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Informazioni
Storia della Regione
La Corsica (così anche in corso, Corse in francese) è una “Collettività Territoriale” (Collectivité territoriale de Corse: CTC) della Repubblica Francese, che a differenza dalle altre regioni metropolitane vede centrale la figura del Prefetto che governa l’isola direttamente per conto del Governo di Parigi,  che comprende due dipartimenti:

  • Haute Corse (Alta Corsica), con capoluogo: Bastia.

  • Corse du Sud (Corsica del Sud), con capoluogo: Ajaccio, che è anche la capitale della regione.


Questa situazione di maggiore autonomia è in atto dal 13 maggio 1991, nel 1975 era già stata distaccata dalla regione Provence-Alpes-Côte d’Azur, alla quale era stata unita nel 1960, come “Istituzione Pubblica Regionale” (Établissement Public Régional), assumendo il rango di XXII Regione Metropolitana Francese, con due dipartimenti (fino al quel momento ne esisteva solo uno).

I dipartimenti (Départements) della Corsica, sono a loro volta suddivisi in 5 Arrondissement, che comprendono 52 cantoni (Cantons, corrispondenti alle antiche Pievi del periodo genovese), suddivisi in 360 comuni.

Secondo la leggenda fu denominata Kalliste (Καλλίστη, ossia “la più bella”) dai greci, una teoria piuttosto consolidata ma senza un fondamento certo. In antico venne anche denominata Cyrnos (in greco Κύρνος), Cernealis (Κηρνεάλις), Corsis (Κορσίς) e Cirné (Κιρνή) sempre però di origine greca.

Fu soggetta successivamente ai Liguri, ai Fenici, ai Greci, agli Etruschi, ai Romani, ai Vandali, ai Bizantini, ai Pisani, Agli Aragonesi, ai Genovesi.

L’eroe nazionale Pasquale Paoli nel 1755 proclamò la Repubblica Corsa, ribellandosi alla Repubblica di Genova, e adottando la prima Costituzione europea moderna, che comprendeva già il diritto di voto alle donne (e scritta in italiano, considerata una lingua “colta”). Nel 1764 la Repubblica di Genova chiese l’intervento di Luigi XV di Francia, per riconquistare l’isola, indebitandosi e mettendo l’isola come pegno. I diritti sull’isola furono quindi ceduti alla Francia (con facoltà di riscatto) per due milioni di lire dell’epoca, attraverso il Trattato di Versailles del 1768.

L’8 maggio 1769 presso Ponte Nuovo, l’esercito francese al comando dei conte di Vaux, completò la conquista dell’isola, segnando la fine dell’effimera Repubblica Corsa.

Il sistema montuoso isolano ha sempre diviso la Corsica in due parti: quella di Nord-Est (oggi Haute-Corse), detta storicamente “Banda di dentro”o “Di qua dai monti” (Deçà des Monts) o, più laicamente, “Cismonte”; e quella a Sud-Ovest (oggi Corse du Sud), detta “Banda di fuori”o “Di là dai monti” (Delà des Monts) o “Pumonte“. Le due zone erano spesso fisicamente separate durante l’inverno quando i passi che attraversano le montagne erano bloccati anche per settimane dalle nevicate.

Lo stemma corso rappresenta la celebre “testa di moro” ed è ripresa per entrambi i dipartimenti, è così blasonato: « D’argent à la tête de Maure de sable, tortillée du champ » (“D’argento alla testa di moro di nero, attortigliata del campo”).

La testa di moro pare sia stata adottata come emblema della Repubblica di Corsica da Pasquale Paoli nel 1755, eroe dell’indipendenza corsa, reso quasi leggendario; promotore della disperata resistenza ai genovesi prima e ai francesi poi.

Popolarmente si ritiene ancor’oggi che la testa derivi da una barbara usanza che voleva che si tagliasse la testa del capo sconfitto per mostrarla ai combattenti vincitori issata su di una picca.

È stato adottato ufficialmente (con l’inno “Dio vi salvi Regina”) dalla Région Corse nel 1980.

