Calatafimi Segesta


Città di Calatafimi Segesta – (TP)

Informazioni

  • Codice Catastale: B385
  • Codice Istat:
  • CAP: 91013
  • Numero abitanti: 7055
  • Nome abitanti: calatafimesi
  • Altitudine: 338
  • Superficie: 338
  • Prefisso telefonico: 0
  • Distanza capoluogo: 43.4

Storia dello stemma e del comune

Centro antichissimo, sorto presso l’antica SEGESTA di origine greca, durante il dominio bizantino ebbe il nome di CASTRUM PHIMES.

Secondo alcuni Phimes era il soprannome del possidente romano Diocle che aveva molte terre nella zona, che si vuole anche riconoscere nel personaggio omonimo ricordato da Cicerone nelle “Verrine”.

Sviluppatosi nel IX secolo come QAL’AT FÎMÎ, che significa letteralmente “castello di Eufemio” la leggenda vuole che prenda dal nome di Eufemio da Messina, che avrebbe condotto le popolazioni di origine egiziana fin a questo luogo nell’ 828 d.C.

Il castello del toponimo, del quale restano importanti tracce del periodo normanno, è richiamato dalla figura dello stemma, sormontato dall’aquila reale del Regno di Sicilia.

Durante il periodo normanno dipendeva direttamente dal re, mentre nel 1336 Ferrante III d’Aragona lo concesso in feudo al figlio terzogenito Guglielmo, elevandola a Contea.

Dagli Aragonesi passò ai Peralta, quindi a Giovanni di Prades, la cui figlia Violante la portò in dote a Don Giovanni Cabrera, conte di Modica, ed entrò a far parte di quella Contea insieme ad Alcamo; successivamente la Contea Modicana passò agli Enriquez, ai Duchi d’Alba e altri, per essere quindi unita al Regno di Sardegna nel 1861.

Dal 1999 la nuova denominazione di CALATAFIMI-SEGESTA tramanda l’antico centro greco, noto in tutto il mondo per le suggestive rovine, e tra le principali attrattive del territorio.

Nei pressi della città, si trova l’altura detta Pianto di Romano, dove il 15 maggio 1860, si combatté il decisivo scontro fra i Garibaldini e le truppe borboniche, che portò alla conquista di tutta l’ìsola: durante la battaglia, secondo la tradizione, il generale Garibaldi avrebbe detto a Bixio la celebre frase: – Nino, qui si fa l’ltalia o si muore! -.

Lo stemma si blasona: “Campo di cielo, al castello, al naturale, torricellato di tre pezzi, merlato alla ghibellina, la torre centrale più alta, finestrato, semiaperto e murato di nero, fondato su pianura verde movente dalla punta dello scudo, sormontato da un’aquila spiegata, al naturale, membrata, imbeccata e coronata d’oro”.

 

Nota di Massimo Ghirardi

Stemma Ridisegnato


Fonte: Giovanni Giovinazzo

Disegnato da: Massimo Ghirardi

Stemma Ufficiale


Logo


Altre immagini



Profilo araldico


“Campo di cielo, al castello, al naturale, torricellato di tre pezzi, merlato alla ghibellina, la torre centrale più alta, finestrato, semiaperto e murato di nero, fondato su pianura verde movente dalla punta dello scudo, sormontato da un’aquila spiegata, al naturale, membrata, imbeccata e coronata d’oro.”
D.R. 5 luglio 1929

Colori dello scudo:
campo di cielo

Gonfalone ridisegnato


Gonfalone Ufficiale


Profilo Araldico


“Drappo rettangolare di stoffa color porpora, terminato nella parte inferiore a tre bandoni a forma di vajo irregolare, il centrale più lungo, riccamente ornato con ricami d’argento e caricato dello stemma del Comune, sormontato dall’iscrizione centrata in argento: “Comune di Calatafimi”. Il lato corto della stoffa è inchiodata ad un’asta orizzontale con pomi argentati alle due estremità e sospesa mediante lacci argentati e fiocchi laterali ad un’asta verticale ricoperta di velluto porpora con bulletti di metallo bianco, poste a spirale, e cimata da una freccia con gambo di metallo argentato, con lo stemma del Comune. Cravatta e nastri ricolorati dai colori nazionali frangiati di argento”

Legenda: Stemma, Gonfalone, Bandiera, Città, Sigillo, Altro,

    • Decreto del Presidente della Repubblica (DPR) di concessione – 02/04/2009
    • Decreto del Capo del Governo (DCG) di riconoscimento – 05/07/1929