Amplefort Saint Lawrence’s Abbey

(Abbazia di San Lorenzo di Ampleforth) – Monaci Benedettini



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L’abbazia attuale è stata fondata nel 1802 nello Yorkshire e oggi fa parte della Congregazione Benedettina Inglese, ma le sue radici sono più antiche, la comunità rivendica nientemeno che l’eredità cattolica dell’abbazia di Westminster, soppressa con la Riforma di Enrico VIII Tudor, dato che l’ultimo monaco cattolico superstite di quella abbazia londinese, Sigebert Buckley, esule in Francia dopo la seconda dissoluzione della comunità imposta dalla regina Elisabetta I nel 1559 aveva cominciato a raccogliere presso di sé nel 1607 alcuni seguaci inglesi, con lo scopo di ricostituire un gruppo di monaci. Nel 1615 creò la comunità nel monastero abbandonato di Saint Laurent di Dieulouard, concesso dal duca di Lorena, dal quale inviava clandestinamente missionari cattolici nelle isole britanniche, tra i quali Alban Roe, arrestato e giustiziato il 21 gennaio 1642 a Tyburn (ed in seguito beatificato assieme ad altri numerosi compagni, noti come “i 40 martiri d’Inghilterra e del Galles”).

Nel 1792 i monaci inglesi vennero cacciati anche dalla Francia, a causa della politica anticlericale dei Rivoluzionari, e federo ritorno in Inghilterra dove, nel 1802, si stabilirono definitivamente ad Ampleforth, dove alcuni operavano da tempo, che nel 1890 venne eretto in priorato.

Con la bolla “Diuquidem” papa Leone XIII elevò il priorato in abbazia nel 1890.

Il complesso degli edifici è in stile neo-gotico ed ospita una comunità monastica d circa 80 benedettini, che gestiscono una foresteria, la coltivazione di prodotti dell’orto e del frutteto, una fabbrica di sidro e una di birra. In carico all’abbazia sono anche 11 parrocchie cattoliche nelle diocesi di Leeds, Liverpool, Middlesbrought e Salford.

Fa parte dell’abbazia anche il college “Saint Lawrence”, una delle scuole cattoliche più note del Regno Unito e la scuola primaria Saint-Martin. I monaci hanno anche una residenza di studio a Oxford, la Saint Benet’s Hall, che accoglie i monaci studenti e membri di altri Ordini, compresi alcuni presti diocesani e alcuni laici.

Nel 1995 l’abbazia fondò un priorato dipendente negli Stati Uniti, presso Saint Louis, che nel 1973 divenne un’abbazia indipendente (Saint Louis Abbey) e, dal 1996, un altro monastero nello Zimbabwe, nell’arcidiocesi d Harare.

Lo stemma dell’abbazia è fedele alle norme araldiche in vigore nella Chiesa Cattolica e sono state formalmente concesse dal College of Arms di Londra nel 1922, (è una delle poche che mostra il galero nero con nappe) e deriva da quelle usate in passato dall’abbazia di Westminster, si blasona (in inglese): “Per fesse dancetté or and azure, a chief per pale gules and of the second, charged on the dexter with two keys in saltire or and argent, and on the sinister with a cross flory between five martlets of the first. Ensigned with an abbot’s crosier in pale behind the shield Or garnished with a pallium crossing the staff argent and a galero with cords and twelve tassels disposed on either side of the shield in three rows of one, two, and three all Sable”.

In italiano si blasona: “Semipartito-troncato: nel primo di rosso ad una chiave d’oro e una d’argento poste in croce di Sant’Andrea, con gli ingegni all’insù; nel secondo d’azzurro alla croce gigliata d’oro, contornata da cinque colombine [alias merlotti] dello stesso; nel terzo ritroncato dentato d’oro e d’azzurro. Accollato al pastorale abbaziale munito di velo e timbrato dal galero con 12 fiocchi neri (6 per lato)”.

– Nel primo si riconoscono le armi della Chiesa, con le chiavi pontificie, che segnalano l’obbedienza cattolica della comunità, ma si riferiscono anche al “titolare” dell’abbazia medioevale di Westminster: San Pietro Apostolo.
– Nel secondo sono mostrate le armi attribuite tradizionalmente ad Edoardo “il Confessore” re d’Inghilterra, furono ideate nel XIII secolo per Riccardo II, attribuite “a posteriori” basandosi su alcune monete dell’epoca edoardiana. La croce d’oro in campo azzurro era lo stemma attribuito ai re sassoni.
– Nel terzo sono rappresentate le armi dell’abbazia di Westminster, che si completavano con un pastorale e una mitria rossi nel campo superiore: la linea dentata rappresenterebbe il fiume Tamigi; mentre il pastorale e la mitra rossi sono riferimenti all’autorità dell’abate di Westminster, che era uno dei più ricchi e più influenti uomini di chiesa del Medioevo.

Lo stemma è accompagnato dal motto anglo-normanno DIEU LE WARD, traducibile in “Dio il Protettore” (o anche come esortativo “Che Dio Protegga”), che è anche il toponimo dell’abbazia francese dove la comunità ebbe origine.

Durante l’esilio in Francia la comunità usava un’arme differente: “di rosso, al pastorale d’oro, uscente dalla punta, fiancheggiato da due spade d’argento poste in palo con le punte verso il basso”.

La produzione di birra iniziò, come attività necessaria di sussistenza, già nel piccolo monastero di Dieulouard, secondo le tecniche produttive inglesi, e furono autorizzati a venderla nei territori della Lorena (anche alla corte ducale se ne consumava, essendo particolare al confronto delle birre francese, dato che la doppia fermentazione la faceva “brillare come lo champagne”).

La produzione venne incentivata e sovvenzionata dal duca di Lorena, che autorizzò la creazione un bacino idrico specifico per la produzione, birra divenne famosa e molto apprezzato, essendo consumata come “specialità” dai signori del regno, ricevette persino il patrocinio di Luigi XIV e del suo successore Luigi XV.

Con la rivoluzione del 1789 i monaci fuggiti in Inghilterra portarono con sé la ricetta per la birra, la stessa che viene seguita per l’attuale produzione della “English Abbey Beer”, simile ad una “trappista” belga nello stile e nell’aroma.

– Ampleforth Abbey Beer, una “abbey dubbel” con un tenore alcoolico del 7 %, che ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali negli anni.

Le eleganti etichette delle bottiglie, affini a quelle dei vini, proposte dal 27 giugna 2012 sono state studiate dal team Design Futures della Sheffield Hallam University, diretto da John Kirkby.