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Termine Descrzione
Echidna vedi Melusina.
Egretta nome aulico dell’Airone, dal dialettale francese Aigron. secondo alcuni indica il “ciuffo” di piume sulla testa della fenice.
Elce (ed Elice) nome aulico del leccio.
Elefante rappresentato di profilo, può essere fermo, passante, cinghiato, sostenete (es. una torre), minaccioso (se ha la proboscide alzata), gualdrappato.
Elemento Decorativo elemento di completamento dello stemma degli Enti Territoriali, composta da un serto formato con un ramo di quercia e uno di alloro al naturale fruttiferi d’oro passati in decusse sotto la punta dello scudo e legati da un nastro in fiocco con i colori nazionali. Nota per la Regione Autonoma della Valle d’Aosta il fiocco è composta da due nastri (uno con i colori della bandiera nazionale e uno partito con i colori di Aosta rosso e nero); per gli stemmi della Provincia Autonoma di Bolzano l’elemento decorativo non è previsto. In alcuni casi particolari sono rappresentate essenze vegetali diverse (olivo, palma, pino, melo, vite). Secondo alcuni autori non dovrebbe essere aggiunto alle armi delle attuali Province, giacché queste ultime ne portano uno assai simile uscente dalla corona di rango (fino al 1943 la corona era formata da un cerchio turrito, vedi Provincia).
Elettore vedi Principe Elettore.
Ellittico (scudo) scudo ovale detto anche impropriamente “italiano” perché assai in uso nel nostro paese tra il XVIII e il XIX secolo sia come emblema di Stato che di persona.
Elmo copricapo dell’armatura che varia di foggia e di materiale, legato alla dignità del possessore. Può essere adottato dalle famiglie non nobili ma che hanno acquisito il diritto allo stemma. La composizione dello scudo sovrastato dall’elmo deriva dall’usanza dei tornei di appendere lo scudo all’elmo per mezzo una cinghia di cuoio e poterlo affiggere alle pareti o ad un palo. Per lo stesso motivo, quasi una ricerca di “realismo”, alcuni scudi araldici sono rappresentati inclinati.A Becco di Passero- appuntito sulla parte anteriore e munito di feritoie per gli occhi
Elmo Gerarchico (o di Dignità) in Italia l’uso di un particolare tipo di elmo è disciplinato dal Regolamento Tecnico-Araldico. Se posto un uno scudo inclinato, sta sul lato superiore sinistro e voltato verso la parte abbassata dello scudo. Se sullo scudo sono posti due elmi essi si guardano.Baroni elmo d’argento, liscio, bordato d’oro, graticolato di 13 pezzi, gorgieretta d’oro.
Emblema vocabolo di derivazione greca (letteralmente “messo dentro”), figura o insieme di figure che hanno un significato speciale (a volte recondito) che può essere interpretato da chi abbia le cognizioni necessarie. Sinonimo di Armi. Vedi Simbolo.
Emblema della Repubblica Italiana l’attuale simbolo della fu adottato con Decreto Legislativo n. 535 del 5 maggio 1948 firmato dal Presidente della Repubblica Enrico De Nicola. Il Decreto istituisce l’emblema nazionale caratterizzato da una ruota dentata d’acciaio, simbolo dell’attività lavorativa e richiamante il 1° articolo della Costituzione (“L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”); caricata della Stella d’Italia d’argento filettata di rosso (da sempre associata alle personificazioni dell’Italia e già presente nello stemma del Regno Unito d’Italia, detto “stellone” epiteto che passerà poi anche all’emblema repubblicano). Il ramo d’olivo simboleggia la volontà di pace della Nazione, quello di quercia vuole significare la forza e la dignità del popolo italiano (entrambe le essenze sono tipiche del nostro territorio) “decussati” (incrociati) sotto la ruota e legati da un nastro rosso simbolo di valore e recante la scritta in caratteri lapidari latini maiuscoli REPUBBLICA ITALIANA. Da notare che il serto vegetale è formato da un ramo d’olivo e uno di quercia, anziché d’alloro e quercia come negli emblemi delle Città e dei Comuni.
Emblema Nazionale Italiano vedi Emblema della Repubblica Italiana.
Emblemi Araldici termine burocratico collettivo che si riferisce allo stemma, al gonfalone, ed eventualmente alla bandiera e al sigillo di un Ente Morale.
