Gragnano


Comune di Gragnano – (NA)

Informazioni

  • Codice Catastale: E131
  • Codice Istat:
  • CAP: 0
  • Numero abitanti: 29719
  • Altitudine: 0
  • Superficie: 0
  • Prefisso telefonico: 0
  • Distanza capoluogo: 0.0

Storia dello stemma e del comune

Gragnano è attestato come Granianus nel Catalogus Baronum (1150-1168) ed è chiaramente derivato dal personale della gens Grania, come “Granianus Fundus” (come indica il suffisso “-anus”) ossia un fondo agricolo alle pendici dei Monti Lattari di proprietà di un personaggio di quella stirpe, che sostituì un precedente centro osco risalente al I secolo a.C.

 

Si sviluppò probabilmente intorno all’89 a.C. con l’insediamento di popolazioni profughe dalla vicina Stabia, distrutta dalle armate di Lucio Silla, il quale edificò nelle vicinanze anche un “oppidum”, che diverrà l’“Oppudum Sillanum” dal quale derivò l’attuale Sigliano. L’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. spinse un altro numeroso gruppo di stabiesi ed ercolanesi a trasferirsi nella zona.

 

Fino al 1137 rimase fedele ad Amalfi, che la inserì nel sistema difensivo della Repubblica Marinara con i vicini castelli di Lettere, Pino, Pimonte e la torre di Massi (Aurano).

 

Nel 1131 venne conquistata dai normanni che la compresero nel ducato di Napoli. Si vuole che i primi pastifici che faranno di Gragnano “la Città della pasta” siano sorti durante il regno di Guglielmo II.

 

Nel 1647 partecipò alla rivolta di Masaniello, che provocò violente rappresaglie da parte degli spagnoli; durante l’occupazione francese del 1799 restò fedele al governo borbonico, ma presto sorsero sette segrete repubblicane sottoposte dal re ai numerosi processi del 1848. Il forte terremoto del 1805 fece danni alla città ma non terrificanti come in altri numerosi centri vicini.

 

Nel 1861 passò al Regno d’Italia.

 

Nel 1980 la frazione di Santa Maria la Carità divenne comune autonomo.

 

La locale produzione di pasta risale con certezza al XVI secolo, quando compaiono i primi pastifici artigianali, che dal XVII secolo soppiantarono la tradizionale produzione di tessuti, la qualità era favorita dalle particolari condizioni climatiche caratterizzate da una leggera aria umida che permetteva la lenta essiccazione dei maccaroni all’aperto, e la qualità dell’acqua sorgiva che alimentava anche i numerosi i mulini (oltre una trentina, che dettero il nome alla “Valle dei Mulini”). Il comune approvò un vincolo urbanistico che impediva di costruire edifici troppo alti per non impedire la circolazione dell’aria.

Nel XIX secolo sorsero i grandi pastifici a conduzione familiare e con l’Unità d’Italia, la produzione aumentò per soddisfare i nuovi mercati del Nord: il 12 maggio 1885 venne inaugurato il terminale della ferrovia, alla presenza di re Umberto I, che permetteva di esportare la pasta di Gragnano verso Napoli, dando alla cittadina fama mondiale (la linea è oggi “temporaneamente” sospesa). Nel 2013 la “Pasta di Gragnano” ha ottenuto l’Indicazione Geografica Protetta (IGP).

 

Lo stemma in uso si può blasonare come: “partito: nel primo, campo di cielo con torre accostata ad un cipresso, a sua volta terrazzato su una campagna di verde, il tutto al naturale; nel secondo, di rosso alla mano destra vestita dal polsino, impugnante un mazzo di cinque spighe di grano e pasta lunga, il tutto al naturale”. Lo stemma è normalmente circondato da due rami di vite fruttiferi annodati da un nastrino azzurro e timbrato da una corona aurea a sette punte visibili.

Quello ufficialmente concesso, con Decreto del Capo del Governo del 1° febbraio 1936 invece, portava questo blasone:“Partito: al primo, campo di cielo, al castello, accostato da un cipresso, terrazzato su una campagna di verde, il tutto al naturale; al secondo, di rosso al destrocherio di carnagione vestito di bianco, impugnante cinque spighe di grano. [Capo del Littorio] Ornamenti esteriori da Comune”.

 

La seconda parte dello stemma è quello più antico: un semplice mannello di cinque spighe di grano d’oro legate con un nastro e impugnato rappresenta la città di Gragnano dal XVI secolo: un bell’esempio è stato riscoperto durante i restauri della cappella della Madonna delle Grazie.

 

Il serto di pampini e grappoli d’uva ricorda che la città è anche una rinomata “città del vino”, il più conosciuto è senz’altro il rosso Gragnano Extra DOC.

 

Nota di Massimo Ghirardi

Si ringrazia Giancarlo Scarpitta per la preziosa collaborazione.

 

 

Bibliografia:

 

AA.VV. DIZIONARIO DI TOPONOMASTICA. Storia e significato dei nomi geografici italiani. UTET. Torino 1997, p.369.

 

Comune di Gragnano (Provincia di Napoli). STATUTO COMUNALE. Approvato con delibera C.C. n. 45 del 15.7.2015. art. 7.

 

Bocelli S. (a cura di). LA VITE E IL VINO NELL’ARALDICA CIVICA ITALIANA. Giampiero Pagnini Editore, Firenze 1995.

Stemma Ridisegnato


Disegnato da: Massimo Ghirardi

Reperito da: Anna Bertola

Stemma Ufficiale


Logo


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Profilo araldico


“Partito: al primo, campo di cielo, al castello, accostato da un cipresso, terrazzato su una campagna di verde, il tutto al naturale; al secondo, di rosso al destrocherio di carnagione vestito di bianco, impugnante cinque spighe di grano. [Capo del Littorio] Ornamenti esteriori da Comune”.

Colori dello scudo:
campo di cielo, rosso
Partizioni:
partito
Oggetti dello stemma:
campagna, castello, cipresso, destrocherio, mazzo, spighe di grano
Attributi araldici:
accostato, impugnante, terrazzato, vestito

Gonfalone ridisegnato


Disegnato da: Bruno Fracasso

Gonfalone Ufficiale


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Profilo Araldico


“Drappo di rosso…”

Colori del gonfalone: rosso
Profilo Araldico

“Drappo tagliato di giallo e di azzurro caricato dello stemma comunale con la scritta sottostante ‘Comune di Gragnano'”

bandiera ridisegnata

Disegnato da: Bruno Fracasso

bandiera Ufficiale
no bandiera
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Legenda: Stemma, Gonfalone, Bandiera, Città, Sigillo, Altro,

    • Decreto del Capo del Governo (DCG) di riconoscimento – 01/02/1936