Abbaye de Hautecombe

(Abbazia di Altacomba) – Monaci Benedettini



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Intorno al 1101 un gruppo di monaci provenienti dall’abbazia di Aulps, decisero di ritirarsi a vita eremitica seguendo la regola di San Basilio a Cessens, nel massiccio montuoso della Chambotte, in una località detta Plateau de Paquinôt, nella valle Sessine, noto alle cronache successive come Altæcombæum della (Alta Comba col significato di “vallone alto”, “haute combe” in francese), dove eressero un oratorio e alcune  modeste abitazioni.

 

Il terreno venne loro donato successivamente da Gauterin (Gauthier) d’Aix, abate di Varrin, nel 1121.

 

Nel 1125 lo stesso Bernardo di Clairvaux, esortò i monaci a trasferirsi nella località di Charaïa sulla sponda opposta del Lac de Châtillon (oggi Lac de Bourget), su di uno sperone a picco sul lago che denominarono anch’esso Hautecombe, su un terreno donato allo scopo da Amedée de Clermont d’Hauterives (noto anche come Amedeo d’Alta Riva, consanguineo dei Savoia), che entrò egli stesso come monaco nella comunità, che il 14 giugno 1135 aderì alla riforma cistercense, dove venne eletto abate alla morte del primo abate Vivien (poi “promosso” alla sede vescovile di Losanna dove si distinse per la pietà fino ad essere proclamato santo dopo la sua morte e oggi noto come “sant’Amedeo di Losanna”).

 

Nel 1139 venne iniziata la costruzione della chiesa, conclusa nel 1153.

 

La comunità crebbe fiorente sempre sotto la protezione dei Savoia, i papi Celestino IV e Niccolò III furono monaci ad Altacomba. Nel 1135 la comunità benedettina di Fossanova chiese di essere affiliata ad Altacomba, durante il periodo delle crociate, alcuni monaci dell’abbazia al seguito dei militari fondarono l’ababzia di Zaraka, in Acaia, di Isova e di Sant’Angelo di Petra (nel 1214). Tutte queste filiazioni “orientali” verranno soppresse dai bizantini dopo la riconquista del territorio di Costantinopoli, occupato dai “latini” fino al 1261.

 

A partire dal XII secolo i membri della casa di Savoia cominciarono a farsi seppellire nell’abbazia, dando inizio ad una tradizione che è continuata fino alla nostra epoca.

 

Il prestigio del monastero fece ottenere alla comunità grandi donazioni e privilegi, durante l’ababzia di Robert, all’inizio del XIII secolo, il vescovo greco Anselmo di Patrasso donò del denaro per rimaneggiare l’interno della chiesa e alcune preziose reliquie: un dito di Sant’Andrea Apostolo e il cranio di Santa Irene di Tessalonica, che divenne la patrona dell’abbazia e dei battellieri del lago.

 

 

Passata ad un “abate commendatario” nel XV secolo, iniziò un lungo periodo di declino durato quattro secoli. Con il sistema della “Commenda” le rendite dell’abbazia venivano assegnate ad un “abate titolare” detto “commendatario” (spesso laco), che non svolgeva nessun compito religioso e di guida della comunità; di conseguenza, l’abbazia veniva privata delle risorse necessarie al suo mantenimento. Il primo della serie fu Pierre II Bolomier, nominato nel 1438 da papa Felice V, l’ultimo sarà Giovanni-Battista Marelli morto nel 1738.

 

Durante il periodo rivoluzionario l’abbazia venne saccheggiata per ben due volte, i numerosi sepolcri furono violati per cercarvi oggetti preziosi, i religiosi (che non avevano nemmeno un abate in carica) vennero espulsi il 10 aprile 1793 ed infine gli edifici furono venduti a privati e, in parte, trasformati in fabbrica di maioliche « Dimier, Henry et Landoz » in funzione fino al 1807. Rimase poi in stato di abbandono fino al 1824, quando il re di Sardegna, Carlo Felice, riavuti i territori della Savoia con gli accordi del Congresso di Vienna, decise di farla restaurare, diventandone così il secondo fondatore.

 

Il 28 agosto 1824 Tommaso Ferrero de La Marmora, acquistò dalla famiglia Landoz le rovine del monastero per conto del re per la somma di 80.000 lire. Il sovrano fece eseguire i lavori di ricostruzione in onore dei suoi avi e legò l’abbazia ad una Fondazione, di cui l’abate era il presidente. Riservò per sé i diritti di patronato e l’utilizzo di un appartamento.

 

I lavori furono seguiti dall’architetto piemontese Ernesto Melano (Primo Architetto disegnatore di Sua Maestà) in uno stile “eclettico” revivalista noto anche come “Baroque Troubadour” (“Barocco dei Trovatori”) che fonde elementi romanici, con altri gotici e perfino rinascimentali, le oltre trecento opere di scultura furono quasi interamente eseguite da Benedetto Cacciatori e da altri membri della sua famiglia in stile classicista. A gestire l’abbazia fu richiamata una comunità dell’Ordine Cistercense. Il re vi verrà sepolto il 10 maggio 1831.

Dal 1922 l’abbazia passò all’Ordine dei benedettini, ma a causa della folla di turisti che visitano l’abbazia, nel 1987 questi si trasferirono nell’abbazia di Notre Dame di Ganagobie (Haute Provence). L’arcivescovo di Chambéry chiese così alla Comunità cattolica del Chemin Neuf, fondata nel 1973 a Lione, una associazione pubblica di fedeli della quale fanno parte sacerdoti, fratelli e sorelle consacrati, laici e coppie sposate, con il compito proseguire nella vocazione di preghiera e di accoglienza di Altacomba. Alcuni membri della comunità, che si ispira agli insegnamenti di Sant’Ignazio di Loyola, arrivarono ad Hautecombe nel 1992 quando gli ultimi monaci si tarsferitono a Ganagobie con l’ultimo abate regolare Michel Pascal.

Umberto II, ultimo re d’Italia, nel suo testamento dispose di essere sepolto a Altacomba e rinunciò ai suoi diritti sull’abbazia. Vi venne inumato nel 1983 mentree la moglie, la regina Maria Josè del Belgio, vi è stata sepolta nel 2001.

Il luogo è oggi anche un centro di formazione biblica, teologica e comunitaria per giovani dai 18 ai 35 anni provenienti da tutti i continenti.

Lo stemma dell’abbazia mostra, riuniti, le due metà degli stemmi della contea di Moriana (Maurienne: “d’oro all’aquila di nero”), che fu il più antico feudo di quelli che diverranno Duchi di Savoia, e quello più noto di Savoia (Savoye: “di rosso alla croce d’argento”). In alcune versioni stemma è accollato alla croce dell’Ordine Equestre dei Santi Maurizio e Lazzato (formato dall’unione della croce trifogliata di San Maurizio e quella ottagona di San Lazzaro di Gerusalemme), antico ordine dinastico della Casa di Savoia.

La comunità ha continuato la tradizione produttiva dei Benedettini (dolci, icone, articoli religiosi) e dal 5 giugno 2020 ha lanciato sul mercato la nuova “Bière de l’Abbaye de Hautecombe” prodotta in collaborazione con il mastro birraio Pascal Moreau negli stabilimenti di Chanaz (La Brasserie de Chanaz). Si può gustare:

 

  • Bière de l’Abbaye de Hautecombe” Blonde, al 6,7%
  • Bière de l’Abbaye de Hautecombe” Ambrée, al 6%