Comune di Polino (TR)

Info

caratteristiche

  • Codice istat: 55027
  • Codice catastale: G790

  • Superficie: 19.46
  • Altitudine: 0

  • Densità: 13.70

  • Latitudine: 42° 35' 04"
  • Longitudine: 12° 50' 38"

  • Prefisso: 0
  • CAP: 0

Info su Comune e Stemma


Conosciuto come Pulino il centro nacque nel XII secolo quale luogo fortificato posto al confine tra il ducato longobardo di Spoleto e la Sabina; fu dominio della famiglia dei Polini e poi degli Arroni, passando nel 1248 al comune di Spoleto, a cui fu concesso da papa Innocenzo IV; nel 1333 subì l’occupazione del re di Napoli Roberto d’Angiò.

Acquistato nel 1416 dai fratelli Nicolò, Bartolomeo e Corrado Trinci, signori di Foligno, ritornò nel 1527 ai Polini e l’anno successivo il suo castello fu occupato dalle milizie di Sciarra II Colonna; in seguito passò alla famiglia ternana dei Castelli.

Ad un esponente di questa famiglia – Giambattista I, conte di Polino, Collestatte e Torre Orsina – si deve l’erezione di una fontana monumentale, risalente al 1615, che si presenta «a facciata tripartita e alla … [cui] base si trovano tre vasche di raccolta sormontate da teste leonine, dalle cui cannelle sgorga l’acqua delle sorgenti montane», la fontana riporta lo stemma della famiglia dei Castelli; sempre grazie a questa famiglia Polino godette di una larga autonomia anche giudiziaria, dovuta alle concessioni che diversi papi fecero ai suoi feudatari e sempre ai Castelli si deve anche la presenza del corpo di San Valentino Martire nella locale chiesa, donazione risalente al ’600 fatta dal Cardinale Alessandro Orsini ai locali signori.
Nel centro sono presenti anche i resti di una rocca rinascimentale, posta nel punto più alto dell’abitato, con mastio circolare rafforzato da due torri.

Il nome del centro è di etimologia incerta, potrebbe venire dalla famiglia Polini o essersi originata da un personale antico Paulinus o Pollin(i)us.

Dopo la metà del XVIII secolo, nelle montagne sovrastanti si ebbe l’inizio dell’attività estrattiva di ferro e argento, ad opera della famiglia Albergotti di Arezzo, che «servì per coniare, nella zecca locale, i primi scudi di Clemente XIII, ma la miniera restò attiva solo per pochi anni, a causa delle troppe impurità dell’argento».

Lo stemma comunale attualmente in uso, è di cui non risultano atti di concessione o riconoscimento ufficiali, si rifà con tutta evidenza a quello della famiglia Castelli; questa famiglia che «ebbe in Remigio, principe di Terni, figlio di Etanno, ultimo duca di Franconia, il capo stipite in Italia delle diverse famiglie Castelli che fiorirono e fioriscono ancora in molte città» portava secondo lo Spreti uno scudo parlante: ”D’azzurro al castello di tre torri d’argento merlato alla guelfa e sormontato nel capo da un giglio d’oro”.

Polino non porta però questo scudo semplice ma, da quel che si può desumere dalle immagini disponibili, uno scudo più complicato e blasonabile come: ”Inquartato dalla croce in divisa di rosso; nel primo reinquartato in palo di a. Aragona, b. Ungheria antica, c. Angiò, d. Gerusalemme; nel secondo partito: a. d’oro al leone d’azzurro divorante un fanciullo al naturale, b. d’azzurro al lupo d’oro rapace rivoltato divorante un fanciullo al naturale; nel 3º d’azzurro, a due fasce increspate d’argento; nel 4º d’azzurro, a due fasce d’oro sormontate dal lambello a tre pendenti di rosso; sul tutto allo scudetto di cielo, al castello d’oro, merlato alla guelfa di quattro, chiuso dello stesso e torricellato di uno, la torre finestrata di nero e merlata alla guelfa di tre, fondato sulla campagna al naturale e attraversante la catena montuosa dello stesso. Lo scudo tenuto da due cavalli marini e timbrato da Corona da marchese”; da notare che il primo quarto corrisponde all’arma degli Aragona re di Napoli (probabilmente una concessione per servigi resi) mentre gli altri tre quarti si possono, forse, riferire a famiglie imparentate per via matrimoniale con i Castelli. Un’arma molto simile, che riporta però nello scudetto in cuore un “semplice” castello di rosso aperto e finestrato di azzurro e merlato alla ghibellina, può essere vista nel sesto volume dell’opera Teatro araldico… esso è sempre riferito ai nobili Castelli “dell’Umbria”, mentre ai Castelli-La Rocca di Messina è riferito l’emblema presente nel Dizionario storico-blasonico del Di Crollalanza la cui descrizione corrisponde in maniera abbastanza precisa, salvo non presentare la croce in divisa, e di avere il primo quarto d’azzurro, all’albero d’oro trattenuto da due leoni controrampanti, affrontati al tronco del medesimo.

Nota a cura di Giovanni Giovinazzo.

Bibliografia:

Polino in Comuni d’Italia. Umbria – Puglia – Appendice “Il Francescanesimo”, IEI, Acquaviva d’Isernia 2000, p. 113.

Sito del Comune di Polino, Arte e Cultura. La Storia (http://www.comune.polino.tr.it/portale_turistico/home.php?id=6&ss=1), consultato il 3 marzo 2015.

Vittorio Spreti, Enciclopedia storico-nobiliare italiana. Famiglie nobili e titolate viventi riconosciute dal R. Governo d’Italia.Compresi: città, comunità, mense vescovili, abazie, parrocchie ed enti nobili e titolati riconosciuti, vol. II (BE-D), p. 368, A. Forni (Rist. anast. ed. Milano, 1928-1936), Sala Bolognese 1981.

L. Tettoni, F. Saladini, Teatro araldico, ovvero Raccolta generale delle armi ed insegne gentilizi e delle piu illustri e nobili casate che esisterono un tempo e che tuttora fioriscono in tutta l’Italia. Illustrate con relative genealogico-storico nozioni, vol. VI, coi tipi di Claudio Wilmant, Milano 1866.

Giovanni Battista Di Crollalanza, Dizionario storico-blasonico delle famiglie nobili e notabili italiane estinte e fiorenti, vol. I, p. 255, Presso la direzione del Giornale araldico, Pisa 1886.

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