Arezzo


Città di Arezzo – (AR)

Informazioni

  • Codice Catastale: A390
  • Codice Istat:
  • CAP: 52100
  • Numero abitanti: 100212
  • Nome abitanti: aretini
  • Altitudine: 296
  • Superficie: 296
  • Prefisso telefonico: 0
  • Distanza capoluogo: 0.0

Storia dello stemma e del comune

Gli Etruschi nel VI secolo a.C. fondano la città in una suggestiva posizione su una collina di 300 metri d’altezza dominante la Val di Chiana, sulla via che collega la capitale Chiusi con Fiesole.
Storica alleata di Roma, nel 205 a.C. invia aiuti per la II Guerra Punica.
Nel VI a.C. secolo la vita cittadina è dominata dalla famiglia dei Cilnii (la stessa dalla quale avrà origine Mecenate).
La principale industria di ARRETIUM è la ceramica, che dà lavoro e ricchezza agli Aretini fino alla crisi determinata dalla predominanza di fabbriche Galliche e Renane, e soprattutto conseguente alla costruzione della Via Cassia Nova voluto da Adriano nel 123 d.C. tra Chiusi e Firenze, che evita Arezzo.
Il 7 agosto 304 viene ucciso per ordine di Diocleziano, il secondo vescovo di Arezzo: Donato (in seguito santificato ed eletto a patrono della città). Sulla sua sepoltura sorge una prima cappella e, nel VII secolo, la prima cattedrale monumentale sul colle Pionta, appena fuori la città.
Gli Ostrogoti, giunti in Italia tra il 488 e il 535, rispettano le istituzioni ecclesiastiche .
Tra il 575 e il 600 Arezzo viene occupata dai Longobardi.
I Franchi arrivano ad occupare la Regione nel corso dell’ VIII secolo, e creano il Marchesato di Toscana (dai Marchesi si origineranno poi i Canossa, tra cui il potente Bonifacio e Matilde).
Il Vescovo Alemperto (1014-1023, già arcivescovo di Ravenna) incarica l’architetto Maginardo di recarsi a Ravenna per studiarne la Basilica di San Vitale e progettare una nuova cattedrale a quella ispirata. I lavori sono conclusi nel 1032 sotto l’episcopato del successore Teodaldo (1023-1036).
Del 1053 è la nomina di Arnaldo primo Vescovo-Conte (morto nel 1062), vicario dell’Imperatore; prima carica in Italia di questo tipo.
Il Comune ha origine invece alla fine dell’ XI secolo: Arezzo è una delle prime città a reggersi come Libero Comune, del 1098 è la nomina dei primi Consoli. In questo periodo si dice che la città adotti il suo primo emblema: uno scudo rosso, che richiama l’ “ancile” di Numa Pompilio e ricorda la Colonia Romana di ARRETIUM.
Il potere Vescovile e quello Comunale vengono presto in contrasto, anche cruento, come il saccheggio del castello vescovile del 1100 e trasferimento forzato del vescovo in città, per rappresaglia l’imperatore Enrico V saccheggia la città il 27 dicembre 1111e ripristina la sede precedente.
Nel 1131 il Palazzo Vescovile è nuovamente attaccato dalla popolazione e il vescovo costretto a trasferire la residenza e la cattedrale presso la Pieve in città (storica chiesa “del Popolo”).
Nel 1165 il Comune di Arezzo giura fedeltà perpetua all’Imperatore.
Nel 1175 muore Girolamo, ultimo Vescovo-Conte di Arezzo.
Papa Innocenzo III il 26 aprile 1203 ordina il trasferimento della sede episcopale e della cattedrale in città. Per il nuovo tempio è acquistata dal Vescovo Amedeo la Chiesa di San Pietro dai Benedettini e elevata a cattedrale. In seguito ricostruita grazie al lascito di 30.000 fiorini d’oro di papa Gregorio X morto nel palazzo del Vescovo di Arezzo il 10 gennaio 1276.
Parallelamente si sviluppa l’Università, che acquisisce presto grande prestigio in Europa.
In città si formano due partiti: quello Guelfo (minoritario) che sostiene il papato e l’alleanza con Firenze e quello Ghibellino che si oppone accanitamente ai Fiorentini: guidato dalle famiglie degli Ubertini e dei Tarlati di Pietramala.
Nel 1288 gli Aretini sconfiggono le armate alleate di Siena e Firenze a Pieve del Toppo. Mal’11 giugno 1289 a Campaldino, presso Poppi, i Fiorentini (con l’aiuto dei fuoriusciti guelfi di Arezzo) si prendono la rivincita. Nello scontro rimane ucciso anche il potente vescovo Guglielmino degli Ubertini.
Nel 1300 la città è un importante centro Ghibellino e ospita gli esuli fiorentini (tra cui Petracco Petrarca e Eletta Canigliani, che daranno alla luce Francesco proprio ad Arezzo il 20 luglio 1304).
il partito Ghibellino si divide ulteriormente in due fazioni per il dominio della città: i “Verdi” (guidati da Uguccione Della Faggiola) e i “Secchi” (con a capo i Tarlati di Pietramala). Con l’elezione di Guido Tarlati alla carica episcopale nel 1312 i Secchi hanno il predominio.
Grazie alla mediazione del vescovo Tarlati avviene la pacificazione tra i partiti cittadini e secondo la tradizione lo stemma comunale viene partito con un campo rosso e uno d’argento, in seguito lo scudo diventa completamente d’argento viene caricato di un cavallo rosso. Nel 1313 i colori dello stemma vengono invertiti e il cavallo colorato di nero come segno di lutto per la morte dell’Imperatore Arrigo VII (si dice per veleno) in quell’anno a Pisa.
Nell’attuale gonfalone comunale, sotto allo scudo d’argento col cavallo nero “rivoltato” (cioè che guarda verso il margine sinistro dello scudo e non verso quello destro, come di norma), sono rappresentati anche i due precedenti stemmi, più piccoli: uno completamente rosso e l’altro partito d’argento e di rosso.
Il potere dei vescovi Aretini è ben superiore a quello dei predecessori che pur si fregiavano del titolo di “Conte”: al punto che nel 1321 il vescovo Guido Tarlati di Pietramala viene nominato Signore a vita di Arezzo, e il suo episcopato è caratterizzato come un periodo di pace e di floridezza (anche culturale) per la città, la cui cerchia murata raggiunge la massima estensione.
Il prestigio del prelato è testimoniato anche dallo sfarzoso cenotafio eretto in cattedrale dopo la sua morte avvenuta a Montenero d’Amiata il 21 ottobre 1327 di ritorno dall’incontro a Pisa con l’imperatore Ludovico il Bavaro).
Il 7 marzo 1337, il fratello Piero, detto “Saccone”, incapace di gestire il potere ereditato dal fratello, vende “provvisoriamente” per 10 anni la Signoria a Firenze per 18.000 fiorini d’oro.
Nel 1342 si assiste all’effimera restaurazione del Comune con il potere in mano Guelfa.
Tra il 1381 e il 1384 la città subisce diversi orrendi saccheggi. Nel 1383 Arezzo è presidiata da Jacopo Caracciolo. Vicario di Carlo Durazzo, pretendente al trono di Napoli.
Le famiglie ghibelline si alleano e incaricano il capitano di ventura Enguerrand de Coucy, in marcia verso sud come alleato di Carlo d’Angiò contro Durazzo, di saccheggiare la città e di consegnarla ai Tarlati. Il 29 settembre 1384 la città è devastata e i francesi pretenderanno ben 40.000 fiorini per lasciarla: somma che viene pagata dalla Repubblica di Firenze che si assicura così il dominio.
Nel castello però ancora resiste il Caracciolo, che i Fiorentini “convinceranno” a cedere con ulteriori 18.000 fiorini il 5 novembre 1384. La sottomissione a Firenze viene solennemente sancita il 5 novembre 1384.
Dal 1430 la Repubblica Fiorentina, da sempre retta da Gran Cancellieri, diventa “proprietà” dei Medici che, dal 1531 al 1737, saranno nominati Gran Duchi dal papa.
Nel 1561 Cosimo I De’ Medici fa abbattere tutto il quartiere episcopale, compresa la cattedrale, per impedire che diventi rifugio dei ribelli e vi fa costruire la Fortezza.
Nel 1799 la città viene invasa dalle armate rivoluzionarie Francesi, accolti con entusiasmo dai (pochi) giacobini toscani. Con il trattato di pace di Luneville del 9 febbraio 1801, Arezzo (passa con la Toscana) all’Impero Francese. In seguito il titolo Granducale sarà assegnato da Napoleone alla sorella Elisa.
Il Congresso di Vienna del 1814 assegna il Granducato di Toscana a Ferdinando III d’Asburgo-Lorena.
Il 27 aprile 1859 un’insurrezione popolare caccia il Governo reazionario del Granduca Leopoldo II da Firenze e, attraverso il plebiscito del 11-12 marzo 1860, la Toscana passa al Regno di Sardegna.

