Daverio


Comune di Daverio – (VA)

no comune

Informazioni

  • Codice Catastale: D256
  • Codice Istat:
  • CAP: 0
  • Numero abitanti: 3073
  • Altitudine: 0
  • Superficie: 0
  • Prefisso telefonico: 0
  • Distanza capoluogo: 0.0

Storia dello stemma e del comune

Secondo la tradizione il capoluogo prende nome da un oscuro personaggio romano, Verius (da cui “da Verius”) mentre una ipotesi alternativa propone la derivazione dalla famiglia “romana” dei Veris (da cui “de Veriis”), che si sarebbero insediate nella zona in epoca Augustea.

Il Comune di DAVERIO si trova nella Valbossa, che prende nome dalla nobile famiglia dei marchesi Bossi, una delle due principali che esercitavano la signoria feudale sul territorio dell’attuale circoscrizione amministrativa, l’altra era quella dei Sessa. Ecclesiasticamente dipendente invece dalla pieve di Varese.

Nel 1757 è unito a Dobbiate, andando a formare il Comune di DAVERIO CON DOBBIATE, e nel 1786 fu aggregato dall’amministrazione austriaca alla provincia di Gallarate. Quindi a quella di Milano nel 1791.

Dal 26 marzo 1798 fu parte del Dipartimento (francese) del Verbano, Distretto di Varese; mentre dal 26 settembre 1798 del Dipartimento dell’Olona, sempre nel Distretto di Varese. Nel 1801 entrò a far parte del Distretto del Lario (capoluogo Como) aggregando nel 1808 i Comuni di Gagliate (Galliate) e Crosio, ai quali si unirono nel 1812 Bodio e Lomnago.

Nel 1816 il Dipartimento (ritornato austriaco) del Lario assunse la denominazione di Provincia di Como.

Il Regno d’Italia lo ha re-istituito come Comune il 18 marzo 1861; mentre con il D.P.R. n.1 del 2 gennaio 1927 è entrato a far parte della nuova Provincia di Varese, istituita distaccandone il territorio da quella di Como.

Lo stemma è stato concesso dal Presidente della Repubblica con Decreto del 29 maggio 1963, dove si blasona: “d’azzurro, alla torre d’argento in prospettiva, merlata di tre alla guelfa, murata di nero, aperta e finestrata, fondata su campagna di verde ed accostata nel canton del capo da un’ape d’oro dal volo spiegato. Ornamenti esteriori da Comune”.

Lo stemma presenta una torre merlata, vista in prospettiva, d’argento: un tradizionale simbolo di autonomia e di difesa dei diritti dei cittadini (quindi per esteso dell’autorità comunale) fondata sulla campagna (eloquente simbolo dell’economia locale), alla quale son affiancate due api (il circonvoluto linguaggio araldico del blasone probabilmente riporta un errore di trascrizione, dovrebbe essere: “accostata nei cantoni del capo da un’ape d’oro…”, non specificando ne’ destro ne ’sinistro) allusive, come solito, della laboriosità degli abitanti e non, come sostenuto da alcuni, allusive del dominio napoleonico sulla località.

Nota di Massimo Ghirardi, Giovanni Giovinazzo e Giancarlo Scarpitta

Bibliografia:

AA.VV. DIZIONARIO DI TOPONOMASTICA. Storia e significato dei nomi geografici italiani. UTET, Torino 1997.

Stemma Ridisegnato


Stemma Ufficiale


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Profilo araldico


“D’azzurro, alla torre d’argento in prospettiva, merlata di tre alla guelfa, murata di nero, aperta e finestrata, fondata su campagna di verde ed accostata nel canton del capo da un’ape d’oro dal volo spiegato. Ornamenti esteriori da Comune”.

D.P.R. 29 maggio 1963

Colori dello scudo:
azzurro

Gonfalone ridisegnato


Gonfalone Ufficiale


Profilo Araldico


“Drappo partito di giallo e d’azzurro…”

Legenda: Stemma, Gonfalone, Bandiera, Città, Sigillo, Altro,