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Termine Descrzione
Abbassato 1) si dice di una figura o pezza araldica posta più in basso della sua posizione “naturale”. Come quando si aggiunge un Capo ad uno Scudo che ne possiede già uno. Infatti, di norma, il capo dovrebbe occupare il terzo superiore dell’arma mentre in questo caso si trova collocato più in basso per dare spazio ad un altro (specialmente “di concessione” come il capo d’Angiò, o di Savoia o di Religione). 2) anche Basso, si dice del volo degli animali, quando hanno le ali volte verso il margine inferiore dello scudo.
Abbondanza (Corno dell’) vedi Cornucopia.
Abbracciato 1) quando uno scudo presenta una punta (o pila) che ha la base su tutto il lato sinistro o destro dello scudo stesso (anziché sui margini superiore e inferiore), come se lo cingesse (in guisa di braccio). Si dirà “abbracciato a destra” se la base è a destra e la punta a sinistra dello scudo, “abbracciato a sinistra” se la base è a sinistra e la punta a destra. Nota bene: è la “base” cioè il lato opposto alla punta che dà la direzione, come se fosse un arto che “cinge” lo scudo. 2) disposizione di animale o figura che abbraccia altra pezza.
Abbrancato attributo di figure afferrate da una branca di leone, artiglio di aquila, o da una mano (soprattutto se quest’ultima non è di carnagione). Confronta con Impugnato.
Abisso termine desueto che indica il centro dello scudo, oggi si preferisce dire “in cuore”. Quando uno scudo porta nel suo centro un’altra figura isolata o uno scudetto.
Abracadabra formula ritenuta magica e apotropaica, derivata dal greco “Abraxàs” (o “Abrasax”) che si trova iscritto su pietre e gemme usate come talismani. Si riteneva che il suo potere derivasse dal valore numerico delle sue sette lettere che, sommate seguendo la numerologia ellenistica, davano 365.
Acànto pianta erbacea perenne, dalle larghe foglie pennate e lobate, diffusa nell’area mediterranea che rassomiglia il motivo decorativo del capitello corinzio. Cfr. Apio.
Accampanato animale con una campanella al collo. Cfr. Clarinato, Squillato.
Accantonata 1) di una croce o una partizione se è accompagnata da altre figure in uno o più dei “cantoni” che delimita. 2) di una bordura se i suoi quattro angoli (cantoni) sono di colore diverso.
Accartocciato Scudo decorativo con i lembi arrotolati su loro stessi come fosse un cartoccio. Secondo la tradizione fu adottato dagli uomini di lettere e di legge, volendo simboleggiare i rotoli dei manoscritti.
Accerchiellato termine desueto che indica la coda degli animali rivolta sopra sé stessa. Ripiegato in spirale, ripiegata in cerchio.
Acceso 1) quando una torcia, una face, un rogo sono rappresentati in fiamme di colore da blasonare. 2) quando gli animali hanno gli occhi di smalto diverso dal naturale (meglio dire però “illuminato”).
Acciaio smalto (metallo) poco usato, si rappresenta graficamente come l’argento ed è simbolizzato dal campo bianco seminato di minuscole crocette nere.
Accollante figura posta dietro allo scudo e uscente dalla sommità o dai lati dello stesso (aquile, armi, ancore, croci, bandiere…), alla quale è “posto addosso” lo scudo.
Accollato 1) di uno scudo con croci o altre insegne sporgenti dietro. 2) di serpente attorcigliato ad una colonna o tronco d’albero. 3) del delfino attorcigliato ad un’ancora. 4) due scudi congiunti sotto una stessa corona 5) per più figure lunghe che si toccano ai fianchi. 6) per gli animali col collare o con altre figure che ne attorniano il collo. Vedi anche collarinato.
Accompagnato si dice di una figura (o pezza) principale quando è avvicinata da altre secondarie. Anche la croce “è accompagnata” se le quattro figure che si collocano nei cantoni sono uguali tra loro. Nota: lo scaglione può essere accompagnato da altre tre figure uguali tra loro che devono per forza essere disposte “due in capo, una in punta”, l’opposto per la pergola, per cui in questi casi è superfluo blasonarne la posizione.
Accon altro nome della città palestinese di Acri (San Giovanni d’Acri).
Accoppiato attributo di due cose legate insieme, o di figure legate a due a due.
Accosciato di animale che si abbassa sulle cosce in procinto di saltare. Vedi Sedente.
Accostato si dice di figure allungate che hanno altre figure ai lati, similmente disposte. Vale per bande, sbarre, pali, fasce, alberi, colonne…
Acronimo parola non di senso compiuto formata da una o più lettere iniziali di altre parole; sigla. Cfr. AEIOU
Acrostico sigla o parola di senso compiuto, formata dalle iniziali di un gruppo di parole (dal greco Akròstichon: ‘verso estremo’) formato da àkros e stichos.
Addestrato 1) si dice di una figura che ne ha un’altra alla sua destra. 2) “Partito a destra”: quando la linea di partizione non è mediana ma spostata verso il lato destro dello scudo, così da ottenere due campi dei quali il primo è la metà dell’altro (1/3 contro 2/3). Contrario: Sinistrato.
Addizione (o Concessione) aggiunta alle armi che denota il favore o la gratitudine del donatore (normalmente un Sovrano o il Papa). Vedi Concessione.
Addogato “a doghe”; termine oggi sostituita da palato.
Addossati animali e figure che stanno dorso contro dorso. Contrario: Affrontati.
