Lettere

P
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Termine Descrzione
Padiglione (o impropriamente Manto) simbolo di sovranità che compete ai sovrani, ai principi e duchi e alle famiglie che esercitano o esercitarono piena giurisdizione civile e penale nei loro territori. Si sostiene che la forma derivi dalla tenda militare o dal palco entro il quale le autorità prendevano posto per assistere ai tornei. È formato dal colmo (cappello) e dalle cortine (mantello). Il Re d’Italia portava nel suo grande stemma il padiglione regio che aveva come cortinaggio il gran Manto Reale col colmo di tela d’argento ricamata a lingue di fuoco moventi dal lembo superiore e a fiamme alternate d’oro e di rosso nella parte inferiore con un drappellone intagliato a forma di vaio di velluto azzurro gallonato con fiocchi d’oro. Vedi Mantello, Drappello.
Padronanza (Di) armi di feudi che si inseriscono nelle proprie per vantare diritti su quelle terra, torri, domini. Il posto d’onore spetterà alle armi proprie o originarie della famiglia alle quali seguirà quella sulla quale si vuole indicare diritti. Cfr. con Dipendenza, Concessione.
Paladino corruzione del termine Palatino, cioè cavaliere di fiducia che risiedeva nel palazzo del Sovrano. Carlo Magno elesse 12 cavalieri a cui diede il nome di Cavalieri Palatini o Paladini. Dal latino “Palatinum Comitem” (‘compagno del re’). Cfr. con Conte Palatino.
Palatino (Conte P.) vedi Conte Palatino.
Palato lo scudo (o la figura) quando è coperto di 6 pali di smalti alternati, si blasona solo se il numero di pali è 4, se è 8 (o più) meglio dire verghettato. Si blasona per primo lo smalto del primo palo a destra.
Palco 1) piano di una torre, o altro edificio merlato o meno, che può averne anche più di uno (in questo caso di blasona il numero dei palchi). 2) le corna del cervo. Vedi Cervo.
Paleologo (arma) vedi Costantinopoli.
Palio pezza di panno pregiato messo come posta nelle competizioni. Da non confondere con Pallio anche se ha con questo la stessa etimologia.
Palizzata fascia doppio-merlata di tre pezzi scorciata.
Palla figura tonda ombreggiata in modo da farne percepire il rilievo. Nome popolare delle figure dello stemma dei Medici (vedi). Se non è ombreggiata è una torta o tortello. Tre palle d’oro sono il simbolo tradizionale di San Nicola di Myra (detto anche di Bari, città nella quale furono traslate le reliquie nel 1087), riferimento alla leggenda secondo la quale, nottetempo, il vescovo le gettò in casa di tre fanciulle poverissime per risparmiarle dalla prostituzione alla quale il padre le aveva destinate. Cfr. Bisante, Torta, Tortello.
Pallavicino (o Pallavicini, arma) “Cinque punti di rosso equipollenti a quattro d’argento, col capo dell’Impero”. Secondo la tradizione popolare il cognome deriverebbe dal conte Alberto di Busseto, detto “Pela Vicino” per la sua politica di aggressione verso i confinanti. Nel corso del XI o XII secolo si è modificato con l’intento di modificare l’originario significato ingiurioso. La famiglia deriva dagli “Obertenghi” ossia dalla discendenza di Oberto conte palatino del X secolo, della quale discendono anche gli Estensi, i Malaspina e i marchesi di Massa-Corsica.
Pallio. dal latino “pallium” tela rettangolare generalmente bianca che si portava avvolta introno al corpo sopra alla tunica. Da sempre indica la dignità pontificia ed episcopale ed è usato nella cerimonia dell’ “insediamento” del papa come vescovo di Roma, Metropolita della Provincia (Ecclesiastica) Romana, Supremo Pastore della Chiesa Cattolica e Capo dello Stato della Città del Vaticano. Secondo alcuni in antico era una vera e propria pelle d’agnello poggiata sulla spalla, secondo altri deriva dalla toga senatoria; in seguito venne sostituita da una lunga striscia di lana bianca tessuta con il vello di agnelli allevati tutt’oggi per questo scopo e benedetti dal papa in occasione della memoria di Sant’Agnese. La striscia è caricata con sei croci (nere o rosse) , sulla croce posta sul petto e su quella della spalla sinistra sono altresì inserite spille preziose d’oro (che richiamerebbero le piaghe di Cristo) affinché rimanga ben disteso si aggiunge ad ciascuno estremità una piastrina di piombo, ricoperta di lana nera. È anche segno di dignità degli arcivescovi metropoliti indica quindi la collegialità del ministero e della giurisdizione del papa con gli arcivescovi e, per mezzo di loro, con i vescovi suffraganei. Prima di essere indossati i pallii devono restare per un certo periodo nella Basilica di San Pietro, presso la tomba dell’apostolo. Gli arcivescovi entrano in carica formalmente dal momento in cui lo ricevono dalle mani del papa durante un’apposita cerimonia nella Basilica Vaticana nella solennità dei Santi Pietro e Paolo; in passato i metropoliti delle Diocesi più lontane intraprendevano lunghi viaggi per averlo. Solo il papa può indossarlo ovunque, mentre un arcivescovo lo può portare solo all’interno dei confini della sua Provincia Ecclesiastica. La forma del pallio è mutata nel corso del tempo fino a ridursi ad una specie di collare con due appendici (anteriore e posteriore), papa Benedetto XVI ne ha adottato uno che riprende quello ritrovato nel sepolcro di San Martino vescovo di Tours, di lana grezza lungo 260 centimetri, larga 8, decorato con piccole croci patenti rosse, risalente all’XI secolo è considerato l’esemplare più antico giunto fino a noi. Da non confondere con Palio.
