Stato Federale Tirolo

Land Tirol

Informazioni
Storia del Land e dello Stemma
L’aquila, emblema del Tirolo, è quella tradizionale connessa alla dinastia dei conti di Tirolo, come raffigurata nella cappella di Castel Tirolo/Schloss Tirol, nel comune omonimo di Tirol/Tirolo risalente al 1370.

I conti di Tirolo adottarono l’insegna dell’aquila rossa intorno al 1190 e l’emblema è citato da Konrad von Mure, canonico di Zurigo, nel suo componimento “Cliperius Teutonicorum” (1242-1249) come segue:

“Fert aquilam Tyrolis clipeus prestante rubore que nigri pedis alias albente colore„.

I conti di Tirolo comparvero nel 1150 come “avvocati” (cioè “chiamati” dal vescovo a difendere il territorio e la persona del loro signore) del Vescovo di Trento, e presero il nome dalla loro principale residenza: Castel Tirolo, presso Merano (costruito però nel 1100 dai conti della Val Venosta). Nel 1027 infatti l’imperatore Corrado II “il Salico” aveva concesso ai vescovi Uldarico di Trento e Albuino di Bressanone il titolo di “principe”, ovvero di vassallo diretto dell’imperatore con diritto di partecipazione alla Dieta imperiale. Uldarico ebbe giurisdizione sull’attuale Trentino e una parte dell’attuale Alto Adige; Albuino sull’alta vale dell’Isarco, sulla Val Pusteria e sulla valle dell’Inn.

Lentamente i Tirolo si sostituirono al potere episcopale, spodestando nel XIII secolo gli altri “avvocati” come i signori Morit-Greifenstein, i signori di Andechs (rappresentanti del Vescovo di Bressanone) e dal 1248 anche i conti di Appiano: infatti Egno d’Appiano-Ultimo, principe-vescovo di Trento, fu costretto a concedere a Alberto III di Tirolo anche quella contea. Il 1248 segna l’unione, nelle mani di Alberto III di Tirolo, di tutte le contee atesine ed è considerata l’anno di “nascita” del Tirolo che arriverà a comprendere anche la Carinzia, l’Ampezzano e l’Engadina.

Egli fu anche l’ultimo rappresentante in linea diretta del suo casato: morì infatti pochi anni dopo nel 1253, lasciando una figlia erede: Adelaide.

Attraverso il matrimonio della figlia di Adelaide, con Mainardo III dei conti di Gorizia, ebbe inizio la seconda dinastia dei coni del Tirolo, che mantennero l’aquila rossa come emblema territoriale, rispettati anche dagli Asburgo allorché ne presero effettivo possesso nel 1363. Anche se la regione venne divisa in due aree: la valle dell’Inn e l’alta valle Isarco (fino all’attuale Fortezza) furono governate direttamente da Mainardo (III di Gorizia, I del Tirolo); la valle dell’Adige, dell’Isarco meridionale e la Pusteria a suo fratello Ghebardo (Gebhard von Hirschberg) unitamente alla contea di Gorizia.

Nel 1271 Mainardo II del Tirolo, figlio di Mainardo I, ottenne per sé tutto il Tirolo acquistando (anche con la coercizione) i territori degli altri feudatari ed escludendo di fatto il potere dei vescovi tridentini e brissinesi (dei quali si dichiaravano ironicamente “protettori”), esclusa la Pusteria a partire da Chiusa, che venne assegnata al fratello Alberto assieme alla contea di Gorizia e alla Carinzia.

La contea di Tirolo godette sempre, nell’ambito dell’Impero, di una particolare autonomia. Per inciso, il potere “principesco” diretto dei vescovi di Trento e Bressanone si ridusse praticamente alle due città e ai loro suburbii, che formalmente governeranno fino al 1803 (allorché il potere dei Principi-Vescovi sarà secolarizzato dal Kaiser Francesco II e i territori compiutamente uniti al Tirolo, ultimo principe-vescovo di Bressanone sarà Karl-Franz conte Lodron, eletto nel 1791 e morto nel 1828). Nel 1351 il conte Enrico, figlio di Mainardo II, acquistò Tures in Punteria, nel 1373 Primolano e nel 1412 Ivano e Telvana in Valsugana.

