Ravenna
Stemma e descrizione forniti da Massimo Ghirardi
Capitale dell’Impero d’Occidente nel
402; del regno Ostrogoto nel 493; venne conquistata nel 540 dal generale
bizantino Belisario e Giustiniano la nominò capitale della Praefectura d’Italia
e sede dell’Esarca di Costantinopoli. Nel 751 fu occupata dai Longobardi e nel
754 ceduta ai Franchi, il cui re Pipino nel 756 la cedette al papa.
Gli arcivescovi di Ravenna godranno di ampia autonomia fino al 1274 quando il
potere verrà preso dalla famiglia Traversari e, nel 1275, dai Da Polenta.
Dal 1441 divenne possesso di Venezia fino al 1509, quando tornò allo Stato
Pontificio che la mantenne fino al 1861.
Le complicate vicende storiche di questa importante città sono richiamate nelle
complesse armi civiche del Comune.
In quelle precedenti era rappresentata Porta Aurea, l’accesso principale alla
città costruita dall’Imperatore Claudio nel 43 d.C. e demolita nel 1582.
Attualmente presenta uno scudo partito d’oro e di rosso, con due leoni dell’un
colore nell’altro controrampanti e affrontati ad un pino d’Italia di verde
fruttato d’oro, sradicato e posto sulla linea di partizione. Approvato nel 1937
risale ad una forma adottata nel 1509.
Il rosso e l’oro sono i colori dinastici dei Da Polenta, ma anche della
Repubblica Veneta: i Da Polenta presentavano un’aquila rossa in campo d’oro,
Venezia il leone di San Marco d’oro in campo rosso.
Il pino allude alla storica Pineta di Ravenna.
La corona, inizialmente regale, venne sostituita con una cerchia turrita d’oro
che presenta anteriormente anche l’antica Porta Aurea.
Il moto FELIX RAVENNA, pure concesso nel 1937, richiama la stessa dicitura
riportata sulle monete dei re Goti.
Ai rami di quercia e alloro del serto era appesa una croce di Guerra d’oro, oggi
sostituita dalla medaglia d’oro al Valor Militare della Repubblica Italiana
ottenuta per il ruolo decisivo avuto dai cittadini durante la guerra di
liberazione partigiana.
Note fornite da
Massimo Ghirardi
L'originario stemma della Provincia di
Ravenna fu: partito, nel primo di rosso ai tre covoni d'oro posti 2.1, nel
secondo d'azzurro seminato di gigli d'oro alla banda di vaio.
Questo stemma risulta utilizzato (nella forma partita o nella forma troncata)
almeno fin dal XVII secolo. Marcantonio Ginanni riporta le due armi scorporate
quali armi di Romagna (di cui Ravenna era capoluogo di Legazione) nel suo
"L'arte del blasone".
Ma se Ginanni attribuisce entrambe gli stemmi alla Romagna, non mancano teorie
leggendarie volte ad attribuire questi stemmi, l'uno all'Emilia e l'altro alla
Romagna.
Infatti parrebbe che console romano Emilio Lepido (nel II secolo a. C.) volle
attribuire alla Regione che prese il suo nome uno stemma rosso con tre covoni
d'oro. Origini meno antiche avrebbe lo stemma della Romagna, costituito
dall'arma di Francia antica brisata, concesso però, niente di meno che da Carlo
Magno.
Si tratta evidentemente di pura fantasia. Eppure queste armi, araldicamente
ineccepibili, devono aver avuto un'origine piuttosto interessante, ma che non è
stata indagata.
Come moltissimi enti territoriali, anche la Provincia di Ravenna non aveva
formalizzato la propria posizione araldica presso la Consulta Araldica come
previsto dalla normativa. Così, dopo l'invito della Consulta risalente al 1927,
e dopo la domanda avanzata dall'Ente nel 1934, nel 1938 venne concesso uno
stemma alla Provincia di Ravenna. Non era, però l'antica insegna che abbiamo
descritto, ma un'arma diversa: d'oro all'aquila di rosso, col capo del Littorio.
L'arma d'oro all'aquila di rosso era quella della famiglia dei da Polenta, che
sostituì la famiglia Traversari nel predominio sulla città nei turbolenti anni
dei "tiranni di Romagna".
Il capo del Littorio, fu aggiunto in virtù delle disposizioni araldiche varate
dal regime nel 1934.
La decisione della Consulta non fu una sorpresa, visto che non fece altro che
accogliere il suggerimento della Provincia, complici, probabilmente, ragioni di
oppurtunità politica. Un'arma di chiara origine francese poteva, nel 1938,
essere quello di un'italica Provincia?
Perduto il capo del Littorio con la caduta del fascismo, resta ancora oggi quale
stemma della Provincia di Ravenna l'arma dei da Polenta, araldicamente corretta
e di bell'effetto. Arma che ha il difetto, però, di non rappresentare
(storicamente parlando) l'intero territorio della Provincia. Infatti i da
Polenta non furono signori di tutto il territorio, ma solo di Ravenna. Altre
famiglie certo non meno importanti signoreggiarono in altre località, località
che non erano destinate, però, a divenire capoluoghi di Provincia nel Regno
d'Italia all'incirca settecento anni più tardi.
Note a cura di Antonio Conti www.ducatodiurbino.it/araldica.htm