Onze Lieve Vrouw Abdij van Koningshoeven

(Abbazia di Nostra Signora di Koningshoeven) – Monaci Cistercensi della Stretta Osservanza



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L’abbazia si trova nel terriorio di Berkel-Enschot, oggi compartito tra quello di Tilburg e quello di Oisterwijk (una piccola parte), nel Brabante Settentrionale, fino al 1 gennaio 1997 era un comune indipendente.

 

Nel 1880 padre Dominique Lacaes, abate del monastero trappista francese di Saint-Marie-du-Mont-des-Cats (in olandese Katsberg  presso Godewaersvelde, nelle Fiandre Occidentali, regione del Nord-Pas-de-Calais), incarica un suo monaco di fiducia, padre Sébastien Wyart, di cercare al di fuori del territorio francese un posto “sicuro” dove poter trasferire la comunità monastica, in quel momento minacciata dai moti rivoluzionari. Dopo aver valutato (e scartato) un trasferimento in Inghilterra, si preferirono i Paesi Bassi, in una zona di brughiera, ricco di piccole fattorie, che la gente del luogo chiamava Koningshoeven (“la fattoria del re”).

 

Nel monastero provvisorio trasformato in ovile fu celebrata la prima messa il 5 marzo 1881, che è la data ufficiale di fondazione del monastero. Fino al 1950-1960 l’abbazia vive un periodo di grande espansione, attraversa indenne entrambe le due guerre mondiali e fonda altre abbazie all’estero. Poi iniziano gli anni del “declino”: crisi di vocazioni, anzianità dei monaci presenti, ridimensionamento delle attività lavorative. Adesso la situazione sembra aver trovato una sua stabilità, con la presenza a Tilburg di una comunità maschile composta da una ventina di monaci.

 

Lo stemma dell’abbazia storico si presenta inquartato: nel primo e nel quarto campo è presente il leone in campo azzurro della Casa Reale di Nassau, “d’azzurro seminato di biglietti d’oro, caricato di un leone dorato, armato e lampassato di rosso, impugnante una spada di destra. Nella sinistra presenta sette frecce a simboleggiare le Sette Province Unite dell’Unione di Utrecht” (la Repubblica che precedette la creazione del Regno dei Paesi Bassi dal 1581 al 1795); richiama il “Koning” (re) del toponimo e rappresenta l’appartenenza del monastero al territorio dei Regno di Paesi Bassi.

 

Nel secondo terzo campo è raffigurato un agnello in campo rosso, “di rosso all’agnello d’argento”. Simbolo di mansuetudine richiama l’Agnello Mistico dell’Apocalisse e il “gregge” dei Cristiani che seguono l’insegnamento di Gesù “Buon Pastore”, è anche un simbolo di monaci, che vestono un abito bianco. Ad esso è associato il motto FORTITER ET SUAVITER (“energicamente e dolcemente”), contrazione di “fortiter in re, suaviter in modo” («energicamente nella sostanza, dolcemente nei modi») ripreso da Cicerone e dal Libro della Sapienza (Cap. VIII, v.1) della Bibbia: “Attingit ergo a fine usque ad fine fortiter et disponit omnia suaviter” (“estendendosi da un confine all’altro con forza e governando con bontà ogni cosa”).

 

Sulle etichette della birra compare invece una figurazione differente: lo scudo è torncato, nella parte superiore si vede una composizione di foglie di luppolo e spighe d’orzo, nel secondo il leone d’oro in campo nero del Brabante (lo stesso che compare sullo stemma del Regno del Belgio), mentre la parte inferiore è fasciata di rosso e d’oro, lo scudo è attraversato da un pastorale, senza “sudarium”, infilzante una corona murale d’oro.

La birreria  è stata attivata nel 1885, grazie all’abate di allora Nivard Schweykart, egli stesso figlio di un birraio di Monaco, che inizia a produrre secondo la tipologia dell’alta fermentazione. La produzione di birra da parte dei trappisti è principiata, seguendo la tradizione monastica, con la stessa riforma dell’abate Rancé: presso l’abbazia de La Trappe (oggi nota anche come “Grande Trappe”) i monaci decisero di intraprendere alcune produzioni per garantire il mantenimento, l’autosufficienza economica e finanziare le pratiche caritatevoli del monastero, tra le quali formaggi e birra.

