Regensburger Diözese

(Diocesi di Ratisbona) –



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La Dioecesis Ratisbonensis è una antica sede della Germania, tra il VII e l’VIII secolo Ratisbona fu al centro dell’evangelizzazione dei vescovi sant’Emmerano (morto nel 652), san Ruberto (morto nel 697), sant’Erardo (700) e il beato Alberto (720).

Nel 739  san Bonifacio divise il territorio del Ducato di Baviera in quattro diocesi: Regensburg (Ratisbona), Freising (Frisinga), Passau (Passavia) e Salzburg (Salisburgo), quest’ultima divenne sede metropolitana nel 798.

Albert-Sigmung nel 1668 iniziò la serie dei vescovi appartenenti direttamente alla casa di Baviera, che si successero per 95 anni, ma anche i precedenti presuli erano in qualche modo imparentati con i Wittelsbach.

Nel 1803 Napoleone trasferì l’arcivescovo di Magonza a Ratisbona, con il titolo arcivescovile e di “Primate di Germania” (poi ri-trasferito a Salisburgo), come ratificato da papa Pio VII nel 1805. Nel 1810, nonostante la presenza del card. Joseph Fesch, zio di Napoleone, come vescovo-coadiutore il principato-vescovile venne soppresso e il territorio annesso alla Baviera.

Nel 1817 la diocesi divenne suffraganea della nuova arcidiocesi di Monaco-Frisinga.

Il vescovo Franz Wilhelm von Wartenberg, vescovo di Ratisbona, fondò nel 1649 la Bischofshof Brauerai (Birreria del Vescovado) nella sua residenza di Regensburg, che veniva servita anche alle Diete dei principi dell’impero a al loro seguito.

Franz Wilhelm era nato a Monaco il 1 marzo 1593, figlio del principe Ferdinand di Baviera (a sua volta figlio del duca Albrecht V) e della di lui moglie morganatica Maria von Petenbeck. Nel 1602 l’imperatore gli concesse il titolo di conte (Graf) di Wartenberg, nell’Alta Baviera, condiviso con i fratelli.

Nel 1601 entrò nel Collegio dei Gesuiti di Ingolstadt, nel 1608 si diplomò al Collegio gesuitici di Monaco per poi trasferirsi a Roma, al Cellegio Germanico e Ungarico, per laurearsi in Teologia.

Dal cardinale, poi santo, Roberto Bellarmino, ricevette gli ordini minori.

Dal 1614 iniziò la carriera politico diplomatica a Monaco. Nel 1621 si trasferì a Bonn, presso la corte del cugino Ferdinando, principe-arcivescovo elettore di Colonia, come presidente del consiglio privato e Hofmeister (“Maestro di Casa”), fino al 1640 ricoprì anche l’incarico di Primo Ministro dell’Elettorato di Colonia.

Prevosto del monastero di Altötting nel 1604, canonico di Ratisbona nel 1617 e di Frisinga nel ne 1618, prevosto e rettore dell’importante monastero di St. Cassius di Bonn dal 1629 e titolare di innumerevoli altri benefici.

Nel 1625 ebbe la nomina di vescovo di Osnabrück, nonostante non fosse sacerdote, nella quale poté accedere solo nel 1628, a causa dell’occupazione danese, dove si distinse per il suo zelo antiluterano.

Papa Urbano VIII Barberini gli conferì i vescovati di Verden e Minden  nel 1630, nonché amministratore apostolico di Hildesheim.

Nel 1633 gli svedesi occupanti lo costrinsero a ritirarsi a Colonia, dove solo il 25 maggio 1634 ricevette il suddiaconato e il 4 giugno 1634 il diaconato. Infine Albert von Toerring-Stein, vescovo di Ratisbona, lo ordinò sacerdote il 29 novembre 1636 in quella cattedrale.

Nel 1645 venne nominato Vicario Apostolico per la diocesi di Brema e nel 1649 vescovo di Ratisbona.

Papa Alessandro VII, al secolo Fabio Chigi, che era diventato amico di Franz Wilhelm durante la sua nunziatura a Colonia e compagno nei negoziati per il trattato di pace di Westfalia a Münster, lo nominò cardinale-prete il 5 aprile 1660.

Dopo la sua morte il 1 dicembre 1661 fu sepolto nella chiesa abbaziale di Altötting.

Lo stemma cardinalizio riprende lo stemma adottato nel 1649, formato dall’unione degli stemmi di Ratisbona (di rosso alla banda d’argento), Osnabrück (d’argento alla ruota di carro di rosso), Minden (di rosso, alle chiavi d’argento poste in croce di Sant’Andrea) e di Verden (d’argento alla croce patente di nero). Sul tutto lo stemma proprio della casata dei conti di Wartenberg (“bastardo dei Wittelsbach”: fusato d’argento e d’azzurro, al leone coronato d’oro attraversante) che unisce l’emblema bavarese con il leone del Palatinato.

La Bischofshof Brauerai venne “secolarizzata” nel XIX secolo, con tutto il patrimonio vescovile, e nel 1811 lo Stato Bavarese la vendette al mastro birraio Paul Emmanuel Eltele.

Venne però riacquistata  nel 1852 dal vescovo Valentin von Riedel che la trasformò in una fondazione di proprietà della Diocesi di Regensburg, nella sede storica del palazzo vescovile attiguo alla cattedrale.

L’11 gennaio 1910 venne spillato il primo boccale della nuova birreria, che venne ufficialmente inaugurata domenica 13 marzo 1910.

L’impresa affrontò i problemi della Prima Guerra mondiale, la conseguente inflazione, la Depressione del 1929, l’avvento del Nazional-socialismo, la Seconda Guerra mondiale, l’occupazione alleata e la crisi monetaria nel 1949. Solo nel 1960 si operarono nuovi finanziamenti e innovazioni tecnologiche.

Nel 1974 nuove innovazioni fecero adottare il moto “Das Bier, das uns zu Freunden macht” (La Birra che ci rende amici).

Ovvamente il “Decreto di Purezza Bavarese”, emanato da Guglielmo IV di Baviera nel 1516, rappresenta ancora oggi per la Birreria Bischofshof un imprescindibile punto fermo per la produzione delle proprie birre, che si commercializzano nelle varietà:

  • Bischofshof Urhellal 4,8% vol.  Tipica Helles bavarese.
  • Bischofshof Original 1649 5,4% vol. Helles bavarese intensa.
  • Bischofshof Pils 4,7% vol. tipo Pils
  • Bischofshof Zoigl 5,1% vol. Birra del tipo Zoigl “di cantina”, non filtrata, ambrata
  • Bischofshof Hefe-Weissbier 5,1% vol. bianca

Negli anni le birre Bischofshof hanno ricevuto numerosi premi e benemerenze.

Lo stemma che compare sulle etichette è una versione semplificata dello stemma cardinalizio, consistente nel solo scudo di Wartenberg che, solitamente, si posiziona “in cuore allo stemma completo.