Fenestrelle


Comune di Fenestrelle – (TO)

Informazioni

  • Codice Catastale: D532
  • Codice Istat:
  • CAP: 10060
  • Numero abitanti: 571
  • Nome abitanti: fenestrellesi
  • Altitudine: 1154
  • Superficie: 1154
  • Prefisso telefonico: 0
  • Distanza capoluogo: 71.0

Storia dello stemma e del comune

Fenestrelle (Finistrelas o Fënetrèlla in occitano) deriva probabilmente il suo nome dal latino Finis Terrae Cotii (“Confine della terra di Cozio”), trovandosi all’estremo confine orientale del territorio dei Cozii (dai quali deriva anche la denominazione di questo tratto alpino), popolazione di origine celto-ligure alleata di Roma, anche se, localmente, si sostiene che derivi dalle ridotte dimensioni delle finestre delle case poiché su di esse anticamente gravava una tassa.

Il suo aspetto è pressoché lo stesso descritto da Edmondo de Amicis nel XIX secolo: “Ha l’aria di un villaggio olandese, tanto è dipinta gaiamente da ogni parte. Da ogni davanzale sporgon dei fiori, e muri, terrazzi, imposte, contorni di finestre, battenti di porte, tutto è tinto di colori vistosi e freschi, come se là pure, come in Olanda, cercassero di consolarsi dalla tristezza del clima con le allegrie del pennello … Tutta la città è curiosa a quel modo, variopinta e gaia a primo aspetto; ma come ristretta in sé, per tenersi calda, e aduggita, impaurita quasi dai monti altissimi che la dominano d’ogni lato.” (Edmondo De Amicis, 1884)

Al tempo dei Romani era un importante presidio militare che controllava la comunicazione tra la Gallia Cisalpina e quella Transalpina. Nel corso della sua storia fece parte per alcuni secoli del Marchesato di Susa, poi della Contea di Torino, quindi fu possesso degli abati di Pinerolo, e successivamente fu aggregata al Delfinato (Dauphiné), poi del Regno di Francia. Fu ospitale verso la comunità dei Valdesi (la borgata di Puy fu abitata esclusivamente da evangelici di quella religione).

Luigi XIV vi costruì il Forte Mutin e, per ripristinare la religione cattolica (contro i Valdesi), istituì un convento di Gesuiti, nel 1659, del quale rimane ancora il campanile ottagonale. Quando, nel 1713, l’alta Val Chisone divenne definitivamente possesso dei Savoia con il Trattato di Utrecht e fu forzatamente ricattolicizzata, Fenestrelle ne divenne il capoluogo.

Il 1 gennaio 1928 il piccolo comune di Mentoulles fu soppresso dal governo fascista e il suo territorio, compresa la borgata di Chambons, venne aggregato a quello di Fenestrelle. Anche il Comune di Usseaux venne annesso in quel periodo a Fenestrelle, ma, nel 1948, riottenne la sua autonomia.

La notorietà del piccolo centro ai piedi del monte Pinaia, è però legata principalmente all’imponente Forte S. Carlo voluto da Vittorio Amedeo II per cautelarsi contro la minaccia francese, le imponenti opere di fortificazione si devono ad Alessandro Vittorio Papacino. Anche per questo riprendiamo le parole di De Amicis:

Uno dei più straordinari edifizi che possa aver mai immaginato un pittore di paesaggi fantastici: una sorta di gradinata titanica, come una cascata enorme di muraglie a scaglioni, un ammasso gigantesco e triste di costruzioni, che offriva non so che aspetto misto di sacro e di barbarico, come una necropoli guerresca o una rocca mostruosa, innalzata per arrestare un’invasione di popoli, o per contener col terrore milioni di ribelli. Una cosa strana, grande, bella davvero. Era la fortezza di Fenestrelle”. (Alle porte d’Italia – E. De Amicis).

Il complesso è costituito in realtà da una serie di 3 forti e 7 ridotte, ciascuno dei quali realizzato in modo d’esser indipendente in caso di guerra. Le varie parti sono collegate fra loro da: strade, scale esterne e dall’eccezionale scala interna coperta, detta “scala regia”, che sviluppa 3996 gradini consecutivi.

A partire dall’ultimo decennio del Settecento fino al periodo fascista, venne utilizzato non solo come piazzaforte, ma anche come carcere politico per oppositori politici, sia laici che religiosi, accusati di brigantaggio, militari agli arresti o prigionieri di guerra.

Dal 1984 sono iniziate opere di restauro ed al suo interno vengono realizzate visite guidate di carattere storico divulgativo. Ogni anno vengono organizzati numerosi e vari eventi: rappresentazioni teatrali, culturali, mostre fotografiche o artistiche, concerti musicali.

Lo stemma del Comune è stato formalmente concesso con D.P.R. del 28 gennaio 2004 assieme al gonfalone (drappo di verde), dove si blasona: “Campo di cielo, alla torre di due palchi, di argento, murata di nero, merlata alla ghibellina, il palco superiore di cinque, il palco inferiore di dieci, chiusa di nero, finestrata dello stesso nel palco superiore, esso palco cimato dalla bandiera nazionale sventolante a sinistra, astata di nero, la torre unita a due montagne di verde, una e una, uscenti dai fianchi, torre e montagne fondate sulla campagna diminuita, di argento, murata di nero. Sotto lo scudo, su lista bifida e svolazzante di cielo, il motto, in lettere maiuscole di argento, IN MONTIBUS FORTITUDO” ed è pressoché identico a quello in uso precedentemente (che aveva, in più, un ponte levatoio aperto su un fossato e due pini ai fianchi). Il motto si può tradurre con “Nei monti la mia forza”.

Nota di Massimo Ghirardi e Bruno Fracasso

Stemma Ridisegnato


Fonte: Giovanni Giovinazzo

Disegnato da: Massimo Ghirardi

Stemma Ufficiale


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Profilo araldico


“Campo di cielo, alla torre di due palchi, di argento, murata dii nero, merlata alla ghibellina, il palco superiore di cinque, il palco inferiore di dieci, chiusa di nero, finestrata dello stesso nel palco superiore, esso palco cimato dalla bandiera nazionale sventolante a sinistra, astata di nero, la torre unita a due montagne di verde, una e una, uscenti dai fianchi, torre e montagne fondate sulla campagna diminuita, di argento, murata di nero. Sotto lo scudo, su lista bifida e svolazzante di cielo, il motto, in lettere maiuscole di argento, IN MONTIBUS FORTITUDO. Ornamenti esteriori da Comune”.

Colori dello scudo:
campo di cielo
Oggetti dello stemma:
bandiera, campagna diminuita, montagna, palco, torre
Attributi araldici:
a sinistra, astato, chiuso, cimato, finestrato, fondato, inferiore, merlato alla ghibellina, murato, nazionale, superiore, sventolante, unito, uno e uno, uscente dal fianco

Gonfalone ridisegnato


Disegnato da: Bruno Fracasso

Fonte: Giovanni Giovinazzo

Gonfalone Ufficiale


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Profilo Araldico


“Drappo di verde, riccamente ornato di ricami d’argento…”.

Blasonature reperite da Claudio Richiardone

Colori del gonfalone: verde

Legenda: Stemma, Gonfalone, Bandiera, Città, Sigillo, Altro,

    • Decreto del Presidente della Repubblica (DPR) di concessione – 28/01/2004