Abbaye de Saint Paul de Wisques

(Abbazia di San Paolo di Wisques) – Monaci Benedettini



Altre immagini

Nessuna immagine

 

In questo piccolo villaggio di poco più di 230 abitanti esistono due abbazie benedettine, quella di Notre Dame, che accoglie una comunità femminile, e quella maschile di Saint Paul.

 

Il 12 maggio 1889, madre Cécile Bruyère, badessa di Sainte-Cécile de Solesmes, comunicò a don Charles Couturier , abate di Saint Pierre di Solesmes, l’intenzione di inviare a Wisques un gruppo di consorelle per una nuova fondazione che facesse rivivivere l’antica comunità benedettina di Saint-Bertin, le cui imponenti rovine si trovano nel vicino villaggio di Saint Omer. Ella sollecitò l’abate ad inviarvi anche tre monaci, per servire da cappellani, e un fratello converso. Desiderava anche che la nuova comunità fosse dedicata a San Paolo “al fine di ricordare il luogo venerabile dove nacque la Congregazione di Francia, per la professione monastica del suo fondatore” don Guéranger, che avvenne nella basilica dell’abbazia benedettina di San Paolo fuori le Mura a Roma. Le monche si installarono il 23 luglio 1889 negli edifici del vecchio «Grand-Château » di Wisques.

 

 

Il 6 agosto 1889 in una piccola dipendenza del castello, il « Petit-Château », prese alloggio il piccolo gruppo di monaci provenienti da Solesmes.

 

Il 15 settembre 1894 la comunità maschile venne eretta in priorato “semplice” e il 25 aprile 1895,  priorato «conventuale» autonomo,  e, allorché la costruzione dell’abbazia femminile fu completata, si trasferì nel vecchio «Grand-Château » (dove avevano abitato le monache fino a quel momento), dal quale vennero espulsi in seguito alle leggi anticattoliche sulla “libertà di associazione” del 1 luglio 1901, costringendoli all’esilio nei Paesi Bassi, dove fondarono l’abbazia di Sint Paul di Oosterhout. Furono autorizzati a rientrare in Francia dopo la Prima Guerra Mondiale, e cominciarono a ricostruire e ampliare il vecchio edificio, sotto la guida dell’architetto benedettino di Solesmes don Paul Louis Denis Bellot, seguace dello stile storicista di Eugène-Viollet-le-Duc.

 

Il 18 aprile 1907 arrivò (sempre da Solesmes) un nuovo priore, don Jean de Puniet de Parry, accompagnato da alcuni monaci di rinforzo, presto raggiunti da alcuni postulanti olandesi e francesi.

 

L’11 novembre 1910, festa di San Martino, il priorato venne elevato al rango di « abbazia » e il priore  De Puniet de Parry eletto abate.

 

Nel luglio 1919, anche le monache ritornarono a Wisques, anche se il « Grand-Château » era ancora occupato da un orfanotrofio belga. La vita regolare dell’abbazia potrà riprendere il 3 aprile 1920. Per otto anni la comunità sarà divisa tra la casa di Wisques e quella di Oosterhout, fino all’erezione in abbazia indipendente di quest’ultima l’11 luglio 1928, don De Puniet de Parry venne autorizzato a lasciare la carica di abate di Wisques per assumere quella di superiore della nuova abbazia. A Wisques arriverà come abate il maestro dei novizi di Solesmes, don Augustin Savaton.

L’ingrandimento della comunità costrinse a pensare ad un ampliamento degli edifici monastici, facendo ricorso alla maestria del solito don Bellot, che verrà definito « il poeta del mattone ». nell’ottobre 1931 verrà benedetta la nuova costruzione col refettorio, la galleria del chiostro e due piani di celle per i monaci, la costruzuone della nuova chiesa venne interrotta dalla Seconda Guerra mondiale, che disperderà la comunità : molti monaci dovettero prestare il servizio militare e solo alcuni confratelli anziani trovarono rifugio a Richelieu, in Touraine, fino al 1942 i novizi dovranno essere ospitati al castello di Digoine, in Diocesi di Autun. Nell’abbazia resteranno pochi monaci non trasferibili, altri vennero imprigionati nei campi di concentramento nel 1940, riuscendo però a sopravvivere e a ritornare nella loro abbazia nel 1945. Verranno aperti diversi “ateliers” d’arte, vetrate, metallurgia artistica e tessuti che diffonderanno la notorietà dell’abbazia, padre André Bouton, alias « Frab », fornì al laboratorio di ceramica dei disegni molto particolari.

In occasione del giubileo sacerdotale dell’abate Savaton nel 1952 l’abbazia ricevette in deposito perpetuo la campana « Bertine », enorme « bordone » dell’abbazia di Saint Bertin, benedetta nel 1470 alla presenza del duca di Borgogna, Carlo  « Il Temerario » e sopravvissuta intatta al crollo della torre che l’ospitava nel 1946. Ancora oggi la campana segnala i giorni di festività solenni.

Nel 1955 si aprì un nuovo cantiere per la costruzone di un oratorio e una seconda galleria del chiostro con altre celle, a causa della scomaprsa di don Bellot nel 1944 in Canada i lavori vennero affidati al suo discepolo Joseph Philippe.

 

Nel 2010 l’abbazia rischiò di essere soppressa, essendosi ridotta a quattordici monaci anziani e non avendo alcun novizio da oltre due decenni, fortunatamente la comunità dell’abbazia di Fontgombault inviò tredici monaci il 10 ottobre 2013. Fontgombault era stata fondata nel 1091 ma , soppressa nel 1941, venne riaperta nel 1948 sempre dai monaci di Solesmes.

 

Dal 7 ottobre 2013 gli edifici sono dichiarati e classificati “monument historique”.

 

Della comunità di Wisques è da ricordare padre Henri Guilly (1911-2008) che lasciata l’abbazia il 1 ottobre 1966, con la benedizione abbaziale, fondò la Congregazione Monastica di Notre-Dame d’Espérance allo scopo di accogliere e assistere tra i monaci in buona salute anche quelli malati, handicappati o vittime di gravi depressioni, seguiti da personale medico specializzato (psicologi e psichiatri), permettendo anche a loro di divenire (o restare) monaci a tutti gli effetti (oggi conta una quindicina di priorati) secondo la regola benedettina opportunamente adattata.

 

Lo stemma dell’abbazia si blasona : « di rosso alla spada d’argento guernita d’oro posta in palo, al capo di nero caricato da due stele di cinque raggi d’argento » al quale è associato il motto SCIO CUI CREDIDI tratto dalle Lettere di san Paolo (II lettera a Timoteo, cap.1, verso 12) che si può tradurre in “So in chi ho creduto”. La spada è il noto attributo di San Paolo Apostolo, mentre alle due stelle sono attribuiti diversi significati: rappresentano i due apostoli Pietro e Paolo, nonché le due comunità sorelle di Wisques.

 

L’abbazia ha concesso in licenza alla Brasserie de Saint-Omer la produzione di alcune “birre d’abbazia” secondo le proprie ricette:

 

Bière Abbaye Saint Paul De Wisques, alcool 6,3%

Bière Abbaye d’Alveringem (per la catena Leclerc), inizialmente “dedicata” all’abbazia di Zevenkerken, 6,2%