AEIOU acrostico associato alle armi dell’Impero Asburgico: “Austria Est Imperare Orbi Universo” (‘il ruolo dell’Austria è dominare il mondo’) adottato dall’imperatore Federico III “il Grosso” d’Asburgo e che pare derivato dal “Convivio” di Dante Alighieri (VI, 6, 3-4) dove l’autore ragionando sul ruolo pacificatore dell’Imperatore trova un verbo latino composto di sole vocali “aueio” che significherebbe: ‘collegare insieme tutte le parole”.
Afferrante attributo degli uccelli rapaci (detti anche “di rapina”) che stringono negli artigli altre figure.
Affibbiato del collare degli animali se ha fibbie di smalto diverso, o le fibbie delle cinte e delle selle.
Affibbiature le griglie che formano le graticolature sulla visiera dell’elmo. Possono essere, d’oro, d’argento o d’acciaio.
Affrontati animali o figure poste una di fronte all’altra. Possono anche essere affrontati in fascia, se due animali si guardano nella posizione della fascia (cioè uno sopra e l’altro sotto), in sbarra/banda (se sono inclinati nella posizione della sbarra o della banda), in pergola se tre animali si guardano nella posizione della pergola (cioè a “Y”).
Affustato quando un cannone è munito della base dell’affusto (o fusto), che può essere di colore diverso.
Agalmonica (Arma A.) dal greco “àgalma” (immagine), armi che alludono, come in un rebus, al nome del possessore o del titolare o ad avvenimenti, parlante.
AGDGADU ‘Alla Gloria Universale Del Grande Architetto dell’Universo’ acronimo che compare nelle intestazioni delle Logge Massoniche.
Aggiogati due animali posti sotto lo stesso giogo.
Aggruppato di un animale seduto che abbia la testa celata in seno o sotto l’ala.
Agnello pasquale (o Agnus Dei) agnello che stringe con la zampa destra una croce dalla quale pende una banderuola (simbolo di vittoria) d’argento caricata da una croce rossa. Può essere passante o coricato (talvolta sul libro dell’Evangelo, dal quale possono pendere segnalibri, o meglio sigilli, spesso in numero di 7). Nel Vangelo è l’appellativo dato da Giovanni Battista a Gesù, mentre nel libro dell’Apocalisse si rappresenta Cristo come agnello vittorioso sulla morte che comparirà sulla vetta del monte Sion a Gerusalemme.V. Libro.
Agnome luogo del quale una famiglia nobile ha (o ha avuto) signoria e dal quale ha preso il predicato nobiliare (Tirolo = del Tirolo; Savoia = di Savoia).
Aguzzato pezza di forma allungata (palo, croce) che termina in una punta aguzza.
Alato di una figura munita di ali contro la sua natura (cavallo, leone, drago…)
Alcione termine araldico che indica un uccello chimerico simile al cigno e galleggiante su un nido d’acqua. La leggenda narra che Alcione, figlia di Eolo, e Ceice si considerassero coppia felice al pari di Zeus ed Era; gli dei infuriati trasformarono lui in smergo e lei in alcione, che si riteneva scavasse un nido sulla battigia riempiendolo d’acqua, ma solo quando l’acqua era calma, perciò simbolo di buon augurio.
Alerione aquilotto tipico dell’Araldica, privo di rostro (becco), di artigli e talvolta anche di zampe, vedi anche Merlotto al quale è molto simile. Si rappresenta di fronte, con la testa di profilo, il volo solitamente spiegato, ma talvolta anche abbassato. Non si conosce l’origine del nome, ma secondo alcuni può essere derivato da: Aliers, antico termine gallico che designa una specie di uccello rapace, oppure dal latino Aquilario, diminutivo di aquila. Vedi Lorena.
Alettato vedi Pinnato.
Alfa (e Alpha) prima lettera dell’alfabeto greco e rappresentata come la nostra (A), associata all’Omega (·) ultima lettera di quell’alfabeto, si riteneva che fossero state create e associate dalle tre Moire (o Parche) e simboleggiavano la Chiave dell’Universo, racchiusa tra queste due estremità, relativa all’inizio e alla fine del Cosmo. Rappresentano la totalità dell’Essere, del Tempo e dello Spazio (nell’Evangelo Gesù dice di sé di essere “l’Alfa e l’Omega”).
Alias voce latina che significa “altrimenti, in altre circostanze”; si usa quando di un’arma se ne conoscono più versioni.
Allacciato in Giro del serpente raffigurato in circolo e mordente la propria coda. Figura dell’ eternità, detto anche Uroburo.
Allargato 1) del giglio aperto e germogliato. 2) sinonimo di patente.
Alleanza (o Parentela, armi di) scudi partiti, interzati, inquartati, che portano nei campi gli stemmi di diverse famiglie unite (per matrimonio, sodalizio…). L’arma “primitiva” a quella alleata sarà sempre nella prima partitura o “sul tutto”. In conseguenza di alleanze matrimoniali il marito inseriva nel suo scudo le armi della moglie.
Allegro (o Gaio) si dice di cavallo libero passante spoglio dei finimenti. Vedi Cavallo.
Alloro albero sacro ad Apollo, simboleggia la gloria e la sapienza, la fronte dei poeti e dei vincitori veniva cinta con corone d’alloro (da cui “laureato”). Vedi Serto.
Alludente (Arma) che con figure o pezze richiama “fa pensare” ad un cognome o ad un predicato nobiliare (es.: una croce in decusse per il cognome D’Andrea; un galero per Cappellari, e così via…), o (per gli stemmi civici) ad un toponimo o ad un coronimo (una ruota per Rho e per Carrara). Cfr. Parlante (Arma).