Nel 1335 morì anche Enrico, lasciando erede l’ultima discendente dei Tirolo: Margherita detta “Maultasch” (“bocca a forma di tasca”) sposa di Giovanni Enrico di Lussemburgo e di Boemia. Essendo a conoscenza che l’imperatore Ludovico il Bavaro aveva sottoscritto un accordo con gli Asburgo per la divisione del Tirolo (il nord alla Baviera e il sud all’Austria), ella divorziò dal marito e sposò il figlio dell’Imperatore (anch’egli di nome Ludovico, ma duca di Baviera e Brandeburgo).

Secondo la leggenda, il giorno dei morti del 1341 Margherita fece trovare chiuso il portone di castel Tirolo al consorte al ritorno da una battuta di caccia e gli comunicò dagli spalti il ripudio e l’invito a riprendere la via per la Boemia. Poco dopo a Merano saranno celebrate le nozze tra la contessa e il figlio dell’imperatore Ludovico di Brandeburgo, che venne mal recepito dalle due casate e lo stesso castello fu preso d’assedio. Anche il Papa non riconobbe il nuovo matrimonio e lanciò l’interdetto sul Tirolo. Questi motivi politici furono alla base della diffusione propagandistica di un’immagine negativa della contessa, ritenuta donna moralmente corrotta e fisicamente deforme, alla quale venne affibbiato il soprannome Maultasch (“bocca a forma di tasca”) con il quale è nota ancora oggi. Grazie all’appoggio della nobiltà locale, a Ludovico furono confermati i privilegi, con il Grosser Tiroler Freiheitbrief (Grande lettera patente delle libertà del Tirolo) nel 1342.

Fu questo Ludovico che nel 1342 concesse ai “Landstände” (rappresentanti della Regione) alcune inaudite, per allora, concessioni: la facoltà di partecipare alla gestione delle imposte, al governo e alla legislazione del territorio.

Nel 1363 morì anche Mainardo III, figlio di Margherita e Ludovico di Brandeburgo, e Baviera e Austria cercarono entrambe di impadronirsi del Tirolo: fu Rodolfo IV d’Asburgo, duca d’Austria, che riuscì ad impossessarsene ottenendo dalla longeva Margherita la formale cessione adducendo motivi di parentela, nel 1363. Egli impose all’arcivescovo di Trento (e Bressanone) le cosiddette “Compatte”, dove si definivano le subordinazioni del principato vescovile verso il conte.

Per gli Asburgo fu una conquista strategicamente fondamentale: rappresentando il controllo dei valichi alpini e l’unione territoriale tra i loro possedimenti intorno al Lago di Costanza (dove si trova il castello di Absburg) e i territori orientali. Questo però scatenò la guerra con gli Elvetici, conclusasi con la perdita dei territori aviti che passarono alla Svizzera (battaglie di Sempach, 1386, e Kalven presso Glorenza, 1499). Nel 1420 la capitale venne spostata da Merano a Innsbruck, lasciando al governo dei Principi-Vescovi le controversie tra i proprietari terrieri.

Nel 1487 l’arciduca Sigismondo d’Asburgo, senza eredi diretti, decise di cedere il Tirolo alla Baviera, ma i rappresentanti della Regione si opposero e nel 1490 l’arciduca fu costretto a cedere a Massimiliano d’Asburgo, successivamente eletto imperatore, che nel 1500 ereditò dai conti di Gorizia la Pusteria, alla quale unì Rattenberg, Kitzbüel, Kufstein e (vincendoli nella guerra contro Venezia) l’Ampezzano, Rovereto, Ala, Avio e Brentonico.
Nel 1805 il Tirolo venne annesso al nuovo Regno filo-napoleonico dei Wittelsbach, non senza l’opposizione della popolazione. Nel 1809 scoppiò la sommossa antifrancese e antibavarese, sostenuta dall’Austria, nella quale si distinse il mercante Andreas Hofer che seppe comandare vittoriosamente la rivolta.
Dopo la sconfitta dell’Austria e la pace di Schönbrunn, Napoleone occupò la regione con cinquantamila uomini, Hofer fu arrestato e giustiziato a Mantova il 20 febbraio 1810. La regione, nel 1809, fu divisa: la parte settentrionale con Merano e Chiusa fu assegnata alla Baviera, la parte meridionale fu unita al neonato Regno d’Italia fondato da Napoleone, come Dipartimento dell’Alto Adige, mentre la Pusteria fu aggregata alla “Province Illiriche” dell’Impero Francese.

