Abtei Marienstatt

(Abbazia di Nostra Signora di Marienstatt) – Monaci Cistercensi



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Nell’attuale località d Neunkhausen, presso Kirburg, venne fondato nel 1212 un primo monastero da parte di alcuni monaci di Heisterbach (Siebengebirge), su un terreno donato dl burgravio di Colonia, Eberhard von Aremberg e della di lui moglia Adelheid von Molsberg. La fondazione venne confermata dall’arcivescovo Dietrich di Treviri il 30 agosto 1215 all’abate Hermann.

Il luogo però non era propizio per ospitare un monastero, il terreno era sterile ed esposto alle intemperie, e frequenti erano i contrasti con i signori del luogo, per cui l’abate Hermann chiese nel 1220 di autorizzare il trasferimento della sede al Capitolo Generale. Il conte Einrich III di Sayn e sua moglie Mecthild von Landsberg concessero un terreno nella valle del Nister il 27 febbraio 1222, secondo la tradizione il luogo sarebbe stato indicato in sogno all’abate Hermann, dopo tre giorni di intensa preghiera, dalla Vergine Maria: “La Beata Vergine Maria apparve in sogno all’Abate Hermann e gli indicò un arbusto di biancospino che fiorì in pieno inverno come un nuovo monastero” (2017, Storia dell’abbazia di Marienstatt). Per questo il nome di “Locus Sanctæ Mariæ” venne assunto dall’abbazia e il biancospino venne adottato come emblema araldico. Si ritiene che il secolare biancospino che ancora oggi cresce tra l’edificio del monastero e il vicolo della chiesa abbaziale, presso la statua di San Giuseppe, sia quello originario della fondazione. L’episodio miracoloso fece del monastero anche un importante luogo di pellegrinaggio.

Lo stemma proprio dell’abbazia mostra il ramo di biancospino fiorito in campo azzurro (passato poi anche nello stemma del comune di Streithausen), nelle versioni in uso esso è associato al campo nero con la banda scaccata rossa a argento, originariamente della famiglia di Fontaines, alla quale apparteneva San Bernardo, e poi passato ad indicare l’abbazia di Clairvax, dalla quale Marienstatt è discendente per filiazione successiva.

Il papa Onorio III nel 1219 concesse il privilegio dell’immediata dipendenza dalla Santa Sede dell’abbazia (“Abbatia Nullius Dioecesis”), confermata dai successivi pontefici.

La primitiva chiesa venne consacrata il 27 dicembre 1227, festa di San Giovanni Apostolo, sotto il terzo abate Conrad.

Sotto l’abbaziato di Wigand von Greifenstein venne ampliata ulteriormente la chiesa, riconsacrata dall’arcivescovo di Colonia Heinrich II von Virneburg il 27 dicembre 1324.

L’abbazia ebbe un estesa proprietà fondiaria, nella quale si produceva di tutto, in particolare un pregiato vino, destinato anche alle celebrazioni liturgiche.

I conti di Sayn pretesero di avere diritti sull’abbazia, sempre contestati, ma quando Adolf von Sayn si convertì alla fede riformata nel 1560 le loro “attenzioni” si fecero più pesanti: tolsero all’abate la sovranità sulla parrocchia di Kirburg e sulla valle del Nister e gli scontri tra la comunità cistercense e la corte comitale si susseguirono per lungo tempo.

Durante la Guerra dei Trent’Anni l’abbazia venne dichiarata “proprietà reale svedese” il 3 ottobre 1633, i monaci espulsi e le proprietà saccheggiate. Al loro ritorno trovarono una situazione disperata, nel 1637 l’abate Johannes Witting viveva a Marienstatt con un solo monaco e due novizi.

La situazione migliorò sotto l’abbaziato di Johannes Pflüger, che nel 1659 ottenne anche la guida dell’abbazia di Michaelstein e il diritto ad indossare i paramenti pontificali e a fregiarsi del titolo di “primus mitratus”. Gli edifici vennero ampliati e il successore, abate Benedikt Bach, diede alla chiesa una impronta barocca, altrettanto fece l’abate Petrus Emons con gli edifici abbaziali e il resto del monastero tra il 1735 e il 1751. Nel 1777 Marienstatt assunse il controllo anche del priorato di Bottenbroich.

Durante la guerre napoleoniche (tra il 1794 el 1797) l’abbazia servì da ospedale militare, 636 soldati, soprattutto austriaci, vennero sepolti nel cimitero detto “imperiale”. I francesi attaccarono e saccheggiarono le proprietà in diverse occasioni, costringendo i monaci a fuggire.