Palma (rami di) 1) frasche dell’albero del dattero simbolici di martirio e regalità. Due rami di palma decussati sotto la punta dello scudo indicano che il possessore (che può essere anche un città) hanno dimostrato particolare valore in una battaglia o durante un assedio. 2) attributo degli stemmi femminili delle vedove in Italia, in sostituzione del Laccio d’Amore. 3) attributo del Patriarca di Lisbona che, in antico, aveva il privilegio di timbrare le proprie armi con la tiara pontificia, ma non dell’uso delle chiavi di S. Pietro, per cui usava due rami di palma accollati o sottoposti allo scudo. 4) segno di devozione nei confronti di un qualche Santo martire.
Palo pezza onorevole di primo ordine che occupa, centralmente e verticalmente, la terza parte dello scudo (2 moduli). Se ridotto della metà è una verghetta. Se non arriva a toccare il margine superiore si chiana palo ritirato, se non arriva al margine inferiore si chiama palo scorciato; se ha una estremità appuntita sarà appuntato (in capo o in punta a seconda dei casi). Se il palo si allarga al centro è discodato, mentre si chiama palo patente il palo che si allarga verso le estremità. Può essere bordato ai lati con un altro colore. Due filetti in palo ravvicinati ad occupare lo spazio normale di un palo si dice palo gemello, se sono tre si dice terza in palo.
Palù (Da) anche Dalla Palude noti anche come Arduini o Arduinici, perché discendenti di Arduino della Palude feudatario dei Canossa e signore del castello “della Palude” presso Fabbrico (RE). Arma antica “d’argento a due aghi da rete di rosso, posti in decusse (capo d’oro all’aquila di nero coronata del campo)”.
Pampino foglia di vite. Si dice pampinoso il ramo o il grappolo di vite se munito di foglie.
Pane convenzionalmente una Torta di smalto rosso simboleggia una pagnotta ed è simbolica del giusto compenso ottenuto col lavoro leale ed onesto.
Panoplia termine che letteralmente significa “collezione di armi”, “insieme delle armi [di un Oplita, soldato greco]” e usato per indicare l’insieme delle armi in un “trofeo” composto dall’insieme completo di armatura a piastre che ricopre l’intero corpo.
Pantera animale chimerico, in Araldica assai differente all’omonimo naturale, si rappresenta con parte posteriore del corpo di leone, arti superiori di grifone, testa d’aquila, talvolta cornuta e vomitante fiamme (ignivoma).
Pantheon animale chimerico dell’Araldica Inglese, sorta di capriolo, dalla lunga coda.
Paonazzo (e Pavonazzo) dal latino “pavonaceum” (‘[simile al] colore del pavone’), colore rosso-violaceo. Vedi Porpora.
Papavero figura rara in Araldica, ma utilizzato da alcuni magistrati giudicanti perché presenta le celle della capocchia divise equamente.
Para-etimologia relativa al procedimento tipico degli stemmi parlanti con cui si accostano parole e figure che abbiano una somiglianza formale o fonetica ma non una vera corrispondenza etimologica, apparentemente plausibile ma senza fondamento scientifico. Vedi Parlante (arma).
Parasole Basilicale vedi Basilica.
Pardo o Gattopardo sinonimo impreciso di Leopardo; secondo la tradizione si tratta di un felino “scoreggione” (dal greco pardos, “fetore”, per via degli orribile peti coi quali molesta i nemici) che accoppiandosi con la leonessa origina il Leopardo. Vedi anche Leopardo.
Parentela (Arma di) armi composte con i quarti delle famiglie delle donne entrate per matrimonio, che si aggiungono a quelle ricevute dal padre. Cfr. Alleanza (armi).
Parergo fregio decorativo delle medaglie.
Pari del Regno titolo onorifico che designa i maggiori feudatari di un Reame, di onore uguale a quello del re. Pari di Francia, di Inghilterra, di Spagna.
Pari di Francia si distinguevano in ecclesiastici (arcivescovo di Reims, vescovo-Duca di Laon, vescovo-duca di Langres, vescovo-conte di Beauvais, vescovo-conte di Châlons, vescovo-conte di Noyon) e laici (duca di Borgogna, duca di Normandia, duca di Aquitania, conte di Tolosa, conte di Fiandra, Conte del Vermandois-di Champagne).
Parlante (e Cantante o Agalmonica, arma) arme che, attraverso gli smalti o alle figure, allude al nome della famiglia o della città che le porta. Oppure vi allude giocando sull’assonanza o sulla similitudine con il nome. Anche se solo alcuni elementi formano un gioco di parole o stabilisce una relazione paraetimologica o semplicemente sonora con il possessore. In sostanza si tratta di emblemi “basati sulla parola” e illustrano come nei rebus il nome del titolare, magari in forma variata (un albero di bosso per Busseto, un albero di leccio sopra un colle per Montalcino, un colle sovrastato da una croce per Montesanto, un pesce per Pescia, et cetera). Tra le più celebri ricordiamo quella della famiglia Colleoni di Bergamo che avevano come simbolo principale delle coppie di testicoli di leone (“collioni” coglioni, testicoli); o degli Orinali che mostravano dei vasi da notte. Vedi Paraetimologia.
