Manfredonia


Città di Manfredonia – (FG)

no comune

Informazioni

  • Codice Catastale: E885
  • Codice Istat:
  • CAP: 0
  • Numero abitanti: 57455
  • Altitudine: 0
  • Superficie: 0
  • Prefisso telefonico: 0
  • Distanza capoluogo: 0.0

Storia dello stemma e del comune

Lo stemma della città di Manfredonia è stato concesso formalmente con Decreto del Presidente della Repubblica dell’ 8 maggio 1996 ma è più antico. Rappresenta san Lorenzo Maiorano, vescovo di Siponto, che attraversa un ponte a cavallo, sotto il quale sta in agguato un drago. La figurazione si ricollega alla leggenda dell’incontro tra il vescovo e il re goto Totila nel 552, al quale Lorenzo Maiorano chiese di non saccheggiare la città. Il re gli rispose che se egli avesse ammansito un tale cavallo selvaggio che nessuno dei suoi era riuscito a domare avrebbe acconsentito, dopo aver pregato il Signore il vescovo montò a cavallo, il quale rimase mansueto, allora il re glielo donò e risparmiò la città di Siponto.

Allo stemma è abbinato l’acronimo S.P.Q.S di “Senatus Populusque Sipontinus” (‘il Senato e il Popolo di Siponto’) a ricordo dell’antica città di Siponto, della quale è erede.

Si blasona: “Campo di cielo al vescovo Lorenzo visto di profilo, con il viso di carnagione, il capo coperto dalla mitra d’argento, tenuto con la mano destra non visibile il pastorale d’oro, posto in banda, il Vescovo vestito con l’ampia tunica di rosso, cavalcando il cavallo d’argento, imbrigliato di nero passante sul ponte di tre archi a tutto sesto, di rosso murato di nero, uscente dai fianchi e fondato sullo specchio d’acqua di azzurro, fluttuoso di argento, fondato in punta, caricato in punta dal drago di due zampe, di verde. Sotto lo scudo su lista bifida e svolazzante di azzurro, le lettere maiuscole S. P. Q S. d’oro”.

Il drago è legato al culto di San Michele Arcangelo, del quale sorge sul monte Gargano uno dei suoi principali santuari ipogei “…Si era nell’anno 490 e un signorotto del Monte, di nome Elvio Emanuele, aveva smarrito il più bel toro della sua mandria, dopo lunghe ricerche lo trovò accovacciato dentro una caverna inaccessibile, visto che non si poteva raggiungerlo, decise di ucciderlo e scoccò una freccia dal suo arco, ma la freccia inspiegabilmente invece di colpire il toro, girò su sé stessa e finì per colpire il tiratore.
Sbigottito, egli si recò dal vescovo di Siponto san Lorenzo e raccontò l’accaduto; il vescovo prescrisse tre giorni di preghiere e di digiuno, al terzo giorno l’arcangelo Michele si rivelò al vescovo, con l’invito di dedicare quella grotta al culto cristiano. Ma Lorenzo esitò e non diede esecuzione alla volontà di s. Michele, perché sulla montagna dove si trovava la grotta, era ancora molto vivo il culto pagano. Dopo due anni nel 492, Siponto era assediata dal re barbaro Odoacre, le forze cristiane erano ormai allo stremo, quando san Lorenzo Maiorano, riuscì ad ottenere dal re una tregua di tre giorni, che il vescovo ed i fedeli impiegarono più in preghiere e penitenze, che a ricostituire le forze per una battaglia già persa in partenza. In questo frangente l’Arcangelo ricomparve al vescovo, per dirgli che avrebbe dato il suo aiuto se i sipontini avessero attaccato il nemico. La promessa si realizzò e quando gli assedianti ripresero le ostilità, durante la battaglia scoppiò all’improvviso una tempesta di sabbia e grandine, che si rovesciò sui barbari, i quali spaventati si diedero alla fuga. la città fu salva ed il vescovo Lorenzo con tutta la popolazione, in processione salì sul Monte dell’Arcangelo per ringraziarlo, ma ancora una volta non osò entrare nella grotta. Questa sua incertezza lo spinse l’anno dopo a chiedere consiglio al papa Gelasio I, il quale gli ordinò di occupare quella grotta e di recarvisi con i vescovi di Puglia a consacrarla, dopo un triduo di digiuni. Ma l’Arcangelo Michele si manifestò per la terza volta all’indeciso vescovo, dicendogli che non era necessario consacrare la grotta, perché già consacrata con la sua presenza, quindi poteva entrare e innalzare preghiere e celebrare la Messa. Quando il vescovo Lorenzo entrò nella grotta, dice la leggenda, trovò un altare coperto di panno rosso, con sopra una croce di cristallo. Egli fece poi costruire all’entrata della grotta una chiesa, che dedicò a S. Michele il 29 settembre 493; da qui cominciò quel culto ininterrotto nei secoli, che ha visto giungere al Santuario e alla Sacra Grotta folle di pellegrini di ogni ceto, re e regine, futuri santi, papi a partire dallo stesso Gelasio I, tutti accomunati dal desiderio di visitare questa mistica grotta dove, secondo le parole dell’Arcangelo a san Lorenzo, “possono essere perdonati i peccati degli uomini”
(www.santiebeati.it).