Il 19 ottobre 1802 l’abbazia venne soppressa dal governo di Nassau e gli edifici assegnati al conte Friedrich-Wilhelm von Nassau-Weilburg, gli ultimi monaci partirono nel 1803, anche se la chiesa continuò ad essere un luogo di culto cattolico, mentre negli edifici monastici fu istituita una fabbrica tessile, che però chiuse nel 1815, una compagnia mineraria anglo-tedesca acquistò il complesso per farne la propria sede. Nel 1831 la chiesa divenne la parrocchiale del comune di Marienstatt, ruolo che, probabilmente, la salvò dalla demolizione.

Il governo di Nassau acquistò l’ex abbazia nel 1842 per farne una casa di lavoro, ma il progetto non ebbe seguito e nel 1864 vendette il monastero al vescovo di Limburgo, Peter Josef Blum, che ne fece un centro di accoglienza per bambini disagiati gestito dai Fratelli Ospitalieri dello Spirito Santo, che però vennero espulsi nel 1873, lasciando il posto a sacerdoti secolari.

Nel 1888 alcuni monaci dell’abbazia di Bodensee Wettingen, della Congregazione di Mehrerau, che aveva riacquistato gli edifici, tornarono ad abitare l’abbazia, che riottenne il titolo il 30 agosto 1888, sotto la guida del nuovo abate (poi vescovo di Limburgo) Dominikus Willi.

Nel 1909 venne ripristinata una nuova biblioteca, sotto la guida dell’abate Konrad II Kolb, e nel 1910 venne aperto un istituto di formazione per le nuove generazioni dell’Ordine, che nel 1922 tornarono a popolare il monastero di Himmerod, già possedimento di Marienstatt, e l’abbazia di Hardehausen.

Nel 1936 l’abate Eberhard Hoffmann fu costretto dai nazisti a rifugirasi a Disentis in Svizzera, dove morirà esule nel 1940, al suo posto venne eletto Idesbald Eicheler nel 1938 (50 ° abate di Marienstatt a 50 anni dalla ripresa della vita monastica); nel 1939 i nazisti minacciarono la soppressione, alcuni monaci vennero imprigionati dalla Gestapo (padre Raymund Lohausen venne inviato al campo di concentramento di Dachau, morirà poco dopo la fine del conflitto mondiale, il 30 gennaio 1948 a Oberschönenfeld), mentre otto fratelli conversi persero la vita durante la Seconda Guerra Mondiale, quando il cenobio tornò a svolgere il compito di ospedale militare e sede dell’orfanotrofio evacuato da Dormagen, di una casa di riposo da Francoforte gestita dalle Orsoline e del Collegio Teologico “St. Georgen” e della scuola con convitto di formazione superiore.

Nel 1947 il cardinale arcivescovo di Colonia, Joseph Frings, riaprì la chiesa e poterono riprendere i pellegrinaggi alla Vergine di Marienstatt.

La chiesa di Nostra Signora di Marienstatt è la più antica di stile gotico a est del Reno, ed è attualmente proprietà del Land della Renania-Palatinato (mentre il monastero appartiene ancora all’Ordine Cistercense, gestito dal 1939 dalla Fondazione Abtei Marienstatt mbH). Gli interventi di “barocchizzazione” progettatti dall’abate Benedikt Bach tra il 1688 e il 1720, sono stati rimossi.

Il 27 luglio 1927 il papa Pio XI concesse il titolo di “Basilica minore”, ai giorni nostri è ancora un importante santuario mariano (accoglie più di diecimila pellegrini ogni anno) e sede di un Ginnasio privato di istruzione superiore, dove alcuni monaci svolgono il ruolo di insegnanti.

Il sostentamento della comunità è integrato dalla produzione di opere editoriali, artistiche, di restauro e legatoria di libri, e dalla produzione della birra “Marienstatt”, acquistabile al negozio del monastero.

La produzione brassicola dell’abbazia risale almeno al 1457, come dimostrano alcuni documenti attestanti in quell’anno l’installazione di un “bollitore per birra”, nel 1589 è documentato il “mastro birraio” frate Johannes. Un nuovo birrificio venne fatto costruire dall’abate Benedikt Bach nel 1700 unitamente, dettaglio significativo, ad una panetteria, che usava il lievito prodotto in loco.

Nel 1869 venne costruito nel Pilgerheim un nuovo birrificio dalla nuova comunità, che però venne chiuso nel 1908.

La produzione della Marienstatter Abtei Bier è ripresa (come la tradizione tedesca impone) con l’inserzione della spina nel primo barile della nuova produzione il 1 maggio 2004, nella Marienstatter Brauhaus, che imbottiglia una bevanda a bassa fermentazione, maturalmente torbida, con un’alta proporzione (55%) di malto scuro e una gradazione alcolica del 5,5%.

Sulle etichette della birra è riportato un stemma “abbaziale” modificato: il biancospino è sovrapposto alla banda scaccata di Clairvaux entro un campo azzurro.