Monasterio de San Jerónimo de Yuste

(Monastero di San Gerolamo di Yuste) – Monaci di San Paolo Primo Eremita



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Il piccolo villaggio di San Yuste nella valle dello Jerte (presso l’attuale Cuacos de Yuste) acquisì una certa notorietà  perché venne scelto dall’imperatore Carlo V d’Asburgo, re di Spagna (col nome di Carlo I), come buen retiro dopo la sua abdicazione al trono di Spagna nel 1556, in favore del figlio Filippo II, e imperiale, ceduto al fratellastro Ferdinando I.

 

Il primitivo complesso venne edificato nel 1402 da alcuni abitanti di La Vera de Plasencia desiderosi di condurre una vita contemplativa e di preghiera, sull’esempio degli antichi eremiti e, per questo, adottarono la denominazione di “Eremiti della povera vita” poi assorbiti dall’Ordine di San Girolamo (Ordo Sancti Hieronymi, OSH), sorto nel XIV secolo riunendo alcune comunità eremitiche che seguivano la regola di Sant’Agostino e riconosciuto da Gregorio XI nel 1373 (dissolto nel XIX secolo l’Ordine è stato ricostituito a Segovia nel 1925 da Manuel Sanz Dominguez).

 

Per poter ospitare l’imperatore venne edificato nel 1554 un palacio di due piani, con quattro stanze ciascuno, disposte intorno ad un cortile interno. La camera da letto di Carlo era posta accanto al coro della chiesa, sul quale si affacciava, per permettergli di assistere alle funzioni religiose dal letto, sul quale era costretto a causa della gotta. L’edificio particolare permetteva di ospitare gli occasionali ospiti, tra i quali il figlio Filippo II e altri dignitari e cortigiani, senza disturbare la vita dei religiosi. Carlo vi morì il 21 settembre 1558, le sue spoglie vennero inizialmente inumate nella chiesa ma Filippo II le farà trasferire nel nuovo monastero di San Lorenzo del l’Escorial.

 

Il convento vero e proprio è composto dalla chiesa del XV secolo, posta al centro di due chiostri (uno gotico coevo e il cosiddetto “nuovo chiostro” del XVI secolo).

 

Durante la guerra di indipendenza spagnola il convento venne pesantemente danneggiato, fortunatamente le opere d’arte più preziose, già di proprietà dell’imperatore, come la “Gloria” di Tiziano, erano già state trasferite nelle collezioni reali di Madrid.

 

Con la confisca, seguita alla “desamortización española” del 1798 contro le proprietà ecclesiastiche i monaci gerolamini vennero espulsi, l’edificio venduto all’asta e abbandonato.

 

La Direzione Generale delle Belle Arti promosse il restauro del complesso nel 1949, per interessamento del Caudillo Francisco Franco, rispettando nelle parti che dovettero essere ricostruite il progetto originario. I monaci dell’Ordine di San Gerolamo poterono riprendere possesso del monastero nel 1958.

 

Dal 2004, attraverso il regio decreto 1867/2004, il monastero è stato integrato nel patrimonio nazionale . 

 

A causa della grave crisi delle vocazioni nel dicembre 2009, i monaci di San Gerolamo hanno dovuto lasciare il monastero, dal marzo 2013 sono stati sostituiti da un piccolissimo gruppo di monaci polacchi dell’Ordine di San Paolo Primo Eremita (in latino Ordo Fratrum S. Pauli Primi Eremitae, dalla quale deriva l’acronimo O.S.P.P.E.), del gruppo che in quel Paese ha in cura il celebre santuario della Madonna Nera di Częstochowa.

 

L’ordine fu fondato all’inizio del secolo XIII nel Regno di Ungheria come Szent Pál Első Remete Szerzeteseinek Rendje, in lingua magiara, in seguito al movimento di riscoperta della vita eremitica, sviluppatosi in Europa  nei secoli XI-XII.

Il fondatore fu il beato Eusebio (Özséb) di Strigonio (l’attuale Esztergom), che raccolse in una comunità sul monte Pilis nel 1251 i vari eremiti che vivevano nelle foreste dell’Ungheria e della Croazia (allora parte del Regno ungherese), l’organizzazione fu modellata sulla regola di sant’Agostino, ma scelsero come  patrono San Paolo di Tebe, noto come “primo eremita”, nato a Tebe nel 230 e in seguito rifugiatosi nel deserto Tebaide a sedici anni a causa delle persecuzioni di Decio, dove visse novant’anni nutrendosi dl pane che gli portava un corvo.

La sua morte venne scoperta da Sant’Antonio Abate, che ne seppellì il corpo in una fossa scavata secondo la leggenda, da due leoni. Per questo motivo lo stemma dell’Ordine dei Monaci Paolini raffigura una palma, due leoni e un corvo con un pezzo di pane nel becco.

Nel 1250 alla comunità si unì il gruppo fondato dal vescovo di Pécs, Bartolomeo di Cluny, nel 1215. La comunità venne riconosciuta da papa Urbano IV, grazie al sostegno di Tommaso d’Aquino (in omaggio al quale i membri hanno adottato l’abito bianco dei domenicani), mente la regola agostiniana venne imposta da Clemente V nel 1308, che approvò le prime Costituzioni.

I primi religiosi arrivati nel Nuovo Mondo con Cristoforo Colombo furono monaci paolini ungheresi.

Come tutti i monasteri paolini anche quello di Yuste non ha un emblema proprio, e in determinate circostanze usa quello dell’Ordine, nella forma stabilita nel XIX secolo: una palma tenuta da due leoni affrontati sulla quale è posato un corvo tenente un pane nel becco.

I leoni rappresentano: l’uso san Paolo Eremita e l’altro sant’Agostino, nei sigilli in uso nel XVI secolo i due santi erano effettivamente rappresentati insieme, ai lati di una palma simbolica del deserto sormontata dalla figura della Vergine col bambino, assieme alla figura del corvo.

Attualmente l’Ordine alza uno stemma un poco più complesso: inquartato, nel primo e nel quarto una palma, nel secondo e nel terzo un leone, quello del terzo rivoltato; sul tutto uno scudetto con il corvo nero tenente un pane nel becco. Sormontato da una croce.

Anche i monaci gerolamini avevano un emblema specifico per questa loro casa: che consisteva essenzialmente nello stemma del loro Ordine (un leone, attributo iconografico di San Girolamo rosso- porpora), in campo argento) timbrato dal galero prelatizio di rango cardinalizio (altro attributo apocrifo del santo), caricato in petto all’aquila bicipite imperiale e contornato da un bordura con la legenda MONASTERIO D[E] SAN GERONIMO DE YUSTE CACERES

 

Carlo V, che era originario di Gand (Gent, in Belgio), dove era nato il 24 febbraio 1500 e apprezzava la birra, al punto che tra il suo personale era compreso un “mastro birraio” che lo seguì nel suo ritiro monastico. L’ex monarca consumava abitualmente birra durante i pasti, di fatto incrementandone la diffusione in un territorio tradizionalmente dedicato al vino.

 

La tradizione brassicola è oggi ripresa attraverso la birra “Legado de Yuste” “lett. “Eredità di Yuste”) prodotta dalla birreria Cruzcampo (oggi del gruppo Heineken), una “birra d’abbazia” elaborata mediante una fermentazione a freddo secondo lo stile spagnolo con un tenore alcoolico di 6,5 % che riprende le ricette della tipica birra fiamminga, tramandata dalla documentazione della corte di Carlo V.

 

La produzione oggi avviene negli stabilimenti Navarran di Arano, con l’orzo di alta qualità dell’Estremandura e il luppolo mitteleuropeo.