Sconfitto Napoleone, nel 1813 il Tirolo tornò all’Austria ma come semplice Provincia dell’Impero.

Tra il 1848 e il 1849 i rappresentanti dei popoli trentini al Reichstag di Vienna e al Parlamento di Francoforte sollecitarono il distacco della parte italiana del Tirolo, mentre gli “irredentisti” italiani reclamavano il “ritorno” di Trento e Trieste all’ Italia.

Con il trattato di Saint-Germain, dopo la sconfitta dell’Austria nella I Guerra Mondiale, dal 10 settembre 1919 i territori a sud del Brennero vennero assegnati all’Italia.

Il Fascismo operò una sistematica e forzata “italianizzazione” di quello che, dal 1919, fu indicato come Alto Adige (Denominazione già istituita da Napoleone, con la creazione dell’omonimo Dipartimento).

Nel 1923 fu imposta la toponomastica italiana (non senza esiti grotteschi).

Dal 1925 fu proibito l’uso, anche domestico del tedesco, e fu impedito ai tedeschi di accedere alle cariche pubbliche e vietata la denominazione di “Tirol”, “Sudtirolo” e, men che meno, “Tirolo del Sud”.

Anche Hitler manifestò atteggiamenti ostili nei confronti dei Tirolesi, ostacolo per l’appoggio di Benito Mussolini, e il 22 giugno 1939 firmò un patto italo-tedesco per il trasferimento delle popolazioni tirolesi di lingua tedesca nel Reich: esse avevano tempo sei mesi per accettare la cittadinanza germanica ed espatriare o adottare quella italiana e rinunciare a qualsiasi diritto di tutela etnica. Secondo Heinrich Himmler la regione doveva essere del tutto sgomberata dagli abitanti tedeschi.

Il 5 settembre 1946 fu firmato il Trattato di Parigi tra Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Unione Sovietica che respinse la proposta austriaca del referendum in Alto Adige. Fu però stipulato un trattato per la tutela del Sudtirolo riconsegnato all’Italia, per la quale firmò il Presidente del Consiglio dei Ministri Alcide De Gasperi e il ministro degli esteri austriaco Karl Gruber.

L’attuale Land Tirol, comprende la parte settentrionale (Nordtirol) e orientale (Östtirol) dell’antica contea che prendeva nome da Castel Tirolo (Schlosstirol), che si trova oggi nel comune di Tirolo (presso Merano). La regione storica risulta oggi suddiviso nella regione austriaca e quella italiana del Südtirol (Tirolo del Sud o, ufficialmente in italiano, Alto-Adige che, storicamente comprendeva anche il Trentino e l’Ampezzano), come sancito col trattato di Saint-Germain del 1919.

Il 12 marzo 1938 i nazisti crearono il Gau (Provincia) del Tirol-Vorarlberg, ma la parte orientale del Tirolo venne unita alla Carinzia.

Alla fine della Seconda Guerra mondiale l’Austria chiese, invano, di riottenere il territorio delle province di Trento e Bolzano, sperando di ricostituire l’antico Tirolo. Solo nel 1947 il Tirolo Orientale venne riunito con quello Settentrionale, perdendo il Vorarlberg che andò a formare un Land autonomo (dopo un tentativo di annessione alla Confederazione Elvetica).

La divisione amministrativa è stata, in parte, superata con la creazione della Euroregio Tirol-Alto Adige-Trentino per incentivare  la collaborazione economica, culturale e politica dell’area sovranazionale.

