Sankt Bonifatius Abtei von Weißenohe

(Ex Abbazia di San Bonifacio di Weissenohe) – Monaci Benedettini



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L’imponente chiesa di San Bonifacio con la sua torre di 45 metri e parte dell’antico monastero ancora oggi dominano il villaggio di Weißenohe (dal veterogermanico “ache” -“acqua”-  e “wizen” -“bianco”-  quindi “luogo posto sull’acqua bianca”) e il paesaggio circostante.

 

Fondato, secondo la tradizione, nella seconda metà dell’XI secolo nel Nordgau (provincia del Nord) bavarese al confine con la Franconia Orientale dal principe palatino di Baviera Aribo (Eribo), con la moglie Guilla (Willa) e il nopote Hadamoth (o Hadimuot). Un documento posteriore cita il 1109 come data di fondazione.

 

Nel XVI secolo però si diffonde la notizia della fondazione nel 1053 da parte del vescovo Gebhard I di Eichstätter e dell’imperatore Enrico III, con approvazione di papa Vittore II. Dal XVIII secolo si affermerà la prima versione.

 

Ad abitarlo vennero chiamati i benedettini dell’abbazia di Michelsbeg di Bamberga, della quale fu inizialmente un priorato. I figli minori dell’aristocrazia locale vi accedettero facendone un monastero con numerosi possedimenti e la dinastia degli Aribonen ne mantenne il “protettorato” (“vogt” o “advocatura”) e il controllo dalla loro sede nel castello di Hiltpoltstein.

 

Non divenne mai una grande e potente comunità, durante la lunga e tormentata “Lotta per le Investiture” l’abbazia si pose sotto la prtezione della Santa Sede.

 

Nel XVI secolo fu comunque oggetto di contesa tra i vari potenti feudatari e le città circonvicine: i vescovi Bamberga, la città di Norimberga e i signori del Palatinato, che le procurarono diversi e rovinosi attacchi e saccheggi.

 

Nel 1554 l’ultimo abate venne indotto a cedere al protestante principe Elettore de Palatinato, che vi istituì la sede di sue magistrature e del pastore luterano, mano a mano che la Riforma luterana venne introdotta a Weißenohe e nei villaggi dipendenti. Con il principe Elettore Federico III venne adottato il Calvinismo a partire dal 1565, il pastore calvinista prese la sua residenza nell’ex monastero.

 

All’inizio di quella che diverrà la Guerra dei Trent’Anni il Principe Elettore Palatino perze la regione dell’Alto Palatinato, che venne assegnata a Ferdinand-Maria di Baviera, comportando il ritorno alla fede cattolica (secondo il principio del “Cuius Regio, Eius Religio” ossia “Di chi [è] la regione, di lui [sia] la religione”, cioè i sudditi seguano la religione del proprio governante). 

 

Weißenohe divenne di nuovo cattolica nel 1620 e nel 1628 venne creata la parrocchia cattolica di Weißenohe-Stöckach, della diocesi di Bamberga, sul territorio bavarese-dell’Alto Palatinato. 

 

Nel 1661 furono rifondati i monasteri benedettini dell’Alto Palatinato Michelfeld , Ensdorf e Weißenohe. Quest’ulitmo venne abitato già alla fine dell’anno da due monaci proveniente da Checking , della quale fu un priorato dal 1699, poi ripristinata come abbazia indipendente nel 1695, non senza conflitti con la diocesi di Bamberga (i monaci e i preti secolari furono costretti ad una difficile convivenza per diversi anni). 

 

Grazie ad alcun monaci teologi provenienti da Prüfing fu possibile aprire un seminario e venne iniziata la ricostruzione del monastero, sotto la guida del priore Gregor Dietl.

 

Gli edifici del monastero e la vecchia chiesa vennero demoliti a partire dal 1690, la nuova chiesa barocca, progettata da Johann e Wolfgang Dientzenhofer (1648–1706), fu consacrata nel giorno di San Bonifacio del 1707 dal vescovo ausiliare di Bamberga, Johann Werner Schnatz; poco tempo dopo venne inaugurato il quartiere abbaziale, che ancora oggi modella l’immagine di Weißenohe, mentre la comunità si avviò verso un periodo di splendore culminato nella seconda metà del secolo XVIII.

 

Con le leggi di “secolarizzazione” del 1803 anche a Weißenohe toccò la stessa sorte degli altri monasteri bavaresi: l’abbazia venne sopressa, i beni alienati, le proprietà (mulino, fabbrica di birra ecc.) e gli stessi edifici del monastero venduti, mentre , la chiesa del monastero fu utilizzata come chiesa della parrocchia di nuova costituzione di Sankt Bonifatius di Weißenohe. Nel 1818 venne istituito anche il Comune di Weißenohe, nel ditretto di Forchheim.

 

Alla metà del XIX secolo, due ali dell’edificio del monastero furono demolite a causa dei danni provocati da un incendio. 

 

Lo stemma dell’abbazia riprende quello della famiglia del fondatore, Aribo, e mostra un palco di cervo con una punto fiorita da un giglio d’oro. Questo stemma, unitamente ad un rami fiorito di ciliegio, forma l’emblema del Comune di Weißenohe.

 

Il birrificio del monastero do Weißenohe (Weißenoher Klosterbrauerei) venne probabilmente aperto contemporaneamente alla fondazione, nel 1803 venne rilevato da privati che lo gestirono continuativamente fino ad oggi. Gli stabilimenti di produzione si trovano ancora oggi all’interno del recinto abbaziale e furono acquistati nel1827 dal mastro birraio Friedrich Kraus ,al quale succedette per eredità la famiglia Winkler, che produce la birra con l’acqua proveniente dalle sorgenti del Giura, nella parte svizzera della Franconia, e con malto e luppolo di origine locale.

 

La gamma di prodotti comprende le birre:

 

  • Altfränkisches Klosterbier (“Birra del monastero Vecchio Stile Francone”) corposa al 5,1% di volume alcoolico.
  • Classic Export BIO, prodotta dal 2001, al 5,2%
  • Kloster-Sud, (“Monastero sud”) al 5,4%
  • Bonifatius Dunkel, scura, 5,1%
  • Bonator Doppelbock, dunkel scura al 8,2%
  • Eucharius Märzen, 5,2%
  • Weißenoher Pils, chiara leggera, al 5,9%
  • Glocken Hell, (“Campane dell’ Inferno” o “campane festose”) al 5%
  • Eucharius Pils, al 4,8%
  • Minnesänger Pils BIO, (“Birra del Menestrello”) pilsner dedicata al celebre cantore tedesco Wolfram von Eschenbach, al 5%
  • Barrique, barricata in botti di rovere e imbottigliata nei contenitori di ceramica, 5,2%
  • Barrique Bock, rossa scura e barricata, 7,%
  • Wirtac Bior, densa e liquorosa (si beve a bicchierini), 7%
  • MONKey Green (“monaco/scimmia verde”) BIO, pils aromatizzata al 5,9%
  • Cannabis Club BIO, aromatizzata ai fiori di canapa, 4,9%
  • Zwickel Pils, ricca e pungente (aroma del luppolo Hersbruck) al 5,6%