Giano dell’Umbria


Comune di Giano dell’Umbria – (PG)

Informazioni

  • Codice Catastale: E012
  • Codice Istat:
  • CAP: 0
  • Numero abitanti: 3826
  • Altitudine: 0
  • Superficie: 0
  • Prefisso telefonico: 0
  • Distanza capoluogo: 0.0

Storia dello stemma e del comune

Il castello di Giano, superstite di pagi umbri, etruschi e romani, trae probabilmente il suo nome dall’omonima divinità pagana romana: Janus. Il primo documento scritto che testimonia l’esistenza del luogo risale al tempo di Desiderio, re dei Longobardi: si tratta di un Placito (760) riguardante la definizione dei confini fra Spoleto e Todi in cui si legge in loco qui nominatur Jane; nella Passio di S. Felice del IX-X secolo, invece, è nominato Castricianum (Castrum Iani).

Del periodo romano resta il ricordo dell’importante distrutta necropoli di Montecerreto. Certamente non risparmiato dalle invasioni dei Goti, Bizantini e Longobardi, il feudo di Giano fece parte della piccola provintiola denominata Normadia o Normannia; soggetto talora alla Chiesa talora all’Imperatore, verso la fine del XII secolo passò nelle mani di una locale famiglia feudataria: i Nobili Signori di Giano che, almeno fino ai primi anni del successivo secolo, sottomisero anche i castelli di Castagnola e Montecchio.

Concesso nel 1247 dal cardinale Legato Raniero Capocci al Comune di Spoleto il castello, verso l’anno 1250, si eresse a Comune rurale; i rettori del Ducato di Spoleto Guglielmo Visconti (1274) e Giovanni De Moralis (1281) avanzarono serie pretese sul luogo, ma il Comune di Spoleto riuscì a mantenervi il dominio. Sottoposto agli Atti di Todi (1383), ai Trinci di Foligno fino al 1439, a Matteo Fieschi conte di Lavagna (1455), ancora a Spoleto (1478), poi a Maurizio Cibo (1489-90), a Severo Minervio (1514) quindi a Lorenzo Cibo che nel 1529 lo alienò al Comune di Spoleto; tuttavia i Gianesi, nel 1532, si ribellarono apertamente contro lo stesso: i fautori della rivolta, trasferiti in città, furono impiccati sulle finestre del Palazzo del popolo.

Durante la Repubblica (1798) ed Impero francese (1810-14) il castello fu eretto a Libero comune con giurisdizione su Montecchio, Castagnola, Morcicchia, Moriano e Colle del Marchese; tale grado, ad esclusione di Colle del Marchese, gli fu riconosciuto con la Riforma amministrativa dello Stato pontificio (Motu Proprio di Pio VII del 6 luglio 1816) e nel 1860 con l’avvento dell’Unità d’Italia. Nel 1927 il Comune di Giano, unitamente ad altri limitrofi, fu aggregato a quello di Spoleto, ma nel 1930 riconquistò la sua indipendenza giurisdizionale.

Munito di due cerchia di mura e relativo ampliamento verso nord, rispettivamente del XIII, XIV e XV secolo, con le rispettive porte di accesso (Spoleto, Superiore, Inferiore), il nucleo conserva ancora il tipico aspetto medievale. Ubicati al vertice del rilievo su cui poggia l’insediamento sono i principali luoghi della vita amministrativa e religiosa: Palazzo municipale (XII-XIII sec.), Chiesa parrocchiale di S. Michele Arcangelo (XIII sec.), della Madonna delle Grazie (nucleo antico XIII sec., rifacimento 1790) e gli ex oratori delle compagnie del SS.mo Sacramento e della Misericordia. Sempre nella Piazza municipale è l’antica cisterna della publica aqua, ed il Monumento ai caduti nelle due guerre mondiali.

Fra la prima e la seconda cerchia di mura erano ubicati il Reclusorio delle Agostiniane, l’Ospedale dei pellegrini e la diruta Chiesa di S. Biagio, quindi l’esistente ex Casa delle Adoratrici del Preziosissimo Sangue. Fuori la cinta difensiva, invece, sono le chiese di S. Biagio (1680), di S. Francesco (XIII sec.), con annesso ex convento dei Francescani, e quella dissacrata dell’Annunziata.

Tratto dal sito Istituzionale del Comune

Stemma Ridisegnato


Fonte: Archivio Centrale dello Stato

Disegnato da: Massimo Ghirardi

Stemma Ufficiale


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Profilo araldico


“Di cielo, alla torre di argento, sostenuta dalla crepidine d’oro, murate entrambe di nero, la torre merlata alla ghibellina di tre, munita di porta con arco gotico, di argento, i due battenti, di verde, il battente a destra socchiuso, lo spiraglio di nero. Sotto lo scudo, su lista bifida e svolazzante di cielo, il motto, in lettere maiuscole di nero, SICUT NOVELLAE OLIVARUM. Ornamenti esteriori da Comune”.

D.P.R. 8 giugno 2007

Colori dello scudo:
campo di cielo

Gonfalone ridisegnato


Gonfalone Ufficiale


Profilo Araldico


“Drappo di bianco alla bordura di azzurro…”

Legenda: Stemma, Gonfalone, Bandiera, Città, Sigillo, Altro,