Sint Adriaans abdij van Geraardsbergen

(Ex abbazia di Sant’Adriano di Monte Gerardo) – Monaci Benedettini



Altre immagini

Nessuna immagine

Baudoin “de Mons”, conte d’Hainaut, fece costruire una città al confine tra Brabante, Fiandra e Hainaut, in un luogo denominato Hunneghem (“dimora degli Unni”) forse per essere stata la sede di una fortificazione di popolazioni di origine barbara, in posizione dominante sul vallone del torrente Dendre. La località era stata venduta al conte Baudoin dal nobile Gérard de Hunnegem nel 1068 e da quella data il luogo e il monte sovrastante assunsero la denominazione di Gerardimons, come testimoniato da un documento del successore alla contea di Fiandra e Hainaut, Baudoin VI di Costantinopoli, che ne concede il feudo al signore di Boulers.

Nello stesso 1068 il conte Baudoin de Mons riorganizzò il monastero di Dikkelvenne, nella contea d’Alost, chiamando a governarla i Benedettini. Nel 1081 il vescovo di Cambrai, Gérard II, trasferì la comunità a Grammont, trasferimento confermato dal successore, il vescovo Manasse, nel 1096, su richiesta del conte di Fiandra, Robrecht “il Frisone”. L’abbazia sorse quindi nello stesso 1096 con la dedica a San Pietro, ma quando nel 1110 Eubalde, canonico di Raucour, vi portò le reliquie di Sant’Adriano (eroico membro della guardia dell’imperatore Massimiano, martirizzato per la sua fede cristiana assieme alla moglie Natalia nella città di Nicomedia, oggi in Turchia, nel 306) essa assunse anche quel patronato nel 1175.

A quella traslazione è legata una leggenda: le reliquie del martire erano state portate a Roma dalla primitiva sepoltura ad Argyropolis, presso Costantinopoli, da qui furono trasferite nella chiesa abbaziale di Raucour, ma durante i saccheggi dei Normanni due monaci si preoccuparono di nasconderle in un luogo segreto. Dopo la morte di uno dei due il secondo, in punto di morte, confidò dove fossero le spoglie del santo al sacerdote Eubalde, il quale le esumò, le nascose in un sacco d’orzo e le trasferì a Grammont. Un pastore che pernottava sul monte dell’abbazia vide, la notte precedente l’arrivo dell’asino che trasportava i resti del santo, una luce divina scendere dal cielo verso il monastero. L’abate Senéclar, primo prelato di Grammont, per verificare l’autenticità delle reliquie, le espose davanti alla porta dell’abbazia e le asperse con l’acqua benedetta: improvvisamente un cerchio di luce, raggiato d’oro, scese dal cielo e circondò le povere ossa; era il 27 maggio 1110, dopodiché verso il 1175 anche la città assunse il nome di Saint Adrien/Sintadriaans anche per il prestigio che le reliquie le conferirono, divenuta rapidamente un importante centro di pellegrinaggio europeo (sant’Adriano era invocato contro la peste).

Nel 1345 l’abate Guillaume de Saint-Gooris Oudenhove cominciò la ricostruzione del monastero, che era stato devastato pochi anni prima durante l’abbaziato di Guillaume de Paepe. Non vide il completamento dei lavori, che furono completati successivamente, sotto l’abate Égide, morto nel 1376, che ottenne anche da papa Gregorio XI delle indulgenze per tutti coloro che contribuirono al restauro dell’abbazia.

Nel 1423 l’abate Guillaume de Voorde fece realizzare una nuova cassa per le reliquie di Sant’Adriano, sulla quale fece apporre le armi della propria famiglia. Probabilmente fu da quell’episodio che le armi araldiche vennero adottate dall’abbazia.

L’abate Jean Coppennolle, morto nel 1525, fece costruire il quartiere abbaziale e la “Bassa Corte”. Ulteriori vasti restauri vennero intrapresi all’inizio del XVII secolo dall’abate Jérôme de Monceaux, già monaco di St. Vaast e priore di St. Corneille d’Englos, alla sua morte nel 1606 l’arciduca asburgico designò abate Henri de Busignies, per il quale ottenne il privilegio della mitra.

Il successore Jaspard Devinke restaurò anche il patrimonio e il prestigio del monastero, fu lui a istituire presso la chiesa di Santa Caterina, dipendente dall’abbazia, un convento dell’Ordine dei Frati Minimi di San Francesco di Paola.

Dopo la soppressione del 1794, durante il periodo rivoluzionario, molti edifici vennero venduti nel 1797: la chiesa e un ala del monastero vennero abbattuti dal nuovo proprietario Gentenaar Piers, del vasto complesso rimangono oggi l’ Abtenhuis (“Casa degli Abati” nelle forme rococò del XVIII secolo), il Koetshuis (“Rimessa per carrozze”) con la piccionaia, e l’ Ijskelder (l’antica ghiacciaia oggi “rifugio dei pipistrelli”), nonché il monumentale accesso del “Poortgebouw” e diverse vestigia dell’abbazia e della chiesa originaria. Il complesso è inserito in un vasto parco pubblico all’interno di un complesso termale, istituito nel 1839 da Modeste De Cock, la figlia Emma sposò Eduard Guillemin e il loro figlio Paul  cedette la proprietà alla città di Geraardsbergen (che vi ha realizzato un museo sulla storia del luogo e sulla pregiata produzione locale di pipe, sigari e merletti in stile “Chantilly”).

Lo stemma più antico dell’abbazia mostra un “calvario”, ossia una croce posta sulla sommità di un monte alberato, si tratta di uno stemma “parlante”, si riferisce al “mont” (“berg” in neerlandese) il cui esempio più solenne (“grande monte” è la traduzione del toponimo francese) è il monte del Calvario dove venne crocifisso Gesù, compare nei sigilli cittadini del XIII secolo (la città di Geraardsbergen lo ha adottato come stemma proprio nel 1818, associandolo all’aquila imperiale e al leone fiammingo).

Il birrificio abbaziale è documentato dal XIV secolo. Attualmente la birra Sint-Adriaans, una birra bionda ad alta fermentazione con un tenore alcoolico del 6,5%, è prodotta dal Birrificio Van Steenberge, di Ertvelde per conto di Dirk Labie e la moglie Lucie, birrai di Geraardsbergen e gestori (fino al 2007) anche del locale “Café Saf”.