Ancona


Comune di Ancona – (AN)

Informazioni

  • Codice Catastale: A271
  • Codice Istat:
  • CAP: 60100
  • Numero abitanti: 102997
  • Nome abitanti: anconitani o anconetani
  • Altitudine: 16
  • Superficie: 16
  • Prefisso telefonico: 0
  • Distanza capoluogo: 0.0
  • Distanza capoluogo: 0.0

Storia dello stemma e del comune

Secondo la leggenda (riportata anche nel 1400 dall’umanista anconetano Ciriaco Pizzecolli) Ancona venne fondata dalla mitica Fede, regina di Persia, fuggita dalla sua terra dopo che questa venne conquistata da Ercole. Costei, dopo aver peregrinato per il Mediterraneo con la sua flotta, approdò in un’insenatura amena e accogliente presso un monte, sulla sommità del quale edificarono un tempio per ringraziare la dea Afrodite Euploja (‘Colei che protegge i naviganti’).

La CIVITAS FIDEI (‘città della fede’) sarebbe divenuta in seguito ANKON (‘gomito’) allorché arrivarono le popolazioni provenienti da Siracusa (episodio storicamente accertato) in un zona certamente abitata nel III millennio a.C. e dal X a.C. abitata da tribù picene: quello fu il nome che i Siracusani imposero all’insenatura poco lontana dal Monte Conero (da “Kepha Oron”: ‘monte [a forma di] testa’). Dato che, a sua volta, la capitale siciliana venne fondata da coloni dorici greci, anche ANKON adottò l’appellativo DORICA.

Furono sempre i Siracusani a costruire l’acropoli sul colle Guasco dove oggi sorge la cattedrale di San Ciriaco.

Le monete “greche” di Ancona riportano su un lato la testa di Afrodite Euploja coronata di mirto e sull’altro un eloquente braccio piegato, accompagnato da due stelle allusive ai due “Dioscuri” (Castore e Polluce) che erano, con Afrodite/Venere, i principali protettori della colonia. Fu questo quindi il primo “simbolo” della città, oggi adottato dalla Provincia di Ancona nelle proprie armi araldiche.

Nel 115 d.C. l’imperatore Traiano diede incarico al celebre architetto Apollodoro di Damasco di fortificare la città e ingrandire il porto, in previsione della guerra contro i Daci.

Nel VI secolo la città fece parte della Pentapoli marittima bizantina, a quel periodo risale l’adozione del santo vescovo greco Ciriaco quale protettore.

Nel 1100 si dette ordinamento da Libero Comune, ma rimase alleata di Bisanzio contro Venezia, sua acerrima rivale per il dominio dell’Adriatico.

Nel 1173 venne assediata da Federico I Barbarossa, durante l’assedio si sarebbe verificato il celebre episodio della giovane Stamira che, a rischio della propria vita, dette fuoco ad una botticella piena di esplosivo, distruggendo così gran copia di armi e macchine da guerra dell’armata imperiale.

Attraverso il tradimento di un cittadino nel 1348 i Malatesta di Rimini si impossessarono della città che tennero fino al 1355, allorché il cardinale Aegidio Albornoz la conquistò per conto del papa.
Successivamente la città riprese la sua autonomia di Repubblica Marinara, ma con la conquista del 1532 da parte delle armate del cardinale Benedetto Accolti venne definitivamente assoggettata allo Stato della Chiesa, del quale divenne uno dei porti principali, centro vivace e cosmopolita di scambi e commerci.

Nel 1732 il papa Clemente XII istituisce il “Porto Franco”: tentativo per risollevare l’economia.

Lo stemma civico è documentato dal 1492 ed è costituito composto da uno scudo: “Di rosso, al capo d’Angiò e al guerriero d’oro armato di spada sul cavallo corrente… lo scudo è sormontato da corona murale dalle cinque torri ed è affiancato da due ramoscelli (d’ulivo e di quercia, rispettivamente a destra e a sinistra di chi guarda) che si incrociano in punta… motto ANCON DORICA CIVITAS FIDEI” (dallo Statuto del Comune di Ancona, allegato B).

