Comune di Pieve di Cento (BO)

Info

caratteristiche

  • Codice istat: 37048
  • Codice catastale: G643

  • Superficie: 15.85
  • Altitudine: 0

  • Densità: 439.05

  • Latitudine: 44° 09' 21"
  • Longitudine: 10° 58' 33"

  • Prefisso: 0
  • CAP: 0

Info su Comune e Stemma


Lo stemma del Comune di Pieve di Cento è antico, si trova riportato sugli Statuti Comunali risalenti al 1500 e, a metà del XIX secolo, ne esistevano testimonianze dipinte sia presso la chiesa parrocchiale che presso il palazzo comunale. La versione attualmente in uso deriva da una “revisione” apportata nel 1884: la torre e la mezzaluna (tecnicamente un “crescente”) sono l’alterazione (è attualmente discusso se deliberata o involontaria) di una figura originariamente diversa e le cui attestazioni risalgono alle prime testimonianze dell’arma civica: una lettera P, nel cui occhiello era raffigurata la Vergine col Bambino, in riferimento alla Pieve di Santa Maria Maggiore, che ha dato anche il nome al capoluogo. In seguito, la figurina della Madonna è stata prima sostituita da un monogramma mariano (AM o MAR) e poi del tutto abolita.

Si blasona: D’azzurro, alla torre vista di spigolo in raffigurazione naturalistica, merlata alla guelfa, chiusa di nero, fondata di verde; la torre sinistrata da un quarto di luna volto d’oro; capo d’Angiò.

Il “capo d’Angiò” è un classico emblema medievale di guelfismo e, in questo territorio, indica un legame di dipendenza dall’antico Comune di Bologna.

Per completezza, riportiamo la descrizione (non proprio corretta) presente nello Statuto del Comune: “… Campo: oro Emblemi: 1 torre al naturale, palcata con barbacani, merlata alla guelfa, con finestre e porte aperte, fondata sulla campagna verde al naturale, accompagnata da 1 falce di luna crescente d’oro, racchiudente il monogramma “MRA”1 d’oro. Capo: azzurro, caricato da 3 gigli d’oro fra i 4 pendenti di 1 lambello rosso (di Angiò). Corona:cerchio d’oro damaschinato, rialzato di 9 punte radiate sormontate da perle. Svolazzi: d’oro e rossi. Ornamenti: un cordone d’oro, con 4 nodi alle punte, accollante tutto lo scudo, 2 rami d’edera accollanti lo scudo in punta, foglie di quercia, uscenti ed affiancanti lo stesso. Motto: Fortiter et Fideliter.

Nelle figurazioni correnti, lo scudo è timbrato dalla corona comitale e accollato ad una composizione di foglie di quercia e di edera con un nastro d’oro sul quale è riportato il motto FORTITER ET FIDELITER – TERRA P(L)EBIS1 mentre nell’incavo della luna è posto un monogramma MAR, con le iniziali della Vergine Maria.

I monogrammi mariani sono abbreviazioni del nome di Maria o, talvolta, di uno dei suoi molti “titoli”. Nella tradizione occidentale la combinazione MRA, e le sue molte varianti, risultano tra quelli più utilizzati, come anche il monogramma MR con una corona a timbrare le due lettere (simboleggiante “Maria Regina”) o quello formato intrecciando la M e la A (per “Ave Maria”). Uno degli esempi storici di Pieve di Cento si può vedere in uno spigolo del Padiglione della (ex) Colonia Elioterapica, edificata nel 1928 in località Botta e dedicata ai Caduti, per ospitare i bambini del Comune nei periodi estivi2.

È tutt’ora in corso, da parte dell’Amministrazione Comunale, la discussione per un progetto di ridisegno dello stemma. La proposta in discussione, non proprio corretta dal punto di vista araldico, prevede la rappresentazione della “torre” generica in forma di campanile e l’avvicinamento del crescente di luna per ripristinare la “P” degli esempi antichi, compreso il monogramma MAR.

1 sic.

2 Negli spigoli alti dell’edificio sono posti quattro fregi decorativi in forma di stemma, realizzati dall’artista locale, Berlinghiero Busi, che rappresentano: lo stemma del Comune di Pieve di Cento, un elmetto di soldato, lo stemma del Comune di Bologna e lo stemma dell’ Associazione Mutilati e Invalidi di Guerra (quest’ultimo costituito da una corona di spine con tre baionette). L’edificio-monumento è completato dalle iscrizioni a ricordo dei caduti, in facciata, e la dedica ai giovani balilla, sul retro.

Nota a cura di Bruno Fracasso, Giovanni Giovinazzo e Massimo Ghirardi.

Si ringrazia Alessandro Neri per la gentile collaborazione

Bibliografia:

AA.VV. DIZIONARIO DI TOPONOMASTICA Storia e significato dei nomi geografici italiani. UTET, Torino 1997.
AA.VV. STEMMI DEI COMUNI E DELLE PROVINCE DELL’EMILIA-ROMAGNA, a cura del Consiglio Regionale dell’Emilia Romagna. Editrice Compositori, Bologna 2003.
Romolotti (Giuseppe) a cura di. STORIA E GUIDA AI COMUNI EMILIANI. Il Quadrato, Milano 1972.
Plessi (Giuseppe), GLI STEMMI DELLE QUATTRO LEGAZIONI: Bologna, Ferrara, Forlì, Ravenna 1851-1857, Arnaldo Forni, Bologna 1969.

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