Bakonybéli Szent Mauríciusz Monostor

(Monastero di San Maurizio di Bakonybéli) – Monaci Benedettini



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Il monastero venne fondato dal primo re cristiano d’Ungheria, santo Stefano, nella valle di Bakonybéli nel 1018, che affidò ad alcuni eremiti bavaresi inviati da san Günter, parente di sua moglie, la regina Gizela. I fondatori scelsero San Maurizio come un santo patrono: il celebre comandante romano che subì il martirio, con la sua legione, alla fine del III secolo ad Agaune perché si rifiutò di perseguire cristiani innocenti. Il suo culto era collegato all’Europa medievale con l’idea del cavaliere e il potere regale.

 

Re Stefano e la regina Gizela arricchirono il monastero con importanti donazioni, le proprietà abbaziali si trovavano principalmente nella parte nord-occidentale dell’Ungheria storica, si estendevano fino alle montagne Makra nella regione vinicola di Arad.

I re della dinastia degli Árpád aumentarono in seguito i possedimenti del monastero, re László fu particolarmente generoso, di lui rimane una lettere che è una delle più importanti fonti medievali ungheresi.

 

Verso il 1023 si unì a quella comunità san Gellért (tradizionalmente identificato con san Giorgio Sagredo, professo dell’abbazia di San Giorgio Maggiore a Venezia dove mutò il nome con quello del padre, Gerardo Sagredo, morto in Terrasanta) evangelizzatore della Pannonia e vescovo di Csanád (Seghedino), che visse nel monastero di Bakonybéli sette anni.

 

Con l’istituzione della “Commenda” iniziò il declino spirituale ed economico dell’abbazia, nel 1534 venne saccheggiata dai Turchi e i monaci scampati al massacro furono costretti a fuggire.

 

Nel 1693 don Celesztin Göncz, monaco di Pannonhalma, divenne abate di Bakonybéli e iniziò il ripristino della vita monastica e degli edifici, progetto proseguito dai suoi successori. La ricostruzione nelle forme barocche venne completata nel 1754 con la consacrazione della chiesa, che fungeva anche da parrocchiale (uno dei segni architettonici più sorprendenti di questa dualità è che nel XVIII secolo, fino alla prima metà del XVIII secolo, il coro e il presbiterio potevano essere raggiunti solo dal primo piano del monastero).

 

Nel 1720 il villaggio che si era sviluppato intorno all’abbazia divenne una comunità.

 

L’imperatore Giuseppe II soppresse l’abbazia nel 1786, sciogliendo l’Ordine Benedettino ungherese.

 

L’Ordine e l’abbazia vennero ripristinati nel 1802 dall’imperatore Francesco I, che affidò ai monaci anche il compito dell’istruzione superiore dei ragazzi della valle.

 

Durante l’abbaziato di don Izidor Guzmics (1832-1839), l’abbazia di Bakonybéli si sviluppò in un vero centro spirituale; i monaci pubblicarono una rivista, una scuola pubblica fu costruita nel villaggio e un grande parco all’inglese fu realizzato nelle vicinanze del monastero. 

 

Dopo la devastazione della Seconda Guerra Mondiale, il processo di costruzione del Partito Comunista comportò lo scioglimento degli ordini monastici. Nel 1950, per la terza volta nella storia, i monaci dovettero lasciare il monastero.

 

Nell’edificio pochi giorni dopo l’uscita dei religiosi divenne un carcere per le suore dissidenti, che vissero come recluse (ma non per loro scelta) nell’istituto chiamato “la casa sociale”.

 

Nel 1998 i monaci ritornarono all’edificio restaurato grazie al contributo di istituzioni, ecclesiastiche, statali, dell’eropee.

 

 

Oggi la comunità produce e vende liquori, prodotti erboristici, cioccolato (anche aromatizzato con le erbe dell’ “hortus” monastico), dolci, biscotti, vini e anche una apprezzata birra “monastica” i cui nomi richiamano i santi compagni del generale Maurizio:

 

 

–       Vitalis sör (birra Vitale), forte ad alta fermentazione aromatizzata con erbe alc. 7%

–       Exuperius sör (birra Esuperio), forte, tipo belga scura con agrumi, tipica del Natale, alc. 8,3%

–       Innocens sör (birra Innocenzo), leggera stagionale (estate) con malto di grano e orzo, alc. 3,9%

–       Mauríciusz sör (birra Maurizio), una dubbel ale, bruna e forte ad alta fermentazione in stile “abbazia” belga, alc. 7,5%.

 

Lo stemma dell’abbazia riprende il sigillo del XV secolo con la figura di San Maurizio in armatura, tenente uno scudo caricato con la croce patriarcale del Regno d’Ungheria, in luogo della sua propria (trifogliata) che compare nel vessillo che tiene appeso alla lancia; nel sigillo la figura del santo è circondato dall’abate in vesti pontificali e da tre monaci in atto di adorazione.