Dizzasco


Comune di Dizzasco – (CO)

Informazioni

  • Codice Catastale: D310
  • Codice Istat:
  • CAP: 22020
  • Numero abitanti: 578
  • Nome abitanti: Dizzaschesi
  • Altitudine: 506
  • Superficie: 506
  • Prefisso telefonico: 0
  • Distanza capoluogo: 23.0

Storia dello stemma e del comune

Dizzasco è il primo paese che si incontra salendo da Argegno, immettendosi all’interno della Valle Intelvi.
La Valle d’Intelvi, compatto territorio montano delimitato dal Monte Galbiga ad oriente e dal Monte Generoso ad Ovest, rientra nella Comunità Montana Lario Intelvese.
Per la sua bellissima posizione tra i laghi di Lugano, a Nord e di Como, a Sud, la Valle è sempre stata meta di turismo. Il suo nome trae origine dai due fiumi che la percorrono e che prendono lo stesso nome, il Telo, inter teluis, ma alcuni vorrebbero farlo risalire proprio alla sua posizione tra i due
laghi, inter lacus.
La Valle corre longitudinalmente tra le catene montuose, lungo i pendii delle quali si trovano i paesi. Il primo tronco della Valle, quello lariano, si innalza poco sopra Argegno e si conclude a San Fedele, il secondo, il versante del Ceresio, passa da Lanzo fino ad Osteno. Il crinale del Generoso,
a livello di un’incisione presso la Val Mara, sul versante svizzero, offre un altro accesso che arriva
direttamente a Lanzo.
La sua occupazione risale alla preistoria. Famosi sono i ritrovamenti nel castelliere del Monte Caslè e di Orimento, proprio sopra San Fedele e le tombe etrusche trovate lungo la strada che porta a Scaria.
Anticamente fece parte del Contado del Seprio, alleata con Como durante le guerre intercomunali, passò in feudo ai Visconti a partire dal Trecento, in seguito ai Rusconi e, dopo una parentesi cruenta per le razzie del Medeghino, ai Marliani e ai Riva Andreotti.
La fama degli intelvesi è legata al campo dell’edilizia, soprattutto all’abilità nel taglio e nella scultura della pietra, nella decorazione a stucco, a fresco, a scagliola, che li distinse dal Medioevo a tutto il ‘700 ed oltre: emigravano da primavera ad autunno e tornavano fra i loro monti
d’inverno. La loro fama si ricollega direttamente a quella dei Maestri Comacini. Questi capimastri, lavoranti, artigiani ed artisti, si chiamarono Magistri Antelami, dal nome antico della valle, cui appartenne lo scultore di età romanica, Benedetto Antelami. La loro diffusione, prima limitata
all’Italia Settentrionale, si propagò poi nella Francia Meridionale, in Germania, nel Medio Oriente, assimilando e interpretando le più varie influenze stilistiche.
Con l’età moderna questi Maestri, chiamati intelvesi, raggiunsero il Regno di Napoli, la Spagna, l’Austria, la Russia: i loro secoli d’oro furono il ‘600 e il ‘700.
Il piccolo paese è formato da due frazioni principali, Muronico, la più grossa e Dizzasco.
Muronico sembrerebbe, secondo l’Olivieri nel suo Dizionario di Toponomastica, derivare il suo nome dalla voce lombarda moròn, gelso. La chiesa di San Sisinio si affaccia sul Lario sopra i primi tornanti della strada che conduce ai nuclei di Rovasco e Biazzeno. In località Cavrano, in una strettoia della provinciale, uno sperone roccioso reca murata una lapide che ricorda come in quel punto il 26 ottobre 1848 un gruppo di valligiani contrastò e mise in fuga cinque compagnie del reggimento austriaco Latour, che risaliva la valle per fare rappresaglie in risposta ad un attacco valligiano contro la gendarmeria di Argegno.
La parrocchiale di Muronico di origine molto antica ma rimaneggiata in epoca Barocca, è arricchita da un narcete. Nel suo interno sono presenti un tabernacolo marmoreo rinascimentale, un confessionale ligneo del XVIII secolo, affreschi, stucchi, tele ad olio e paliotti in scagliola policroma.
L’oratorio di San Carlo, situato presso i ruderi di un antico convento, del quale rimane un portale romanico.
A Dizzasco, che deriverebbe da un nome proprio, la parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo, di origine romanica, con abside secentesca e campanile sopraelevato nell’Ottocento, conserva stucchi e affreschi dei secoli XVII-XVII.
Nell’Oratorio dei Confratelli si trova un altare ligneo intarsiato nel Seicento e una pala di Antonio Ferretti del Settecento, oltre a una tela che rappresenta la Fuga in Egitto, del pittore locale Baldassarre Longoni.
La conca sottostante il paese, attraversata dal torrente Telo, per la sua facilità di accesso costituiva un tempo un’importante via di comunicazione tra i due versanti della valle. La via antica che univa Dizzasco a Cerano con un bel ponte a “schiena d’asino” (di probabile origine medievale), era anche un’importante “traversale” di comunicazione con la pianura attraverso la valle di Muggio. Viene chiamata la Valle dei Mulini perché si erano insediati in passato diversi
opifici azionati dalla forza idraulica. Vi rimangono oggi una fucina e un mulino abbastanza integri.
A Biazzeno, località che forse ha anticipato la nascita del paese di Dizzasco, nella piazzetta storica, vicino al lavatoio, ancora è visibile il pesantissimo manufatto granitico lavorato a mano dagli scalpellini, che è la base per il corpo ligneo del “torč”(antico torchio per le noci). È antichissimo e serviva per la spremitura delle noci: questo olio di noci serviva per condire i cibi e per l’illuminazione. I residui della torchiatura erano destinati alla alimentazione dei maiali.
Una leggenda vuole che per pulire il paese dalle erbacce alcuni asini furono issati con delle corde appese al campanile; poco dopo perirono per soffocamento. Questi animali, fedeli compagni di lavoro dei montanari, che pazientemente hanno trasportato per secoli legna, farina, pietre, e anche i piccoli commerci delle botteghe ambulanti di allora, sono ricordati con delle feste popolari.
I simboli scelti sono il gelso per ricordare la frazione di Muronico che in dialetto lombardo potrebbe derivare da mòron, appunto gelso. L’asino per ricordare la frazione di Dizzasco e, infine, il capo contiene del chiavi di San Pietro a ricordo della titolarità della chiesa principale con le stelle che richiamano le frazioni del paese.

Stemma Ridisegnato


Disegnato da: Carletto Genovese

Stemma Ufficiale


Logo


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Profilo araldico


“Partito, nel PRIMO, d’oro, all’albero di gelso sradicato, al naturale; nel SECONDO, di azzurro, all’asino rampante, d’argento, allumato di rosso; al capo di rosso, caricato delle chiavi di San Pietro, una d’oro, l’altra d’argento, decussate, le impugnature legate da una catenella d’argento, accompagnate ai lati da due stelle, una e una, a cinque raggi, d’oro”.

ideato da Carletto Genovese.

Gonfalone ridisegnato


Gonfalone Ufficiale


Profilo Araldico


“Drappo di bianco bordato di rosso…”

Colori del gonfalone: bianco, rosso
Partizioni del gonfalone: bordato
bandiera ridisegnata
bandiera Ufficiale
no bandiera
Altre Immagini
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Legenda: Stemma, Gonfalone, Bandiera, Città, Sigillo, Altro,

    • Decreto del Presidente della Repubblica (DPR) di concessione – 14/06/2021