Manfredonia è oggi un comune della provincia di Foggia, che deve il nome al fatto di esser stata fondata nel XIII da Manfredi di Sicilia, figlio dell’imperatore Federico II, in sostituzione dell’antica Siponto, presso il monte Gargano. Secondo la leggenda Siponto era stata fondata dall’eroe Diomede, ma in realtà esistente già in epoca dauna e neolitica. Dopo i greci venne conquistata dai Sanniti e poi da Alessandro I d’Epiro, zio di Alessandro Magno, nel 335 a.C. nel 189 a.C. divenne colonia romana e mantenendo sempre un ruolo di importante snodo commerciale e strategico.

Dal 465 divenne sede vescovile.

Fu a lungo contesa ai Bizantini dai Longobardi, che la distrussero nel VII secolo, durante il regno dell’imperatore Costante II. Ricostruita fu per un breve periodo assoggettata dai Saraveni, quindi nel X secolo divenne sede di una delle dodici contee normanne.

Tra il 1223 e il 1255 terremoti disastrosi e il bradisismo fecero cadere in rovina la città e impaludarono la zona; nel gennaio del 1256 il Principe di Taranto, Manfredi, giunto nella zona per una battuta di caccia sul Gargano, vide lo stato della città e decise di ricostruirla due miglia a settentrione, creando così uno dei più importanti centri di governo di tutto il Regno, e presidiare il territorio. Come auspicio le conferì il proprio nome e i lavori di progettazione vennero affidati a Marino Capece, che utilizzò i ruderi della città vecchia integrandoli con materiali importati dalla Schiavonia (dall’altra parte dell’Adriatico). Il 23 aprile 1256, memoria di San Giorgio, venne solennemente posata la prima pietra. La nuova città venne inaugurata nel 1264.

Durante il periodo angioino nel 1272 il papa Gregorio X visitò la città, che la nominò Sypontum Nova. Denominazione che non venne mai adottata.

La città fu capitale dell’Apulia fino al 1300, quando venne trasferito il titolo a San Severo, con la sede del Gran Giustiziere, ma restando un porto importante del Regno.


Nota di Massimo Ghirardi

Stemma Ridisegnato


Stemma Ufficiale


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Profilo araldico


“Campo di cielo al vescovo Lorenzo visto di profilo, con il viso di carnagione, il capo coperto dalla mitra d’argento, tenente con la mano destra non visibile il pastorale d’oro, posto in banda, il Vescovo vestito con l’ampia tunica di rosso, cavalcando il cavallo d’argento, imbrigliato di nero passante sul ponte di tre archi a tutto sesto, di rosso murato di nero, uscente dai fianchi e fondato sullo specchio d’acqua di azzurro, fluttuoso di argento, fondato in punta, caricato in punta dal drago di due zampe, di verde. Sotto lo scudo su lista bifida e svolazzante di azzurro, le lettere maiuscole S. P. Q S. d’oro”.

D.P.R. 8 maggio 1996

Colori dello scudo:
campo di cielo

Gonfalone ridisegnato


Gonfalone Ufficiale


Profilo Araldico


“Drappo di bianco bordato di azzurro…”

Legenda: Stemma, Gonfalone, Bandiera, Città, Sigillo, Altro,