Santarcangelo di Romagna

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Città di Santarcangelo di Romagna (RN)

Informazioni

  • Codice Catastale: I304
  • Codice Istat:
  • CAP: 0
  • Numero abitanti: 21409
  • Altitudine: 0
  • Superficie: 0
  • Prefisso telefonico: 0
  • Distanza capoluogo: 0.0
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Storia dello stemma e del comune

Il nome antico del villaggio era Acérbolo, di origine romana e contestuale al fondazione di Rimini (Ariminum nel 268 a.C.), poi mutato in Sant’Arcangelo, che nel 18631 assunse il determinante di Romagna; nel 19132 venne ulteriormente contratto in Santarcangelo di Romagna.

Il toponimo deriva dal patrono dell’antichissima pieve risalente al X sec., san Michele Arcangelo, tutt’ora esistente nella piana verso Rimini, anche se nel periodo delle invasioni barbariche la popolazione si trasferì sul vicino poggio, denominato Monte Giove, dove verrà costruita una nuova chiesa, di forme barocche, che oggi è la collegiata, e il castello bizantino il quale, inizialmente soggetto al vescovo di Rimini, diverrà poi possesso dei conti Balacchi nel XIII secolo, spodestati dai Malatesta di Rimini nel XV, che a loro volta, nel 1462, dovranno cedere il dominio al duca Federico di Montefeltro, responsabile anche della messa al sacco del paese. Tra il 1503 ed il 1505 fu assoggettata dalla Repubblica di Venezia. Passò quindi agli Zampeschi che lasciarono il governo nuovamente ai vescovi di Rimini (il cui dominio si estendeva fino a San Marino) e poi, con tutta la Romagna, allo Stato Pontificio, dopo l’effimero tentativo di Cesare Borgia di creare uno stato indipendente a spese del papa e dei vari signori locali.

Lo stemma del Comune era già stato formalmente riconosciuto con decreto del Capo del Governo dell’8 dicembre 1942, dove si blasonava: “D’azzurro all’Arcangelo al naturale visto di fronte, vestito di porpora, alato d’oro, tenente con la sinistra un globo imperiale e con la destra alzata una croce, passante su una campagna di verde, fiancheggiata a destra dal motto: “PRAESIDIUM” movente dalla punta verso il capo, scritto in lettere nere, caricate3 e ordinate in palo; a sinistra dal motto dal motto: “ET DECUS” movente dal capo alla punta, scritto in lettere nere caricate e ordinate in palo”.Il bozzetto con lo stemma miniato fu consegnato dal Prefetto di Forlì al sindaco di Santarcangelo di Romagna solo il 4 febbraio 1948; il decreto confermava il titolo di “Città” già riconosciuto da Papa Leone XII con Breve dell’8 agosto 1828.

Aveva sostituito un emblema precedente, pressoché identico (si distingueva per la croce, che era astile e nera, e per l’abito dell’angelo; nonché per la corona nobiliare in luogo di quello di città) che portava le chiavi pontificie, come di prammatica negli stemmi civici dello Stato della Chiesa, ma anche in riferimento al fatto di essere il paese natale del card. Lorenzo Ganganelli, divenuto papa Clemente XIV nel 1769.
Quello in uso attualmente è stato concesso, insieme al nuovo gonfalone (composto da un drappo trinciato di giallo e di azzurro), con decreto del Presidente della Repubblica del 9 gennaio 2004, col nuovo blasone: “Di azzurro, alla effigie dell’Arcangelo, visto di tre quarti, capelluto d’oro, i capelli trattenuti dal nastro d’argento, aureolato d’oro, con le ali dello stesso, la testa piegata in banda, il viso, il collo, gli avambracci, le mani, i piedi, di carnagione, vestito con la lunga tunica di rosso, munita della pettorina d’argento, e in vita della fascia dello stesso, tenente con la mano destra la piccola croce d’oro, in sbarra, con la mano sinistra, posta sopra la fascia, il mondo di azzurro, l’Arcangelo sostenuto dalla pianura di verde, i piedi attraversanti, accompagnato dalle parole, in lettere maiuscole di nero, PRAESIDIUM ET DECUS, poste in palo, PRAESIDIUM a destra con le lettere coricate, con le sommità esterne, e con la iniziale P in basso, ET DECUS a sinistra con le lettere coricate, con le sommità esterne, e con la S finale in basso, esse parole poste nei punti destro e sinistro del bellico. Ornamenti esteriori da Città”.
La croce d’oro è la “riduzione” della tradizionale lancia crociata (o munita di banderuola crociata) colla quale l’arcangelo trafigge (o minaccia) Satana, nella versione attuale l’aspetto del comandante della milizie celesti (“Princeps militiae coelestis”) è molto più “pacifico”.
La frase del “motto” PRAESIDIUM ET DECUS che si può tradurre in “Difesa e Ornamento” (o “Difesa e Onore” o ancora “Dignità e Protezione”) è una figura retorica letteraria di ascendenze nobili: riportata già da Orazio nei suoi Carmina4 è parte anche di una invocazione all’arcangelo Michele, che si recitava un tempo al termine della messa: “… contra nequitias et insidias diaboli esto praesidium. Imperetilli Deus, supplices deprecamur…”5. In antico era una formula molto diffusa di apertura della lettera nello scambio di corrispondenza.

