Abbaye de Sainte-Marie de Valmagne

(Abbazia di Santa Maria di Valmagna) – Monaci Cistercensi



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L’abbazia benedettina di Valmagne fu fondata nel 1138 da Raymond de Trencavel, visconte di Beziers, nel territorio di Villeveyrac (Villamanda in occitano), vicino al porto di Meze, sul bacino del Thau. La prima comunità proveniva dall’abbazia di Notre-Dame di Ardorel, in diocesi di Albi, fondata da Bernard Aton IV de Trencavel, padre di Raymond, con l’assenso del vescovo di Agde del 1139.

Nel 1159 aderì alla riforma cistercense, sancita da papa Adriano IV, nonostante l’opposizione dei Trencavel, divenendo figlia dell’abbazia di Bonneval (nel Delfinato, della linea di Citeaux), e divenne una della più ricche e importanti abbazie del Sud della Francia.

All’inizio del XIII secolo il “Cartularium” dell’abbazia menziona le grange di Crès, Marcouine, Vayrac, Fondouce, Mèze (pescheria sul Thau), Saint-Martin-de-la-Garrigue; e una serie di mulini nell’Hérault tra Paulhan a Aumes. A questi possedimenti si aggiunsero le proprietà urbane a Béziers e Montpellier.

Tra le proprietà dell’abbazia era un vigneto di 10 arpents (circa 5 ettari) messo a dimora da monaci di origine borgognona che portarono con se i vitigni di quella regione, gli stessi che furono all’origine del celebre Clos-Vougeot.

Nel XIV secolo iniziò il suo declino, l’intera regione soffrì molto a causa della peste nera del 1348 e nel secolo successivo i beni vennero affidati ad “abati commendatari” designati dal re, spesso disinteressati alla vita monastica (quanto piuttosto ai proventi delle proprietà), portando ad un “rilassamento” dell’osservanza. Altri danni vennero provocati durante la Guerra dei Cent’Anni e, soprattutto, durante le Guerre di Religione. Lo stesso abate di Valmagne del tempo, Vincent Concomblet de Saint-Séverin, dopo quattro anni sulla cattedra abbaziale, si convertì alla fede riformata e organizzò l’attacco di popolani alla propria abbazia, uccidendo tutti gli ex confratelli, fu in quella triste occasione che andarono perdute le magnifiche vetrate. Tra i monaci trucidati ci fu padre Nonenque, cellerario dell’abbazia, di grande reputazione per le sue competenze vinicole è oggi la denominazione di una delle prime Cuvée del domanine vinicolo di Valmagne.

All’inizio del XVII secolo i monaci ripresero possesso del monastero, ma furono necessari due secoli affinché l’abbazia ritornasse a risplendere. Il merito della ripresa fu soprattutto di un altro abate commendatario, il card. Pierre de Bonzi, arcivescovo di Tolosa e Narbona nonché presidente del parlamento degli Stati di Linguadoca, che trasformò il monastero in un fastoso palazzo.
Nel 1698 il cardinale cedette l’abbazia al nipote, Armand-Pierre de La Croix de Castries, ma fu il canto del cigno: il secolo successivo non si fu in grado di procedere a importanti lavori di restauro a causa dei debiti. La comunità, che in passato era arrivata a trecento membri, era ridotta a poche unità.

All’arrivo dei rivoluzionari francesi nel 1790 i soli 5 monaci residenti fuggirono, cercando rifugio a Barcellona con alcuni oggetti di valore, mentre i contadini, liberi dalle imposizioni feudali dell’abate,invasero l’abbazia, bruciando tutti gli arredi, i documenti, le opere d’Arte.

Nel 1791, Valmagne venne confiscata come “bene nazionale” e venduta al viticultore Garnier-Joyeuse di Villeveyrac. Egli trasformó la chiesa in una cantina (Chai) mettendo delle enormi botti nelle navate laterali e nelle cappelle, per questo motivo la basilica fu risparmiata ed evitò la sorte di essere ridotta a cava di pietre come accadde agli altri edifici religiosi. Dopo la morte di Garnier-Joyeuse, nel luglio del 1838, l’abbazia fu comprata da Henri Amédée Mercure, conte di Turenne e marchese d’Aynac, la famiglia Gaudart D’Allaines, discendente del conte, la possiede tutt’ora e ne ha fatto un centro rinomato di produzione vinicola.

Oltre alla chiesa, in stile gotico (iniziata nel 1257 sulle fondamenta della chiesa romanica primitiva, divenuta troppo piccola per accogliere un numero sempre più crescente di monaci) di 83 metri di lunghezza e 24,5 metri di altezza, dimensioni che la avvicinano alle cattedrali del nord della Francia, rimane il chiostro con la fontana alimentata da una sorgente minerale chiamata “la fonte di Diana” già conosciuta dai romani, la sala capitolare e la biblioteca. Dal 1947 sono classificati come “Monuments Historiques”. Oggi ospita anche eventi culturali, concerti, convegni ed è normalmente visitabile dal pubblico (dal 1975).

Appena fuori dall’edificio è stato creato un giardino medioevale, dedicato a San Biagio (dal nome della cappella che si trova nelle vicinaze) composto da un “Hortus” con piante orticole e un “Herbularius” con piante medicinali.

Oltre alla rinomata produzione vinicola da qualche tempo esiste una birra “Abbaye de Valmagne”, inizialmente prodotta dalla Brasserie d’Oc, oggi dalla Brasserie Kiss’Wing di Montblanc. È una birra artigianale che si ispira alle grandi “birre d’abbazia” belghe e si può trovare nelle varietà varietà:

Valamgne Blonde, a 5,5%
Valmagne Ambrée, a 6,5%

Lo stemma dell’abbazia è noto dal XVII secolo, compare nell’Armoriale La Planche del 1669 e si blasona: “De gueules à una maison ou Sainte-Case d’argent, entre deux rochers du même portant plusieurs arbrisseaux au naturel, sul laquelle est assise una Notre-Dame tenant l’Enfant-Jésus, tous deux rajonnés et environnés d’une gloire a sept têtes de chérubin, le tout d’argent” (Di rosso, ad una casa o Santa Casa d’argento, tra due rocce dello stesso portanti diversi alberelli al naturale, sulla quale è assisa una Madonna col Bambino Gesù, tutti e due raggiati e circondati da una gloria con sette teste di cherubini, il tutto d’argento).

La Santa Casa è quella, celeberrima, di Loreto rappresentata nell’atto di essere trasferita da Nazareth attraverso il volo degli angeli. Le due rocce simboleggiano la “grande valle” “Vallis Magna”) del toponimo. Rosso e argento sono i colori blasonici della dinastia dei Trencavel (che portavano “fasciato di rosso e di armellino”).