San Possidonio

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Comune di San Possidonio (MO)

Informazioni

  • Codice Catastale: I128
  • Codice Istat:
  • CAP: 41039
  • Numero abitanti: 3828
  • Altitudine: 20
  • Superficie: 20
  • Prefisso telefonico: 0
  • Distanza capoluogo: 21.8
  • Distanza capoluogo: 21.8

Storia dello stemma e del comune

Antico insediamento di epoca romana, nato intorno ad un tempio che la tradizione vuole collocato sulla Via Ostiliense che collegava Modena a Verona.

Il Comune prende nome dalla chiesa dedicata al santo originario della Numidia, Possidonio (o Possidio) discepolo e principale biografo di Sant’Agostino, vissuto tra il IV e il V secolo; e corrisponde pressoché al territorio amministrativo dell’antica parrocchia.

Nel IX secolo si ebbe la fondazione della chiesa antica detta di “ San Giorgio in GARFAGNANA”, dove il 6 maggio 877 la contessa di stirpe franca Berta traslò le reliquie di San Possidonio ottenute col permesso dell’Imperatore Ludovico e per tramite del vescovo Atto (o Azzo) di Reggio.

Dal 993 il toponimo, preso dal nome del santo africano, rimpiazzò quello precedente di GARFAGNANA.

L’inondazione del Secchia del 1056 provocò gravi danni alla chiesa, al punto che la cura delle anime passò alla vicina Pieve di Quarantoli.

Nel XII secolo la contessa Matilde di Canossa fece ricostruire la chiesa e affidò il feudo ai Manfredi (a quella prima concessione il papa Onorio III aggiunse nel 1221 anche Quarantoli).

Nel 1311 l’imperatore Enrico VII assegnò tutto ai Pico della Mirandola che, nel 1460, l’aggregarono alla contea di Concordia (oggi Concordia sulla Secchia) affidata ad una ramo cadetto della dinastia mirandolese.

Nel 1710, disciolto il Ducato della Mirandola, i territori ad esso appartenuti vennero amministrati, per conto dell’imperatore, da Achille Tacoli che ne favorì l’acquisto da parte del Duca Rinaldo d’Este (e che lo ricompensò nominandolo Governatore, titolo al quale il figlio Pietro Tàcoli aggiungerà, acquistandolo, il titolo di Marchese).

Nel 1766 iniziò una radicale ricostruzione della chiesa, durante i lavori per la quale riapparvero le reliquie di San Possidonio, in seguito “autenticate” dall’autorità vescovile e risposte dal 1937 in un’urna di cristallo.

Fino al 1821 la Parrocchia appartenne alla Diocesi di Reggio Emilia, poi a quella di Carpi.

La prima testimonianza di un emblema municipale si trova in una relazione del 1862, a firma Franchi-Verney, nel quale si riporta che la Giunta Comunale giustificava la scelta delle sei figure (alveare, torchio, squadra, martello, vanga e incudine) – accozzate … tutto in giro, attorno al “cuore” … dello scudo-, dicendo che – lo stemma esprimeva … 1º un alveare, indicante l’industria che vi si esercita; 2º un martello ed una incudine per la moltitudine di fabbri e ferraie; 3º una vanga, coltivandosi … l’agricoltura; 4º un torchio essendo un comune in cui si affinano le arti; 5º uno squadro [sic] indicante un buon numero di muratori -, oltre a ciò era presente anche un caduceo con due serpenti, posto sopra la corona all’antica che cimava lo scudo – il caduceo attraversava poi internamente la corona per giungere sino sul campo dello scudo, anche se ciò non è tecnicamente (dal punto di vista araldico) corretto –, forse ispirato dall’araldica civica napoleonica e di norma simbolo del “commercio, d’arti e di solerzia”.

