Cortemaggiore


Comune di Cortemaggiore – (PC)

Informazioni

  • Codice Catastale: D061
  • Codice Istat:
  • CAP: 0
  • Numero abitanti: 4552
  • Altitudine: 0
  • Superficie: 0
  • Prefisso telefonico: 0
  • Distanza capoluogo: 0.0

Storia dello stemma e del comune

Nell’alto Medioevo la zona era compresa nella signoria (o contado) Auciense, che nel IX secolo muterà nome in Olcia, quindi in Olza, formata da diversi villaggi dei quali Curia Major era il principale.

Re Luigi di Francia nell’845 concede il feudo di Curtem Majorem alla nipote Ermengarda, mentre nell’890 viene donato dall’imperatrice Angilberga alla badessa del monastero di San Sisto di Piacenza. Nel 1214 viene invasa dalle truppe cremonesi e nel 1243 dagli imperiali di Federico II; nel 1290 passa sotto lo stabile controllo dei Pallavicino.

L’attuale città di Cortemaggiore venne rifondata dal marchese Gian Ludovico Pallavicino nel 1479 come Castel Lauro, o Castrum Laurum, o Borgo Lauro, perché in quello che diventerà il cortile interno della rocca sorgeva un imponente albero di alloro e, contemporaneamente, onorare Laura Caterina Landi, sposa del figlio Rolando II. Lo schema razionale e attentamente progettato da Maffeo Carretto da Como e da Ghiberto Manzi di Piacenza, secondo i dettami di Leon Battista Alberti, ne fece una delle “città ideali” del Rinascimento.

Ben presto però prevalse il nome antico di Curtis Major, con il quale la popolazione aveva sempre identificato il luogo e che divenne la capitale del Principato Pallavicino, comprendente anche i territori di Busseto (antica sede della dinastia), Besenzone, Villanova (oggi Villanova sull’Arda), Monticelli d’Ongina, Castelvetro (Castelvetro Piacentino), Polesine (Parmense), Zibello, Fidenza, Salsomaggiore, Roccabianca, Noceto, Medesanno, Varano de’Melegari.

Nel 1506, con la morte dell’ultimo marchese Sforza Pallavicino senza eredi, il duca di Parma e Piacenza Ranuccio I Farnese prese prigioniero Alessandro Pallavicino di Zibello, cugino del defunto e legittimo erede, costringendolo a cedere il territorio e i diritti.

Nel 1631 Alessandro Fornari acquisì per la sua famiglia il titolo di marchese di Cortemaggiore dal duca di Parma Edoardo Farnese.

Nel 1809 la rocca dei Pallavicino venne parzialmente demolita per fare posto alla piazza del mercato.

Nel 1949 il paese acquisì una certa fame grazie ad Enrico Mattei che scoprì un importante giacimento petrolifero e metanifero nelle campagna intorno al capoluogo e dell’attigua Pontenure. La benzina raffinata da quel petrolio, unica in Italia, venne denominata super-Cortemaggiore.

Nel 1997, per le importanti testimonianze del passato, Cortemaggiore è stata insignita del titolo di “città d’arte”.

Lo stemma comunale, in uso da tempo, riprende l’antico lauro (o alloro) che ha dato il primo nome di Castrum Laurum, sul quale è posto stabilmente un fanciullo, simbolo della nuova comunità illuminata dal sole, con un nastro svolazzante accollato al tronco con il motto “Nihil sanctius quam recta fides cum sororibus” (Nulla è più santo di una retta fede unita alle altre virtù).

Pur non essendo formalmente concesso lo stemma è in uso da secoli e si può blasonare: –D’azzurro, all’albero d’alloro al naturale, radicato sul sommo di un monte di tre colli di verde, movente dalla punta; la chioma ovale dell’albero racchiudente un putto ignudo di carnagione, stante in maestà col braccio destro levato, con la mano indicante il cielo; il tronco accollato da un breve svolazzante in fascia d’argento con la scritta “Nihil Sanctius Quam Recta Fides” a caratteri maiuscoli di nero; l’insieme è accompagnato da un sole rifulgente d’oro, fuoriuscente dal cantone destro del capo-.

Nota di Massimo Ghirardi

(1): il toponimo persiste nella frazione di San Martino in Olza, sede dell’antica pieve territoriale fondata nel 416.

(2):  con le strade ortogonali fra di loro e imperniate sul tracciato del cardo (asse nord-sud) e del decumano (Asse est-ovest) dell’antico castrum romano, con le facciate degli edifici non più alte della larghezza delle strade stesse, cosicché i viali fossero sempre illuminati e ben arieggiati. Inoltre la via principale del paese fu dotata di ampi portici sotto cui gli abitanti del paese potevano circolare senza timore delle intemperie.

Bibliografia:

Chini (Luigi). I PALLAVICINO. La storia di una famiglia longobarda. LIR Edizioni. 2014.

Stemma Ridisegnato


Fonte: Giovanni Giovinazzo

Disegnato da: Massimo Ghirardi

Stemma Ufficiale


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Profilo araldico


“D’azzurro, all’albero al naturale, radicato sul sommo di un monte di tre colli di verde, movente dalla punta; la chioma ovale dell’albero racchiudente un putto ignudo di carnagione, stante in maestà col braccio destro levato, la mano indicante il cielo; il tronco accollato da un breve svolazzante in fascia d’argento con la scritta “Nil sanctius quam recta fides” a caratteri maiuscoli di nero; l’insieme è accompagnato fa un sole rifulgente d’oro, fuoriuscente dal cantone destro del capo”.

Tratto dallo “Stemmario della Regione Emilia-Romagna”

Colori dello scudo:
azzurro

Gonfalone ridisegnato


Disegnato da: Bruno Fracasso

Gonfalone Ufficiale


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Profilo Araldico


“Drappo di azzurro…”

Colori del gonfalone: azzurro

Legenda: Stemma, Gonfalone, Bandiera, Città, Sigillo, Altro,