Allumato dello smalto degli occhi se di colore diverso. Cfr. Infiammato e Illuminato.
Alta di una spada con la punta verso l’alto (potrà essere in palo, in sbarra o in banda).
Alveare (anche Bugno) simbolo della comunità, dell’operosità e del lavoro produttivo (“le api sanno cogliere il meglio dei fiori”) e del risparmio (perciò adottato come emblema da molte banche) . Di solito si rappresenta di metallo nobile nella forma di un cilindro sormontato da una cupola e provvisto di un’apertura dalla quale fuoriescono delle api. Vedi anche Ape.
Alvernia (e Auvergne) arma regionale francese “d’oro al gonfalone di rosso frangiato di verde”.
Alzato figura o pezza posta più in alto della posizione normale. Nota: si dice dello scaglione quando la punta tocca il margine superiore dello scudo ma con i bracci nel mezzo dei margini laterali.
Amaide termine desueto che indica una fascia scorciata che non tocca i lati dello scudo. Vedi Fascia.
Amalfi città della Campania sede di una delle quattro più celebri Repubbliche Marinare. Arma antica: “D’argento alla banda di rosso”, arma moderna (alias): “D’azzurro alla croce ottagona d’argento”.
Anatrella anatra mancante del becco e delle zampe. Figura di anatra stilizzata che rassomiglia le “ochette” del bagnetto dei bimbi.
Ancile scudo di forma ovale. Fa riferimento allo scudo rosso che Marte avrebbe inviato a Numa Pompilio, re di Roma, durante una cerimonia. Un oracolo avrebbe profetizzato che fino a quando lo scudo fosse rimasto in possesso della città, essa avrebbe conservato il suo potere; per questo Numa ne fece fare 11 copie dallo sculture Mamulio, queste vennero dette appunto “ancili” e assieme all’originale affidate ai Salii, sacerdoti del dio della Guerra. In passato si asseriva che tutte le città di fondazione romana avessero adottato come loro primo stemma uno scudo rosso come l’Ancile.
Ancora pesante arnese munito di bracci ricurvi (marre) atti a far presa sul fondo del mare per trattenere il natante per mezzo di una fune (gòmena) o una catena, può avere anche una traversa. Se il trave o la gomena sono di colore differente occorre blasonarli. Vedi Raffio.
Ancorata di croce o pezza biforcata che termina con due punte in forma di ancora (arrotondate indietro).
Andegavia vedi Angiò.
Andorra (e Andorre, Principato) armi “Inquartato; nel primo d’argento alla mitra vescovile al naturale; nel secondo d’oro ai tre pali di rosso; nel terzo di rosso al pastorale d’oro fustato d’argento; nel quarto d’oro alle due vacche di rosso squillate d’argento” (Santi-Mazzini). Il primo e il terzo quarto sono simbolici del vescovo di Urgel co-principe di Andorra; il secondo quarto ricorda i Conti di Foix, eredi dei Caboet primi co-signori del piccolo Stato; il quarto si riferisce all’arma del Béarn del re Enrico IV di Francia il quale ereditò dai Foix il titolo di co-principe che passò poi ai discendenti e da questi al Presidente della Repubblica Francese (confermate nel 1992).
Anelletto figura araldica in forma di piccolo cerchio, presente in due o più. Cfr. Circolo.
Anello Piscatorio anello proprio dell’ufficio del Papa (Romano Pontefice), così detto perché porta incisa la figura dell’Apostolo Pietro che Gesù chiamò ad essere “Pescatore d’Anime”. Alla sua morte viene distrutto e al successore ne viene consento uno nuovo. Cfr. Basilica.
Anfisbena (o Anfesibena e Anfistera) è un serpente leggendario dotato di due teste, un per ogni estremità del corpo (dal greco anphi ‘da entrambi i lati’ e banein ‘camminare’), nonché di occhi luminescenti e ali di pipistrello e zampe; secondo il mito greco, fu generata dal sangue gocciolato dalla testa di Medusa decapitata da Perseo. In Araldica di solito si rappresenta come un serpente disposto a forma di 2 o di 8, inanellato e con una seconda testa al termine della coda, che può quindi procedere sia in avanti che all’indietro. Secondo la leggenda quando una testa dorme, l’altra resta sveglia in guardia. Le due teste sono abitualmente di smalto differente: di metallo quella superiore, e di nero quella inferiore (rappresentazione simboleggiante la vittoria del Bene sul Male). Nella sua forma più completa l’anfisbena mostra la parte luminosa alata e quella oscura membrata, cioè con un paio di zampe scagliose. Quando è rappresentata con le due teste unite, queste non sono differenziate nello smalto.
Angevin (arma) vedi Angiò (di)
Angiò (di), anche Anjou o Angevin, Andegavia e Andgavia (arma) d’azzurro, ai tre gigli d’oro posti 2,1 al lambello di rosso attraversante. Vedi anche Capo d’Angiò.
Anglia nome aulico dell’Inghilterra, da cui l’aggettivo Anglicano.
Anglicano dell’Anglia (Inghilterra). Membro della Chiesa d’Inghilterra.
Angolata di una croce quando negli angoli è accompagnata da figure (spesso in numero di quattro) allungate, che muovono in diagonale dagli angoli tra i bracci della croce verso i margini dello scudo (ad es. 4 gigli). Cfr. Accantonato.