Parma 1) scudo tondo di origine (forse) etrusca, che nell’antica Roma era parte dell’equipaggiamento della Fanteria Leggera e della Cavalleria. 2) Arme di Parma armi araldiche dell’omonima città che, secondo la tradizione, prende nome proprio dall’arma di difesa “D’oro alla croce piana d’azzurro”, accompagnato dal motto “Hostis Turbetur quia Parmam Virgo Tuetur” (Tremino i nemici perché la Vergine protegge Parma) aggiunto dopo la vittoriosa battaglia della Crocetta contro l’Imperatore Federico II del 12 febbraio 1248.
Partito lo scudo diviso in due campi da una linea mediana verticale (in palo). Spesso indica unione di due stemmi in un unico emblema (per alleanza, concessione, dipendenza, padronanza). Se la linea di partizione non è centrata e i campi ottenuti non sono equivalenti si ha il partito addestrato o partito a destra (con la linea di partizione spostata a destra), oppure il partito sinistrato o partito a sinistra (con la linea di partizione spostata a sinistra).
Partito-Semitroncato un scudo diviso in due verticalmente e con la parte sinistra ulteriormente divisa in due orizzontalmente. Il contrario è Semitroncato-Partito. Cfr. Semipartito-Troncato, Troncato-Semipartito.
Partizioni (e Ripartizioni) divisioni del campo dello scudo secondo le regole araldiche, possono essere partizioni semplici o ripartizioni (partizioni composte) Secondo la scuola francese si dicono anche (desueto) “Partizioni Convenevoli” Semplici: partito, troncato, trinciato, tagliato, addestrato, sinistrato Ripartizioni: troncato-semipartito, semipartito-troncato, partito-semitroncato, semitroncato-partito, interzato in palo, interzato in fascia, interzato in banda, interzato in sbarra, inquartato, inquartato in croce di S. Andrea (o inquartato in decusse o decussato, controinquartato, interzato in pergola, interzato in pergola rovesciata, interzato in calza, interzato in mantello, cappato, abbracciato, partito di uno e troncato di due, partito di due e troncato di uno, partito di due e troncato di due, partito di due e troncato di tre, partito di due e troncato di quattro, partito di tre, partito di tre e torncato di uno, partito di tre e troncato di due, partito di tre e troncato di tre, partito di quattro e troncato di uno, partito di quattro e troncato di tre.
Partizioni Onorevoli Pezze Onorevoli che occupano tutto lo scudo palato, fasciato, bandato, sbarrato.
Pascente (e Pascolante) la pecora e la mucca quando rappresentate con la testa verso il terreno in atto di brucare l’erba.
Passante 1) animale rappresentato nell’atto di camminare, con la zampa anteriore destra alzata. Escluso il leopardo, per il quale è la posizione naturale. Vedi Leopardo. 2) figura che ne sovrasta un’altra nascondendola parzialmente. Cfr. Contropassante, Fermo, Galoppante, Slanciato.
Passato in Decusse (e in Croce di S. Andrea) di tutte quelle figure che sono poste tra loro a “X”.
Pastorale (Bastone o Bacolo Episcopale, o Vincastro) insegna della dignità episcopale, in metallo nobile. Può essere sormontato da un ricciolo, in segno di obbedienza al Papa, o da una croce (semplice, doppia, tripla). Attualmente nell’Araldica Ecclesiastica è emblema proprio dell’Abate, che lo pone accollato dietro allo scudo e munito di un piccolo velo detto Sudarium. Deriva, come il nome lascia intuire, dal bastone del pastore che ha un’estremità ricurva per pascere gli animali, i vescovi lo usano in quanto “pastori” del gregge di fedeli a loro affidato in quanto successori degli Apostoli. Secondo sant’Ambrogio di Milano “il bastone pastorale deve essere al fondo appuntito per spronare i pigri, nel mezzo diritto per condurre i deboli, in alto ricurvo per radunare gli smarriti”.
Patente “aperta”. 1) Si dice di lettera o altro documento che “rende pubblica una decisone sovrana” e per questo “aperta” e leggibile da tutti. 2) le pezze che sembrano “aprirsi” (allargarsi) verso le estremità.
Paternostro Rosario con i grani di argento e di rosso con la croce pendente ottagona, è attributo speciale dei Balì (Balivi) e del Gran Maestro dell’Ordine di Malta.
Patriarca titolo onorifico dei principali vescovi della Cristianità. La gerarchia prevedeva i patriarchi di Roma, Costantinopoli, Gerusalemme, Antiochia e Alessandria d’Egitto. Nella Chiesa Cattolica Romana è titolo di alcuni insigni arcivescovi metropoliti Aquileja, Venezia, Lisbona… Nella Chiesa Ortodossa d’Oriente indica i primati della chiese nazionali (Grecia, di Tutte le Russie, Serbia, Bulgaria…). Vedi Aquileja (Patriarcato).
Patriarcale (croce) croce emblematica della dignità di Patriarca nella Chiesa Latina, è detta anche croce di Lorena, è una croce latina avente una seconda traversa più piccola superiore.
Pavese (o Palvese) 1) nome dello scudo nel XIII secolo. Letteralmente significa “di Pavia” e pare derivi dall’uso di scudi particolari da parte delle milizie del Comune di Pavia. 2) decorazione onorifica delle navi da parata, detto anche “Gran Pavese”.
Pavonazzo vedi Porpora.
Pegaso cavallo alato. Figura mitica.
Pellegrino figura caratteristica di uomo nell’atto di camminare, munito di un bordone, di un cappello da pellegrino (galero), di una borsa (scarsella) e di un saio spesso decorato con una conchiglia.
Pellicano nota figura dell’Araldica soprattutto ecclesiastica rappresentato nell’atto di beccarsi il petto per nutrire i piccoli. Simbolo del sacrificio cristiano per il prossimo perché si credeva che in caso di mancanza di cibo nutrisse i figli colla propria carne. In realtà l’uccello porta il cibo nella sacca membranosa del becco e per farlo uscire lo preme contro il petto, da cui la leggenda. Di solito è sanguinoso e con la sua pietà (vedi).
