Abbaye de Notre Dame de Villers en Brabant

(ex Abbazia di Notre Dame di Villers nel Brabante) – Monaci Cistercensi



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Dodici monaci, accompagnati da cinque conversi laici, guidati dall’abate Laurent, partiti il 7 aprile 1146 dall’abbazia cistercense borgognona di Clairvaux si stabilirono presso la fonte Ri Goddiarch nella valle del Thyle, su terreni donati dal signore locale Gauthier de Marbais e dalla madre Judith: fu una delle prime fondazioni promosse da Bernard de Fontaines abate di Clairvaux (oggi noto come San Bernardo di Chiaravalle).

 

Per risolvere la grave crisi economica della comunità nel 1147 lo stesso Bernardo visitò la fondazione, confortando e consigliando ai confratelli alcune migliorie, compreso il trasferimento in una zona meno aspra poco a nord-est e più prossima al torrente Thyle.

 

All’inizio del XIII secolo venne iniziata la costruzione di una grande abbazia in stile gotico-cistercense, completata nel 1197.

 

Divenne una grande e potente abbazia, cronisti del XIV secolo le attribuiscono una popolazione di oltre cento monaci e trecento laici, con estese proprietà terriere.

 

Durante le guerre del XVI secolo subì ingenti danni, e i monaci furono costretti ad abbandonarla, ma tra il 1715 e il 1784 vennero edificati nuovi edifici in stile neo-classico, con un grande palazzo abbaziale e giardini monumentali.

 

Nel 1796 venne soppressa dai rivoluzionari, che ne vendettero i beni e le stesse strutture a privati, che ne fecero una cava di pietre.

 

Nel 1855 parte delle strutture superstiti furono distrutte per far spazio alla ferrovia tra Lovanio, Ottigne e Charleroi, ma allo stesso tempo favorirono i turisti, le imponenti rovine presto conquistate dalla foresta, la resero infatti una suggestiva località “romantica”, molto visitata: lo stesso Victor Hugo la visitò tre volte traendone dei disegni.

 

Nel 1893 il sito venne acquistato dallo Stato e iniziarono grandi lavori di restauro, guidati dall’architetto Charles Licot;  nel 1973 venne inclusa nella lista dei siti storici ufficiali, e di conseguenza s’avviò un processo di restauro sui resti dei numerosi edifici superstiti, tra cui il chiostro, il refettorio e le cucine. Le rovine della chiesa sono un ottimo esempio di architettura cistercense, le strutture perimetrali sono ancora ben conservate e ancora visibili alcuni dei suoi elementi caratteristici. Oggi è uno dei siti archeologici più importanti del Belgio, e attira oltre 100.000 visitatori all’anno.

 

Dal 1992 il monastero è gestito dalla Association pour la Promotion Touristique et Culturelle de Villers (APTCV).

 

 

Lo stemma storico dell’abbazia, noto dal XVI secolo, mostra una falcone, rappresentato nel tentativo di togliersi il cappuccio del falconiere, ad esso è associato il motto POST TENEBRAS SPERO LUCEM (“dopo le tenebre spero nella luce”) tratta dal libro di Giobbe (17:11-12). Si blasona: “D’azur au faucon d’argent encapuchonné tenant un rameau d’olivier de même” (D’azzurro al falcone d’argento incappucciato tenente un ramo d’olivo dello stesso). La locuzione “dello stesso” sta a significare che la figurazione era tutta di color bianco/argento in campo azzurro; solo successivamente (ed attualmente nelle etichette della birra) viene rappresentato con il cappuccio rosso e il ramo verde.

 

Il falcone “incappucciato” rappresenta l’anima dell’uomo che vaga senza vedere, ma confidando in Dio e con notevoli sforzi di volontà, spera di riuscire a vedere un giorno la luce (togliendosi il cappuccio), come indica il ramo d’olivo, simbolo (tra le altre cose) di saggezza, di pace, di abbondanza e di speranza.