Angoli ognuna delle quattro estremità dello scudo diviso ipoteticamente da una croce; si distinguono in destro e sinistro del capo, destro e sinistro della punta.
Angria (arma) una delle armi di Padronanza inseriti in uno dei quarti delle Grandi Armi di Savoia e rappresentante l’omonimo territorio: “d’argento ai tre puntali di rosso posti 2,1”.
Anguifero (raro Anguillifero) “portatore di anguille” che termina in due teste d’anguilla, addossate e pendenti. Se le teste sono di serpente si dice Serpentifero.
Animato attributo del cavallo nell’atto di correre e con gli occhi di smalto diverso dal corpo.
Anjou (arma) vedi Angiò (di).
Annodato 1) pezze aventi il centro in forma di nodo. 2) leoni aventi la coda allacciata in nodi e fiocchi, specie se biforcata e passata in croce di Sant’Andrea. 3) serpenti avvolti in spire. 4) corde e nastri con uno o più nodi o passate in fiocco.
Annuvolato vedi Nebuloso.
Antica (all’) locuzione che in Araldica si usa per indicare corone, vesti, armi, lettere d’alfabeto di foggia arcaica.
Antimuro muro basso che circonda, affianca o precede un edificio, specie i castelli.
Aosta (Arma) 1) arma antica del Ducato e della attuale Regione della Valle d’Aosta: “di nero al leone d’argento”. 2) arma della città di Aosta: “di nero al leone d’argento armato e lampassato di rosso, al Capo di Savoia”. 3) Arma del Duca d’Aosta, cadetto della Casa di Savoia: “di rosso alla croce piana d’argento, alla bordura contrapposta d’azzurro e d’oro”.
Ape animale simbolico del lavoro sia materiale che spirituale, e della sensibilità artistica (per la regolarità delle loro “architetture”). L’alveare è anche simbolo del risparmio e del popolo perché le api lo organizzano come uno Stato (per questo spesso un alveare con o senza sciame d’api è rappresentato nell’Araldica Civica a simboleggiare la popolazione). Nella liturgia cristiana primitiva si faceva assaggiare il miele a coloro che avevano appena ricevuto il battesimo e alla fine della messa veniva offerta una bevanda di latte e miele in un calice benedetto. La dolcezza del miele rischiara simbolicamente la vista interiore e favorisce la contemplazione, in riferimento all’episodio biblico di Gionata, il figlio di Saul, che dopo essersi cibato di miele esclama -Guardate come si sono rischiarati i miei occhi perché ho gustato un poco di questo miele-. Secondo il trattato di “Iconologia” di Cesare Ripa le api sono da Eucherio ritenute simbolo dell’Adulazione “perché nella bocca portano il miele e nell’occulto tengono il pungente aculeo”. Secondo la leggenda erano simbolo dei primi re Merovingi, perché furono trovate delle api d’oro nelle loro sepolture. Si pensa che il primo simbolo dei re francesi fossero delle api, in seguito la loro forma stilizzata fu confusa con quello dei gigli (con implicazioni legate al culto di Maria) e Napoleone, forse per legittimare il suo trono, le fece riprodurre sul manto imperiale (al posto dei gigli della dinastia che aveva sostituito) e come emblema delle principali città dell’Impero (il cui stemma era caratterizzato da un capo di rosso caricato da tre api d’oro montanti poste in fascia). Vedi Napoleonico, Stato.
Aperto 1) per gli edifici provvisti di porte che lasciano vedere il colore del campo. Cfr. Chiuso. Nota nella pratica c’è una certa ambiguità tra “aperto” e “chiuso”, se il colore delle aperture è diverso dal campo e dall’edificio, si trova anche “aperto di [smalto]” ma sarebbe meglio specificare “chiuso di [smalto]. Se il blasone non specifica la costruzione si intende priva di aperture. Cfr. Chiuso e Finestrato. 2) oggetti che lasciano vedere il contenuto (libri, frutti). 3) elmi con la visiera alzata. 4) il compasso (o sesto) e le forbici con le punte divaricate.
Appalmato della mano se mostra il palmo.
Appannaggio dal francese antico “apaner” (‘dare del pane’), somma di denaro spettante ai Capi di Stato e ai membri delle famiglie regnanti per il proprio mantenimento. Nella Francia medievale i principi del sangue ultrogeniti venivano compensati dell’esclusione dai diritti di successione con una rendita determinata da un feudo che veniva loro assegnato e del quale prendevano il titolo (Duca d’Anjou, Duca di Orléans…); alla morte dell’ultimo discendente senza eredi il feudo tornava alla corona.
Appio (anche Apio) genere di piante della famiglia delle Ombrellifere, che comprende molte specie commestibili tipiche dell’orto, tra cui il sedano e il prezzemolo; secondo alcuni autori i “fioroni” delle corone nobiliari sarebbero di Apio (secondo altri di Acanto). Cfr. Acanto.
Appollaiato (e Perticato) di uccello posato su di un albero o una pertica.
Appuntato vedi Gotico Antico (scudo).
Aquila antica insegna che, secondo la testimonianza di Plutarco, Caio Mario assegnò alle Legioni Romane e conservata, in tempo di pace, nel tempio di Saturno a Roma. Nera, ad ali spiegate (mono o bi-cefala), fu concessa dal Sacro Romano Imperatore alle famiglie a lui fedeli e in seguito passata ad indicare le famiglie “ghibelline”. D’oro al volo abbassato e afferrante un fascio di folgori fu emblema imperiale di Napoleone I. Vedi Ghibellino.
