Lugagnano Val d’Arda


Comune di Lugagnano Val d’Arda – (PC)

Informazioni

  • Codice Catastale: E726
  • Codice Istat:
  • CAP: 0
  • Numero abitanti: 4293
  • Altitudine: 0
  • Superficie: 0
  • Prefisso telefonico: 0
  • Distanza capoluogo: 0.0

Storia dello stemma e del comune

Secondo la tradizione i Romani ridenominarono un luogo di culto dei Galli Anani (che popolavano la Val d’Arda) LUCUS ANNEJANUS, cioè “bosco sacro ad Annejo” la principale divinità della tribù, mutato poi in LUCANIANUS, da cui deriva il nome dell’attuale capoluogo (che potrebbe però derivare anche dal fondo agricolo di tale Lucanio), che compare nei documenti nel 884 d.C. e che fu a lungo dipendenza della vicina abbazia del Santo Salvatore di Val Tolla fino al XV secolo. Fu poi infeudato dai Visconti di Milano ai Rossi di San Secondo, poi agli Sforza di Santa Fiora-Cesarini.

A lungo legato alla vicina Castell’Arquato, pervenne poi ai Barberini nel XVII secolo e quindi ai Farnese di Parma al quale rimase soggetto (lo Stato era formalmente composto da due Ducati: quello di Parma e quello di Piacenza, a quest’ultimo faceva riferimento LUCANIANO) tra alterne vicende fino all’Unità d’Italia.

Il centro più noto del territorio è la frazione di VELLEIA, dove nel 1747 venne rinvenuta casualmente la “Tabula Alimentaria di Traiano”. Conservata nel Museo Archeologico Nazionale di Parma è la più grande iscrizione d’epoca imperiale romana, misura: 1,38 m di altezza per 2,86 di larghezza.

Il Duca Filippo I di Borbone-Parma intraprese un’importante campagna di scavi che riportarono alla luce l’antica VELEJA, fiorente municipio romano ed uno dei principali punti di scambio commerciale della Pianura Padana nonché meta di villeggiatura per la presenza delle fonti termali.

Gli “Alimenta” erano una sorta di obbligazioni pubbliche istituite dall’imperatore Traiano, “consisteva in un prestito ipotecario concesso ai proprietari terrieri obligatio praedorium i cui interessi erano devoluti al mantenimento di fanciulli indigenti, con l’intento duplice di incrementare le attività agrarie e sostenere le famiglie povere per contrastare lo spopolamento delle campagne” (Wikipedia).

La descrizione, accurata e regolare riportata su sei colonne, delle obbligazioni comprende: il nome del proprietario del fondo, il nome dell’intermediario incaricato della descrizione, la stima del valore delle proprietà, la somma corrisposta, il nome della proprietà e di due confinanti, l’uso del suolo, la collocazione nel pagus e in alcuni casi nel vicus”. Una grande mole di dati che offre ai ricercatori uno spaccato dell’organizzazione agricola del territorio nel II secolo d.C e preziose indicazioni toponomastiche.

Il Comune di LUGAGNANO (che ha assunto il determinate VAL D’ARDA nel 1862) alza uno stemma concesso dal Presidente della Repubblica con Decreto del 2 ottobre 1974, così blasonato: “Partito: nel PRIMO d’azzurro al leone d’oro, armato e lampassato di rosso, impugnante con le branche un ramo di mela cotogna al naturale fruttato di tre d’oro; nel SECONDO cotissato d’oro e di rosso di dodici pezzi”.

Nello stemma si riconoscono gli emblemi dei principali feudatari dell’epoca medioevale: gli Sforza di Santa Fiora, creati signori di Castell’Arquato dal Duca di Milano e i Gandolfi (nel cui palazzo ha oggi sede il Municipio).
Le mela cotogna dell’arme Sforza, ricorda come questa famiglia, discendente dal capitano di ventura Muzio di Attendolo detto “lo Sforza”, fosse originaria di Cotignola (vedi), oggi in provincia di Ravenna.
La “cotissa” è una banda diminuita in spessore: “cotissato” significa che il campo è coperto con un numero pari di cotisse (in questo caso 12: 6 d’oro e 6 di rosso).

Nota di Massimo Ghirardi e Alessandro Neri

Bibliografia:

AA.VV. ARMOIRIES DES VILLES sous le Premier Empire et la Restauration. Somogy-Archives Nationales. Paris 2010.
AA.VV. DIZIONARIO DI TOPONOMASTICA Storia e significato dei nomi geografici italiani. UTET, Torino 1997.
AA.VV. STEMMI delle Province e dei Comuni dell’ Emilia Romagna, a cura del Consiglio Regionale dell’Emilia Romagna. Editrice Compositori, Bologna 2003.
Cafferini (Leonardo). PIACENZA E LA SUA PROVINCIA. Guida turistica. Provincia di Piacenza, 2005.
Casanova (Maria Letizia, a cura di). MUSEO ITALIA. Vol. 4 Emilia-Romagna. Curcio, Roma 1984.

Stemma Ridisegnato


Stemma Ufficiale


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Profilo araldico


“Partito: nel 1° d’azzurro al leone d’oro, armato e lampassato di rosso, impugnante con le branche un ramo di mela cotogna al naturale fruttato di tre d’oro; nel 2° cotissato d’oro e di rosso di dodici pezzi”.

D.P.R. 1 ottobre 1974

Colori dello scudo:
azzurro, oro, rosso
Partizioni:
partito

Gonfalone ridisegnato


Gonfalone Ufficiale


Profilo Araldico


“Drappo partito di rosso e di azzurro…”

Legenda: Stemma, Gonfalone, Bandiera, Città, Sigillo, Altro,