Pellicce una delle categorie di smalti araldici, composta dall’ Armellino, dal Vajo nonché dal Contrarmellino e dal Controvajo. Possono essere accostate sia ad un metallo che ad un colore.
Pelta scudo tondo in legno o vimine rivestito di cuoio che il mito attribuisce alle Amazzoni, donne guerriere che si privavano della mammella (greco ‘mazon’, con il privativo ‘a’) per combattere meglio.
Pendente per due figure vegetali addossate, che si ripiegano in fuori e all’ingiù.
Penna vedi Piuma.
Pennacchio mazzo di piume che, solitamente, cima l’elmo. Un pennacchio formato da tre piume di struzzo sono l’emblema del Principe di Galles.
Pennone 1) asta della bandiera. 2) bandiera molto allungata, derivato di “penna” più piccolo del Guidone. 3) bandiera.
Pennone Araldico (e Pennone Genealogico) 1) sorta di albero di famiglia. È un grafico indicante il titolare e i suoi ascendenti maschili e femminili con le loro armi 2 genitori, 4 avi (nonni), 8 bisavoli (bisnonni), 16 trisavoli, 32 quadrisavoli… 2) Può essere anche uno scudo inquartato con vari quarti di alleanza. Sinonimo di Targone.
Pentalfa indica una figura pentagonale costituita da un filetto intrecciato a forma di stella a cinque punte. Deriva dall’unione dei termini greci “penta” (‘cinque’) e “alpha” (prime lettera dell’alfabeto greco e pressoché identica alla nostra A, rassomigliante alla figura). Può essere ribaltata se una punta è volta verticalmente verso il basso (come una A ribaltata) posizione che è collegata ai culti inferi (e satanici).
Perale scudo ovale appuntato in basso, tipico del periodo tardogotico e rinascimentale.
Pergola pezza araldica di primo ordine, figura caratteristica in forma di forcella a “Y” ottenuta dall’incontro di un palo ritirato e uno scaglione rovesciato (o, meglio, dall’unione in cuore di tre cotisse, moventi dagli angoli del capo e dalla punta dello scudo). Se la parte forcata è verso il basso si dice pergola rovesciata. Dal latino “pergulam” (ballatoio) perché ricorda i sostegni di legno delle balconate.
Pergola (a, in) per le figure disposta in foggia di pergola.
Perticato il volatile (specialmente rapace) posato su un bastone o sulla traversa del posatoio.
Pesce può essere in palo (o rigido), in fascia, pinnato o alettato, orecchiuto, caudato, crestato, montante, spasimato (se ha la bocca aperta) o boccheggiante, spesso raffigurato accoppiato addossati, curvi, contromontanti, o in numero passati in decusse, in pergola. Se non se ne conosce la specie lo di definisce semplicemente pesce, altrimenti bisogna specificare di che specie si tratta delfino, balena, cefalo, trota, salmone, storione, barbo (o barbio), triglia…Vedi anche Icsos.
Pezze Araldiche è il complesso delle figure (naturali e artificiali), graficamente alterate nell’uso tipico dell’Araldica, derivano il nome dalla tradizione di considerarle simili a  pezze di tessuto che venivano attaccate allo scudo per decorarlo, e solo successivamente disegnate direttamente su di esso. Si usa anche come sinonimo per le sole Pezze Onorevoli di Secondo e Terzo Ordine (vedi).
Pezze Onorevoli sono figure astratte, proprie dell’Araldica; si dividono in tre classi o ordini • Pezze onorevoli di Primo Ordine (Onorevoli propriamente dette, formate da linee di partizione): capo, palo, fascia, banda, sbarra, croce, pergola, croce di Sant’Andrea (o Decusse), gherone, scaglione, bordura, quarto franco e campagna. • Pezze onorevoli di Secondo Ordine: grembio (o girone), scudo nel cuore, punta bassa, pila, capo palo, cantone, lambello, orlo, amaidi, cinta, piano, terrazzo. • Pezze onorevoli di Terzo Ordine: losanga, fuso, bisante, torta, torta-bisante e bisante-torta, losanga vuota, losanga forata, trogoli,
Piana (croce) croce con tutti i bracci dello stesso spessore, di smalto pieno. Nello scudo formata dall’incrocio di una fascia e di un palo.
Piana e Piena (arma) scudo completamente ricoperto di un solo metallo o colore. Si blasonano come rosso pieno, argento pieno, etc… sono dette anche armi di aspettazione perché è come se il possessore aspettasse un’occasione favorevole per poter aggiungere una pezza. Per evitare confusione è preferibile usare il primo termine. Cfr con Piena (Arma).
Pianeta paramento liturgico che il sacerdote indossa sopra il camice durante la messa, di colore diverso a seconda del tempo liturgico e delle feste celebrate. Dal latino “pianetam” (‘abito da viaggio’). Cfr. Casula.
Piantato sinonimo di nodrito, si dice dell’albero quando non se ne vedono le radici come se fosse infisso nel terreno.
Pianura (e Piano) campagna ridotta in altezza (meno di 2 moduli).
Piazza lo spazio vuoto nel graticolato e in altre figure incrociate.
Pica nome aulico della Gazza, anche se etimologicamente sarebbe il femminile del latino “picus” (picchio verde).
Picca sinonimo di lancia.