Aquila Araldica rappresentata frontalmente con le ali spiegate, ma con la testa volta verso il fianco destro dello scudo (altrimenti si dice “rivoltata” o “rivolta”), col rostro (becco) incurvato e la lingua sporgente, con le zampe e gli artigli (armi) aperti, la coda increspata. Nell’araldica Italiana è quasi sempre completamente nera, compresi artigli, becco e spesso anche l’eventuale corona (tecnicamente è Cucita). Per cui “aquila di nero”: intende che tutte le sue parti sono di quello smalto. Se il blasone non lo specifica si intende sempre col volo spiegato.
Aquila Bicipite “con due teste”, delle quali una volta a destra e l’altra a sinistra. La tradizione vuole che sia stata istituita da Costantino I nel 330, quando trasferì la sede imperiale a Costantinopoli, a significare “che egli teneva sotto la stessa corona un unico Impero con due capitali” (P. Guelfi Camajani). Si ritiene che l’aquila bicipite d’oro in campo rosso rappresenti l’Impero d’Oriente, mentre quella nera in campo d’oro quello d’Occidente (attualmente l’aquila bicipite in campo oro è anche l’emblema della Chiesa Ortodossa e del Patriarca Ecumenico di Costantinopoli). Sebbene la tradizione affermi che sia stata adottata da Federico II quale emblema imperiale, alcuni pensano che fu invece adottata da Ludovico il Bavaro nel 1345. Oggi molti ritengono che sia stata istituita dall’Imperatore Sigismondo, salito al trono imperiale nel 1410. Caduto l’Impero Bizantino della dinastia dei Paleologi nel 1453, l’aquila imperiale fu adottata dallo zar Pietro I nel 1721, quale pretendente al trono di Costantinopoli.
Aquila di S. Giovanni denominazione dell’aquila nera o al naturale nimbata e tenente, talvolta, un libro; associata alla figura dell’evangelista Giovanni nel Tetramorfo (vedi questa voce).
Aquileia (e di San Pietro d’Aquileja), patriarcato di unica istituzione patriarcale d’Italia dopo Roma, il cui vescovo metropolita era sovrano del Friuli e di un esteso territorio che andava dalla costa veneta all’Austria e Slovenia. Nel periodo longobardo i Patriarchi abbandonarono la decaduta città romana di Aquileia per trasferirsi a Cividale (oggi Cividale del Friuli). Nel XIII secolo le sede fu spostata nel castello di Udine che lasciarono nel 1420, dopo la conquista da parte della Repubblica di Venezia, per trasferirsi nel nuovo Palazzo Patriarcale della città. Il titolo è stato soppresso nel 1751 e oggi i territori italiani sono suddivisi tra diverse diocesi del Nord-Est (Udine è divenuta sede arcivescovile). Attualmente la dignità di “Patriarca” è concessa all’arcivescovo di Venezia. Si conoscono due armi principali: 1) “di nero alla croce tripla trifogliata d’argento”, 2) “d’azzurro all’aquila d’oro al volo abbassato”dalla quale deriva direttamente l’arma della Provincia di Udine e quella della Regione Friuli-Venenzia Giulia.
Aquilone figura rappresentante l’omonimo vento freddo e impetuoso, che si raffigura in forma di viso umano con le gote gonfie e in atto di soffiare, uscente da una nube. Vedi Borea e Vento.
Aquilotto aquila di piccole dimensioni, in numero si due o più.
Aragona Regno iberico formato dall’Aragona propriamente detta, dalla Catalogna e dal territorio di Valencia. 1) arma moderna: “d’oro caricato di quattro pali di rosso”. Arma antica del Regno di Provenza poi passata al Regno iberico d’Aragona, assai diffusa in Araldica (anche Civica) e che, secondo la leggenda, sarebbe nato dal gesto compiuto dall’Imperatore Carlo Magno che intinse la mano nuda nel sangue di Giuffredo il Peloso di Provenza, caduto eroicamente mentre combatteva in Spagna e con le dita tracciò quattro linee verticali sullo stendardo reale d’oro dicendo ai sudditi “D’ora in poi saranno queste le vostre armi”. Allorché l’ Infanta Petronilla, ultima del casato d’Aragona, sposò il Conte di Barcellona, questi ultimi adottarono per propria l’arma reale. 2) Antica: “d’Argento alla croce piana di rosso accantonata da quattro teste di moro attorcigliate d’argento”, oggi Arma di Sardegna, concessa ai sardi come emblema dal re Giacomo I d’Aragona.
Araldica disciplina propria dell’Araldo, che regola e governa la composizione degli stemmi gentilizi. Scienza ausiliaria della Storia che studia gli stemmi attraverso la loro descrizione (detta “blasone” o meno correttamente “blasonatura”). In generale l’Araldica sembra nascere e svilupparsi dopo la metà del XII secolo, per opera della classe nobile e guerriera dei cavalieri feudali. I simboli che adottarono non erano nuovi per quell’epoca, derivati com’erano dal passato compresa la tradizione pagana, però da quel momento tutto venne organizzato e codificato al punto di diventare una “scienza”, un sapere cioè caratteristico del tardo Medioevo ma molto meno esoterico di quello che può apparire oggi ai nostri occhi non allenati. Questi segni distintivi venivano usati in ambito guerresco e durante le manifestazioni pubbliche ed erano una sorta di attestato di diritto, legittimità, appartenenza politica o famigliare. La tradizione afferma che furono le Crociate a far “inventare” gli emblemi, ma oggi si è quasi tutti d’accordo che furono le mutate tecniche di combattimento e soprattutto i tornei: l’elmo chiuso (a “staro” o a “bigoncia”, i più antichi) non permettevano di identificare chi l’indossava e si ricorse a questo nuovo complesso di segni.
