Gonnesa


Comune di Gonnesa – (SU)

Informazioni

  • Codice Catastale: E086
  • Codice Istat:
  • CAP: 0
  • Numero abitanti: 5161
  • Altitudine: 0
  • Superficie: 0
  • Prefisso telefonico: 0
  • Distanza capoluogo: 0.0

Storia dello stemma e del comune

L’area, proprio in ragione delle sue ricchezze minerarie, fu abitata e sfruttata sia nell’epoca nuragica sia in quelle Fenicia, Punica e Romana.

 

Nel medioevo l’abitato assunse i nomi di Conesium e Conesa o Conesi, ed aveva un carattere prevalentemente rurale.

Fino 1257, appartenne al Giudicato di Cagliari, nella curatoria del Cixerri.

 

Passò, prima, sotto la dominazione della famiglia Donoratico, poi, sotto quella dei Pisani e a quella degli Aragonesi. Il feudo fu poi ottenuto dai della Gherardesca e successivamente al Regno di Sardegna.

 

Il centro fu quindi sotto la tutela amministrativa di Iglesias e poi, dal 1421, fu feudo dei Gessa.

Con il tempo il paese era stato progressivamente abbandonato e ai primi decenni del XV secolo risulta essere spopolato.

 

Nel suo territorio vi si crearono diversi “Furriadroxius“, dei piccoli centri di case coloniche costruite nelle campagne dove vi abitavano poche famiglie dedite alla pastorizia e all’agricoltura.

 

Il 25 Maggio 1774, con atto pubblico di conversione e capitolazione di vassallaggio, Don Gavino Asquer Amat, Visconte di Fluminimaggiore e Gessa, con quindici nuovi vassalli ripopola il villaggio.

 

Nel corso della seconda metà del XIX secolo, grazie alla ripresa dell’attività mineraria, il territorio fu interessato da una notevole crescita demografica.

 

Il 20,21,22 Maggio 1906, Gonnesa fu teatro di una rivolta di popolo che si estese all’intero bacino minerario, per rivendicare maggiore dignità nel lavoro e più umane condizioni di vita. La ribellione fu duramente repressa dalle forze dell’ordine. I morti furono 3 (Federica Pilloni, Giovanni Pili e Angelo Puddu), 17 i feriti, 270 gli arresti.

La stampa nazionale dette grande risalto all’avvenimento ed il Parlamento Italiano istituì con Legge n. 393 del 29.7.1906 una commissione parlamentare di inchiesta.

 

Accorpato a Carbonia nel 1940, il comune riacquisì la propria autonomia nel 1945.

 

Lo stemma comunale ricorda la grande importanza dell’industria mineraria e del suo territorio per l’economia locale. Lo stemma, concesso con Dpr del 26 gennaio 1986, è sommariamente, ma abbastanza fedelmente, descritto nello statuto comunale che riporta: “Tagliato trasversalmente da una sbarra rossa contenente una stella d’oro di cinque raggi; nella prima parte del fianco destro della sbarra vi è una montagna al naturale di colore verde, nella seconda a sinistra della sbarra il maglio, il piccone, il badile con la lampada da minatore appesa al manico, i pezzi sono incrociati e legati di rosso”.

Il gonfalone comunale riprende il colore della sbarra.

 

 

Nota di Bruno Fracasso

liberamente tratta dal sito comunale

Stemma Ridisegnato


Reperito da: Anna Bertola

Disegnato da: Massimo Ghirardi

Stemma Ufficiale


Logo


Altre immagini


Nessun'altra immagine presente nel database

Profilo araldico


Tagliato trasversalmente da una sbarra rossa contenente una stella d’oro di cinque raggi; nella prima parte del fianco destro della sbarra vi è una montagna al naturale di colore verde, nella seconda a sinistra della sbarra il maglio, il piccone, il badile con la lampada da minatore appesa al manico, i pezzi sono incrociati e legati di rosso.

Dallo statuto comunale.

Colori dello scudo:
azzurro
Partizioni:
tagliato

Gonfalone ridisegnato


Disegnato da: Bruno Fracasso

Gonfalone Ufficiale


Altre immagini


Nessun'altra immagine presente nel database

Profilo Araldico


“Drappo di rosso…”

Colori del gonfalone: rosso

Legenda: Stemma, Gonfalone, Bandiera, Città, Sigillo, Altro,

    • Decreto del Presidente della Repubblica (DPR) di concessione – 26/01/1986