Grosseto

Grosseto
Stemma e descrizione di Massimo Ghirardi

Erede dell’antica città etrusca e romana di ROSELLE il Comune di Grosseto ha adottato un simbolo tradizionalmente collegato alla civiltà etrusca: il grifone (detto localmente “grifo”).

Soggetta nel 973 alla famiglia ghibellina degli Aldobrandeschi di Lucca, fatto che potrebbe aver determinato la scelta del campo rosso dello scudo: colore preferito dai partigiani dell’Impero, perché ricordava il vessillo imperiale: il “vexillum sanguinolentum”.
Nel 1138 papa Innocenzo II trasferì la sede vescovile dalla decaduta Roselle a GROSSETUM che nel 1224 tentò di ribellarsi a Siena.
Per l’eroica difesa della città contro le armate dell’imperatore Ludovico il Bavaro, durante la battaglia del settembre 1328, si mise nella zampa destra del “grifo” uno stocco d’argento.
Nello Statuto del 1421 si riconosce a Grosseto una certa autonomia, pur sotto il controllo senese (che verrà mantenuto fino al 1783), che terminò solo nel 1559 con il passaggio al Gran Ducato di Toscana di Cosimo I de’Medici.
Nel 1574 Francesco I de’ Medici costruì le imponenti mura civiche, tutt’ora conservate
Nel 1735, dopo il Congresso di Vienna, il Granducato di Toscana passò a Francesco Stefano di Asburgo-Lorena. Pietro Leopoldo nel 1783, promosse una riforma amministrativa della Toscana: la Maremma fu staccata da Siena ed eretta in Provincia con capoluogo Grosseto e fu oggetto di grandi lavori di bonifica (intrapresi dal predecessore), cosa che gli meritò il monumento in Piazza del Duomo.
Il 15 maggio 1860 sancì il passaggio al Regno d’Italia.

Il toponimo attuale è abbastanza misterioso, secondo alcuni, sarebbe da mettere in relazione alla proprietà di tale Crusinus o Grauso (con l’intrusione paraetimologica successiva di “grosso”) da cui CRUXETUS o GRAUXETUS; secondo altri invece testimonia la presenza di un particolare bosco caratterizzato da alberi di fico: un bosco di “grosse”, dal latino “ficus grossus” (una particolare specie selvatica incapace di portare i frutti a maturazione).
Ancora taluni propongono una derivazione dall’ uva “grossa”, una varietà particolarmente diffusa nelle zone salmastre.

 

 

 

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