Abbaye de Saint Pierre et Saint Paul d’Hautmont

(Ex abbazia di San Pietro e San Paolo d’Altomonte) – Monaci Benedettini



Altre immagini

No items found

Il conte dell’Hainaut, Mauger (o Madelgaire), funzionario di re Dagobert I, e la moglie Waudru (Valdetrude), fecero costruire nel 643 lungo il corso della Sambre, vicino a Maubeuge, un’abbazia come rifugio per i monaci missionari (soprattutto provenienti dalle isole britanniche) che predicavano nella regione; la località era identificata come Altus Mons, e la fondazione venne denominata Altimontensis Abbatia, consacrata dal vescovo (santo) Aubert agli apostoli Pietro e Paolo, re Dagobert donò le reliquie di San Marcello papa (morto nel 309).

La comunità, come in altre analoghe dell’epoca, era composta da un gruppo maschile, dove Mauger vi si ritirò dopo aver assicurato l’avvenire ai figli, prendendo il nome di religione di Vincent (santificato dopo la morte come saint Vincent Maldegaire), ed una femminile, dove prese i voti la moglie Waudru (anch’ella santificata, nota come sainte Valdetrude) con la sorella Aldegonde, fondatrice del capitolo dei canonici di Mons e di Maubeuge.

Grazie alle numerose e generose donazioni divenne rapidamente un centro importante, con otre 300 monaci. L’abate Vincent-Maldegaire allora cercò un luogo più isolato per condurre una vita di penitenza, e fondò un nuovo monastero nella foresta di Soignies (più tardi il piccolo villaggio sorto intorno diverrà la città omonima), mentre la direzione di Hautmont venne affidata al figlio, Landry, anch’egli monaco come il padre; tutti i quattro figli dei conti: Landry, Denlin (Dentelin), Audru (Adeltrude) e Mauberte (Madelberte) verranno elevati alla gloria degli altari.

All’abate Landry successe Hadulphe, che ospitò (san) Ansbert nel 695, arcivescovo di Rouen, che Pipino d’Héristal aveva cacciato dalla sua sede vescovile ed esiliato ad Hautmont.

La fama e il prestigio della scuola dell’abbazia attirarono l’attenzione di papa Leone III, che volle visitarla nell’804.

I danesi nel 880 e i normanni apporteranno gravissime devastazioni, massacrando i religiosi e saccheggiando gli edifici, i monaci superstiti fuggirono e dopo qualche tempo l’abbazia venne assegnata ad alcuni ecclesiastici che condivisero i profitti con i signori laici.

Nel 953 (san) Gérard, abate di Brogne, tentò di reintrodurre la vita monastica e di riformarne la disciplina, ma senza successo: poco dopo Rathier, vescovo titolare di Verona, divenne abate commendatario di Hautmont.

Dopo di lui la proprietà passò a Hermann, conte dell’Hainaut, che la donò in beneficio ad Arnoul, signore di Florenne, che aveva intenzione di ristabilire l’osservanza alla sparuta comunità monastica, ma le turbolenze della guerra impedirono di realizzare questo proposito. Ci riuscrono i figli Godefroy de Florenne e Géràrd, vescovo di Cambrai, che nominarono superiore dell’abbazia Richard, monaco di Fulcain, nel 1016.

A questi successe (san) Pappon, quindi Everlheure, suo nipote, che ne scrisse la biografia insieme al monaco Onulphe.

Don Jean Brisselot, abate d’Haumont, fu confessore e consigliere del giovane imperatore Carlo V d’Asburgo, che lo fece nominare arcivescovo di Oristano e primate di Sardegna. Nel 1520 si dimise dalla carica episcopale e tornò ad Hautmont, dove rimase fino alla morte.

Sotto l’abbaziato di don Gaspard Hanot (1565-1625) venne ricostruita l’abbazia, denominata da allora Grand Hautmont, la cui basilica ospitò di nuovo dal 1589 le reliquie di Sam Marcello, che erano state nascoste nell’abbazia di Mons per preservarle dai saccheggi.

L’abate Lejeune, originario di Maubeuge, ottenne da papa Urbano VIII il diritto di indossare gli abiti pontificali, per sé e per i successori.

Durante il periodo rivoluzionario l’abbazia (una delle più ricche ella contea dell’Hainaut) non venne inizialmente soppressa, l’abate don Ghuislain Dusart il 28 luglio 1789 riuscì a sedare i rivoltosi venuti per saccheggiarla e distruggerla. L’abate Ghuislain, aprendo loro le porte, chiese loro di rispettare il luogo sacro e concesse loro le derrate che essi chiedevano.

Gli edifici religiosi e la magnifica chiesa abbaziale vennero però completamente distrutti tra il 1791 e il 1811: del celebre cenobio non rimase che qualche struttura, ancora oggi visibile, che venne trasformata in fattoria e opificio industriale (per la produzione di sapone).

Il 16 giugno 1992 quel che rimane dell’abbazia è stato dichiarato “Monument Historique”.

Lo stemma dell’abbazia è noto almeno dal XV secolo, mostra un campo d’oro a tre scaglioni di nero (“d’or, à trois chevrons de sable” – “d’oro, a tre scaglioni di nero”), emblema detto “Hainaut antico” (Hainaut Ancien) attribuito alla famiglia del conte Mauger, ma documentato dal XIII secolo al conte Baldovino “il Coraggioso”. Da questo è derivato quello dell’attuale comune di Hautmont, che mostra la stessa figurazione ma con il campo di rosso con gli scaglioni d’oro.

L’abate don Gaspard Hanot aveva fatta edificare un birrificio nel XVI secolo, la produzione venne interrotta durante la Rivoluzione, ma riprese durante il regno di Luigi-Filippo per poco tempo in mano a privati. Tra il XIX e il XX secolo erano attive 8 birrerie ad Hautmont (una delle quali denominata Brasserie de l’Abbaye de Hautmont) che hanno continuato la produzione a fasi alterne, alcune fino al 1966.

Il 27 giugno 2009 è la data ufficiale della rinascita della “Bière de l’Abbaye de Hautmont”, prodotta dalla brasserie Duyck di Jenlain, è una birra bionda leggera con un tenore alcoolico di 6,8%. L’idea è stata coltivata da alcuni appassionati: Olivier Martin, proprietario del Café le Blagau e Bruno Rollet, commerciante in bevande e proprietario dal 1985 della Cave (cantina) de l’abbaye d’Hautmont, che hanno dato origine alla Confrérie des amis de l’Abbaye.