Una successiva testimonianza dell’emblema si trova in una pubblicazione del 1864,[1] in questa rappresentazione, a colori, lo scudo è inquartato con tutti i campi d’argento; gli elementi presenti nei quarti sono praticamente uguali a quelli del blasone ufficiale. Nel Cenno storico giustificativo del 1932, steso dal professor Gustavo Zegni di Modena, e che accompagna la richiesta di riconoscimento, gli elementi sono spiegati in modo differente: “la fig. 1ª per gli Apicultori che numerosi nel comune [sic] curarono questa industria; la fig. 2ª e 3ª dice di chi vi esercita con rinomanza una antica fabbrica di posateria da tavola … articolo ovunque conosciuto ed apprezzato sotto il nome di Posate di S. Possidonio; ed infine la figura 4ª (squadra e filo a piombo) ricorda che nel Comune esiste per tradizione una schiera di abili edili ovunque richiesti”.[2]

Il riconoscimento ufficiale, di epoca fascista, si rifaceva al disegno del 1864 eliminando però il caduceo e sostituendo la corona all’antica con una murale, presente anche nella versione oggi in uso, come prescritto dalla legge vi venne inserito anche il Capo del Littorio. Lo stemma di fatto utilizzato attualmente (2015) dal Comune è costituito da uno scudo distinto in quattro parti – ciascuna riportante gli elementi previsti dal decreto del 1935 – dalla croce azzurra, molto ristretta, in campo d’oro della città di Modena; è anche presente una bordura, diminuita, dello stesso colore. Anche se sarebbe più corretto adottare una figurazione fedele al Decreto di concessione.

Decreto: D. C. G. 10 dicembre 1935: D’argento, inquartato, al 1º all’alveare accostato a sinistra da uno sciame d’api; il 2º all’incudine sullo zoccolo accostato a destra dalla zappa e dal martello; il 3º al torchio antico; il 4º alla squadra e al piombo; il tutto al naturale.  

  Nota all’illustrazione: il caduceo accollante lo scudo è presente, in ambito modenese, anche nello stemma di Zocca, nella presente illustrazione per San Possidonio, si è preferito rappresentare il caduceo integralmente, in quanto lo stemma ufficiale lo presenta in una semplificazione poco realistica.

Nota di Massimo Ghirardi, Giovanni Giovinazzo e Alessandro Neri

  Bibliografia:

AA.VV. GLI STEMMI DEI COMUNI E DELLE PROVINCE DELL’EMILIA-ROMAGNA. Compositori, Bologna 2003.
AA.VV. Nomi d’Italia. Origine e significato dei nomi geografici e di tutti i Comuni. Istituto Geografico De Agostini, Novara 2009
AA.VV. Dizionario di Toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani. UTET, Torino 1997.
Longagnani (Lauretta), Manicardi (Antonella), Schifani Corfini (Elisa), a cura di. LE CASE, LE PIETRE, LE STORIE. Itinerari nei Comuni della Provincia di Modena. Zanini, Angola Emilia 1992.


[1] 1864 – La città e provincia di Modena descritta e rappresentata nei suoi rapporti territoriali, governativi, storici, statistici, municipali, ecclesiastici e sociali, Bologna
[2] ACS, Fondo archivistico Presidenza Consiglio dei Ministri – Ufficio Araldico, fascicolo 515
Profilo Araldico
Stemma come da blasone “D’argento, inquartato, al 1º all’alveare accostato a sinistra da uno sciame d’api; il 2º all’incudine sullo zoccolo accostato a destra dalla zappa e dal martello; il 3º al torchio antico; il 4º alla squadra e al piombo; il tutto al naturale”.  
Stemma ridisegnato

Stemma Ufficiale
no stemma
Altre Immagini




Colori dello scudo: argento
Partizioni: inquartato
Profilo Araldico
“Drappo di azzurro…”

Il gonfalone utilizza lo stemma con sfondo oro non conforme al blasone
Gonfalone ridisegnato
Gonfalone Ufficiale
no gonfalone
Altre Immagini
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Legenda: Stemma, Gonfalone, Bandiera, Città, Sigillo, Altro,

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