Decimoputzu


Comune di Decimoputzu – (SU)

Informazioni

  • Codice Catastale: D260
  • Codice Istat:
  • CAP: 9010
  • Numero abitanti: 4278
  • Nome abitanti: putzesi
  • Altitudine: 17
  • Superficie: 17
  • Prefisso telefonico: 70
  • Distanza capoluogo: 19.0

Storia dello stemma e del comune

Di origine nuragica, come dimostra il ritrovamento di reperti archeologici custoditi presso il Museo di Cagliari, nel Medioevo (XI secolo) fece parte della curatoria di Gippi nel Giudicato di Cagliari. Divenuto possesso dei Conti della Gherardesca dopo la tripartizione del Giudicato avvenuta nel 1258, fu incorporato a partire dal 1497 nella Contea di Villasor, feudo degli Alagon. Nel 1703 divenne possedimento dei De Silva Alagon, Conti di Montesanto, che lo mantennero fino all’abolizione dei feudi in Sardegna, decretata nel 1839.
Lo stemma araldico, tripartito, presenta le seguenti immagini:
– la lettera iniziale D su fondo rosso, in alto a sinistra;
– sette spighe annodate con nastro bianco su fondo azzurro, in alto a destra;
– la statuetta della Dea Madre, nella metà inferiore.

Monumenti

Nuraghe di Monte Idda

Il nuraghe di Monte Idda si trova su un rilievo boscoso, posto a breve distanza a nord dalla Strada Statale 130. Il monumento, di cui è stata redatta una documentazione già nel XIX secolo, presenta notevole valore in quanto al suo interno, in un ripostiglio, sono stati trovati oltre duecento reperti ritenuti risalenti all’Età del Ferro (XII secolo a. C.), buona parte dei quali sono attualmente custoditi presso il Museo Archeologico di Cagliari.

Menhir Perdasì

Il monumento è posto in località “Sa Perda Lada”, in un’area periferica dell’abitato di Decimoputzu. Si presenta nella tipica forma antropomorfa ad ogiva. Le sue origini non sono ancora certe; secondo alcuni studiosi faceva probabilmente parte di un circolo megalitico come parrebbe attestare la presenza, ad alcune decine di metri di distanza, di altri quattro menhir in posizione coricata.

Tomba dei Guerrieri di Sant’Iroxi

Si trova nei pressi dell’abitato di Decimoputzu, in località Sant’Iroxi. La Tomba, che si ritiene risalente al 1600 a. C. , quindi al primo periodo dell’epoca nuragica, è stata scoperta nel 1987 in modo del tutto fortuito e riportata alla luce sotto la direzione del Dott. Giovanni Ugas della Soprintendenza Archeologica delle Province di Cagliari e Oristano. Il nome che le è stato attribuito si spiega con il fatto che al suo interno è stato rinvenuto un gran numero di scheletri (oltre 200) seppelliti in posizione rituale rannicchiata, unitamente ad un vasto campionario di armi dell’epoca comprendente spade e pugnali in rame (in tutto circa una ventina) ritrovati nel corso degli scavi all’interno della tomba ipogeica. Particolare interesse presentano le spade, foggiate a lama triangolare, la cui lunghezza varia dai 30 ai 60 centimetri; per la loro conformazione mostrano talune affinità con le spade della cultura argarica nel sud-est della Spagna. La tomba si compone di tre vani privi di addobbi architettonici e di arredi decorativi simbolici; essa fa riferimento ad un vicino abitato formato di capanne seminterrate.

Tomba di età vandalica

Questa tomba a camera, che gli studiosi fanno risalire al VI secolo d. C., si trova addossata al prospetto absidale della chiesa di S. Giorgio di Decimoputzu. Il monumento presenta planimetria rettangolare, con vano tombale formato di blocchi di tufo squadrati e copertura a botte. Esteriormente l’ingresso rivolto a sud-est ha un’apertura di forma rettangolare della larghezza di cm. 60, terminante in alto con un architrave monolitico. Al vano tombale si accedeva mediante un dromos (corridoio) largo circa cm. 70 che conduceva agli scalini dell’ingresso.

Chiesa di S. Giorgio

La chiesa romanica di San Giorgio si trova nell’immediata periferia a sud-est di Decimoputzu, in prossimità del piazzale retrostante la parrocchiale della Madonna delle Grazie. Dell’edificio, la prima notizia storica è riportata in un documento del XI secolo con il quale il Giudice di Cagliari ne dispose la donazione ai monaci vittorini di Marsiglia. La chiesa ha pianta a tre navate ed è stata soggetta a ripetuti rimaneggiamenti. Furono i monaci a ricostruirla in forme romaniche, su una più antica aula di culto; al XV-XVI secolo risalgono gli altri adeguamenti tardo-gotici. Della fase d’impianto rimane unicamente la facciata in pietra calcarea, sormontata da campanile a vela. All’interno si conservano una parte di fonte battesimale (VI-VII secolo), assieme ad una pala d’altare del ’500 a doppio trittico di impronta popolaresca, che ricalca modelli dello stile gotico internazionale.

Chiesa di N. S. delle Grazie

La chiesa parrocchiale di Nostra Signora delle Grazie rappresenta un gioiello di architettura tardo-gotica di ispirazione catalana. L’impianto originario risale al XVI secolo. L’edificio è a navata unica, con cappelle laterali dotate di volta a botte ed a crociera. All’esterno, sul fianco meridionale sono presenti reperti di varie epoche, tra cui un’iscrizione del 1257, un pilastrino d’epoca bizantina e archetti romanici, oltre a graffiti di orme di pellegrinaggi. Sul lato sinistro della facciata è il bel campanile a pianta quadrata con sommità a cupolino.

Chiesa campestre di S. Basilio

Fu riedificata nel 1642 su un precedente impianto di epoca alto-medievale. L’interno della chiesa è a croce commissa (a forma di T) e conserva interessanti arredi, tra cui una pala d’altare barocca e fonte battesimale di forma ottagonale che rivela lo stile degli scalpellini locali. I recenti restauri dell’edificio hanno portato alla rimozione delle “cumbessias”, ossia dei piccoli alloggi destinati ad accogliere i pellegrini.

Note di Luigi Prato tratte dall’archivio comunale di Decimoputzu

Stemma Ridisegnato


Stemma Ufficiale


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Profilo Araldico


Non ancora una blasonatura

Colori dello scudo:
azzurro, oro, rosso
Partizioni:
semipartito troncato

Gonfalone ridisegnato


Gonfalone Ufficiale


Profilo Araldico


“Drappo partito di azzurro e di bianco…”

Legenda: Stemma, Gonfalone, Bandiera, Città, Sigillo, Altro,