Dal 1891 inizia la commercializzazione all’esterno dell’abbazia (titolo concesso proprio in quell’anno), con buoni risultati, che portano ad un progressivo ampliamento e ammodernamento delle strutture del birrificio, nel 1894 gli introiti permettono la costruzione di un nuovo monastero.

Nel 1949 la scarsità di materie dopo la fine della seconda guerra mondiale costringe ad interrompere la produzione, i monaci decidono allora di produrre della “limonade” e altre bevande gassate, che venenro commercializzate dai marchi Ariston e Whist.

La richiesta di nuove tipologie di birre più “moderne” (tipo pils) non vengono assecondate dai monaci, che nel 1969 decidono di vendere, alla Artois. Il contratto di vendita prevede la cessione degli impianti alla Artois per 10 anni, al termine dei quali la Artois decide di non rinnovare il contratto con l’abbazia, i quali ricominciano a produrre direttamente nei propri stabilimenti il 18 giugno del 1980. È in quell’occasione che nasce il marchio “La Trappe”, nella versione “dubbel” e “triple”.

La brouwerij allarga la propria gamma di birre, stringe accordi commerciali con la John Martin per la distribuzione ed esportazione, ma la mano d’opera interna (i monaci per intendersi) si assottiglia sempre di più. Tanto che nel 1998 i monaci stringono un rapporto di cooperazione con l’olandese Bavaria,  ritirandosi, al contempo, dal controllo diretto della produzione.

È per questo motivo per il quale l’ITA nello stesso anno ritira il marchio “authentic trappist product” al monastero olandese. Che gli viene “restituito”, dopo lunghe e stucchevoli controversie, nel 2005. Fino alla concessione del riconoscimento all’abbazia delle Tre Fontane, Onze Lieve Vrouw era l’unica abbazia al di fuori del Regno del Belgio ad avere ottenuta la prestigiosa etichetta “authentic trappist product”.

Nel 2008, in seguito al grande successo delle birre prodotte, si rende necessario un nuovo locale di degustazione in grado di accogliere il grande numero di “estimatori”, che viene realizzato in forma di “ovile” come all’inizio della storia dell’abbazia.

Oggi si possono degustare:

  • La Trappe “Blond” la più conosciuta a 6,5%, Dubbel 7% e Tripel (dal 1980) a 8%
  • La Trappe Quadrupel (dal 1991), con un tenore alcoolico del 10 %, inizialmente solo “invernale” ma poi, grazie al grande successo di pubblico, prodotta tutto l’anno.
  • La Witte Trappist (dal 2003), una birra bianca, la sola “trappista”.
  • La Trappe Bockbier (dal 2004), stagionale, con una ripresa della ricetta degli anni ’50.
  • La Trappe Oak Agedd (dal 2009), ottenuta nel modo più tradizionale: facendo fermentare la Quadrupel in fusti di rovere, che determina un gusto complesso e unico, che varia secondo il tipo di fusto.
  • La trappe Isid’or (dal 2009), creata per celebrare il successivo 125° anniversario della fondazione nel 2010: una birra speciale per il Giubileo; il grande apprezzamento ottenuto costrinse i monaci a iscriverla negli “standard” di prioduzione.
  • La Trappe Puur (dal 2010): una nuova tipologia fresca e profumata di luppolo, con un tenore del 4% elaborata a partire da prodotti biologici di alta qualità “nata dalla combinazione dello sforzo continuo per una qualità superiore e un’appassionata dedizione alla birra, con una buona gestione rispettosa della creazione di Dio in mente” (dal sito istituzionale).
  • La Trappe Jubilaris (dal 2013) fu una particolarità: creata una sola volta per celebrare il 25°anniversario di professione dell’abate don Bernardus Peeters  (che aveva preso i voti il 20 agosto 1988, all’età di 20 anni).