Araldica Ecclesiastica Anglicana Araldica dei membri della gerarchia della Chiesa d’Inghilterra, al cui capo sta il re (o regina) di quella Nazione e che delega il governo all’Arcivescovo Anglicano di Canterbury, primate della chiesa d’Inghilterra, e all’Arcivescovo di York. Le dignità si distinguono per la presenza della mitra preziosa che timbra lo scudo e per la presenza di uno (vescovi) o due (arcivescovi e vescovi insigni) pastorali accollati dietro allo scudo stesso. La mitra e il pastorale (munito di un velo, detto sudarium) nella Chiesa Cattolica sono attualmente attributo degli abati.
Araldica Ecclesiastica Cattolica regolamento e composizione delle armi araldiche dei membri della Gerarchia della Chiesa Cattolica Romana, riorganizzata nel 1971 da Paolo VI, caratterizzata essenzialmente dal copricapo che timbra la maggior parte degli stemmi ecclesiastici, e che si ispira al cappello da pellegrino, detto Galero, munito di un numero variabile di fiocchi (nappe) che in Araldica ne indica il rango e prende il posto dell’elmo. • Cardinale: cappello rosso con trenta fiocchi rossi, 15 per lato. • Patriarca e Primate: cappello verde con trenta fiocchi verdi, 15 per lato dello scudo (lo scudo fregiato del pallio e accollato ad una croce patriarcale d’oro). • Arcivescovo: cappello verde con venti fiocchi verdi, 10 per lato (lo scudo fregiato dal pallio e accollato ad una croce patriarcale d’oro). • Prelato di Fiocchetto: cappello porpora/violaceo con venti fiocchi dello stesso, 10 per lato • Vescovo: cappello verde con dodici fiocchi, 6 per lato (lo scudo accollato ad una asta crociata e gemmata). • Protonotari: cappello porpora/violaceo con dodici fiocchi, sei per lato • Prelati d’onore: cappello rosso/violaceo con dodici fiocchi, 6 per lato • Abate Nullius e Prelato Nullius: cappello verde con dodici fiocchi, 6 per lato (lo scudo accollato ad un pastorale d’oro munito di velo detto sudarium). • Protonotari Apostolici, Vicari Generali: cappello nero con dodici fiocchi, sei per lato. • Abate e Prevosto: cappello nero con dodici fiocchi, sei per lato (lo scudo accollato al pastorale d’oro munito di velo, detto sudarium, in passato potevano timbrare lo scudo con la mitra semplice o aurifregiata) •–Superiori Maggiori degli Ordini Religiosi: cappello nero con dodici fiocchi, sei per lato • Cappellano di Sua Santità: cappello nero con sei fiocchi porpora, 3 per lato. • Canonici ordinari: cappello nero con sei fiocchi neri, tre per lato. • Decani e Prelati minori: cappello nero con quattro fiocchi neri, due per lato. • Superiori degli Ordini (Non Esenti): cappello nero con quattro fiocchi neri, due per lato. • Sacerdoti: cappello nero con due fiocchi neri, uno per lato. L’emblema del Romano Pontefice sono le Chiavi Pontificie e il Pallio, mentre il copricapo proprio era la Tiara, attualmente sostituita da una Mitra (vedi tutte queste voci). In passato, per speciale concessione, il Cardinale Patriarca di Lisbona timbrava il proprio scudo con la tiara papale ma lo accollava a due fronde di palma. Gli Ordini Religiosi e le Congregazioni hanno adottato armi proprie, consegnate dalla tradizione o composte secondo criteri grafici moderni, che non seguono particolari norme, oltre a quella di dover essere state riconosciute dall’autorità ecclesiastica competente. Vedi anche Chiavi pontificie.
Araldica Napoleonica nel 1808, con l’editto di Saint-Cloud, l’Imperatore Napoleone I ripristinò l’Araldica soppressa dai rivoluzionari con nuove e precise norme. vedi Napoleonico (Stato) e Corona di Comune/Città.
Araldo dal francese antico “Hiraut” che deriva dal Francone “Hariwald” (“che conduce l’esercito”). Funzionario che svolgeva mansioni diplomatiche e che presiedeva alla regolarità dei tornei, regolando il corretto uso delle insegne. In seguito il suo compito è diventato più “burocratico” divenendo il funzionario preposto all’uso, regolamentazione e registrazione delle armi araldiche del territorio di appartenenza. Ogni Regno e ogni grande famiglia aveva un proprio araldo. Si distinguno storicamente in tre categorie: i Re d’Armi, gli Araldi veri e propri, i Cavalcatori o “Aspiranti” (perché facevano il loro apprendistato per diventare Araldi).
Archipenzolo (e Archipendolo) termine antico per Scaglione. Propriamente si tratta di una squadra da architetto o sagomatore avente i bracci uguali dal cui vertice pente un filo a piombo, serviva per verificare se il piano è orizzontale.