Note di Massimo Ghirardi

Il capoluogo toscano fu conosciuta come l’antica “Arretium”.
All’interno del toponimo si può isolare la base “arra” appartenente ad uno strato linguistico pre-etrusco antecedente all’ VIII secolo, di significato incerto. Nonostante ciò il nome può essere confrontato con il prenome etrusco “Arnth” latinizzato in “Arruns”, con la gens latina “Arria” e con il gentilizio latino “Arrenius”.

Il comune di Arezzo fa parte dell’Associazione Città d’Arte e Cultura (CIDAC).

I comuni confinanti sono: Subbiano, Anghiari, Monterchi, Monte Santa Maria Tiberina, Città di Castello, Cortona, Castiglion Fiorentino, Marciano della Chiana, Monte San Savino, Civitella in Val di Chiana, Laterina, Castiglion Fibocchi, Capolona.

Stemma Ridisegnato


Disegnato da: Massimo Ghirardi

Stemma Ufficiale


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Profilo araldico


“D’argento al cavallo rivolto, allegro, inalberato di nero”

Gonfalone ridisegnato


Gonfalone Ufficiale


Profilo Araldico


“Nell’antíca forma dei gonfaloni toscani: di rosso caricato dello stemma civico con l’iscrizione centrata in argento: comune di Arezzo. L’asta a forma di picca, cravatta e nastri tricolorati, dai colori nazionali, frangiati d’argento”.

R.D. del 9 luglio 1931

Legenda: Stemma, Gonfalone, Bandiera, Città, Sigillo, Altro,