Emblemi Civici (o Territoriali) termIne che identifica le Armi degli Enti Territoriali- stemma, gonfalone, sigillo e bandiera. Buona parte degli emblemi civici del nostro Paese risalgono all’epoca di nascita dei Comuni nel XII secolo allorché l’Imperatore o il vescovo della città concedevano l’insegna ai cittadini riuniti in assemblea (“Arengo”, dal gotico “Hrings”- circolo, unione) come segno di autonomia e libertà (non a caso molte città adottarono la scritta LIBERTAS). Nascono come vessilli di guerra e solo successivamente vengono riportati sugli scudi (le antiche fonti fanno quasi sempre riferimento a “vessilli”); spesso monocromi o bicromi che dalla metà del secolo XII cominciano ad essere caricati di figure. Si ispirano al Vexillum rosso, l’antica insegna militare dell’esercito imperiale Romano. I primi stemmi comunali sarebbero comparsi dopo il trattato di pace di Costanza del 1183 dove venne riconosciuta l’autonomia dei Comuni e probabilmente li motivò a creare un proprio sistema di simboli e di cerimoniali. Il termine collettivo si riferisce alle armi degli Enti Territoriali (Province, Comuni, Città) che, legalmente, rientrano tra gli “Enti Morali”, sono regolate ancor’oggi dal Decreto del Re d’Italia Vittorio Emanuele III del 7 giugno 1943 n. 651 dal titolo “Ordinamento della stato nobiliare italiano” e n. 652 “Regolamento per la Consulta Araldica del Regno”, che dispongono anche per l’araldica degli altri Enti Morali (Banche, Fondazioni, Monti e simili). Si fa riferimento altresì anche al vecchio “Regolamento Tecnico Araldico della Consulta Araldica del Regno d’Italia”, approvato con Decreto del 13 aprile 1905 n. 234, e stilato dal barone e senatore Antonio Manno, commissario del re presso la Consulta, da cui il nome improprio che alcuni gli attribuiscono di “Codice Manno”. Esso stabilisce che “Province, Comuni ed Enti Morali non possono servirsi dello stemma dello Stato, ma di quell’ arme o simbolo del quale avranno ottenuto la concessione o il riconoscimento”. Il termine “simbolo” ha consentito, in tempi recenti, l’adozione di disegni e composizioni grafiche diverse dalle figurazioni araldiche. Tra gli enti territoriali rientrano anche le Regioni, anche se istituite solo nel 1948, con la Costituzione Repubblicana. Vedi anche Corona, Serto di alloro e quercia.
Enciclopedia Storico-Nobiliare Italiana monumentale opera araldico-genealogica, il cui titolo completo è Enciclopedia Storico-Nobiliare Italiana. Famiglie nobili e titolate viventi riconosciute da Regio Governo d’Italia compresi città, comunità, mense vescovili, abazie, parrocchie ed enti nobili e titolati riconosciuti, in dieci volumi e curata ed edita dallo storico e genealogista italiano marchese Vittorio Spreti tra il 1928 e il 1932.
Enigmatiche (anche Enigmitiche) armi irregolari delle quali non si riesce a spiegare il significato.
Enti Morali insieme degli Enti Amministrativi della Repubblica Italiana Regioni, Province, Comuni e Città, nonché Fondazioni, Banche, Università…
Equipollenti (Punti) vedi Punti Equipollenti.
Erboso attributo che caratterizza il terreno al naturale.
Ermellino sinonimo attuale di Armellino. Vedi Armellino.
Esculapio dio dell’arte medica. Vedi Verga di Esculapio.
Esente vedi Nullius.
Estaie (e Scaglionetto) termine francese per indicare lo scaglione ridotto ad 1/4 quarto della sua larghezza ordinaria.
Estasiato attributo del delfino e degli altri pesci, quando hanno la bocca aperta senza lingua. Anche Boccheggiante o Spasimato..
Este (di) arma armi d’origine della dinastia dei Duchi di Ferrara e Modena originaria dell’omonima cittadina ai piedi dei Colli Euganei (oggi in Provincia di Padova); “D’azzurro, all’aquila d’argento al volo abbassato, coronata imbeccata e membrata d’oro”.
Estrez termine desueto che indica una croce diminuita della metà della sua larghezza ordinaria, come se si fosse ritirata.
Evirato (e Castrato) animale privato dei suoi attributi sessuali. Vedi diffamato.
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