Su questo simbolo (come su quello simile della Sardegna) sono stati spesi fiumi di parole. All’epoca dell’adozione da parte di Paoli, il 24 novembre 1762, si riteneva che rappresentasse un antico personaggio saraceno di nome Mansour Ben Ismaïl che, secondo la leggenda riportata nella raccolta “Légendes du pays corse” de J-A. Giustiniani:

“Una giovane corsa di Aleria, Diana, rapita dai pirati, venne venduta come schiava al re di Granada. Ma il suo fidanzato, Paolo riuscì a liberarla e, dopo aver vagato per tre giorni attraverso la Sierra Nevada, raggiunsero la costa, dove una barca permise loro di raggiungere la Corsica. Pieno di rabbia, il re ordinò al suo luogotenente Mohamed Mansour di portare la sua prigioniera viva o morta. Una flottiglia fece quindi vela per Cyrnos. Mansour e i suoi uomini sbarcarono a Piana, attraversarono la regione di Vico, saccheggiando e uccidendo tutti sul loro cammino, e, infine, riuscirono ad arrivare ad Aleria. Alle porte della città, Paolo e i suoi amici stavano aspettando il nemico, la battaglia fu terribile… combattendo corpo a corpo. Quando venne la notte la luna rosso sangue, illuminando il campo di battaglia, in cui si trovavano confuse duemila cadaveri su cui volteggiavano uccelli notturni con becco adunco, per strappare la carne. E nel mezzo, su un lungo palo era stato piantata una testa orrenda, indossante un nastro rosso (prima era bianco,quello che indossavano i comandanti Mori), essa era la testa di Mansour che lo sposo di Diana aveva reciso. Questo trofeo insanguinato venne mandato in sfilata da un villaggio all’altro, da un capo all’altro dell’isola… Ed è per questo che, cinquecento anni dopo, in un Consulto, è stato deciso che d’allora in poi una testa mora, come uno spaventapasseri, sarebbe stata scelte su una bandiera bianca e intorno ad essa si radunano nei combattimenti, i figli dell’antica Cyrnos.”

Tuttavia, attualmente, gli storici preferiscono ipotizzare un’ipotesi aragonese per la “tête de Maure”: essa sarebbe comparsa, per la prima volta, nel 1281 su un sigillo del re Pietro III d’Aragona. E si sarebbe imposta come simbolo della Sardegna e della Corsica in seguito al dominio Aragonese sulle due isole. Nonostante detto dominio sia stato di breve durata. Si vorrebbe che la testa di Moro sia una delle teste dei capi Saraceni caduti vittime del re d’Aragona e da lui adottati come emblema personale.

Un dettaglio: in origine la banda (o “torciglione”) copriva gli occhi e la testa era talvolta decorata con un orecchino a cerchio. Quando Pasquale Paoli adottò il simbolo (ma la questione è molto dibattuta) spostò la fascia sopra gli occhi. Alcune ricerche, analogamente al caso della vicina Sardegna (che di “teste di moro” ne mostra ben quattro nei cantoni della croce di San Giorgio), tendono a dimostrare invece che il simbolo della testa “attortigliata” (e non “bendata”, ma avente un lembo di stoffa attorcigliato intorno alla fronte) rappresenterebbe “l’uomo libero”, che si guadagna il pane con il sudore della sua fronte (raccolto appunto dal torciglione o tortiglione).

Un’altra possibile origine del simbolo fa riferimento all’effimero Regno di Corsica di Théodore de Neuhoff, che lo fece incidere su alcune monete nel 1736.

Di questo stemma, in una forma aulica, tenuta da due tritoni e con corona regale (senza fodera) è stata proposto dall’araldista Robert Louis per l’unico dipartimento della Corsica creato nel 1811 e soppresso nel 1976 e che, oggi potrebbe essere adottato come emblema regionale.

Nota di Massimo Ghirardi
Profilo Araldico
“D’argento alla testa di moro di nero, attortigliata del campo”
Stemma ridisegnato
Stemma Ufficiale
no stemma
Altre Immagini
Colori dello scudo: argento
Oggetti dello stemma testa di moro
Attributi araldici: attortigliato
Profilo Araldico
“Di bianco, alla testa di moro di nero, attortigliata del campo”.
bandiera ridisegnata
bandiera Ufficiale
no bandiera
Altre Immagini
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Legenda: Stemma, Gonfalone, Bandiera, Città, Sigillo, Altro,

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