Lo stemma è solitamente accollato a due pastorali e insignito della mitra, in effetti dal XVI secolo l’abate di Villers ottenne il privilegio di indossare il copricapo episcopale e il rango equivalente a quello di vescovo (come simboleggiato dal doppio pastorale).

 

Da questo stemma è derivato anche quello dell’attuale comune di Villers-la-Ville, che però ha mutato il falcone in una fenice, infatti si blasona: “D’azur au phénix d’argent contourné portant un rameau d’olivier” (D’azzurro alla fenice d’argento rivoltata portante un ramo d’olivo”).

 

 

Lo storico C. Rodenbach nel 1859 scrisse che “La bière fabriquée à l’abbaye jouissait d’une grande réputation; on venait en chercher de plusieurs villages aux alentours. Le grand-père du sieur Hennau, fermier du moulin, fut le dernier brasseur du monastère : cette famille remplissait cette charge depuis plusieurs siècles. ”  (La birra prodotta all’abbazia godeva di una grande reputazione; venivano a richiederla da diversi villaggi del circondario. Il nonno del signor Hennau, contadino del mulino, era l’ultimo fabbricante di birra [dipendente] del monastero: la cui famiglia aveva ricoperto  questo carico per diversi secoli).

L’edificio medioevale della birreria e dell’abitazione del mastro birraio del monastero esiste tutt’ora, risale al XIII secolo, ed è un grande edificio a due navate voltato, lungo 40 metri e largo 12.

Dai documenti si apprende che a Villers, tra il 1767 e il 1768, si diversi tipi di birra e seconda del consumo (per la mensa, per i lavoratori, per gli ospiti).

 

Nel 1955, don Placido Landsbergen, monaco dell’Abbazia di Saint-Bernard di Bornem (già denominata Saint-Bernard-sur-l’Escaut a Hemiksem, fondata nel 1243 proprio dai monaci dell’Abbazia di Villers), ha proposto al suo abate e al mastro birraio Liezele di riprendere la produzione della birra “Vieille Villers“, con il nome, il motto e lo stemma dell’abbazia, chiedendo l’aiuto del tecnico brassicolo Van Assche, in questo modo è stato ripreso il legame tra l’antica abbazia e la sua unica filiazione ancora fiorente. In seguito le licenze per la produzione vennero cedute alla Brasserie Huyghe di Melle, che produsse per un certo periodo la “Triple Villers” a 8° a la “Vieille Villers“, a 7°.

 

Dal 2004 il sito e la produzione sono curati dalla Confrérie des Hostieux Moines de l’Abbaye de Villers en Brabant (Confraternita degli Osti Monaci dell’abbazia di Villers nel Brabante),  una fratellanza laica che si ispira alla tradizione cistercense (i confratelli, pur non essendo religiosi, indossano un abito che ricorda quello cistercense) nata ufficialmente il 7 dicembre 1995, composta da persone desiderose di difendere, valorizzare ed promuovere le specialità brassicole e gastronomiche della tradizione dell’abbazia di Villers, conservare e promuoveren il patrimonio culturale, sostenere azioni sociali, filantropiche e culturali. Dal 2015 hanno in gestione il sito storico dell’abbazia e la comunità ha eletto “abate” Luc Haulotte.

 

Le birre:

       – la “t’Serclaes” (ambrata), la “Lumineuse” (bionda) e la “Ténébreuse” (bruna), tutte prodotte in loco dalla Confrérie.

       – la “Vieille Villers” (bruna) e la “Triple Villers” (bionda), che portano il nome dell’abbazia, ma prodotte dalla Brasserie Huyghe di Melle.

       – e dal 2016, due altre birre prodotte da “Abbey Beer” per conto della confraternita : “L’Authentique V” a la “Triple IX“.

 

 

Bibliografia

  1. RODENBACH, “ L’Abbaye de Villers (de l’ordre de Cîteaux) en Brabant ”, Bruxelles, 1850, p. 86-87.