Nel contesto dello stemma si riferisce alla “protezione” e al “motivo di orgoglio” (“decoro”) che l’arcangelo rappresenta per la comunità, che lo ha eletto patrono principale.

(1): R.D. del 31 dicembre 1863 n. 1622.
(2): R.D. dell’8 maggio 1913 n. 495.
(3): evidente refuso per “coricate”, come sono effettivamente rappresentato.
(4): “Maecenas atavis edite regibus, o et praesidium et dulce decus meum…” (“Mecenate, disceso da genitori di stirpe regale, oh mia protezione e dolce motivo d’onore…”; Orazio, libro I, ode I, v.2).È il secondo verso di un’ode dedicata a Mecenate amico e protettore del poeta. Tanti sperano di essere ricordati per le loro gesta, al poeta sembrerà di toccare il cielo se Mecenate ne riconoscerà la vena poetica : “Quod si me lyricis vatibus inseres, sublimi feriam sidera vertice…”.
(5): Secondo alcuni la stessa frase sarebbe stata pronunciata dall’angelo disceso su Clodoveo, re di Francia, il giorno del suo battesimo.

Note di Massimo Ghirardi e Giovanni Giovinazzo.

Si ringraziano Alessandro Neri e Stefano Sampaolo per la gentile collaborazione.

Bibliografia:

AA.VV. DIZIONARIO DI TOPONOMASTICA. Storia e significato dei nomi geografici italiani. UTET, Torino 1997, p. 705.
Consiglio Regionale dell’Emilia-Romagna. GLI STEMMI DEI COMUNI E DELLE PROVINCE DELL’EMILIA-ROMAGNA, Compositori, Bologna 2003, pp.434 e 455.
Plessi G. GLI STEMMI DEI COMUNI DELLE QUATTRO LEGAZIONI, Forni, Bologna 1999, pp. 460-461.
Romolotti G. STORIA E GUIDA AI COMUNI EMILIANI, Il Quadrato, Milano 1972, pp. 134.
STATUTO del Comune di Santarcangelo di Romagna, art. 4.
Profilo Araldico
“Di azzurro, alla effigie dell’Arcangelo, visto di tre quarti, capelluto d’oro, i capelli trattenuti dal nastro d’argento, aureolato d’oro, con le ali dello stesso, la testa piegata in banda, il viso, il collo, gli avambracci, le mani, i piedi, di carnagione, vestito con la lunga tunica di rosso, munita della pettorina d’argento, e in vita della fascia dello stesso, tenente con la mano destra la piccola croce d’oro, in sbarra, con la mano sinistra, posta sopra la fascia, il mondo di azzurro, l’Arcangelo sostenuto dalla pianura di verde, i piedi attraversanti, accompagnato dalle parole, in lettere maiuscole di nero, PRAESIDIUM ET DECUS, poste in palo, PRAESIDIUM a destra con le lettere coricate, con le sommità esterne, e con la iniziale P in basso, ET DECUS a sinistra con le lettere coricate, con le sommità esterne, e con la S finale in basso, esse parole poste nei punti destro e sinistro del bellico. Ornamenti esteriori da Città” D.P.R. 9 gennaio 2004
Stemma ridisegnato

Disegnato da: Massimo Ghirardi

Stemma Ufficiale
Altre Immagini
Nessun'altra immagine presente nel database
Colori dello scudo: azzurro
Profilo Araldico
“Drappo trinciato di giallo e di azzurro…”
Gonfalone ridisegnato
Gonfalone Ufficiale
Altre Immagini
Nessun'altra immagine presente nel database
Colori del gonfalone: azzurro, giallo
Partizioni del gonfalone: trinciato

Legenda: Stemma, Gonfalone, Bandiera, Città, Sigillo, Altro,

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