Piccolomini (arma) “d’argento alla croce piana d’azzurro, caricata di 5 crescenti d’oro”.  Antica famiglia della campagna senese discendente da Martino di Piccolomo che nel 1098 si dichiarava di “legge longobarda”. Piccolomo di Montone fu console nel 1165, mentre Engelberto di Ugo Piccolomini ricevette in premio dall’imperatore Federico II il feudo di Montertari in Val d’Orcia. Abili commercianti si arricchirono al punto di permettere di salire al soglio di Pietro a due dei suoi membri il grande letterato Enea Silvio Piccolomini (Pio II) e il nipote , figlio della sorella Laudomia, Francesco Todeschini Piccolomini (Pio III). Le lune dello stemma, per tradizione, sono considerate simbolo dei turchi che minacciavano il sepolcro di Cristo e contro i quali Pio II intendeva organizzare una Crociata.
Pico (arma) signori di Mirandola (anzi, per la precisione, della Mirandola presso Modena), arma antica “scaccato di sei file d’azzurro e d’argento”. Nota il feudo di Mirandola aveva come arma l’aquila imperiale nera (“d’oro all’aquila nera coronata del campo”) mentre l’attuale città porta l’arma dei Boiardo (“d’azzurro allo scaglione d’oro”), successori dei Pico.
Piè nodrito locuzione che indica il giglio araldico che mostra i fioroni e le stanghette, ma non i peduncoli, come se fossero piantati nel campo dello scudo.
Piegato 1) lo scaglione quando ha i bracci incurvati verso l’interno. 2) le ali dei volatili quando sono non del tutto aperte, come se stessero per chiuderle del tutto. Vedi Sorante e Volo.
Piemonte (Principe di) vedi Principe di Piemonte.
Piemonte (Regione) vedi Principe di Piemonte.
Piena (Arme) 1) Scudo completamente colorato di un solo smalto. Pezza o figura smaltata dentro. Cfr. Ripieno. 2) Arme intera, non brisata, che può essere portata solo dal più anziano del ramo più antico della famiglia che ne è “Capo d’arme” (uso istituito tra il 1180 e il 1200), gli altri devono apportarvi qualche “modifica”. Le figlie non sposate non sono soggette a questa norma, portano abitualmente le armi del padre, magari su scudi a losanga o ovati, mentre le donne sposate le associano a quelle del marito. Vedi Brisura.
Pietà 1) figura della Vergine tenente il Cristo morto con le braccia. 2) nome convenzionale delle tracce sanguinose sul petto del pellicano che nutre con esse i propri piccoli, si blasona come pellicano colla sua pietà. Vedi Pellicano. Convenzionalmente è simbolo del sacrificio per il bene altrui e specificamente del Cristo o della Chiesa Cristiana.
Pietra del Fulmine none popolare che viene dato ai fossili spiraliformi di Ammonite, ma anche alle selci preistoriche, perché si credeva fossero state originate dal fulmine e per questo assai ricercate come amuleto. Secondo alcuni le “mandorle” araldiche sarebbero la loro rappresentazione.
Pietrasanta denominazione popolare del Codice Convenzionale per gli smalti, fissato dall’omonimo araldista nel suo Tesserae Gentilitiae del 1638, per indicare graficamente i colori araldici. • Argento: campo vuoto • Oro: campo puntinato • Rosso: linee verticali • Azzurro: linee orizzontali • Verde: linee in banda • Porpora: linee in sbarra • Nero: campo di linee verticali e orizzontali fittamente intrecciate o di nero pieno.
Pietre Preziose 1) gruppo di pietre particolarmente significative in Araldica. Nelle corone italiane si usano rubini (rossi), smeraldi (verdi) e perle (bianche) perché ricordano i colori della bandiera nazionale. 2) nell’Araldica Inglese indicano i nomi che gli araldisti danno talvolta agli smalti topazio (oro), perla (argento), rubino (rosso), zaffiro (azzurro), smeraldo (verde), diamante (nero), ametista (porpora).
Pietrificcato vedi Fitto.
Pila punta rovesciata, pezza onorevole di seconda classe, formata da un triangolo isoscele, con la punta in basso, con la base sul margine superiore dello scudo (la base è più stretta del margine dello scudo, altrimenti è un capo appuntato). Può essere scorciata se non arriva fino alla punta, rovesciata se ha il vertice in alto, in sbarra, in banda, in fascia se ha la posizione di queste pezze. Punta. Se si ferma ad 1/3 dello scudo è un “capo appuntato”.
Pina nome aulico della pigna, frutto del pino.
Pinnato (o Alettato). Di un pesce avente le pinne di smalto differente da quello del corpo.
Pino abitualmente si intende la conifera in forma d’abete, altrimenti si dovrebbe specificare Pino d’Italia (detto anche marittimo o ad ombrello, ‘Pinus Silvester Maritima L.’), e può essere (come l’albero generico) terrazzato, sradicato, fustato, nodrito…
Pio signori di Carpi, arma antica “fasciato di quattro pezzi di rosso e d’argento”.
Piombo (a) è un’espressione utilizzata in araldica quando certe figure non seguono il verso delle pezze ma stanno verticali rispetto all’orientamento dello scudo (o all’osservatore).
Piotato termine che sostituisce il membrato per i palmipedi (che sono muniti di “piote” zampe palmate). Dal latino tardo “piotam” (piede).
