altitudine: 0
  • Superficie: 0
  • Prefisso telefonico: 0
  • Distanza capoluogo: 0.0
  • Distanza capoluogo: 0.0

Storia dello stemma e del comune

Perrero (Prie, in occitano) è un comune della Val Germanasca e deriva il nome dal dialettale prie (pietra) o dal latino petrarium che designano una pietraia, la Platea Perreri dei documenti del 1252, dove si era formato un insediamento.

Tra il 1704 e il 1708 fu la capitale dell’effimera Serenissima Repubblica della Val San Martino, che comprendeva anche Pomaretto, Inverso Pinasca e Chianaviere, nota anche come”Repubblica del sale”: una zona franca promossa da Luigi XIV di Francia, per avere avamposto cattolico in terre pervase dalla cultura protestante (valdese). Con l’occupazione napoleonica, divenne il il centro amministrativo della valle.

Il 22 dicembre 1787 Vittorio Amedeo III infeuda il territorio come contea ai nobili Buffa, che acquisiranno l’agnome Buffa di Perrero.

Lo stemma del Comune è stato concesso con Decreto del Presidente della Repubblica del 2 febbraio 2007, dove si blasona: “Troncato: il PRIMO, di porpora, incappato di azzurro, con il riccio di castagno d’oro sul porpora; il SECONDO, di azzurro, al castello di argento, murato di nero, merlato alla ghibellina, il fastigio di sette, le due torri ognuna di tre, finestrato nelle torri con due finestrelle tonde, una e una, di nero, chiuso dello stesso, fondato sulla pianura di verde. Sotto lo scudo su lista bifida e svolazzante di azzurro, il motto, in lettere maiuscole di nero, E PLURIBUS UNUM. Ornamenti esteriori da Comune”.

Nell’agosto del 1928 i comuni di Bovile, Chiabrano, Faetto, Maniglia, Perrero, Riclaretto, San Martino e Traverse venero soppressi e uniti nell’unico territorio denominato Comune di Perrero: a quell’unione si riferisce il motto “E[T] PLURIBUS UNUM” (‘Da molti, uno soltanto’) che è anche il motto degli Stati Uniti d’America dal 17761.

La frase deriva dal “Moretum”, un poema apocrifo attribuito a Virgilio, ma di autore ignoto, che ha come soggetto una ricetta a base di formaggio ed erbe aromatiche pestato al mortaio; nel testo originale dell’opera la frase è “…color est e pluribus unus” e descrive la tinta ottenuta dalla preparazione attraverso la miscelazione di diversi ingredienti di colori differenti.

(1): al quale venne aggiunto IN GOD WE TRUST nel 1956.

Nota di Massimo Ghirardi

Bibliografia:

AA.VV. DIZIONARIO DI TOPONOMASTICA. Storia significato dei nomi geografici italiani. UTET, Torino, 1997.
Mazzarino (Giuseppe). STORIA DELLA GASTRONOMIA. http://www.alceosalentino.it/storia-della-gastronomia-0

Stemma Ridisegnato


Stemma Ufficiale


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Profilo araldico


“Troncato: il PRIMO, di porpora, incappato di azzurro, con il riccio di castagno d’oro sul porpora; il SECONDO, di azzurro, al castello di argento, murato di nero, merlato alla ghibellina, il fastigio di sette, le due torri ognuna di tre, finestrato nelle torri con due finestrelle tonde, una e una, di nero, chiuso dello stesso, fondato sulla pianura di verde. Sotto lo scudo su lista bifida e svolazzante di azzurro, il motto, in lettere maiuscole di nero, E PLURIBUS UNUM. Ornamenti esteriori da Comune”.

D.P.R. 2 febbraio 2007

Colori dello scudo:
azzurro, porpora
Partizioni:
troncato
Profilo Araldico

“Drappo di giallo…”

Gonfalone ridisegnato
Gonfalone Ufficiale
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Colori del gonfalone: giallo

Legenda: Stemma, Gonfalone, Bandiera, Città, Sigillo, Altro,