Precedentemente lo scudo era timbrato da corona marchionale.

La figura del guerriero a cavallo, assai diffusa nei sigilli dell’area centro-italiana, col tempo è diventata l’emblema distintivo del capoluogo marchigiano: nella città se ne trova gran numero, l’esemplare più noto (e più bello) è quello scolpito sul fastigio della gotica Loggia dei Mercanti.

Secondo la tradizione, riportata anche dal Pizzecolli, il guerriero sarebbe una rielaborazione della statua equestre di Traiano, in bronzo dorato, che stava sull’attico dell’omonimo arco al porto. Sarebbe, oltre che un omaggio all’imperatore, che fu munifico verso la città, anche un riferimento alle antiche origini e alla “libertà comunale”.

L’ipotesi è suggestiva, ma non è provata senza dubbio, molti hanno contestato questa identificazione proponendo anche altri “eroi” cittadini (come la leggendaria Stamira, oppur Artasso principe bretone, che avrebbe combattuto a Montegallo nel 546 contro i Bizantini, o ancora l’arma dei Werner-Urslingen, feudatari imperiali di Ancona, oppure un semplice San Giorgio… senza drago).

La tradizione però è radicata e anche popolarmente il “cavallino” viene spesso identificato come Traiano a cavallo, sulle cui monete (II sec. dopo Cristo) egli era effettivamente raffigurato a cavallo nell’atto di uccidere un Dace.

La “pezza onorevole” del capo d’Angiò compare solo dopo il 1266, anno nel quale gli Anconitani prestarono aiuto a Carlo d’Angiò per impadronirsi del Regno di Sicilia, essi erano presenti con propri armati nella decisiva battaglia di Benevento contro Manfredi di Svevia del 16 febbraio, per questo ebbero la concessione del lambello rosso coi gigli di Francia d’oro, in campo azzurro, dal duca d’Anjou.

Nota di Massimo Ghirardi e Mario Carassai

Bibliografia:

AA.VV. DIZIONARIO DI TOPONOMASTICA Storia e significato dei nomi geografici italiani. UTET, Torino 1997 (prima edizione 1990).

Barbone (Giuseppe). IL GUERRIERO D’ORO ARMATO DI SPADA SUL CAVALLO CORRENTE e lo stemma della città di Ancona. Canonici, Ancona 2009.

Heim (Bruno Bernard) L’ARALDICA NELLA CHIESA CATTOLICA, origini, usi, legislazione. Libreria Editrice Vaticana, 2000.

Persi (Peris), Mangani (Giorgio) a cura di, NOMI DI PAESI. Storia, narrazioni e identità dei luoghi marchigiano attraverso la toponomastica. Il Lavoro, Ancona 2005.

Stemma Ridisegnato


Disegnato da: Massimo Ghirardi

Disegnato da: Massimo Ghirardi

Stemma Ufficiale


Logo


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Profilo araldico


“Di rosso al capo D’Angiò e al guerriero armato di spada su cavallo corrente, il tutto d’oro. Motto: Ancon Dorica Civitas Fides”.

Colori dello scudo:
azzurro, rosso
Partizioni:
capo
Oggetti dello stemma:
cavallo, guerriero, spada
Attributi araldici:
armato, corrente
Profilo Araldico

“Di rosso alla croce greca d’oro. Gli ornamenti, le parti di metallo e i nastri saranno dorati”.

Gonfalone ridisegnato

Reperito da: Luigi Ferrara

Disegnato da: Pasquale Fiumanò

Gonfalone Ufficiale
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Colori del gonfalone: rosso
Partizioni del gonfalone: crociato
Profilo Araldico

“Drappo di rosso alla croce di giallo…”

bandiera ridisegnata

Disegnato da: Massimo Ghirardi

bandiera Ufficiale
no bandiera
Altre Immagini
Nessun'altra immagine presente nel database

Legenda: Stemma, Gonfalone, Bandiera, Città, Sigillo, Altro,

    • Decreto del Capo del Governo (DCG) di riconoscimento – 18/11/1934

      Libro Araldico Enti Morali vol. I, pag. 339, n.1226.