Piuma di struzzo tre piume di struzzo sono il tradizionale emblema del principe di Galles, primogenito ed erede al trono inglese. Secondo la leggenda si riferiscono ad un episodio della Guerra dei Cento Anni (1337-1453) tra Francia e Inghilterra alla battaglia di Crecy del 1346, il re d’Inghilterra Edoardo III uccise il Giovanni I di Lussemburgo re di Boemia (“il cieco”); gli strappò le piume dal cimiero e le donò al figlio Edoardo di Woodstock, detto “il Principe Nero”  (perché in quella battaglia indossava un’armatura nera), Principe di Galles che ne fece il proprio stemma con il motto “Ich Diem” (‘Io servo’).  Di fatto il simbolo venne usato anche in precedenza. Secondo una teoria alternativa l’emblema venne ereditato da Edoardo di Woodstock e dai suoi fratelli attraverso la madre, Philippa di Hainaut, in quanto discendente dei conti di Hainaut, i quali utilizzavano questo stemma giocando sull’assonanza di ‘struzzo’ in francese (autruche), e il nome di Ostrehans, il loro possedimento principale. C’è chi propone anche che ‘Ich Dien’ sia in realtà l’errata traduzione in tedesco dall’originale gallese ‘Uwch Dyn’ (‘Vostro Servo’).
Piumato 1) campo o pezza quando sono coperti di penne, che si dispongono a scaglie di pesce, con evidenziati i segni del nervo e delle barbe. 2) elmo, o atro copricapo, munito di penne, specificamente di struzzo.
Piviale ampio e solenne mantello liturgico in forma di cappa detto in Italia anche pluviale, che deriva dall’omonimo indumento munito di cappuccio (del quale conserva una forma simbolica in cartone foderato) che si indossava per proteggersi dalla pioggia. Aperto sul petto è tenuto da una fibbia in tessuto (fibula) o da un fermaglio prezioso detto pectorale.
Plintato lo scudo che è seminato di plinti.
Plinto (e Mattone) dal greco “Plinthos” (“mattone”) figura rettangolare orizzontale simile ad un mattone. Vedi anche Biglietto.
Podestà la più alta magistratura del Comune medievale che, all’inizio, univa in sé il potere giurisdizionale e quello militare (quest’ultimo poi passato al Capitano del Popolo), solitamente era un forestiero per garantire imparzialità tra le parti e restava in carica un limitato periodo di tempo. Dal latino “Potestatem” (potere) “colui che esercita il potere”.
Poggiante spostata; una figura che anziché stare al centro dello scudo è spostata verso uno dei margini (poggiante a destra, a sinistra…).
Poitou regione della Francia centro-meridionale con capoluogo Poitiers, arma “di rosso a cinque maschi di fortezza d’oro torricellati di tre, posti 2.1.2”
Pomato figura che ha le estremità terminanti in sfera o cerchio in guisa di piccoli “pomi” o palle, anche la croce si dice pomata se i suoi bracci terminano in palle.
Pomerania (Pommern), arma
Pomettata croce e altre pezze allungate con le estremità terminanti in pometti molto accentuati o tre piccole palle (meglio Trifogliata).
Ponte si blasona sempre indicando il numero degli archi. Se ad un solo arco si può dire “arco di ponte”.
Popolo una delle organizzazioni politiche che componevano l’Arengo medievale. Il Popolo era composto essenzialmente dalla classe “borghese” mercanti, artigiani, cambiavalute, mentre nel Comune si riunivano i rappresentanti dell’aristocrazia (detti anche “grandi” o “magnati”).
Porpora 1) colorante estratto dalla ghiandola ipobrachiale di un mollusco gasteropode chiamato Nurice dal quale si ricava una tinta viola-blu (di tonalità differenti a seconda dell’ossidazione del pigmento) molto pregiata (occorrevano circa 8000 molluschi per un etto di pigmento) con la quale si tingevano ricercati tessuti. Fu prerogativa delle vesti degli imperatori Romani. I figli degli imperatori bizantini se nati durante il regno del genitore, in quanto “nati nella porpora” erano definiti Porfirogeniti. 2) uno degli smalti araldici, dato che era sconosciuto al blasone antico alcuni non lo classificano esattamente come colore, perché lo ritengono una miscela di rosso e azzurro e sostengono che si possa sovrapporre anche ad altri colori (oltre che metalli); si rappresenta graficamente con linee oblique nella direzione della sbarra.
Portogallo (Portugal) armi armi proprie di quel territorio, nelle attuali armi della Repubblica Portoghese lo scudo nazionale è accollato ad una sfera armillare d’oro. “d’argento, ai cinque scudetti d’azzurro posti in croce, ognuno caricato di cinque bisanti d’argento posti in decusse, con la bordura rossa caricata di sette castelli d’oro, tre in capo due nei fianchi e due inclinati a destra e sinistra nei cantoni della punta”. Stando alla tradizione il primo re portoghese. Afonso Enrique, avendo conquistato i territori ai musulmani, formò il suo primo emblema con gli scudi azzurri dei 5 sciecchi vinti nella battaglia di Orico, portanti ciascuno 5 bisanti d’argento, raffiguranti le piaghe di Cristo o i denari pagati a Giuda Iscariota per il suo tradimento.
Posato volatile appoggiato su qualche figura, o il leone fermo sulle quattro zampe.
Posto  quando una figura è disposta in modo differente dalla sua posizione normale. Cfr. Ordinato.
Potenza figura della “T”, quando una croce o pezza allungata terminano con una piccola traversa si dicono “potenziate”. Dal francese “potence” che significa sia “gruccia” che “forca, patibolo”.
Predicato titolo onorifico attribuito a personalità eminenti (eccellenza, santità, maestà, magnifico, serenissimo, colendissimo, egregio…).