Arciduca in tedesco “Erzherzog”; con la regolamentazione dell’elezione imperiale da parte di Carlo IV nel 1536 con la “Bolla d’oro”, che riduceva la facoltà di eleggere il Sacro Romano Imperatore ai soli 7 Principi Elettori, gli Asburgo, nonostante il loro potere, non ebbero più nessuna influenza sull’elezione; il Duca Rodolfo IV (detto “il Fondatore”) rivendicò allora il titolo di “Arciduca d’Austria” per guadagnare una posizione che seguisse immediatamente quelle dei Principi Elettori e precedesse quella di tutti i Duchi dell’Impero. Dal XV secolo il titolo divenne ereditario sia per i maschi che per le femmine. Vedi Principe Elettore, Corona Arciducale.
Arcivescovo (anche Metropolita) vescovo titolare di una Diocesi Metropolitana, con speciali giurisdizione sui vescovi di una Provincia Ecclesiastica. Nota: il cardinale di Venezia porta il titolo di Patriarca; il solo titolo di “arcivescovo”, senza prerogative territoriali, può essere concesso come onorificenza dal Papa ad un vescovo, nel caso questi sia anche vescovo di una Diocesi (non metropolitana) esso porterà il titolo di Arcivescovo-Vescovo. Vedi Araldica Ecclesiastica.
Arco 1) arma dell’arciere, utilizzata per scagliare dardi e frecce. 2) posizione particolare di alcune pezze disposte in semicerchio o arco di cerchio.
Arcobaleno (anche Arco Celeste) è una fascia o una banda convessa o centrata, vale a dire posta in arco, composta abitualmente di quattro colori: oro, rosso, argento e verde. Se così non si blasona e di dice semplicemente “arcobaleno in (fascia, banda, sbarra, etc…)”.
Ardente di figure araldiche con fiamme..
Ardito del gallo quando ha la zampa destra alzata in atteggiamento di combattente.
Arduini (arma) vedi Palù (da).
Argento uno dei metalli usati in Araldica, che sostituisce il bianco (e da questi rappresentato nella grafica).
Argo figura chimerica formata da una testa umana coperta da un gran numero di occhi (simbolo di vigilanza).
Ariete vedi Montone.
Ariosto (arma) “palato (di 6 pezzi) d’argento e d’azzurro” successivamente l’arma antica di questa famiglia ferrarese (ma originaria di Riosto, nel Bolognese) venne inserita nel campo inferiore di uno scudo troncato, nel campo superiore:”d’oro all’aquila bicipite di bianco coronata del primo”.
Armato 1) soldato o parte del corpo (anche di animali) rivestiti di armatura. 2) attributo degli animali che hanno le unghie o gli artigli di colore differente dal resto del corpo. 3) delle lance, alabarde, frecce, dardi che hanno la punta di smalto diverso dalla loro asta.
Arme (e Arma) lo scudo insieme alle pezze araldiche e altri componenti dello “stemma”.
Armellino (anche Ermellino) 1) nome aulico dell’ Ermellino (da “Mus Armenius”, Topo Armeno), animale selvatico Mustela Erminea. 2) una delle “pellicce” per gli scudi in Araldica. Rappresenta la pelle candida sulla quale risaltano le code nere dell’ Ermellino, queste ultime rappresentate come “fiocchetti” o somiglianti al seme di “fiori” delle carte da gioco (dette moscature). Se i colori sono invertiti (fondo nero con moscature bianche dicesi Contrarmellino, se i colori sono diversi dal nero e dall’argento si dice Armellinato.
Armenia (arma antica) “D’oro al leone rosso coronato del primo”
Armi 1) i denti, i becchi e gli artigli degli animali. 2) sinonimo di “stemma”. Vedi Arme.
Armi Sociali armi proprie delle Società, Religioni, Confraternite, Università, Associazioni.
Armille “piccole armi”; figura composta da due o tre anelli posti uno dentro all’altro. Cfr. Circoli. Onorificenza concessa dai comandanti degli eserciti Romani come benemerenza.
Arpia figura che si ispira al mostro mitologico con viso e seno di donna; corpo, ali e artigli d’avvoltoio (e talvolta con orecchie di orso). Essendo simbolo della “distruzione” fu adottata soprattutto dagli uomini d’arme.
Arrestato attributo dell’animale fermo sulle quattro zampe. Vedi Fermo.
Arricciato (e Arroncigliato) attributo del gatto, quando rappresentato col dorso arcuato e il pelo irto (rabbuffato), per minacciare, o porsi in difesa.
Artiglio Alato (e Mano d’Aquila) è una figura caratteristica rappresentata da un’ala d’aquila munita di un artiglio rapace
Asburgo (Absburg e Absburgo) titolo originario della casa degli imperatori d’Austria la cui discendenza maschile diretta terminò nel 1740 con Carlo VI (padre di Maria Teresa). Nel 1273 Rodolfo d’Asburgo venne letto Imperatore e, sconfiggendo il re di Boemia Ottocaro II, si impadronì dell’Austria. Nella Sala degli Stati Generali di Bruxelles il 25 ottobre 1555 Carlo V abdicò ufficialmente dividendo l’Impero, affidando l’Arciducato d’Austria e il titolo imperiale al fratello Ferdinando I (il quale era già re di Boemia e Ungheria) mentre la Spagna, le Fiandre, l’Italia e le “Indie” le lasciò al figlio Filippo II (di Spagna). Effettivamente il passaggio dei poteri iniziò nell’estate 1556 e l’abdicazione dal titolo imperiale (a favore di Ferdinando) avvenne solo il 24 febbraio 1557 (data del compleanno di Carlo V), Ferdinando dovette attendere la Dieta imperiale di Francoforte del 12 marzo 1558 per essere riconosciuto imperatore dai Principi Elettori.
