Lagonegro


Comune di Lagonegro – (PZ)

Informazioni

  • Codice Catastale: E409
  • Codice Istat:
  • CAP: 0
  • Numero abitanti: 5802
  • Altitudine: 0
  • Superficie: 0
  • Prefisso telefonico: 0
  • Distanza capoluogo: 0.0

Storia dello stemma e del comune

In una zona ricca di sorgenti e costellata di piccoli laghi, sorse Vicus Mendicoleius, che alcuni vorrebbero erede dell’antica città lucana di Nerulum. Ebbe il suo sviluppo in centro urbano grazie all’erezione di un eremo di monaci predicatori basiliani nell’VIII secolo provenienti dalla penisola balcanica che eressero il convento di San Filippo, successivamente passato dai benedettini che ne cambiarono il nome in Santa Maria degli Angeli.

Il primitivo Lacus Neruli compare in questo periodo, e verrà mutato nel 1463 in Lacus Liber, per testimoniare “con giusto orgoglio di città franca di dominio feudale”. Il nome però non entrò nell’uso e quello precedente, forse determinato da una profonda fossa formata dal torrente Tanagro, (noto anche come Negro), avrebbe dato origine all’attuale toponimo di Lagonegro.

Nel IX-X secolo il centro viene circondato da mura e torri (delle quali restano ancora tracce). Di queste opere è nota la porta di ingresso al borgo denominata “Porta di Ferro”, rimaneggiata nel 1551,  al di sopra dell’arco d’ingresso c’è lo stemma antico della città con la figura di San Michele che atterra il drago.

Dal 968 il territorio entrò a far parte del Thema bizantino della Lucania, mentre più tardi entrò a far parte della Contea di Laurìa, dal 1463 assegnata al conte Vinceslao Sanseverino.

Con diploma dell’11 agosto 1498 re Federico d’Aragona tolse Lagonegro ai Sanseverino e la donò a Gaspare Saragusio, in seguito passò di mano in mano di diversi signori: Vincenzo Caraffa, Giacomo Cossa e di nuovo ai Carafa, finché nel 1551 i cittadini acquistarono i diritti sulla città, diventando così “città demaniale” e soggetta solo al re di Napoli.

Con D.P.R. 22 aprile 1958 ha avuto concessione del titolo di città

Il primo stemma che troviamo e quindi quello con la figura di San Michele e il drago, raffigurato sulla Porta di ferro; in seguito venne aggiunto san Nicola di Bari, infatti secondo il Lacava: «Lo stemma è diviso in due campi; in uno un vescovo con mitra sul capo, con un pastorale nella destra e nella sinistra un libro; e nell’altro l’Arcangelo Michele in atto di fugare il demonio. Ha il motto: Lacus Dei Gratia liber et regius. Vescovo con sacri paludamenti su fondo argenteo, S. Michele da celeste guerriero su fondo azzurro, Demone colori convenzionali (Dal Grande Archivio). Lo scudo è sormontato da corona marchesale», mentre secondo il Gattini: «Arma antica: d’azzurro all’arcangelo S. Michele da celeste guerriero in atto di fugare con la spada il demonio, il tutto al naturale; ­– moderna: d’oro all’Arcivescovo di Mira, S. Nicola di Bari, con sacri paramenti, avente nella destra il pastorale, e nella sinistra il libro con su tre pomi, anche al naturale. Sono i SS. patroni sostituiti l’uno all’altro tanto nella parrocchia quanto nell’arma; ma trovasi anche uniti nello scudo partito come al G. A. col motto: «Lagus Dei gratia liber e regius»», e uniti li troviamo nel disegno presente nell’opera del Gattini con il vescovo posto nel capo e nel resto dello scudo san Michele Arcangelo che vince il demonio. Nel 1893 il Consiglio Comunale – probabilmente influenzato dall’anticlericalismo, allora vigente anche a livello governativo, e che portò alla sostituzione di vari stemmi civici di argomento religioso –  adottò un emblema differente, con la figura dello smergo sorante dalle acque e mirante una stella, ritenuto, non sappiamo su quali basi, lo stemma “antico” della città, esso è accompagnato dal motto: Immersus emergo; l’insieme vuole forse simboleggiare «… l’amor di libertà che sempre risorge anche se oppresso»[1].

È gemellata con la città argentina di Chacabuco.

Nota di Massimo Ghirardi e Giovanni Giovinazzo

Bibliografia:

  • AA.VV., Dizionario di Toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, UTET, Torino 1997, p. 400.
  • AA.VV., Guida d’Italia del Touring Club italiano. Basilicata Calabria, Centro Grafico Ambrosiano San Donato Milanese, Milano 1999, pp. 278-9, consultato il 1º marzo 2018
  • G. Gattini, Delle armi de’ Comuni della provincia di Basalicata, Arnoldo Forni editore, Sala Bolognese 1918 (rist. dell’ediz. di Matera 1910), pp. 33-4
  • M. Lacava, Gli stemmi della Provincia e Comuni di Basilicata, Tipografia dell’Economia e del Lavoro, Potenza 1884, p. 16-7
  • M. Mango, Il Castello di Lagonegro, in «La Basilicata nel mondo», a. II, n. 7, novembre-dicembre 1925, F. Giannini e figli, 1925, p. 383-6, consultato il 1º marzo 2018

[1] M. Mango, cit., p. 386

Stemma Ridisegnato


Disegnato da: Massimo Ghirardi

Stemma Ufficiale


Logo


Altre immagini




Profilo araldico


“Smergo sorante dalle acque e mirante una stella, accompagnato dal motto: Immersus emergo”

Colori dello scudo:
azzurro, campo di cielo
Partizioni:
troncato

Gonfalone ridisegnato


Fonte: Giovanni Giovinazzo

Disegnato da: Bruno Fracasso

Gonfalone Ufficiale


Altre immagini



Profilo Araldico


“Drappo di azzurro allo stemma inscritto in uno scudo sannitico rosso…”

Colori del gonfalone: azzurro

Legenda: Stemma, Gonfalone, Bandiera, Città, Sigillo, Altro,

    • Decreto del Presidente della Repubblica (DPR) di concessione – 22/04/1958