Predicato Nobiliare specificazione che segue il titolo nobiliare costituita in genere dal toponimo al quale il titolo è connesso (Principe di Piemonte, Conte di Gorizia… In italiano solitamente si identifica con la preposizione “di” (di Carrega, di Montezemolo, d’ Aosta), in francese con “de/du” (de Richelieu, d’Artagnan, du Plessis), in tedesco con “von” (von Neipperg, von Bismarck), in fiammingo “van” spagnolo/portoghese “de”. Vedi Agnome.
Premostratense (Ordine) vedi Ordine Premostratense.
Presidi (Stato dei) territori della Toscana annessi alla Corona di Spagna e comprendenti Porto Ercole, Orbetello, Porto Santo Stefano, Monte Argentario e Telamone che furono parte della Repubblica di Siena e che non vennero compresi in quelli uniti dall’imperatore al Gran Ducato di Toscana nel 1557.
Pressburgo (e Pressburg) nome antico di Bratislava, attuale capitale della Slovacchia e anticamente dell’intero Regno d’Ungheria.
Pretensione (Armi di) letteralmente “armi del pretendente”; armi di territori sui quali una famiglia vanta diritti ma non li possiede direttamente.
Principe 1) “che viene prima” di tutti gli altri il signore regnante. 2) ognuno dei figli dei Monarchi regnanti (re, duchi, granduchi, principi regnanti), dei quali il primogenito è Principe Ereditario secondo il Maggiorascato (solo il maschio nelle Case che seguono la legge salica). 3) Titolo che spetta in Italia al Gran Maestro dell’Ordine di Malta col trattamento di “Altezza Eminentissima” (il Gran Maestro è equiparato ad un Cardinale di Santa Romana Chiesa). Titolo antichissimo, usato dagli Ebrei e dai Romani durante l’Impero Romano da Augusto a Diocleziano era il titolo ufficiale dell’Imperatore. Dopo la caduta di Re Desiderio, i Duchi longobardi si chiamarono Principi per indicare la loro indipendenza. Dopo l’XI secolo passò ad indicare anche i figli delle Dinastie Reali. Nell’ordinamento italiano viene subito dopo il Re (e i Principi del Sangue) e precede il Duca. La corona normale di Principe è formata da un cerchio d’oro, gemmata, sostenente otto fioroni (5 in vista) alternati di altrettante perle; le perle possono essere sostenute da punte e i fioroni possono essere bottonati da ulteriori perle.
Principe del Belgio l’erede legittimo porta propriamente il titolo di Duca di Brabante, il secondo figlio quello di Principe di Liegi.
Principe del Sacro Romano Impero 1) titolo conferito dall’Imperatore ai Principi Elettori che potevano intervenire alla Dieta del Sacro Romano Impero e 2) ai Principi di nomina imperiale che risiedevano fuori dall’Impero (anche religiosi). Ad alcuni era concesso anche il diritto di battere moneta. Per speciale concessione del 2 gennaio 1364 dell’Imperatore Carlo IV il titolo spettava anche all’Arcivescovo pro tempore di Firenze.
Principe del Sangue predicato nobiliare (titolo) che spetta ai nipoti del Re figli di Principe fratello del Re, del Principe Reale Ereditario e ai loro discendenti, col trattamento di “Altezza Serenissima”.
Principe Delfino di Francia vedi Delfino.
Principe delle Asturie (De Asturias) predicato nobiliare che spetta all’erede al trono di Spagna, dal nome dell’omonima regione nel nord ovest della Penisola Iberica.
Principe di Galles (Prince of Wales) predicato nobiliare che spetta all’erede al trono d’Inghilterra, dal nome dell’omonima regione occidentale dell’Isola che, in passato, era un regno indipendente (e da dove proveniva la dinastia regale dei Tudor).
Principe di Napoli vedi Principe di Piemonte.
Principe di Piemonte predicato nobiliare (titolo) che spettava al Principe Reale Ereditario del Regno di Sardegna, poi d’Italia, che gode del trattamento di “Altezza Reale” e prende il nome dall’omonima regione subalpina (“Piemonte” letteralmente “ai piedi del monte”) culla del Regno e sede della prima capitale Torino. I due ultrogeniti hanno predicati trasmissibili ai Principi loro discendenti come il Duca di Genova, il Duca d’Aosta, il Duca del Genevese. Il primo Duca di Savoia, Amedeo VIII, aveva creato nel XV secolo il titolo di Principe di Piemonte per suo figlio primogenito Luigi. Dopo l’Unità d’Italia questo titolo è stato conferito all’erede al trono (furono Principi di Piemonte Umberto I e Umberto II) alternativamente con quello di Principe di Napoli (il primo fu Vittorio Emanuele III). L’attuale pretendente al trono d’Italia, Vittorio Emanuele Duca di Savoia, gode del titolo di Principe di Napoli, mentre il figlio Emanuele Filiberto quello di Principe di Venezia.
Principe di Savoia vedi Principe di Piemonte.
Principe di Venezia vedi Principe di Piemonte
Principe d’Orange predicato nobiliare che spetta all’erede al trono dei Paesi Bassi (popolarmente Olanda), che è il titolo del dominio francese originario della dinastia.
Principe Elettore (e Kurfursten) ognuno dei principi del Sacro Romano Impero che avevano il compito di eleggere l’imperatore secondo le norme stabilite da Carlo IV con la “Bolla d’Oro” del 1356 che ne aveva fissato il numero in 7 il Re di Boemia, il Margravio di Brandeburgo, il Duca di Sassonia, il Conte Palatino del Reno e gli Arcivescovi-Conti di Colonia, Magonza e Treviri. Dal XVII secolo il gruppo comprese anche il Duca di Baviera. Vedi anche Arciduca e Corona Imperiale.
Principe Ereditario d’Italia vedi Principe di Piemonte.
