Sint-Andriesabdij Zevenkerken

(Abbazia di Sant’Andrea di Zevenkerken) – Monaci Benedettini



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L’abbazia benedettina di Sint-Andries fu fondata nel 1098 da Robrecht II, conte di Fiandra, in ottemperanza al voto fatto se fosse tornato vivo dalla Crociata, con atto rogato nel giugno del 1100, in una zona boscosa nel sobborgo di Sint-Andries a sette chilometri a sud di Bruges; il monastero venne edificato dove si trova oggi la chiesa parrocchiale dedicata a Sant’Andrea e Sant’Anna. Il conte Baldovino VII Hapkin (1111-1119) donò all’abbazia una parte della foresta di Beisbroek.

 

La comunità benedettina ne prese il possesso dal 1 agosto 1117 e nel 1188 divenne un’abbazia indipendente che, nel corso del tempo, acquisì grande prosperità, con proprietà terriere e donazioni, cosa che creò non pochi contrasti col parroco locale, fino a che nel 1240 al termine di una accesa controversia le due proprietà vennero divise e separate da un muro.

 

Nel 1350 i benedettini vendettero un appezzamento di terra sul quale venne fondato il monastero certosino di Sint-Anna-ter-Woestijne.

 

Nel XIV secolo l’abbazia divenne molto ricca e potente, con estese proprietà fondiarie, ma nel secolo successivo venne attaccata e saccheggiata dalle armate dei protestanti tedeschi.

 

Nel 1521, l’imperatore Carlo V e suo fratello, il futuro imperatore Ferdinando I, visitarono l’abbazia e presero parte ai vespri con la comunità.

 

Durante le varie guerre il monastero ebbe numerosi attacchi e devastazioni che costrinsero la maggior parte dei monaci a fuggire per cercare rifugio all’interno delle mura di Bruges, dove possedevano una casa.

 

Nel XVII secolo vennero apportati grandi lavori di ripristino e restauro, ma le continue guerre e la posizione dell’abbazia fuori dalle mura di Bruges lasciarono nuovamente il segno e l’abbazia fu gravemente danneggiata.

 

Durante la rivoluzione francese, l’abbazia fu soppressa, la comunità dissolta, le proprietà vendute e gli edifici demoliti, rimase in piedi solo la torre del XVI secolo (oggi parte della citata chiesa parrocchiale).

 

Nel 1898 don Gérard van Caloen, benedettino di Maredsous, che ricevette l’incarico della preparazione di monaci da inviare in missione in Brasile in vista della rinascita della vita benedettina in quel paese, decise per una nuova fondazione, sempre dedicata a Sint-Andries, che venne costruita a pochi chilometri di distanza dalla vecchia sede in un terreno donato da suo zio sempre nella foresta di Beisbroek.

 

La chiesa abbaziale in stile neoromanico-bizantino venne edificata tra il 1899 e il 1900 con sette cappelle in stili diversi, che richiamano le sette grandi basiliche di Roma: da questa particolarità deriva la denominazione di Zevenkerken (letteralmente “Sette Chiese”). L’edificio fu progettato dal monaco-architetto Lutgerus Rincklake (1851-1927) dell’Abbazia tedesca di Maria Laach. La cerimonia inaugurale ha avuto luogo il 1 giugno 1901. I due alti campanili neo-romanici, la torre nolare con lanterna, la cupola bizantina fanno di questa monumentale abbazia un simbolo di speranza ecumenica per di ristabilire l’unità tra le Chiese cristiane d’Oriente e d’Occidente, separate dallo Scisma del 1054. Sull’arco dell’ingresso principale è stata posta una rappresentazione del Giudizio Universale, un moderno pezzo in ceramica dell’artista Michel Martens (1921-2006) di Bruges.

 

Nel 1906, a don Gerard fu conferita la giurisdizione sull’area del Rio Bravo in Brasile e divenne vescovo titolare di Focea (l’ordinazione episcopale ebbe luogo a Maredsous).

 

Sotto l’abbaziato di Théodore Nève si ebbe un grande sviluppo tra il 1912 e il 1963 e alcuni monaci, formati alla scuola abbaziale fondata nel 1910, e vennero inviati in missione in Congo, Cina, Polonia e India.

 

Nel 1967 l’abbazia di Zevenkerken ha fondato il nuovo monastero di Saint-André de Clerlande, mentre nella casa madre oggi vivono circa 25 monaci secondo la Regola di San Benedetto, al servizio di Dio e della Chiesa.

 

Da alcuni anni la comunità a chiesto alla Brasserie Bavik di creare alcune birre per il fabbisogno interno, senza scopi commerciali; si sono create così una birra bionda e una bruna, che sono state battezzate “Andreas”, in onore del santo patrono, che viene servita durante i pasti e agli occasionali ospiti dell’abbazia.

 

  • La birra “Andreas” Blonde ha un gusto morbido con un volume alcoolico del 6,6%
  • La birra “Andreas” Brune Double è una birra scura ad alta fermentazione con un titolo di 6,5%.

 

Sono queste le “vere” birre della Sint-Andriesabdij di Zevenkerken. Anche se una birra “d’abbazia” denominata “Abbaye de Zevenkerken” era stata inizialmente lanciata sul mercato dalla catena commerciale Leclerc, che a seguito del cambio di fornitore, che da belga è diventato francese (Brasserie Saint-Omer), ha però mutato la denominazione in “Abbaye d’Alveringem” (nome di fantasia: senza alcuna relazione con il comune belga di Alveringem, che ha una antica tradizione brassicola).

 

Da sapere che la Brasserie Saint-Omer ha una licenza di produzione ottenuta dall’abbazia benedettina francese di Saint-Paul de Wisques (vedi) nel dipartimento del Nord-Pas-de-Calais.

 

Lo stemma dell’abbazia mostra un leone d’argento coronato, tra due pastorali, richiama quello della famiglia van Caloen, che è da considerarsi fondatrice della nuova abbazia nel XIX secolo, anche se nello stemma dinastico il leone è rosso e in una campo d’armellino (nome aulico dell’ermellino, in Araldica una delle “pellicce” usate per gli scudi, rappresenta la pelle candida dell’animale sulla quale risaltano le codine nere, rappresentate come “fiocchetti” somiglianti al seme di “fiori” delle carte da gioco (dette moscature).

 

Il leone, anche se nero, è anche l’emblema delle Fiandre e del Belgio. In particolare richiama il leone di Bruges. I due pastorali ricordano l’antica e la nuova comunità.

 

Allo stemma è associato un motto, POSVERUNT CUSTODET ME IN SYLVIS (“Mi posero a guardia della foresta”) in riferimento alla collocazione nella foresta di Beisbroek, composto richiamando il versetto del biblico Cantico dei Cantici “Posverunt custodet me in vinea” (“Mi posero come custode della vigna” I, 1-16) allusione alla protezione materna della Madonna sulla comunità, sia monastica che cristiana in generale (che spesso è resa con la metafora della “vigna del Signore”).

 

Da notare che, un poco dappertutto in Europa, era uso mettere delle immagini della Vergine sulle facciate delle case, alla quali veniva associato il motto “Posverunt me custodem” (“hanno posto me come custode”) per invocare la protezione sulla casa e sugli abitanti.