Città di Agrigento (AG)

Informazioni

  • Codice Catastale: A089
  • Codice Istat:
  • CAP: 92100
  • Numero abitanti: 59175
  • Nome abitanti: agrigentini o girgentani
  • Altitudine: 230
  • Superficie: 230
  • Prefisso telefonico: 0
  • Distanza capoluogo: 0.0
  • Distanza capoluogo: 0.0

Storia dello stemma e del comune

La città di Akragas fu fondata da coloni greci provenienti da Gela nel 581 a. C. raggiungendo fama e ricchezza in breve tempo. Conquistata dai romani nel 210 A.C. venne ribattezzata Agrigentum.

Nel 829 venne occupata dagli arabi e il nome della città mutò in quello di Karkint, da cui deriveranno Grigentum, Gergentum e Girgenti conservato sino al 1927, anno in cui venne introdotto l’attuale toponimo Agrigento (RD n. 1143 del 16 giugno 1927).

Come recitava lo Statuto Comunale fino al 2019, l’-Emblema raffigurativo del Comune è lo stemma costituito da tre giganti che sostengono tre torri contraddistinto dal motto “Signat Agrigentum mirabilis aula gigantum”, così come riportato nella scultura del XV secolo custodita nel museo civico-.

Con Decreto dei 28 novembre 1941 viene formalmente riconosciuto lo stemma, già in uso precedentemente, “arricchito” del Capo del Littorio:

“D’argento, a tre giganti poggianti su di un piedistallo, posti: quello di mezzo di fronte e i laterali di profilo, il sinistro rivolto, sostenenti una piattaforma merlata, alla guelfa, da cui ergono tre torri pure merlate alla guelfa, quella di mezzo più alta, il tutto al naturale.[Capo del Littorio]. Motto: Signat Agrigentum mirabilis aula gigantum. Ornamenti esteriori di città”.

Il curioso emblema risale all’antichità e presenta tre figure antropomorfe sostenenti una specie di piattaforma merlata con tre torri. I “giganti” sono quelli che la tradizione identifica con i figli di Gea, i fratelli titani Encelado, Fama e Ceo (la cui vicenda è narrata anche da Virgilio nel IV libro dell’Eneide e da Ovidio nel XII delle Metamorfosi) e sono allusivi alla Trinacria, l’antico nome greco della Sicilia, la figura si ispira ai colossali telamoni di pietra alti 20 metri che sorreggevano l’architrave del locale tempio di Zeus Olimpio e Giunone Lucina, uno dei più grandi dell’antichità, eretto come segno di ringraziamento al padre degli dei per celebrare la vittoria sui Cartaginesi, vinti nella battaglia di Himera del 480 a.C.

Da notare che, regolarmente, all’atto della concessione  era stato inserito dal miniaturista Pietro Fedele anche il capo rosso del Littorio*: ma dopo il 1945, dal capo venne abraso il fascio con il serto d’alloro e quercia che lo ornavano, per qualche decennio rimase il capo di porpora, solo negli anni ’80 nel Novecento venne arbitrariamente sostituito dall’emblema repubblicano (lo “Stellone”).

Nel 1941 inoltre era ancora in uso la corona civica oro/argento con guardiole (quella completamente d’oro, oggi vigente, venne istituita solo nel 1943) per questo lo stemma presentava quel tipo di corona.

Nel 2011, il sindaco Marco Zambuto avviò l’iter per istituzionalizzare lo stemma col capo rosso nella redazione dello Statuto del Comune di Agrigento, si riaccese un vivace dibattito per il “ripristino” dello stemma originale di Agrigento: nelle versioni tardo-settecentesche.

Si decise di mantenere le tre figure dei titani ma posti frontalmente e sorreggenti una città murata, sulla base della quale doveva essere riportato il motto cittadino, al di sopra della torre centrale doveva esser rappresentata uno sole raggiante caricato con il monogramma cristologico YHS (o IHS), ad indicare la ferma fede cristiana degli agrigentini, il tutto in campo azzurro.

La pratica venne ripresa dal nuovo sindaco, Calogero “Lillo” Firetto, che ne affidò l’incarico a Mimmo Sinaguglia, la quale ha avuto esito con il decreto del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella del 25 novembre 2019, al quale sono allegate le miniature ufficiali realizzate dell’artista locale Sergio Criminisi.

Gli emblemi sono ufficialmente blasonati:

STEMMA: d’azzurro, ai tre giganti Encelado, Fama e Ceo posti ignudi, in maestà, uno accanto all’altro, la figura centrale femminile e le due laterali maschili, sostenuti da un piedistallo e sostenenti con le braccia levate una piattaforma merlata su cui posano tre torri, il tutto di smalto di pietra arenaria, la torre di destra merlata di cinque pezzi, caricata da una croce ottagona di nero, la centrale di altezza maggiore a pianta ottagonale, merlata di sette pezzi, finestrata a bifora di nero sulla facciata di mezzo, con un’Ostia Eucaristica movente dalla sommità e caricata del trigramma YHS crocettato nella lettera centrale di nero, la torre sinistra merlata di cinque pezzi e caricata dalle lettere greche maiuscole lamba delta omega e dalla legenda abbreviata S M DI GN dello stesso. Sotto lo scudo, su lista bifida svolazzante d’azzurro, il motto a lettere maiuscole di nero: SIGNAT AGRIGENTUM MIRABILIS AULA GIGANTUM. Ornamenti esteriori da Città.