Profilo (in, messo in, posto in) quando le figure che dovrebbero vedersi di fronte sono messe  in questa posizione.
Proporzioni (tra gli elementi dello stemma) secondo la regola, prendendo a riferimento lo scudo Sannitico, esso dovrebbe essere largo 7 moduli e lungo 9; la corona non dovrebbe superare la larghezza di 5 moduli (5/7 del margine superiore dello scudo). L’eventuale Elemento decorativo dovrebbe circondare lo scudo fin quasi a lambirne gli angoli superiori.
Protestante appellativo della Chiesa Riformata Luterana, adottato il 19 aprile 1529 alla Dieta Imperiale di Spira, dove i rappresentati evangelici presentarono una “solenne protesta” contro la restaurazione del culto cattolico da parte dell’imperatore Carlo V (solo con la “Professione di Fede” di Augusta del 1 luglio 1530, redatta da Melantone, i “protestanti” ottennero la libertà di culto nei territori soggetti al Sacro Romano Impero).
PRova L’oggetto prova non esiste ma solo perché volevo provare…
Prussia regione storica della Germania nord-orientale, nata dalla dissoluzione dei territori dell’Ordine Teutonico, nota inizialmente come Ducato di Prussia e che prende il nome dalle antiche tribù indigene dei “Prusiskha”, una popolazione baltica pagana che abitava la costa tra la foce della Vistola e del Niemen. Vedi Ordine Teutonico.
Punta 1) pezza in forma di triangolo formato da due linee che partono dagli angoli inferiori dello scudo e si congiungono nel cuore dello stesso. Si dice abbassato se la punta si arresta più in basso, alzata se prosegue oltre, fino al punto d’onore. Può essere rovesciata se parte dagli angoli superiori. Vedi Pila. 2) ognuna delle estremità della stella (da non confondere con raggio). A differenza della Pila ha la base più stretta.
Punta dello Scudo 1) terza parte inferiore dello scudo, o campagna. 2) margine appuntito inferiore dello scudo, anche Punta Bassa.
Punta di Diamante per le pietre preziose, le scacchiere, il bugnato degli edifici, quando sono lavorati a guisa di piramide bassa.
Puntale (o Bottoniera) figura caratteristica in forma di mezzaluna dentata o incavata in trifoglio che rappresenta la punta del fodero della spada. Vedi Angria (arma).
Punteggiato le foglioline tramezzanti i petali della rosa araldica se di smalto differente. Improprio fogliato.
Punti (di divisione) secondo il sistema italiano si distinguono in 9 punti dello scudo, tre superiori, tre mediani e tre inferiori. Vedi Punto (dello scudo).
Punti di Scacchiere ognuno dei punti di uno scudo scaccato di 15 scacchi, di cui 8 di uno smalto alternati a 7 di un altro, cioè partito di due e troncato di quattro. Si blasona “quindici punti di scacchiere di… e di …” indicando per primo lo smalto che si trova nel primo cantone in alto a destra. Cfr. Scaccheggiato.
Punti Equipollenti ognuno dei punti di uno scudo scaccato di 9 pezzi a smalti alternati, cioè partito di due e troncato di due, di quali 5 punti di uno smalto alternati a 4 di un altro. Si blasona per primo lo smalto che occupa il cantone superiore destro “cinque punti di… equipollenti a quattro di…”.
Punto vedi Dado.
Punto (dello Scudo) posizioni all’interno dello scudo per definire le collocazioni e le direzioni delle pezze. Si divide idealmente uno scudo in nove punti, con due linee di partizione verticali e due orizzontali ai quali si aggiungono 2 punti che stanno appena sopra e appena sotto del centro (cuore), in Italia si numerano a partire dal centro • A: cuore (punto al centro dello scudo) • B: capo (punto centrale superiore) • C: punta (punto centrale inferiore) • Composte: inquartato, inquartato in decusse, fasciato, palato, bandato, sbarrato, fusato, losangato, scaccato, triangolato, a punti equipollenti, a punti di scacchiere. • D: fianco destro (punto centrale laterale a destra) • E: fianco sinistro (punto centrale laterale a sinistra) • F: cantone destro del capo (angolo superiore destro) • G: cantone sinistro del capo (angolo superiore sinistro • H: cantone destro della punta (angolo inferiore destro) • I: cantone sinistro della punta (angolo inferiore sinistro) • L: posto d’onore (punto centrale appena sopra del centro geometrico) • M: ombilico (punto centrale appena sotto del centro geometrico)
Punto (dell’Arme) ognuna delle armi che compongono lo scudo di una Arma Grande (o Armi Grandi). Nello Grandi Armi di Savoia si trovano diverse altre armi di territori sui quali i Savoia dichiarano Padronanza (o Alleanza, o Pretensione) • Punto d’Angria: d’argento ai tre puntali di rosso posti 2,1 • Punto d’Aosta: di nero al leone d’argento. • Punto d’Armenia: d’oro al leone di rosso coronato del primo • Punto di Ciablese (o Chiablese): d’argento seminato di plinti neri al leone dello stesso • Punto di Cipro: inquartato; il primo d’argento alla croce di Gerusalemme d’oro; il secondo fasciato di 8 pezzi d’argento e d’azzurro al leone di rosso coronato d’oro sul fasciato; il terzo d’Armenia (…); il quarto di Lussemburgo antico: d’argento al leone con la coda forcata e decussata di rosso. • Punto di Sardegna: d’argento alla croce piana di rosso, accantonata da quattro teste di moro tortigliate di bianco. • Punto di Westfalia: di rosso al puledro inalberato rivoltato d’argento.
Pure armi originarie di una famiglia.