Asburgo (arma) “d’oro al leone di rosso, armato e lampassato d’azzurro” dal nome del loro possedimento più antico: il castello di Absburg (Habichtsburg: ‘castello dello sparviero’) nella contea dell’ Alta Alsazia, oggi nel Cantone Svizzero di Aargau, che venne loro tolto dall’imperatore Carlo IV nel 1346. In seguito adottarono le armi del loro più importante regno: l’Austria. La dinastia dette molti imperatori al Sacro Romano Impero e dal 1438 mantennero ininterrottamente la carica fino al 1806, quando venne abolita da Napoleone. Gli Arciduchi d’Asburgo, che mantennero la maggior parte dei territori orientali dell’ex Sacro Romano Impero si fregiarono alloro del titolo di Imperatori d’Austria. Nel 1867 adottarono il titolo di Imperatori d’Austria-Ungheria fino alla fine della Prima Guerra Mondiale. Vedi Austria (Arma) e Sacro Romano Impero.
Ascalona (cipolla di) scalogno (Allium Ascalonicum). Varietà di cipolla che prende il nome dall’omonima città della Palestina. Rara in Araldica, più diffuso: Cipolla.
Ascendente animale in atto di salire su un’altra figura.
Ascia (e Ascia d’Armi) arma offensiva a manico corto (dei legno o di metallo), con un ferro tagliente ricurvo inserito perpendicolarmente. Scure. Vedi Azza.
Ascia Bipenne vedi Bipenne.
Aspilogìa termine coniato da sir Henry Spelman nel XVI secolo col significato di “studio delle armi”. Meglio Araldica.
Assia (Hessen) arma arma regionale tedesca, ”d’azzurro al leone fasciato di otto pezzi d’argento e di rosso, armato e lampassato dello stesso coronato d’oro”.
Assicellato si dice di uno scudo suddiviso abitualmente in rettangoli in senso verticale a (similmente allo scaccato) può essere in sbarra, in banda ma anche in fascia.
Assuntive (armi), anche di Assunzione sono le armi che si prendono (assumono) per la prima volta in ricordo di un’azione meritoria o di un’impresa lodevole. Secondo il principio derivato dalla legge militare per il quale “il dominio delle cose acquistate in guerra giusta passano al vincitore” chi avesse fatto prigioniero un nobile di rango, acquisiva per sé e di discendenti la facoltà di adottarne le armi.
Attestato termine raro nell’araldica italiana derivato dal francese abouté. Meglio: contrapposto. 1) Si usa per le pezze allungate quando si toccano con la punta o la cima). E’ attributo dei fusi, delle mandorle, delle zampe, delle spade, delle losanghe. Se l’estremità è appuntita si usa il termine appuntato. Le moscature d’armellino sono dette a riscontro quando le estremità corrispondono e si riuniscono in croce (“d’argento, a quattro moscature d’armellino contrapposte”). 2) Usato anche per pezze la cui estremità è arrotondata, o è di smalto diverso.
Attorcigliato (Attorniato, Attortigliato) 1) attributo della posizione del serpente. 2) della testa di moro quando porta una fascia di smalto intorno alla fronte, in questo caso deriva da tortiglione: fascia che cinge la fronte e la nuca. 3) attributo delle figure formate da due corde intrecciate che lasciano vedere il campo tra i loro vuoti. Torciglione.
Attraversante 1) si dice di una figura (o pezza) che attraversa il campo, la partizione, o l’inquartatura di uno scudo. 2) di una figura araldica sovrapposta ad un’altra in modo da coprirla parzialmente.
Aumentazione vedi Addizione.
Aureola letteralmente “piccola aura” è un segno splendente che circonda il capo dei santi, degli esseri soprannaturali e, talvolta, degli esseri umani (come l’imperatore). Nell’arte bizantina circonda anche il capo di esseri contemporanei viventi degni di onore, ma rappresentata in forma quadrangolare anziché tonda. In Araldica si preferisce il termine Nimbo (vedi questa voce).
Austria (arma) “di rosso alla fascia d’argento”; emblema della famiglia reale e imperiale d’Austria degli Asburgo. Nome latinizzato della Marca dell’Est (Österreich) creata dall’imperatore Ottone I nel IX secolo, comprendente i territori di Austria propriamente detta, il Ducato di Corinzia e la Marca di Carniola, alle quali nel XIII secolo gli Asburgo unirono la Carinzia e la Stiria facendone i cosiddetti “Stati Patrimoniali” (Eigen) con residenza del principe nella Città Libera Imperiale di Vienna. Nel 1363 fu annesso il Tirolo, ereditato tramite Margherita Maultasch ultima della locale dinastia comitale.Vedi Asburgo.
Avellana 1) nocciola, frutto del nocciolo (Corylus Avellana). Si rappresenta sempre munita della “buccia”. Secondo la tradizione prende il nome dalla città di Avellino (o di Avella), da dove proveniva una varietà particolarmente pregiata all’epoca dei Romani. 2) Croce formata da quattro avellane moventi da una perla centrale.
Azza dal francese “hache”, specie di scure in forma di martello o piccola alabarda con il ferro avente una mezzaluna su un lato, che i cavalieri utilizzavano durante il combattimento ravvicinato, quando la lancia e le armi lunghe erano inutilizzabili.
Azzurro uno degli smalti dell’Araldica. Essendo tecnicamente un pigmento molto difficile da ottenere (principalmente dal lapislazzuli e dal fiore del Guado) divenne simbolo di regalità.
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