Sint-Baafsabdij

(Ex abbazia di San Bavone) – Monaci Benedettini



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Nel VII secolo la zona venne evangelizzata da Amandus, missionario originario dell’Aquitania, che fondò un piccolo monastero alla confluenza (in celtico: ganda) della Leie (Lys) nella Schelda dedicato a San Pietro, da dove avviò la conversione della popolazione del villaggio di Gentgow (romanizzato in Pagus Gandao) che, inizialmente non lo accolse bene, anzi lo gettò nel fiume per ben tre volte. Sopravvissuto, resuscitò un uomo impiccato ingiustamente, prodigio che convinse gli abitanti ad accettare il nuovo credo cristiano.

Amandus fondò anche un altro monastero presso l’antico porto di Ganda (Portus Ganda) per il quale Ludovico il Pio nominò Einhard (morto nel 840, biografo del padre di Ludovico: Carlo Magno) come primo abate, il quale promosse la costruzione di una grande chiesa romanica in pietra. In questa abbazia regia prese l’abito monastico il nobile Allowin (Perwin) van Haspengouw, figlio del conte Pipino di Landen, che adottò il nome di Bavo (Bavone), che condusse una vita ritirata nel monastero e venne santificato dopo la morte nel 655.

L’abate era anche signore laico di Laon e fu in quella città che si rifugiò la comunità dopo il devastante saccheggio dei vichinghi dell’879, che trasformarono l’abbazia in accampamento invernale, e dove i monaci non tornarono per quasi cinquant’anni.

Arnolfo I “il Grande”, conte delle Fiandre, protettore della vicina abbazia di San Pietro, promosse il ritorno della vita religiosa.

Nel 1228 incominciarono i lavori per la costruzione di una grande basilica abbaziale dedicata a San Bavone e Sant’Amando. Nel 1500 vi venne battezzato Carlo d’Asburgo, futuro imperatore Carlo V, e sarà lui stesso nel 1536 a sopprimere l’abbazia, a demolire la chiesa abbaziale di San Bavone e a trasformarla nella Cittadella (il “Castello degli Spagnoli”: lo Spanjaardenkasteel) per il controllo della popolazione che gli si era ribellata per l’eccessiva imposizione fiscale per finanziare le guerre dell’Impero.

I monaci si trasferirono allora nella vicina chiesa di San Giovanni, che adottò ufficialmente il titolo di San Bavo nel 1539 e divenne sede di una collegiata, i cui membri erano gli ex monaci espulsi che, con il loro abate Lucas di Baviera (da quel momento “prevosto”), perpetuarono la vita religiosa. Con la riorganizzazione delle circoscrizioni ecclesiastiche dei Paesi Bassi Spagnoli del 1559 Gand divenne sede vescovile, distaccandone il territorio da Tournai, e la collegiata ne divenne la cattedrale.

La cittadella venne definitivamente demolita alla metà del XIX secolo e l’area venne trasformata in area industriale, mercato del bestiame con relativo macello. Fortunatamente l’Assessore all’Istruzione della città, August Van Lokeren, appassionato di storia, riuscì a salvarne importanti parti e lo Stato donò le rovine alla città nel 1887.

Dell’antica abbazia oggi rimangono la sala capitolare, il refettorio (che ospita il museo lapidario), la base della torre ottagonale e un vasto parco, dove la forma originaria della chiesa romanica è stata ricreata con piante di carpino che evocano la navata scomparsa: dove un tempo sorgeva l’altare, ora c’è un podio in cemento, per accogliere gli artisti che si esibiscono in questo particolare spazio culturale di particolare suggestione ambientale.
La chiesa di San Giovanni venne ricostruita nel 1228, in stile gotico francese, al posto di una basilica romanica che aveva sostituito l’antica cappella dedicata al Battista e consacrata nel 942 da Trasmarus, vescovo di Tournai e Noyon; ma si interruppe alla conclusione del coro, con le caratteristiche cappelle radiali. Nel 1462 i lavori vennero ripresi, nello stile gotico brabantino, in pietra e laterizio, con la costruzione anche della caratteristica torre-portico in facciata nel 1534, realizzata su disegno dell’architetto Jan Stassin, e conclusa nel 1543 con una ardita “flèche” (guglia). Il transetto venne realizzato nel 1559.

Nel 1566 la furia iconoclasta distrusse le magnifiche vetrate donate da Carlo V e Filippo di Spagna II e due incendi consecutivi, nel 1628 e nel 1640, distrussero gran parte dell’edificio e la guglia, che non venne più ricostruita.

Conserva, tra i tanti capolavori, anche il celebre dipinto “L’Agnello Mistico” di Hubert e Jan van Eyck del 1432 che, da solo, attira migliaia di visitatori ogni anno.
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Lo stemma storico dell’abbazia mostra il leone “d’azzurro, al leone fasciato d’argento e di rosso, armato, lampassato e coronato d’oro”.

Una birra dedicata a Bavo, recuperando l’antica ricetta originale dell’abbazia risalente al 1250 e conservata presso l’Università di Gand, con la quale i monaci producevano la bevanda che cominciarono a vendere anche al di fuori delle mura del cenobio nel 1253, viene attualmente prodotta dal birrificio famigliare di Jori Cools e del figlio Lauren.
Bionda, ad alta fermentazione, con un tenore alcoolico del 7,0 %, si può considerare un’autentica “birra d’abbazia”, secondo le normative belghe giacché parte del ricavato serve a finanziare progetti che si occupano di bambini in condizioni di povertà coordinati dalla Diocesi. Sull’etichetta è rappresentata, stilizzata, la base della torre ottagonale, tra i pochi resti dell’antica abbazia.
Altri birrifici fiamminghi producono birre “Sint Bavo” ma senza un legame diretto con l’abbazia di Gand.