Santorso

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Comune di Santorso (VI)

Informazioni

  • Codice Catastale: I353
  • Codice Istat:
  • CAP: 36014
  • Numero abitanti: 5856
  • Nome abitanti: orsiani
  • Altitudine: 0
  • Superficie: 0
  • Prefisso telefonico: 0
  • Distanza capoluogo: 28.0
  • Distanza capoluogo: 28.0

Storia dello stemma e del comune

Lo stemma ufficiale di Santorso è stato concesso al Comune con Decreto del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano del 5 agosto 2013. Lo stemma antico del Comune però era una semplice croce rossa in campo argento, probabilmente risalente all’epoca della dominazione padovana sul territorio, che il podestà nel 1931 cercò di far riconoscere come emblema ufficiale, nella forma tradizionale: con scudo ovato racchiuso in un complesso cartiglio d’oro. La Consulta Araldica non lo approvò, perché troppo generico nella figurazione e con uno scudo non regolamentare. Venne proposto di adottare uno scudo partito, con la croce rossa in campo argento nel primo e un orso levato nel secondo, in funzione parlante (o, meglio, assonante) con il toponimo. Conclusa la pratica e stilato il Decreto, in attesa della firma del re Vittorio Emanuele III, il Comune però non pagò la relativa tassa e il decreto decadde. Nel 1992 il Consiglio Comunale, per adempiere alle prescrizioni di legge, iniziò la discussione per la formale concessione dello stemma. Si decise, su proposta dell’Ufficio del Cerimoniale e Araldica della Presidenza del Consiglio dei Ministri, di adottare uno stemma con scudo regolamentare, partito: nel primo con la croce rossa in campo argento e nel secondo una figurazione richiamante il santo patrono ed eponimo del paese, Sant’Orso (o Orsio). Secondo la leggenda il francese Orso era un cavaliere della corte dell’imperatore Carlo Magno, al quale un indovino predisse che sarebbe diventato “parricida”. Per evitare quella sciagura scappò in Dalmazia, allora ancora pagana, dove convertì il re e il popolo dalmata al Cristianesimo. Morto il re la popolazione, colpita dalla profonda pietà di Orso, lo elesse re di Dalmazia. Su istigazione del demonio però, in un momento di ira, uccise il padre, la moglie e il figlio. Ritornato in sé e sconvolto da quanto commesso volle essere giudicato, ma in quanto re poteva rivolgersi solo al papa. Giunto a Roma, papa Adriano I, vedendo il profondo pentimento, gli disse che solo Dio avrebbe potuto perdonarlo e gli impose per penitenza di recarsi pellegrino al santuario della Regina Montis Summani, ma senza chiedere ad alcuno dove si trovasse, costringendolo così a vagare da un santuario all’altro d’Europa. Dopo dodici anni di pellegrinaggi Orso giunse nel paese di Salzena ai piedi del monte Summano il 3 maggio dell’anno 800, capì di essere giunto nel luogo giusto, ma giunto in vista della chiesa ebbe un malore e morì. Le persone che lo soccorsero videro che il suo bastone da pellegrino, era improvvisamente fiorito e da questo prodigio capì di essere di fronte ad un uomo ben voluto da Dio. Venne sepolto nella chiesa di San Dionigi e sulla sua tomba iniziarono ad arrivare pellegrini e ad avvenire miracoli, venne “canonizzato” dal popolo e il suo nome finì per designare il paese1. Carlo Magno, di ritorno da Roma dove era stato incoronato imperatore nella notte di Natale dello stesso anno, volle passare dal paese per recuperare le spoglie del suo cavaliere. Ma riuscì a portare via solo il bastone fiorito e un braccio del cadavere. Lo stesso braccio che secoli dopo, trafugato da un ladro, comparve nel paese di Vejano (Viterbo), dove venne eretta una chiesa in suo onore e proclamato santo patrono (con il nome di Orsio)2. Ancora oggi molti pellegrini si recano al santuario della Madonna di San Prosdocimo, nota come Madonna del Monte Summano, anche questo legato ad una pia leggenda: nell’anno 77 vi sarebbe giunto san Prosdocimo3, vescovo di Padova, per demolire il tempio del dio Plutone (Summus Manium) e costruirvi una cappella dedicata alla Vergine Maria. La parte destra (sinistra, in araldica) dello stemma mostra, in campo azzurro la vetta del monte Summano, sormontata da una corona regale racchiudente uno scettro e il bastone fiorito del pellegrino Orso. Il Comune, nello Statuto, prescrive curiosamente che “ art. 3. Al fine di preservare la memoria storica e le tradizioni locali nelle comunicazioni istituzionali può essere utilizzato anche lo stemma rappresentato da croce rossa in campo argento in tondo con ornato floreale, simbolo rappresentativo della comunità locale da secoli”. Nota di Bruno Fracasso e Massimo Ghirardi (1): Secondo alcuni il nome Orso potrebbe essere legato a quello dei Beroaldi, famiglia vicentina di origine longobarda, primi feudatari del territorio del Comune; “Ber” in tedesco significa ‘orso’ e quindi il nome del Santo sarebbe in realtà quello di questa casata, sul quale sarebbe poi “fiorita” (è il caso di dire) la suggestiva leggenda del re pellegrino. (2): il Comune di Santorso e quello di Vejano sono gemellati dal 1972. (3): in realtà Prosdocimo fu vescovo di Padova nel IV secolo, la leggenda è documentata solo a partire dalla fine del XV secolo e i primi anni XVI, periodo nel quale la diocesi patavina tentò di ampliare il controllo sull’area del Monte Summano. La zona sarebbe stata evangelizzata nel I secolo dal vescovo san Girolamo, discepolo di san Pietro.
Profilo Araldico
“D’argento alla croce di rosso”
Stemma ridisegnato

Stemma Ufficiale
Altre Immagini



Colori dello scudo: argento, azzurro
Partizioni: partito
Gonfalone ridisegnato

Disegnato da: Bruno Fracasso

Gonfalone Ufficiale
Altre Immagini
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Colori del gonfalone: bianco, rosso
Partizioni del gonfalone: partito

Legenda: Stemma, Gonfalone, Bandiera, Città, Sigillo, Altro,

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