Attualmente il Tirol è suddiviso in 8 distretti (Bezirke) e la “città statutaria” (Statutarstadt ), nonché capoluogo, di Innsbruck.

I Distretti sono:

  • Landeck

  • Reutte

  • Imst

  • Innsbruck-Land

  • Schwaz

  • Kufstein

  • Kitzbühel

  • Lienz (che è anche la città di capoluogo per il Tirolo Orientale)


L’arme dell’attuale Land del Tirol, la celebre “aquila rossa”, deriva dall’arma propria della Contea, mentre il Südtirol italiano ne ha adottato una versione più fedele all’originale pittorico presente a Castel Tirolo).

I conti verso la fine del XII secolo alzavano l’aquila rossa con gli artigli neri sulle loro insegne, successivamente questi ultimi diventarono d’oro e furono aggiunti i tipici sostegni “a trifoglio” sulle ali (Flügelspangen mit Kleeblattenden) e la corona, anch’essi d’oro. Deriva dall’antico sigillo del 1205, dell’epoca di Alberto III, le cui versioni a colori più antiche sono del 1271, e del 1286, allorché i conti di Gorizia Mainardo II e Alberto decidono la divisione tra l’Est a l’Ovest dei loro territori, creando la Carinzia e il Tirolo, come Stati sovrani.

Si blasona: “ im silbernen Schild den golden gekrönten und bewehrten roten Adler mit goldenen Flügelspangen mit Kleeblattenden(D’argento all’aquila rossa con sostegni d’oro sulle ali desinenti in trifoglio).

Dato che la contessa Margherita sposò Ludwig, Margravio del Brandeburgo nel 1342, alcuni sostengono che l’aquila rossa sia derivata da quella della regione berlinese, questo però è smentito dal fatto che l’emblema tirolese era in uso già da prima del matrimonio.

Lo stemma in uso del Land Tirol (Landeswappen des Landes Tirol ) è stato ufficialmente adottato con la legge del 17 maggio 2006, che ne stabilisce la forma e ne regolamenta l’uso. Si blasona: “im silbernen Schild der golden gekrönte und bewehrte rote Adler mit goldenen Flügelspangen mit Kleeblattenden und einem grünen Kranz hinter dem Kopf” (D’argento all’aquila rossa, con le ali caricate da sostegni con le estremità a trifogliate d’oro, armata e coronata dello stesso, con una ghirlanda verde dietro la testa) come già nella precedente legislazione (Das Landeswappen des Landes Tirol ist nach Art. 6 Abs. 1 der Tiroler Landesordnung 1989, LGBl. Nr. 61/1988). Alla ghirlanda (di alloro) è stato attribuito il significato del ricordo della lotta per la libertà durante il periodo napoleonico.

Gli stemmi di molti comuni tirolesi mostrano l’aquila rossa o alcune sue parti per indicare l’appartenenza storica al Tirolo. L’aquila rossa intera si trova negli stemmi di Brixlegg, Landeck, Enneberg/Mareo/Marebbe, Meran/Merano, Radfeld, Sankt Anton am Arlberg, Sterzig/Vipiteno, Tirol/Tirolo, Ton, Vomp e Wiesing. Lo stemma di Glurns/Glorenza e Ulten/Ultimo mostrano l’aquila mezza, mentre gli emblemi di Gerlos e Spiss hanno solo la testa dell’aquila; Jungholz la rappresenta in volo, infine Rettenschöss ne mostra la sola zampa.

Nota di Massimo Ghirardi
Si ringraziano Martin Axel Lugger e Andreas Joseph Kerschbaumer per il prezioso aiuto
Profilo Araldico
“D’argento all’aquila rossa con sostegni d’oro sulle ali desinenti in trifoglio”.
Stemma ridisegnato

Disegnato da: Massimo Ghirardi

Stemma Ufficiale
no stemma
Altre Immagini


Colori dello scudo: argento
Oggetti dello stemma ala, aquila, sostegno, trifoglio
Attributi araldici: desinente

Legenda: Stemma, Gonfalone, Bandiera, Città, Sigillo, Altro,