GONFALONE: drappo di bianco bordato d’azzurro, riccamente ornato da ricami d’oro e caricato dallo stemma e dal motto sopra descritti con l’iscrizione centrata in oro, recante la denominazione della Città. Le parti di metallo ed i cordoni saranno dorati. L’asta verticale sarà ricoperta di velluto dei colori del drappo, alternati, con bullette dorate poste a spirale. Nella freccia sarà rappresentato lo stemma della Città e sul gambo inciso il nome. Cravatta con nastri tricolorati dai colori nazionali frangiati d’oro.

L’esigenza di trovare un compromesso tra tante istanze ha portato alla realizzazione di uno stemma non proprio correttissimo che, se ha recuperato l’identità femminile del terzo dei giganti, la “titanessa” Fama, abbonda di dettagli non-araldici (che scompaiono nelle riproduzioni in scala per gli usi della moderna comunicazione). Nel complesso riprende l’emblema rappresentato sull’antica lastra lapidea risalente al XV secolo del Museo Civico, proveniente dalla antica sede municipale.

Tra l’altro si nota una non corrispondenza tra il blasone, che prevede un curioso smalto “di pietra arenaria”, che non esiste in Araldica e che dovrebbe corrispondere al “pietra naturale”, e la resa artistica che è palesemente “oro”, e nella miniatura inoltre non sono rappresentate le tre lettere ΛΔΩ (lambda, delta e omega) dell’alfabeto greco.

 

Il motto si può tradurre con “è insegna di Agrigento il palazzo dei Giganti” e indica la grandezza di Agrigento in riferimento alla colossale costruzione, mai completata, del tempio di Giove, popolarmente noto come “palazzo dei giganti” come descritto dallo storico agirese Diodoro Siculo (I sec. a.C.).

 

Nota di Massimo Ghirardi

 

 

(*) vedi sezione “Dizionario” in questo stesso sito
Per approfondimenti sulla corona civica, oltre alla sezione citata, vedi anche lo stemma della città di Nuoro.
Note di Massimo Ghirardi

Profilo Araldico

“D’azzurro, ai tre giganti Encelado, Fama e Ceo posti ignudi, in maestà, uno accanto all’altro, la figura centrale femminile e le due laterali maschili, sostenuti da un piedistallo e sostenenti con le braccia levate una piattaforma merlata su cui posano tre torri, il tutto di smalto di pietra arenaria, la torre di destra merlata di cinque pezzi, caricata da una croce ottagona di nero, la centrale di altezza maggiore a pianta ottagonale, merlata di sette pezzi, finestrata a bifora di nero sulla facciata di mezzo, con un’Ostia Eucaristica movente dalla sommità e caricata del trigramma YHS crocettato nella lettera centrale di nero, la torre sinistra merlata di cinque pezzi e caricata dalle lettere greche maiuscole lamba delta omega e dalla legenda abbreviata S M DI GN dello stesso. Sotto lo scudo, su lista bifida svolazzante d’azzurro, il motto a lettere maiuscole di nero: SIGNAT AGRIGENTUM MIRABILIS AULA GIGANTUM. Ornamenti esteriori da Città.”.

Stemma ridisegnato

Disegnato da: Massimo Ghirardi

Reperito da: Giancarlo Scarpitta

Fonte: Giovanni Giovinazzo

Stemma Ufficiale
Altre Immagini




Colori dello scudo: argento
Oggetti dello stemma Ceo, Encelado, Fama, altezza, braccio, croce ottagona, delta, facciata, figura, gigante, lamba, legenda, lettera greca, lista bifida, motto, omega, ostia eucaristica, pezzo, pianta, piattaforma, piedistallo, scudo, torre, trigramma lettera
Attributi araldici: a bifora, abbreviato, caricato, centrale, crocettato, destra, di mezzo, femminile, finestrato, ignudi, in maestà, laterale, levato, maggiore, maiuscolo, maschile, merlato, movente dalla sommità, ottagonale, posti, sinistra, sostenente, sostenuto, svolazzante, uno accanto all'altro
Profilo Araldico

“Drappo di bianco bordato d’azzurro, riccamente ornato da ricami d’oro e caricato dallo stemma e dal motto sopra descritti con l’iscrizione centrata in oro, recante la denominazione della Città. Le parti di metallo ed i cordoni saranno dorati. L’asta verticale sarà ricoperta di velluto dei colori del drappo, alternati, con bullette dorate poste a spirale. Nella freccia sarà rappresentato lo stemma della Città e sul gambo inciso il nome. Cravatta con nastri tricolorati dai colori nazionali frangiati d’oro.”.

 

Gonfalone ridisegnato

Disegnato da: Massimo Ghirardi

Gonfalone Ufficiale
Altre Immagini



Colori del gonfalone: azzurro, bianco
Partizioni del gonfalone: bordato

Legenda: Stemma, Gonfalone, Bandiera, Città, Sigillo, Altro,

    • Decreto del Presidente della Repubblica (DPR) di concessione – 25/11/2019
    • Decreto del Capo del Governo (DCG) di riconoscimento – 28/11/1941























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